Oggi, martedì 3 novembre, si tengono le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, le cosiddette midterm. Saranno rinnovati tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti, 35 seggi su 100 del Senato, 36 governatori su 50, quasi tutti i parlamenti statali e migliaia di incarichi a livello locale. In 39 stati ci saranno anche dei referendum, tra cui uno su una patrimoniale sui miliardari in California e uno sul sistema elettorale in Alaska. Secondo l'ultimo aggiornamento del nostro modello, i democratici hanno 98 possibilità su 100 di prendere la Camera e 80 su 100 di prendere il Senato.
Queste elezioni si chiamano midterm perché si tengono a metà dei quattro anni del mandato presidenziale. Donald Trump non è in corsa e la Costituzione gli impedisce di essere rieletto per un terzo mandato nel 2028. Di fatto, queste elezioni sono quasi sempre un voto sul presidente in carica. Dal secondo dopoguerra, quasi ogni midterm ha tolto seggi alla Camera al partito che sostiene il presidente. Quest'anno i repubblicani dovranno difendere una maggioranza di pochi seggi, mentre Trump è approvato da meno di quattro americani su dieci.
Le elezioni di metà mandato si svolgono su tre livelli. A livello federale si eleggono deputati e senatori, cioè il Congresso, il parlamento degli Stati Uniti. Qui la posta in gioco è se Trump sarà libero di far passare le sue leggi o se dovrà confrontarsi con una maggioranza contraria, in grado di bloccare il bilancio, aprire indagini parlamentari sull'amministrazione e in teoria avviare l'impeachment. A livello statale si vota per il governo dei 50 stati, che hanno ampie competenze su istruzione, sanità, polizia, tasse locali, aborto e in particolar modo su regole elettorali e confini dei collegi. Qui si eleggono i governatori, che guidano l'esecutivo statale, i parlamenti statali e in molti stati anche il procuratore generale, il segretario di stato e i giudici delle corti supreme statali. Infine, a livello locale si eleggono i rappresentanti delle contee, delle città e dei distretti scolastici.
C'è un'unica scheda e un unico giorno per tutte queste elezioni, ma non esiste un'autorità elettorale nazionale. Anche il voto federale è gestito dagli stati e dalle contee, ognuno con regole proprie su registrazione, voto per posta e conteggio. Questo fa sì che i risultati arrivino in momenti diversi.
In quasi tutti gli stati è possibile votare in anticipo, di persona o per posta. Secondo l'Election Lab dell'Università della Florida, oltre 57 milioni di americani hanno già votato alla vigilia, contro i 46 milioni di voto anticipato complessivo del 2022. I primi seggi chiuderanno a mezzanotte ora italiana, in alcune parti dell'Indiana e del Kentucky, mentre gli ultimi in Alaska alle 6 di mercoledì mattina ora italiana. Tra l'Italia e la costa est ci sono sei ore di differenza di fuso perché domenica è finita anche l'ora legale negli Stati Uniti. Gli orari dei singoli stati li abbiamo analizzati in questo articolo.
Partiamo dalla Camera e dal Senato, poi passiamo ai governatori, ai parlamenti statali, ai referendum e a una selezione di sfide locali. Per quanto riguarda Camera, Senato e governatori, le stime del nostro modello sono quelle della versione finale della mattina del 3 novembre. Le infografiche sono quindi ferme a quel giorno e non saranno ulteriormente aggiornate.
La Camera dei Rappresentanti
La Camera è il ramo del Congresso che ha il legame più diretto con gli elettori. È composta da 435 deputati, eletti per un mandato di due anni, che si rinnovano completamente ogni volta. Ogni deputato è eletto in un collegio uninominale: vince il candidato che prende più voti, anche per un solo voto, e non c'è bisogno di un ballottaggio, tranne in alcune eccezioni a livello statale. I seggi sono distribuiti tra gli stati in base alla popolazione, che viene ricalcolata ogni dieci anni in base al censimento. La California ha 52 seggi, il Texas 38, mentre sei stati con pochi abitanti, come Alaska e Wyoming, ne hanno solo uno. La soglia per avere la maggioranza è di 218 seggi. La Camera ha poteri esclusivi: ogni legge fiscale deve partire da qui, si vota sulla messa in stato d'accusa del presidente e dei funzionari federali e lo speaker, il presidente della Camera scelto dalla maggioranza, decide quali leggi portare ai voti.
Ad oggi la Camera è composta da 218 repubblicani, 214 democratici, due seggi vacanti e un indipendente. Quest'ultimo è Kevin Kiley della California, che ha lasciato il Partito Repubblicano a marzo e si è ricandidato senza partito in un collegio diverso a causa della nuova mappa elettorale della California. La maggioranza è una delle più risicate della storia recente e la leadership repubblicana ha fatto fatica a tenerla unita per tutta la legislatura. Almeno sessanta deputati non si sono ricandidati, il secondo totale più alto di sempre: il record è di 65 nel 1992. Tra loro ci sono la democratica Nancy Pelosi, ex speaker, Steny Hoyer, un altro democratico, e Don Bacon e Michael McCaul, repubblicani. Prima della scadenza del mandato, Marjorie Taylor Greene, repubblicana, si è dimessa a gennaio dopo lo scontro con Trump, mentre Eric Swalwell, democratico, e Tony Gonzales, repubblicano, si sono dimessi ad aprile, poco prima del voto per espellerli dopo accuse di molestie e violenze. Undici deputati, sette democratici e quattro repubblicani, tra cui il repubblicano Thomas Massie, che più volte si è opposto al presidente, hanno perso le primarie.
I precedenti storici non sono di buon auspicio per i repubblicani. Dal 1946 in poi, il partito del presidente ha perso in media circa 25 seggi alla Camera alle elezioni di metà mandato. Secondo Gallup, quando l'approvazione del presidente è sotto il 50 per cento, la perdita media è di 37 seggi. Ci sono state rare eccezioni, come nel 1998 con Bill Clinton e nel 2002 con George W. Bush, nel clima post-11 settembre, quando il partito del presidente ha ottenuto piccoli guadagni. Nel 2006 i democratici hanno conquistato 31 seggi contro Bush, nel 2010 i repubblicani 63 contro Barack Obama, nel 2018 i democratici 41 contro Trump al primo mandato e nel 2022 i repubblicani hanno ottenuto appena 9 seggi contro Joe Biden. Attualmente l'approvazione di Trump è tra il 37 e il 39 per cento, secondo le medie dei sondaggi più seguiti, un livello più basso di quello che aveva prima delle elezioni di metà mandato del 2018. I principali fattori che pesano sono il costo della vita, i dazi e la guerra iniziata a febbraio con l'Iran, che ha portato a rincari di benzina e gasolio. Per quanto riguarda le elezioni suppletive per i parlamenti statali a partire dal 2025, i candidati democratici sono in media oltre dieci punti sopra il risultato di Kamala Harris nel 2024. A novembre 2025 i democratici hanno vinto le elezioni per governatore in Virginia e New Jersey con margini intorno ai 14 punti.
Il generic ballot
Il principale indicatore per la Camera è il cosiddetto generic ballot, ossia la domanda con cui i sondaggi chiedono se alla Camera si voterà per il candidato democratico o per quello repubblicano, senza fare nomi. Nella nostra media, che considera 636 sondaggi nazionali aggiornati alla mattina del voto, i democratici sono al 51,4 per cento e i repubblicani al 42,8 per cento, con un distacco di 8,6 punti. A fine giugno questo distacco era di 5,1 punti.
Se confermato, sarebbe un risultato vicino a quello del 2018, quando i democratici erano avanti di 8,6 punti nel voto nazionale per la Camera e avevano conquistato 41 seggi, per un totale di 235. Il rapporto tra il voto a livello nazionale e il numero di seggi non è diretto. I 435 collegi elettorali fanno sì che la maggioranza dipenda dalla distribuzione geografica del vantaggio. Gli elettori democratici sono infatti concentrati nei grandi centri urbani, dove i candidati del partito vincono con margini molto più ampi di quelli necessari, mentre in molti stati i confini dei collegi sono stati tracciati dai repubblicani. Secondo i nostri calcoli, a parità di voto nazionale i repubblicani otterrebbero circa 229 seggi e i democratici 206. Per arrivare a 218, i democratici devono essere avanti di circa 3 punti. Sopra questa soglia, in media ogni punto in più si traduce in quattro-cinque seggi.
La guerra delle mappe
Quest'anno il peso del disegno dei collegi elettorali sarà maggiore del normale. Di norma, il ridisegno dei collegi della Camera avviene una volta ogni dieci anni, dopo la conclusione del censimento. Spesso spetta al parlamento statale tracciare i confini dei collegi e il partito al governo dello stato può disegnare i confini in modo da massimizzare il numero di seggi ottenuti, concentrando gli avversari in pochi collegi o sparpagliandoli in molti. Questa pratica è nota come gerrymandering, dal nome di Elbridge Gerry, governatore del Massachusetts, che nel 1812 firmò una mappa con un collegio elettorale dal profilo simile a una salamandra (qui un nostro approfondimento sul tema).
Nell'estate del 2025 Trump ha chiesto agli stati a guida repubblicana di ridisegnare i collegi prima delle elezioni, senza attendere il censimento successivo, per proteggere la maggioranza alla Camera. Il primo stato a muoversi è stato il Texas, che ha approvato una mappa con l'obiettivo di togliere cinque seggi ai democratici. A questo è arrivata una risposta democratica in California: a novembre 2025 è stata approvata la Proposition 50 con il 64 per cento dei consensi, un emendamento alla costituzione statale che ha sospeso fino al 2030 la commissione indipendente incaricata di ridisegnare i collegi e ha approvato una nuova mappa con l'obiettivo di togliere cinque seggi ai repubblicani. Poi sono seguiti il North Carolina, che ha dato un seggio in più ai repubblicani, e l'Ohio, dove la commissione statale ha votato all'unanimità per una mappa che sulla carta assegna ai repubblicani 12 seggi su 15. In Utah è stata imposta da un tribunale una nuova mappa con un collegio democratico nell'area di Salt Lake City. Il 29 aprile 2026 la Corte Suprema ha emesso la sentenza Louisiana v. Callais, con un voto 6 a 3, che ha fortemente ridimensionato l'obbligo di creare collegi a maggioranza afroamericana imposto dal Voting Rights Act, la legge del 1965 che protegge il voto delle minoranze. Nelle settimane seguenti sono state approvate nuove mappe in Florida, Tennessee, Louisiana e Alabama. In Florida l'obiettivo è quello di avere 24 seggi repubblicani su 28, contro i 20 attuali; in Tennessee è stata divisa Memphis in tre collegi; in Louisiana e Alabama sono stati eliminati o indeboliti i collegi a maggioranza nera.
Ci sono stati poi alcuni tentativi falliti. In Missouri si è approvata una nuova mappa repubblicana, mirata al collegio democratico di Kansas City, ma è stata bloccata da una raccolta firme per un referendum. La sospensione è stata confermata dalla Corte Suprema statale e la Corte Suprema federale ha rifiutato tre volte di intervenire. In Missouri si voterà quindi con i confini precedenti, ma sulla scheda ci sarà la Proposition A per decidere se adottare la nuova mappa a partire dal 2028. In Virginia un emendamento dei democratici è stato approvato dagli elettori ad aprile, ma poi annullato a maggio dalla Corte suprema statale con 4 voti a 3. In Indiana a dicembre il Senato statale, con la maggioranza repubblicana, ha respinto la mappa richiesta da Trump con 31 voti a 19. I tentativi si sono arenati anche in Kansas, South Carolina e Georgia (repubblicani) e in Maryland (democratici). In totale nove stati andranno al voto con mappe nuove, sette a vantaggio dei repubblicani e due dei democratici.
In teoria, le nuove mappe valevano circa nove seggi netti ai repubblicani. I repubblicani hanno preso di mira quindici collegi, mentre i democratici sei. Ma in un clima come quello attuale, l'effetto sarà molto ridotto: allargare il numero di collegi vinti costringe a distribuire meglio i propri elettori, con margini più esili, e questi collegi diventano poi contendibili se il voto a livello nazionale si sposta verso l'avversario. Secondo Decision Desk HQ, nei nove stati ridisegnati i democratici guadagnerebbero in media due seggi, mentre secondo il nostro modello i repubblicani ne otterranno circa due netti. In Texas il 32° collegio sarà quasi certamente perso dai democratici, mentre nel 9°, a Houston, sono sfavoriti: il collegio è passato da +44 per Harris a circa +20 per Trump. Il resto della mappa del Texas è però riaperto dal ritorno degli ispanici verso i democratici: Henry Cuellar (28°) e Vicente Gonzalez (34°) sono favoriti, mentre il nuovo 35°, a San Antonio, è in parità. In Florida i democratici sono avanti in tre dei quattro collegi bersaglio. Il 14° (Tampa, Kathy Castor) è secondo il nostro modello il collegio decisivo per la maggioranza, il 218° per il vantaggio democratico. In Louisiana il 6° collegio è una conquista quasi certa per i repubblicani. In Tennessee il 9° (Memphis) vede i repubblicani favoriti: ci sono solo 23 possibilità su 100 per il democratico Justin Pearson, espulso nel 2023 dal parlamento statale del Tennessee insieme a un altro deputato dopo una protesta sulle armi. In Alabama il 2° collegio vede il deputato democratico Shomari Figures in sostanziale parità, con una quota di elettori afroamericani scesa dal 49 al 40 per cento. In California, al contrario, i democratici sono favoriti in tutti e cinque i collegi bersaglio. In Utah l'ex deputato democratico Ben McAdams sarà quasi certamente il vincitore del nuovo collegio di Salt Lake City.
Dove si decide la maggioranza
Secondo il nostro modello, ci sono 227 collegi almeno lievemente favorevoli ai democratici, 174 ai repubblicani e 34 in bilico, con un distacco stimato sotto i 3 punti. In base a questa proiezione, attribuendo le sfide in bilico a chi è avanti anche di poco, i democratici otterrebbero 243 seggi e i repubblicani 192. I seggi attesi, basati sulla media delle 50.000 simulazioni giornaliere del nostro modello, sono 245. In 90 simulazioni su 100, i seggi oscillano tra i 224 e i 266, con anche l'estremo inferiore sopra la maggioranza. In altre parole, le 98 possibilità su 100 significano che, ripetendo il voto cento volte nelle condizioni attuali, la Camera andrebbe ai repubblicani in due casi. Perché questo accada, i sondaggi dovrebbero sovrastimare i democratici di circa 5 punti a livello nazionale.
La maggior parte dei collegi in bilico si trova fuori dai centri delle grandi città: dei 34 attuali, 17 sono suburbani, 13 rurali e 4 urbani. La Florida è lo stato con più sfide aperte, con otto collegi in bilico o che tendono verso uno dei due partiti, in gran parte per via della nuova mappa. Seguono Colorado, Ohio e Pennsylvania (quattro ciascuno) e Texas e Virginia (tre). 31 dei 34 collegi in bilico sono stati vinti da Trump alle elezioni presidenziali 2024, 20 con almeno 10 punti di margine; 25 hanno un deputato uscente repubblicano. Un'eventuale maggioranza democratica arriverebbe quindi in gran parte da zone dove il presidente due anni fa ha vinto le elezioni.
Tra le sfide da tenere d'occhio, c'è il 17° collegio dello stato di New York (NY-17), nelle periferie della Hudson Valley a nord della città di New York, dove il repubblicano Mike Lawler affronta Cait Conley, democratica, che in passato si è occupata dell'antiterrorismo nel Consiglio per la sicurezza nazionale alla Casa Bianca. Il nostro modello dà a Conley 63 possibilità su 100. Nel CO-08, a nord di Denver, il repubblicano Gabe Evans cerca di difendere il seggio vinto nel 2024, con 32 possibilità su 100. Nel MT-01, nel Montana occidentale, il collegio che comprende le città universitarie di Missoula e Bozeman si è aperto con il ritiro di Ryan Zinke e il nostro modello dà 61 possibilità su 100 al democratico Sam Forstag. Infine, l'AZ-02 nel nord-est dell'Arizona è un collegio vastissimo che comprende Flagstaff e buona parte della Nazione Navajo, dove la sfida è tra Eli Crane, repubblicano, e Jonathan Nez, ex presidente della Nazione Navajo, di poco favorito.
Le sorprese più grandi si trovano nei collegi vinti da Trump con margini molto ampi. TX-15, il 15° collegio del Texas, nella valle del Rio Grande, al confine con il Messico, è stato ridisegnato dai repubblicani per blindarlo e con i nuovi confini Trump avrebbe ottenuto +18 nel 2024. Qui il democratico Bobby Pulido, cantante di musica tejana con due Latin Grammy, ha 93 possibilità su 100 di vincere il seggio contro la deputata uscente repubblicana Monica De La Cruz. Il collegio è latino all'82 per cento e il riavvicinamento degli ispanici ai democratici ha riaperto parte della nuova mappa del Texas. KY-06, il 6° collegio del Kentucky, nella zona di Lexington, vede il democratico Zach Dembo, ex procuratore federale, favorito a vincere il seggio dell'attuale deputato Andy Barr, in corsa al Senato, nonostante Trump abbia ottenuto +15. NY-21, il 21° collegio di New York, in una zona rurale tra i monti Adirondack e il confine canadese, vede il repubblicano Anthony Constantino di poco davanti al democratico Blake Gendebien, allevatore di vacche da latte, con Trump a +21. È il seggio lasciato da Elise Stefanik.
PA-01, il 1° collegio della Pennsylvania, nella contea di Bucks a nord di Philadelphia, è l'unico collegio vinto da Kamala Harris nel 2024 che nella proiezione è stato assegnato ai repubblicani. Il repubblicano moderato Brian Fitzpatrick ha 57 possibilità su 100 di vincere il seggio contro il democratico Bob Harvie. I democratici hanno anche seggi da difendere fuori dagli stati con le nuove mappe. WA-03, il 3° collegio dello stato di Washington, vede la deputata democratica Marie Gluesenkamp Perez appaiata al leader dei repubblicani nel Senato statale John Braun. ME-02, il 2° collegio del Maine, il più rurale e più vasto a est del Mississippi, vede il democratico Jared Golden non ricandidato e l'ex governatore repubblicano Paul LePage sfidare il revisore dei conti statale Matt Dunlap, che ha 57 possibilità su 100. MO-02, il 2° collegio del Missouri, nei sobborghi di St. Louis, è un altro collegio dove la nuova mappa repubblicana, pensata per blindare il seggio, è stata sospesa. La deputata repubblicana Ann Wagner è indietro rispetto al democratico Fred Wellman, veterano dell'esercito.
In California il sistema elettorale pone sfide particolari. Qui si tengono le primarie "top two", dove i candidati di ogni partito sono su un'unica scheda e i primi due, anche se dello stesso partito, vanno al voto di novembre. Quest'anno ci sono nove collegi californiani della Camera con due candidati dello stesso partito. Nel collegio CA-11 di San Francisco, dove si è ritirata l'ex speaker Nancy Pelosi, il senatore statale Scott Wiener, noto per le leggi che facilitano la costruzione di case, si scontra con la consigliera comunale più a sinistra Connie Chan, sostenuta da Pelosi. Nel collegio CA-07 di Sacramento, la deputata Doris Matsui, 82 anni, si contrappone alla consigliera comunale Mai Vang, sostenuta dai socialisti democratici e prima alle primarie. Nel collegio CA-40 della California meridionale, la nuova mappa democratica ha messo due deputati repubblicani nello stesso collegio: Ken Calvert e Young Kim, ora avversari.
Se i sondaggi sono corretti, la Camera è la parte meno incerta della notte elettorale. Quasi tutti i modelli e gli analisti danno i democratici favoriti, con un margine solido anche perdendo molte sfide in bilico. Per i repubblicani è necessario vincere quasi tutte le sfide in bilico e diversi collegi che oggi sembrano andare ai democratici. C'è poi la questione su quanto sarà ampia la vittoria democratica. Una maggioranza tra i 240 e i 250 seggi permetterebbe uno spazio di manovra che nessuno dei due partiti ha avuto negli ultimi anni, mentre una maggioranza più ristretta lascerebbe i democratici esposti alle divisioni interne, come è successo ai repubblicani in questa legislatura. In caso di cambio di controllo, il candidato più probabile alla presidenza della Camera sarebbe il democratico Hakeem Jeffries, attuale capogruppo della minoranza.
Il Senato
Il Senato è il luogo dove sono rappresentati gli stati: ognuno dei 50 stati ha due senatori, indipendentemente dal numero di abitanti. Per esempio, il Wyoming, con circa mezzo milione di residenti, ha lo stesso numero di senatori della California, che ne ha 39 milioni. I senatori hanno un mandato di sei anni, ma i seggi sono divisi in tre classi: ogni due anni viene rinnovata una classe, quindi a ogni elezione è in gioco circa un terzo dei seggi. Nel 2026 sono in palio 35 seggi: i 33 della classe eletta nel 2020 e due elezioni speciali. In Ohio si vota per il seggio di JD Vance, che ha lasciato il Senato quando è diventato vicepresidente, e ora è del repubblicano Jon Husted, nominato dal governatore. In Florida si vota per il seggio di Marco Rubio, che è diventato segretario di Stato, e ora è della repubblicana Ashley Moody.
Il Senato ha alcuni poteri esclusivi rispetto alla Camera: conferma le nomine del presidente (ministri, giudici federali e della Corte Suprema), ratifica i trattati e giudica il presidente in caso di impeachment, dove la condanna richiede i due terzi dei voti. Per quasi tutte le leggi, la soglia effettiva per far passare un provvedimento è di 60 voti su 100, a causa dell'ostruzionismo della minoranza (il cosiddetto filibuster). La maggioranza decide quali nomine e quali leggi portare ai voti. Con i democratici in maggioranza, sarebbe possibile fermare le nomine di giudici fatte da Trump nei suoi ultimi due anni e, con un posto vacante in Corte Suprema, bloccarne la sostituzione.
Ad oggi i repubblicani sono 53 e i democratici 47, considerando anche Bernie Sanders e Angus King, due senatori indipendenti che però votano con il gruppo democratico. Per avere la maggioranza i democratici devono raggiungere i 51 seggi, perché in caso di parità di voti, 50 a 50, decide il vicepresidente Vance, che è il presidente del Senato. I seggi non in palio sono 34 democratici e 31 repubblicani. Per avere la maggioranza, i democratici devono difendere tutti i loro 13 seggi e vincere almeno quattro dei 22 repubblicani. Quasi tutti i seggi contendibili sono in stati dove ha vinto Trump nel 2024.
Secondo il nostro modello, i democratici hanno 80 possibilità su 100 di avere la maggioranza al Senato. Ci sono 49 seggi dove il candidato democratico è favorito, 44 dove il candidato repubblicano è favorito e sette dove la sfida è in bilico. Se diamo a chi è in testa i seggi in bilico, la proiezione è di 54 seggi per i democratici e 46 per i repubblicani. In media le simulazioni danno 53 seggi attesi, ma in nove casi su dieci l'intervallo va da 48 a 57. Lo scenario più frequente, con 80 possibilità su 100, è quello in cui i democratici vincono la Camera e il Senato. La Camera democratica e il Senato repubblicano si verificano in 18 casi su 100, mentre entrambe le camere ai repubblicani in 2 casi su 100.
Il Senato è più vulnerabile della Camera a un errore dei sondaggi perché le sfide sono decise da pochi punti in stati vinti con un ampio margine dal presidente. Ci sono otto gare con un margine stimato entro i 4 punti e sette di queste sono in stati vinti da Trump nel 2024 con oltre dieci punti, con l'unica eccezione del Maine.
Gli errori dei sondaggi tendono di solito ad andare nella stessa direzione in tutto il paese. Secondo i nostri calcoli, se ci fosse un errore come quello del 2020, con i repubblicani sottostimati di 3 o 4 punti, la maggioranza democratica al Senato si verificherebbe in appena 11 simulazioni su 100. Se invece ci fosse un errore opposto, con i democratici sottostimati di 3 punti come nel 2012, i democratici otterrebbero 55 seggi, più il seggio di Osborn in Nebraska.
Partiamo con le singole sfide, in ordine: i seggi repubblicani con i democratici favoriti e quelli testa a testa, poi i seggi democratici da difendere e infine le gare dove i repubblicani sono in vantaggio.
Texas
L'ultimo seggio al Senato vinto da un democratico in Texas risale al 1988 e l'ultima vittoria democratica in un'elezione statale al 1994. Nel nostro modello, James Talarico, democratico, ha 76 possibilità su 100 e un vantaggio stimato di 3 punti.
Il seggio è aperto perché il senatore in carica John Cornyn, al Senato dal 2002, è stato sconfitto alle primarie repubblicane da Ken Paxton, il procuratore generale del Texas. Al ballottaggio del 26 maggio Paxton ha ottenuto il 64 per cento dei voti, sette giorni dopo aver ricevuto l'appoggio di Trump. L'ultima volta che un senatore texano in carica ha perso le primarie è stato nel 1970. Paxton ha 63 anni, è procuratore generale dal 2015 ed è uno dei politici più discussi degli Stati Uniti. Nel 2023 la Camera del Texas, dove il suo partito ha la maggioranza, ha votato il suo impeachment per corruzione e abuso di potere, ma il Senato statale lo ha assolto. L'accusa principale era che avesse usato l'ufficio a favore di un finanziatore che gli ha pagato una costosa ristrutturazione della propria abitazione.
Talarico ha 37 anni, in passato è stato professore alle medie e ha studiato teologia in un seminario presbiteriano. È nel parlamento del Texas dal 2018 e ha vinto le primarie democratiche con il 52 per cento contro la deputata Jasmine Crockett. La campagna di Talarico si è concentrata sulla corruzione di Paxton, spendendo 59 milioni di dollari in pubblicità su questo tema. È la gara più costosa degli Stati Uniti: secondo Talarico, nell'intera campagna ha raccolto oltre 130 milioni di dollari e la spesa complessiva in spot è superiore ai 500 milioni. Elon Musk ha donato 10 milioni a un comitato a favore di Paxton. Il voto anticipato è aumentato del 41 per cento rispetto al 2022, con una maggiore tenuta nelle aree democratiche e ispaniche. Gli ultimi sondaggi danno quasi tutti in testa Talarico, da due punti (Emerson) a sette (New York Times con il Siena College).
North Carolina
Tra i seggi repubblicani, la conquista più probabile per i democratici è il North Carolina. Il senatore Thom Tillis si è ritirato dalla corsa a giugno 2025, dopo aver votato contro la grande legge di bilancio di Trump. Il candidato democratico è l'ex governatore Roy Cooper, che ha 69 anni, è stato procuratore generale dello stato per 16 anni e governatore tra il 2017 e il 2025, ed è stato rieletto nel 2020 nonostante la vittoria di Trump nello stato. Il candidato repubblicano è Michael Whatley, un ex lobbista dell'energia di 58 anni, già presidente del partito repubblicano statale e, tra il 2024 e il 2025, del comitato nazionale repubblicano.
Nel 2024 Trump ha vinto in North Carolina con 3 punti di margine, ma Cooper è in testa in ogni sondaggio, con distacchi che vanno dagli 8 ai 14 punti e con una raccolta fondi molto superiore. A ottobre il principale comitato di finanziamento dei candidati repubblicani al Senato ha deciso di fermare la pubblicità in questo stato, dirottando i soldi su altre gare. Trump si è detto "preoccupato" per Whatley. Il nostro modello dà a Cooper 96 possibilità su 100 e il voto anticipato è coerente con i sondaggi.
Ohio
In Ohio si terranno le elezioni per l'ex seggio di JD Vance. A gennaio 2025 il governatore Mike DeWine ha affidato il seggio al suo vice Jon Husted, ex segretario di stato dell'Ohio ed ex speaker della Camera statale, di 59 anni. Il suo avversario sarà Sherrod Brown, 73 anni, il senatore che ha servito lo stato tra il 2007 e il 2025. Nel 2024 Brown è stato sconfitto dal repubblicano Bernie Moreno con meno di quattro punti, in uno stato dove Trump ha vinto con 11 punti di vantaggio.
Tra i democratici, Brown è uno dei nomi più noti per il suo populismo economico e la difesa degli operai dell'industria. Secondo il nostro modello, Brown ha 80 possibilità su 100 e ha un vantaggio stimato di 3,7 punti. Brown attacca Husted sul costo della sanità e sugli aumenti delle bollette elettriche causati dai grandi centri dati, e sui suoi legami con FirstEnergy, la compagnia elettrica al centro del più grande caso di corruzione nella storia dell'Ohio. Husted è stato testimone al processo, ma non è mai stato indagato. Husted punta invece sui numeri dell'occupazione e sul sostegno di Trump. Secondo un sondaggio di Fox News, per il 51 per cento degli elettori Husted è troppo legato a Trump. La spesa tra i candidati e i gruppi esterni ha superato i 400 milioni di dollari, in gran parte repubblicana, ed è una delle gare più costose del paese. Gli ultimi sondaggi danno Brown in vantaggio quasi ovunque, fino a cinque punti nel New York Times.
Alaska
La candidata democratica è Mary Peltola, una donna di 53 anni che è stata la prima persona nativa dell'Alaska ad arrivare al Congresso. Il suo avversario è il senatore repubblicano Dan Sullivan, che ricopre la carica dal 2015, ha 61 anni ed è un colonnello dei marine in congedo. Peltola è stata deputata dal 2022 al 2025: vinse le elezioni contro Sarah Palin, ma due anni dopo perse la poltrona contro il repubblicano Nick Begich. Peltola è una democratica moderata e sostiene le trivellazioni di petrolio e gas. Trump ha vinto in Alaska con 13 punti di margine.
Nelle primarie aperte di agosto, Peltola è arrivata prima con il 48 per cento, mentre Sullivan si è fermato al 43. Nel nostro modello, Peltola ha 68 possibilità su 100 e stimiamo che abbia un vantaggio di 2,2 punti. Il sistema elettorale dell'Alaska è unico tra gli stati: le primarie vedono tutti i candidati su un'unica scheda e i primi quattro accedono al voto di novembre. A novembre gli elettori votano per ordine di preferenza: se nessuno ottiene la maggioranza assoluta delle prime scelte, si elimina il candidato con meno voti e le sue schede passano alle seconde preferenze, fino a quando un candidato non supera la metà. In scheda ci sono quattro candidati, tra cui un altro Dan Sullivan, un insegnante in pensione senza partito. I repubblicani sostengono che sia un omonimo reclutato dai democratici per confondere gli elettori, ma Peltola ha smentito. Il Dipartimento della Giustizia ha già presentato un ricorso davanti a un giudice federale per bloccare la certificazione nel caso in cui il senatore perdesse con un margine inferiore ai voti dell'omonimo. Il governatore repubblicano Mike Dunleavy ha avvertito che, con Peltola vincitrice, lui stesso potrebbe causare un ritardo nell'invio del certificato al Senato. Ci sono pochi sondaggi e la gara è apertissima: ci vorranno settimane prima di conoscere i risultati.
Maine
Il Maine è l'unico seggio repubblicano in uno stato dove nel 2024 ha vinto Kamala Harris. La senatrice Susan Collins ha 73 anni, è in carica dal 1997 ed è presidente della commissione sugli stanziamenti della spesa federale. È la repubblicana più moderata in Senato: nel 2021 ha votato a favore della condanna di Trump nel secondo impeachment e ha espresso dissenso con il presidente su alcune nomine, dazi e la guerra con l'Iran. Nel 2020 Collins è stata rieletta con nove punti di margine, mentre Joe Biden ha vinto lo stato con un distacco simile. Il principale argomento usato dai democratici contro di lei è il suo voto del 2018 per confermare Brett Kavanaugh alla Corte Suprema, che poi è stato decisivo per la fine del diritto federale all'aborto.
La candidatura democratica è stata complicata. Alle primarie di giugno ha vinto con circa il 75 per cento Graham Platner, un ostricoltore populista sostenuto da Bernie Sanders, davanti alla governatrice Janet Mills. A luglio Platner si è ritirato dopo un'accusa di violenza sessuale, che lui ha respinto. Al suo posto il partito ha scelto Troy Jackson, un boscaiolo di 58 anni, che è stato presidente del Senato statale per sei anni ed è stato sconfitto a giugno alle primarie per governatore. Il programma di Jackson è di sinistra populista: vuole la sanità pubblica universale e l'abolizione dell'ICE. La raccolta fondi di Jackson nell'ultimo trimestre è stata quattro volte quella di Collins. Gli ultimi sondaggi lo danno quasi sempre in testa, da due punti (Marist) a nove (Università del New Hampshire). Nel nostro modello Jackson ha 68 possibilità su 100 e un vantaggio stimato di 2,1 punti. Il Maine ha un sistema di voto a preferenze ordinate come l'Alaska: se non ci sarà un candidato che supera la metà dei voti, è possibile che ci siano giorni di attesa per conoscere il risultato.
Iowa
In Iowa si vota per il seggio della senatrice repubblicana Joni Ernst, che a settembre 2025 ha rinunciato alla ricandidatura. È la gara più incerta in assoluto. Il nostro modello vede il candidato democratico Josh Turek avanti di 0,8 punti con 57 possibilità su 100. Turek ha 47 anni, è un cestista in carrozzina che ha partecipato a quattro Paralimpiadi, vincendo l'oro nel 2016 e nel 2020, e ha anche avuto una carriera da professionista in Italia. È deputato statale dal 2023 e ha vinto la sua prima elezione per sei voti dopo un riconteggio. Si definisce moderato e "populista della prateria". Alle primarie di giugno ha vinto con quasi il 63 per cento sul senatore statale Zach Wahls. La repubblicana Ashley Hinson ha 43 anni, è un'ex giornalista tv ed è deputata alla Camera dal 2021. Ha gli appoggi di Trump, di Ernst e della governatrice Kim Reynolds.
L'Iowa è stato vinto due volte da Barack Obama e nel 2024 da Trump con 13 punti di margine. Il ritorno alla contendibilità è dovuto soprattutto alla crisi agricola che sta colpendo lo stato. Il gasolio per i trattori costa quasi il doppio rispetto a inizio anno a causa della guerra con l'Iran e le vendite di mais e soia sono state danneggiate dalle tensioni commerciali con Cina, Canada e Messico. Il Pil dell'Iowa si è ridotto nel 2025. Turek ha attaccato Hinson per i tagli a Medicaid (l'assicurazione sanitaria pubblica per i redditi bassi) contenuti nella grande legge di bilancio che Trump ha voluto nel 2025 e per i dazi, sostenuti da Hinson. Turek ha raccolto 24 milioni di dollari in fondi, Hinson 14. Gli ultimi sondaggi lo vedono quasi alla pari: Turek è +1 per il New York Times con il Siena College e +5 per AtlasIntel, mentre Hinson è +1 o +2 nei sondaggi commissionati dai repubblicani.
Kansas
Il Kansas non elegge un senatore democratico dal 1932, ma nel 2026 sarà uno degli stati dove si decideranno le elezioni. Il senatore repubblicano in carica è il ginecologo Roger Marshall, che ha 66 anni e nel 2020 vinse con un distacco di 11 punti. Il suo sfidante è Adam Hamilton, un pastore di 62 anni che nel 1990 ha fondato la Church of the Resurrection, oggi la congregazione metodista più grande degli Stati Uniti. Hamilton ha scritto oltre trenta libri che hanno lettori in tutto il paese. In passato si è iscritto sia al Partito Repubblicano sia al Partito Democratico e si dice centrista.
Il prezzo del gasolio, i dazi e le decisioni di Trump su temi locali come gli allevamenti e le retate dell'ICE (l'agenzia federale per l'immigrazione) negli stabilimenti di lavorazione della carne sono tra i fattori che entrano in gioco in questo stato. Marshall è comunque allineato a Trump su quasi tutto, ma ha anche dei problemi personali. Per esempio, secondo un'inchiesta del New York Times, lo studio medico di Marshall ha fatto causa a oltre 700 pazienti per conti non pagati e almeno 81 sono stati arrestati per mancata comparizione in tribunale. Il Kansas ha comunque una tradizione di indipendenza: la governatrice democratica Laura Kelly ha vinto due elezioni e nel 2022 è stato bocciato il divieto di aborto con un referendum. Hamilton ha raccolto 19 milioni di dollari, mentre Marshall 7,5 milioni. Secondo Cook la gara è in bilico dal 6 ottobre. Gli ultimi sondaggi indipendenti lo vedono quasi tutti con Hamilton in testa, da un punto (YouGov) a cinque (New York Times). Il nostro modello gli dà 62 possibilità su 100 e gli attribuisce un vantaggio di 1,3 punti. È uno dei movimenti più forti dell'ultima settimana: il 26 ottobre Hamilton era a 45.
Nebraska
In Nebraska non ci sono candidati democratici in corsa. Il senatore repubblicano Pete Ricketts ha 62 anni, in passato è stato dirigente nella società di brokeraggio creata da suo padre ed è tra i proprietari dei Chicago Cubs. È stato governatore tra il 2015 e il 2023 ed è diventato senatore nel 2023. Il suo avversario è Dan Osborn, un candidato indipendente di 51 anni, ex militare della Marina e meccanico alla Kellogg's, dove nel 2021 ha guidato uno sciopero durato 77 giorni, per poi essere licenziato. Nel 2024 Osborn è stato sconfitto dalla senatrice repubblicana Deb Fischer per meno di sette punti, in uno stato dove Trump ha vinto con circa venti punti. A luglio la vincitrice delle primarie democratiche si è ritirata e ad agosto il partito democratico ha deciso di appoggiare Osborn.
Osborn però ha detto che non aderirà a nessuno dei due gruppi al Senato. La sua campagna elettorale è populista e punta a Ricketts, che descrive come un "miliardario distaccato". Tra le altre cose, propone di vietare ai parlamentari di fare compravendita di azioni e critica i grandi centri dati per l'intelligenza artificiale. Secondo il nostro modello, Osborn ha 26 possibilità su 100, mentre Ricketts è avanti di 2,8 punti. A metà ottobre Osborn ha iniziato a recuperare terreno, ma nell'ultima settimana Ricketts è tornato a essere tra il 47 e il 49 per cento in tutti i nuovi sondaggi. Con una vittoria, Osborn potrebbe essere il voto decisivo per avere la maggioranza in un Senato spaccato a metà. Per il nostro modello, questo scenario ha una probabilità inferiore a una simulazione su cento.
South Carolina
In South Carolina la gara è entrata tra quelle in bilico solo negli ultimi giorni. Il senatore Lindsey Graham, in carica dal 2003 e tra i più noti alleati di Trump, aveva vinto le primarie a giugno, ma è morto l'11 luglio a 71 anni. Il governatore Henry McMaster ha nominato la sorella minore di Graham, Darline Graham, che ha 62 anni, una carriera nell'amministrazione statale, finita alla guida della commissione statale per i non vedenti, ma nessuna esperienza politica. Ad agosto la candidata ha vinto la primaria speciale del partito, al ballottaggio, con il 52 per cento dei voti contro il deputato Ralph Norman, che non farà campagna per lei.
La candidata democratica è Annie Andrews, una pediatra di 45 anni che lavora all'ospedale pediatrico dell'università a Charleston. Nel 2022 è stata sconfitta da Nancy Mace in una corsa per la Camera. Trump ha vinto in South Carolina con quasi 18 punti di margine e in questo secolo nessun democratico è mai andato sotto i nove punti di distacco in una gara per il Senato in questo stato. Andrews però ha raccolto 24 milioni di dollari, mentre la senatrice meno di due. È supportata anche dall'ex governatore repubblicano David Beasley. In un dibattito Graham ha ammesso di non essere "molto informata" sulla sicurezza nazionale. Il sondaggio del New York Times le dà alla pari, mentre il nostro modello le dà 30 possibilità su 100, con Graham avanti di 2,3 punti.
Michigan
Tra i seggi in mano ai democratici, quello in Michigan è quello più a rischio e la campagna elettorale è stata la più combattuta di tutte. Il senatore in carica Gary Peters ha deciso di non ricandidarsi e il candidato democratico Abdul El-Sayed, che ha 42 anni e genitori egiziani immigrati, ha studiato medicina alla Columbia, ha vinto la borsa Rhodes e ha fatto ricerca a Oxford. Ha già ricoperto il ruolo di capo della sanità pubblica di Detroit e poi della contea di Wayne. El-Sayed è favorevole alla sanità pubblica universale, all'abolizione dell'ICE e ha fortemente criticato gli aiuti militari a Israele.
Alle primarie di agosto, El-Sayed ha vinto con un margine inferiore a un punto sulla deputata Haley Stevens, che è stata sostenuta da gruppi esterni per oltre 60 milioni di dollari, la metà collegati ad AIPAC, la maggiore organizzazione pro Israele negli Stati Uniti. Il candidato repubblicano Mike Rogers, 63 anni, ex FBI ed ex presidente della commissione Intelligence della Camera, è stato sconfitto nel 2024 dalla democratica Elissa Slotkin con uno scarto di meno di 20.000 voti. Rogers è sostenuto da Trump e dal vicepresidente Vance e la sua campagna ha puntato sulla fede musulmana di El-Sayed e su legami mai dimostrati con i Fratelli Musulmani. Nell'ultimo dibattito Rogers ha messo in dubbio la lealtà di El-Sayed verso gli Stati Uniti. Domenica, due giorni prima del voto, Stevens ha dichiarato a sorpresa di appoggiare Rogers, dopo una settimana di polemiche con El-Sayed su Israele. I sondaggi più recenti danno comunque El-Sayed in vantaggio, fino a +11 nel New York Times. Il nostro modello gli dà 87 possibilità su 100 e stima un margine di 4,9 punti. Cook Political Report, uno dei più importanti centri americani di analisi del voto, il 2 novembre ha spostato la sfida da "in bilico" a "tendente democratica".
Minnesota, New Hampshire e Georgia
In Minnesota si presenterà al posto di Tina Smith, che non si ricandida, la candidata dem Peggy Flanagan. Ha 47 anni, appartiene alla nazione Ojibwe e dal 2019 è la vicegovernatrice di Walz. È progressista, sostenuta da Sanders ed Elizabeth Warren, e alle primarie ha battuto la deputata Angie Craig. La candidata repubblicana è Michele Tafoya, ha 61 anni ed è un'ex giornalista sportiva per ESPN e NBC, che per anni è stata inviata a bordo campo nelle partite di football della domenica sera. Si presenta come una "conservatrice favorevole all'aborto" e punta molto sulle frodi nei programmi statali di assistenza scoperte durante il governo di Tim Walz. Secondo il nostro modello, Flanagan ha 92 possibilità su 100 e un vantaggio di 6,2 punti.
In New Hampshire si vota per il seggio della democratica Jeanne Shaheen. Qui la sfida è tra il deputato dem Chris Pappas, 46 anni, e John E. Sununu, 62 anni, repubblicano e già senatore. Sia il padre che il fratello di Sununu sono stati governatori e Sununu ha perso il seggio nel 2008 proprio contro Shaheen. Sununu sta cercando di distanziarsi da Trump, dicendo negli spot di non averlo "mai nemmeno incontrato". Pappas è avanti in tutti i sondaggi indipendenti dell'ultimo mese e il nostro modello gli dà 96 possibilità su 100.
In Georgia il senatore dem Jon Ossoff, 39 anni, è il netto favorito. È stato eletto nel 2021 al ballottaggio con poco più di un punto di vantaggio. Il suo avversario è il deputato repubblicano Mike Collins, che ha vinto le primarie al ballottaggio sul candidato sostenuto dal governatore Brian Kemp. Nella raccolta fondi del terzo trimestre Ossoff ha raccolto 33 milioni di dollari, mentre Collins meno di 3. Ossoff è avanti in tutti i sondaggi e il nostro modello gli dà 99 possibilità su 100. Ricordiamo che in Georgia, se nessun candidato supera il 50 per cento, ci sarà un ballottaggio il 1° dicembre.
Le altre sfide nei seggi repubblicani
In Florida, il seggio che era di Marco Rubio è stato assegnato nel 2025 dal governatore Ron DeSantis ad Ashley Moody, la procuratrice generale dello stato. La sfidante dem è l'eletta di Jacksonville al parlamento statale Angie Nixon, membro dei socialisti democratici, favorevole alla sanità pubblica universale. Alle primarie di agosto Nixon ha sconfitto a sorpresa l'ex militare Alexander Vindman, noto per la sua testimonianza nel primo impeachment di Trump. I sondaggi danno Moody in vantaggio di quattro-sette punti e il nostro modello dà a Nixon 11 possibilità su 100. In Florida le speranze dei democratici si concentrano più sulla corsa per il governatore, che vedremo meglio tra poco.
In Montana il seggio si è aperto per una manovra criticata sia dai repubblicani sia dai democratici. Il senatore repubblicano Steve Daines ha annunciato il suo ritiro dieci minuti dopo la chiusura delle candidature, appena dopo che era stata depositata quella dell'ex procuratore federale Kurt Alme, suo protetto. Nessun altro repubblicano ha potuto candidarsi. L'avversario di Alme è Seth Bodnar, un candidato indipendente che in passato è stato un berretto verde, è stato primo del suo corso a West Point e poi rettore dell'Università del Montana. È sostenuto dall'ex senatore dem Jon Tester. La candidata dem Alani Bankhead, tenente colonnello dell'aeronautica, non si è ritirata nonostante le pressioni del partito. Il voto d'opposizione è diviso tra i due candidati, quindi Alme è il netto favorito. Il nostro modello gli dà circa 98 possibilità su 100.
In Louisiana il senatore repubblicano Bill Cassidy, uno dei sette repubblicani che nel 2021 hanno votato la condanna di Trump nell'impeachment dopo l'assalto al Congresso, è arrivato solo terzo alle primarie di maggio. Queste sono le prime primarie di partito nello stato dopo decenni di primarie aperte a tutti. La candidata repubblicana è la deputata Julia Letlow, sostenuta da Trump, mentre l'avversario è l'agricoltore dem Jamie Davis. Due sondaggi commissionati dai democratici danno parità, ma non ci sono rilevazioni indipendenti. Il nostro modello dà a Davis 13 possibilità su 100. In Mississippi la senatrice repubblicana Cindy Hyde-Smith si contrappone a Scott Colom, il procuratore distrettuale. Con una vittoria, Colom diventerebbe il primo afroamericano eletto senatore dello stato dal 1881. Il nostro modello gli dà 7 possibilità su 100.
Negli altri stati la competizione è solo formale. In Kentucky si contesta il seggio di Mitch McConnell, che per decenni è stato il leader repubblicano al Senato e che ora si ritira. Qui il favorito è il deputato repubblicano Andy Barr contro il democratico Charles Booker. In Alabama il favorito è il deputato Barry Moore, che si presenta per sostituire Tommy Tuberville, candidato a governatore. In Oklahoma il deputato repubblicano Kevin Hern è in corsa per il seggio di Markwayne Mullin, nominato segretario alla Sicurezza interna. In Wyoming Cynthia Lummis lascia il suo seggio ed è favorita per sostituirla la deputata Harriet Hageman. In Idaho e South Dakota ci sono Jim Risch e Mike Rounds, due senatori repubblicani uscenti, contro indipendenti appoggiati di fatto dai democratici, che hanno ritirato i loro candidati. Sono sicuri anche Tom Cotton dell'Arkansas, Bill Hagerty del Tennessee e Shelley Moore Capito del West Virginia.
Tra i seggi democratici fuori gioco, solo in Illinois non c'è un senatore uscente. La vicegovernatrice Juliana Stratton si presenterà al posto di Dick Durbin. Gli uscenti democratici hanno un ampio margine in Virginia, Oregon, New Mexico, Colorado, Delaware, Rhode Island, New Jersey e Massachusetts.
I governatori
Passiamo ora al voto degli stati. Il governatore è il capo dell'esecutivo di uno stato e si può paragonare ai presidenti delle regioni italiane, ma con poteri molto più ampi. Può firmare o porre il veto alle leggi del parlamento statale, si occupa del bilancio, comanda la Guardia nazionale statale (a meno che non venga richiamata a livello federale), può concedere la grazia e in molti stati nomina i giudici o sceglie da una lista di nomi. A livello elettorale, in molti stati la certificazione del voto deve essere firmata dal governatore e lui nomina il sostituto per un seggio al Senato rimasto vacante fino al voto successivo. Il mandato dura quasi ovunque quattro anni, tranne che in Vermont e New Hampshire dove dura due anni. In molti stati si possono fare al massimo due mandati consecutivi.
In 36 stati su 50 si elegge il governatore e attualmente i governatori sono 26 repubblicani e 24 democratici. Sia i repubblicani che i democratici hanno 18 seggi in palio. I democratici sono in difesa in cinque stati che Trump ha vinto nel 2024 (Michigan, Wisconsin, Pennsylvania, Arizona e Kansas), mentre i repubblicani in due stati che ha vinto Harris (New Hampshire e Vermont). Nel nostro modello i democratici sono favoriti in 21 sfide su 36, mentre i repubblicani in 15. Se vinceranno tutti i favoriti, con i 14 governatori che quest'anno non sono al voto, i democratici passeranno da 24 a 27 e i repubblicani da 26 a 23. I democratici conquisterebbero Georgia, Ohio, Iowa e Alaska, i repubblicani il Kansas.
Non c'è alcuna probabilità nazionale per i governatori perché non sono un organo con una maggioranza: ognuno governa il proprio stato. Il voto per i governatori è meno legato al clima nazionale rispetto a quello per il Congresso e il vantaggio degli uscenti è molto più alto che per i parlamentari. Di conseguenza, i governatori democratici sono frequenti in stati repubblicani come il Kansas, mentre i repubblicani in stati democratici come il Vermont.
Il Midwest
Il Midwest è un'area agricola e industriale tra i Grandi Laghi e le pianure centrali ed è la regione con il maggior numero di sfide aperte. In Ohio, per esempio, il governatore repubblicano Mike DeWine non è ricandidabile. Il candidato repubblicano è l'imprenditore del farmaco Vivek Ramaswamy, che è stato in corsa alle primarie presidenziali del 2024 ed è stato scelto all'inizio del secondo mandato Trump come co-responsabile, insieme a Elon Musk, del Dipartimento per l'efficienza governativa. Ramaswamy ha però deciso di uscire da questo incarico per correre in Ohio. La sfidante dem è invece Amy Acton, medico, ex direttrice della sanità statale, diventata famosa con la pandemia. Trump ha vinto l'Ohio di 11 punti e DeWine era stato rieletto nel 2022 di 25 punti. Ramaswamy è in difficoltà con gli elettori moderati, mentre Acton è in testa in quasi tutti i sondaggi recenti. Secondo il nostro modello, Acton ha 84 possibilità su 100.
In Michigan la governatrice Gretchen Whitmer è al limite dei mandati e la sfida è tra la segretaria di stato dem Jocelyn Benson, che dal 2019 si occupa del voto nello stato, e il deputato repubblicano John James. A maggio si è ritirato dalla corsa da indipendente l'ex sindaco di Detroit Mike Duggan. Benson ha 96 possibilità su 100. In Wisconsin, invece, lo stato è stato vinto con meno di un punto in ognuna delle ultime tre presidenziali e il governatore dem Tony Evers non si ricandida. Il candidato dem è David Crowley, che guida l'esecutivo della contea di Milwaukee. Crowley ha vinto inaspettatamente le primarie di agosto, superando con circa 3.700 voti Francesca Hong, socialista e deputata statale, che i sondaggi davano avanti di quasi venti punti. Crowley sarebbe il primo governatore afroamericano del Wisconsin. Il suo avversario è il deputato repubblicano Tom Tiffany, del gruppo più a destra della Camera, che ha votato contro la certificazione del risultato elettorale in Arizona e in Pennsylvania il 6 gennaio 2021. Il nostro modello dà a Crowley 87 possibilità su 100.
In Minnesota il governatore Tim Walz, candidato vicepresidente insieme a Kamala Harris nel 2024, a gennaio ha deciso di non candidarsi per un terzo mandato, dopo lo scandalo sulle frodi legate ai sussidi pagati con fondi statali. La candidata dem è la senatrice Amy Klobuchar, in carica dal 2007, che si presenterà contro la presidente della Camera statale Lisa Demuth. Nelle primarie repubblicane, Demuth ha battuto Mike Lindell, il fondatore di MyPillow (una società di cuscini) e sostenitore delle teorie sui brogli elettorali del 2020, appoggiato da Trump. Klobuchar ha 98 possibilità su 100 di vincere e in caso di vittoria il suo seggio al Senato sarebbe coperto per nomina.
In Iowa i democratici non vincono le elezioni per il governatore dal 2006. Il candidato dem favorito è il revisore dei conti statale Rob Sand, l'unico democratico eletto a livello statale, con 96 possibilità su 100. Il suo avversario è il repubblicano Zach Lahn, un imprenditore e agricoltore che alle primarie ha battuto il deputato Randy Feenstra, sostenuto da Trump. I democratici sostengono che Lahn viva di fatto in Kansas. In Kansas la situazione è opposta: la governatrice dem Laura Kelly è al limite dei mandati e il repubblicano Ty Masterson, presidente del Senato statale, è leggermente favorito sulla senatrice statale dem Cindy Holscher, con 57 possibilità su 100. Con l'elezione di Masterson i repubblicani avrebbero il controllo di tutto lo stato. In Nebraska il candidato favorito è il governatore repubblicano Jim Pillen, che si presenterà contro la dem Lynne Walz e l'indipendente Brett Lindstrom. In Illinois il governatore JB Pritzker, uno dei nomi dem che compaiono più spesso tra i possibili candidati alle presidenziali del 2028, cerca un terzo mandato ed è il netto favorito.
Il Sud
In Georgia si decide chi succederà al repubblicano Brian Kemp. Tra le corse più incerte c'è quella tra il repubblicano Rick Jackson, un 72enne che fino ad oggi ha lavorato come amministratore delegato di un gruppo sanitario privato e non ha mai ricoperto cariche pubbliche, e la democratica Keisha Lance Bottoms. Jackson ha speso di tasca propria oltre 83 milioni di dollari nelle primarie e al ballottaggio ha battuto il vicegovernatore Burt Jones, sostenuto da Trump e da Kemp. Bottoms è stata sindaca di Atlanta tra il 2018 e il 2022 ed è poi diventata consigliera di Joe Biden alla Casa Bianca. Se dovesse vincere, sarebbe la prima donna governatrice e la prima afroamericana a guidare la Georgia. Jackson non ha accettato dibattiti, quindi a ottobre Bottoms è stata da sola sul palco, accanto a un podio vuoto. Secondo il nostro modello, Bottoms ha 65 possibilità su 100.
In Florida, dove Ron DeSantis è al limite dei mandati, il deputato repubblicano Byron Donalds, sostenuto da Trump, si contrappone a David Jolly, un ex deputato repubblicano che è diventato democratico. In pochi anni la Florida è diventata un territorio repubblicano sicuro ma quest'anno i democratici sono tornati a mandarci i loro esponenti più noti. I sondaggi danno Donalds avanti di pochi punti. Jolly ha 26 possibilità su 100. In Texas, il governatore dal 2015 Greg Abbott cerca il quarto mandato ed è di poco avanti sulla deputata statale dem Gina Hinojosa. Il nostro modello dà ad Abbott 62 possibilità su 100, mentre un sondaggio del New York Times dà Hinojosa avanti di un punto. In Texas e in Florida il governatore nomina il segretario di stato che si occupa delle elezioni, quindi anche qui il ruolo del governatore è importante per le regole del voto.
In Oklahoma il favorito è l'ex senatore statale Mike Mazzei (84 possibilità su 100), che si contrappone alla dem Cyndi Munson. Nel ballottaggio delle primarie repubblicane ha superato con meno di un punto di scarto Gentner Drummond, il procuratore generale. In Alabama l'ex senatore dem Doug Jones, che aveva vinto un'elezione speciale nel 2017, ci riprova, ma questa volta per governatore. Il suo avversario è Tommy Tuberville, senatore repubblicano e in passato allenatore di football nei college, netto favorito. Sono favoriti anche tre repubblicani: il procuratore generale Alan Wilson in South Carolina, la senatrice Marsha Blackburn in Tennessee e la governatrice in Arkansas Sarah Huckabee Sanders, che è stata portavoce della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump.
L'Ovest
In Arizona la governatrice democratica Katie Hobbs, eletta nel 2022 con uno scarto inferiore a un punto, è la netta favorita sul deputato repubblicano Andy Biggs, che in passato ha guidato il gruppo più conservatore della Camera. Secondo il nostro modello, Hobbs ha 97 possibilità su 100 di vincere. In Nevada il governatore repubblicano Joe Lombardo, che in passato è stato lo sceriffo di Las Vegas, è praticamente pari con il procuratore generale dem Aaron Ford. Lombardo ha 54 possibilità su 100. In New Mexico la favorita è Deb Haaland, ex segretaria all'Interno di Biden e prima nativa americana a capo di un ministero federale, che andrebbe a sostituire la dem Michelle Lujan Grisham. Haaland sarebbe la prima donna nativa americana governatrice.
In California, grazie al sistema delle primarie "top two", a novembre andranno al voto Xavier Becerra, ex procuratore generale statale ed ex segretario alla Sanità di Biden, e Steve Hilton, il commentatore tv conservatore sostenuto da Trump. Becerra è il netto favorito per succedere a Gavin Newsom, ma alle primarie ha ottenuto appena oltre un quarto dei voti, in una campagna elettorale con candidati dalle idee poco note agli elettori. Tra i favoriti, il deputato Eric Swalwell ha lasciato la corsa e la Camera dopo alcune accuse di violenza sessuale. In Colorado il netto favorito è il procuratore generale dem Phil Weiser, che alle primarie ha sconfitto il senatore Michael Bennet. In Oregon la governatrice democratica Tina Kotek sarà di nuovo sfidata dalla repubblicana Christine Drazan, in una corsa meno scontata del previsto. Kotek ha 72 possibilità su 100.
In Alaska il governatore repubblicano Mike Dunleavy è al limite dei mandati e i repubblicani sono divisi, con tre candidati sulla scheda contro un unico democratico, Jonathan Kreiss-Tomkins, già membro del parlamento statale. L'altro candidato dem qualificato si è ritirato per appoggiarlo. Con il sistema di voto a preferenze ordinate la divisione repubblicana favorisce Kreiss-Tomkins, che ha 95 possibilità su 100 nel nostro modello. Alle Hawaii, in Idaho e in Wyoming non ci aspettiamo sorprese.
Il Nord-est
In Pennsylvania il governatore dem Josh Shapiro, considerato uno dei candidati dem più forti per il 2028, è avanti di oltre 20 punti sulla tesoriera statale Stacy Garrity in uno stato vinto da Trump due anni fa. A New York la governatrice dem Kathy Hochul, sostenuta anche dal sindaco socialista della città Zohran Mamdani, è favorita contro Bruce Blakeman, capo dell'amministrazione della contea di Nassau. In Maine la favorita è la dem Hannah Pingree, ex presidente della Camera statale e figlia della deputata Chellie Pingree, per succedere a Janet Mills.
Le due corse più interessanti del Nord-est sono quelle dei due stati democratici con un governatore repubblicano. In Vermont il governatore dal 2017 Phil Scott, repubblicano moderato e critico verso Trump, in uno stato vinto da Harris di 31 punti, è spesso definito il governatore più popolare degli Stati Uniti. Quest'anno, al suo sesto mandato biennale, è in difficoltà contro la sfidante dem Amanda Janoo, un'economista. Un sondaggio condotto dall'Università del New Hampshire lo vede indietro di otto punti, mentre altri sondaggi lo vedono avanti. Secondo il nostro modello, la corsa è in bilico e Scott ha 61 possibilità su 100. In New Hampshire la repubblicana Kelly Ayotte, ex senatrice, governatrice dopo il voto del 2024, è favorita sulla dem Cinde Warmington.
Sono netti favoriti gli uscenti dem Maura Healey del Massachusetts, Ned Lamont del Connecticut e Wes Moore del Maryland. Nel Rhode Island il governatore Dan McKee è l'unico uscente che ha perso le primarie e la favorita per succedergli è la dem Helena Foulkes, ex dirigente della catena di farmacie CVS.
Le altre elezioni statali
I parlamenti statali
Ogni stato ha un proprio parlamento che vota le leggi statali e il bilancio. 49 stati hanno due camere (Camera e Senato statali), mentre il Nebraska ne ha solo una, con membri eletti senza indicazione di partito. Quest'anno saranno rinnovate 88 camere su 99, in 46 stati, per un totale di circa 6.100 seggi.
Sebbene siano poco seguite, queste elezioni hanno un peso considerevole perché nei parlamenti statali si decide su temi come l'aborto, la scuola, le armi, le tasse locali e l'immigrazione. Inoltre, in molti stati i parlamenti statali tracciano i collegi della Camera federale e stabiliscono le regole elettorali. La loro importanza è cresciuta per due motivi: da un lato i collegi sono stati ridisegnati a metà del decennio, dall'altro c'è stata la decisione della Corte Suprema relativa al Voting Rights Act. In Indiana, per esempio, a fine 2025 il Senato statale ha respinto la nuova mappa richiesta da Trump e sei senatori repubblicani contrari sono stati poi sconfitti alle primarie.
L'indicatore principale per capire che cosa sta succedendo sono le cosiddette "trifecta", termine americano usato per indicare gli stati dove un partito ha il governatore ed entrambe le camere e può quindi legiferare senza dover fare accordi con l'altro partito. Attualmente i repubblicani hanno la trifecta in 23 stati, mentre i democratici in 16. Negli altri 11 stati il potere è diviso. Di questi, otto hanno un governatore democratico ma non hanno il controllo di entrambe le camere, come Wisconsin, Pennsylvania, Arizona e Michigan. Secondo Sabato's Crystal Ball, un centro studi dell'Università della Virginia sulle elezioni, sono in gioco 15 camere, quasi tutte a rischio di passare ai democratici.
Passiamo ai parlamenti degli stati in bilico, dove si giocano le partite più importanti. In Wisconsin i democratici non hanno la maggioranza in nessuna delle due camere da più di quindici anni, principalmente a causa dei collegi tracciati dai repubblicani nel 2011 e rivisti solo nel 2024 per decisione della Corte suprema del Wisconsin. Attualmente i repubblicani hanno 18 seggi su 33 al Senato e 54 su 99 all'Assemblea. Ai democratici ne servono due al Senato e cinque all'Assemblea. Se vincerà anche Crowley come governatore, i democratici avranno il pieno controllo dello stato, cosa che non succede dal 2010. In Pennsylvania la Camera statale ha una maggioranza democratica di un solo seggio, mentre ai repubblicani ne servono due per prenderla. Al Senato statale invece è in palio la metà dei seggi e i democratici ne devono guadagnare tre per avere la maggioranza, che non hanno dal 1993. In Arizona i democratici devono guadagnare tre seggi al Senato e quattro alla Camera statale per avere la maggioranza. Se ci riusciranno, sarà la prima trifecta democratica da sessant'anni e Hobbs potrebbe ridurre i buoni scuola, finanziati con denaro pubblico, destinati alle scuole private.
In Michigan la Camera statale è controllata dai repubblicani con 58 seggi su 110, mentre il Senato è controllato dai democratici con 20 seggi su 38. In Minnesota la Camera statale è in perfetta parità, 67 a 67, mentre al Senato i democratici hanno un seggio in più. La Camera statale del New Hampshire, composta da 400 membri (circa un deputato ogni 3.500 abitanti) e famosa per gli enormi sbalzi tra un voto e l'altro, è controllata dai repubblicani con più di 40 seggi in più, ma secondo vari analisti la maggioranza non è sicura. Infine, in Alaska entrambe le camere sono guidate da alleanze trasversali tra democratici, repubblicani moderati e indipendenti, mentre la maggioranza dei repubblicani è all'opposizione.
In alcuni stati la partita non riguarda tanto la maggioranza, quanto la soglia per superare il veto del governatore. In North Carolina, per esempio, il governatore democratico Josh Stein ha il veto, ma i repubblicani hanno esattamente i tre quinti del Senato statale, la quota necessaria per superare il suo veto. Alla Camera statale i repubblicani sono a un seggio da quella quota: basta quindi che i democratici ottengano un seggio in più al Senato statale per togliere ai repubblicani questo potere. In Kansas, se dovesse vincere la democratica Holscher, dovrebbe governare con un parlamento in cui i repubblicani hanno i due terzi dei seggi, a meno che i democratici non riescano a guadagnare almeno cinque seggi alla Camera statale. In California, Colorado, Illinois, Nevada e Washington l'obiettivo dei democratici è quello di ottenere maggioranze più ampie perché in questi stati alcune maggioranze qualificate permettono di apportare modifiche costituzionali o aumentare le tasse senza la necessità di contare sui repubblicani. Anche Texas e Georgia sono nel mirino dei democratici, ma servirebbero 14 seggi in più alla Camera statale in Texas e 10 in Georgia.
I referendum
Negli Stati Uniti non esiste il referendum a livello nazionale, ma quasi ogni stato consente di votare su quesiti statali, detti ballot measures. Ci sono due modi per far sì che un quesito appaia sulla scheda elettorale: può essere deciso dal parlamento statale (come accade di solito per le modifiche alla costituzione statale) oppure con la raccolta di firme da parte dei cittadini. In alcuni stati è anche possibile proporre un referendum abrogativo su leggi appena approvate e non ancora in vigore, su richiesta degli elettori.
Secondo i dati di Ballotpedia, un'enciclopedia online dedicata alla politica americana, il 3 novembre ci saranno 145 quesiti in 39 stati, con una raccolta di fondi complessiva delle campagne che supera 1,2 miliardi di dollari. Tra il 2022 e il 2024 l'aborto è stato il tema dominante dei referendum, ma quest'anno è meno centrale rispetto a tasse, regole del voto e diritti delle persone transgender. Il quesito più seguito è la Proposition 40 in California, che propone di tassare una tantum del 5 per cento la ricchezza dei miliardari residenti in California al 1° gennaio 2026, circa duecento persone. Il 90 per cento del gettito andrebbe alla sanità pubblica, in particolare a Medi-Cal, il Medicaid della California. Il referendum è stato promosso da un sindacato del personale sanitario e secondo i promotori è la risposta ai tagli federali a Medicaid. Il testo è stato scritto da quattro professori universitari, tra cui Emmanuel Saez, un economista a Berkeley. Il sindacato stima che si raccoglieranno circa 100 miliardi di dollari, mentre l'ufficio indipendente che elabora le analisi di bilancio per il parlamento statale ha stimato che si tratta di "decine di miliardi" su più anni, con possibili perdite se i miliardari si trasferissero. Già prima della data limite si sono trasferiti Peter Thiel, Larry Page e Sergey Brin (questi ultimi due sono i fondatori di Google). Il governatore Newsom è contrario, mentre il Partito Democratico della California è favorevole.
La campagna contro la Proposition 40 è stata una delle più costose mai viste in California. Circa ottanta donatori della Silicon Valley hanno donato oltre 330 milioni di dollari al gruppo fondato da Brin per far bocciare il quesito, con Brin da solo che ha donato più di 100 milioni. Gli oppositori hanno reagito con due quesiti concorrenti, la Proposition 41 e la 42, che porrebbero limiti alle nuove imposte sul patrimonio. In base alle regole, se una delle due raccogliesse più sì della 40, la patrimoniale non entrerebbe in vigore. I sondaggi hanno mostrato che la Proposition 40 è rimasta sotto il 50 per cento durante tutto l'autunno. L'ultima rilevazione del Public Policy Institute of California, fatta a fine ottobre, ha dato il no al 52 per cento e il sì al 46 per cento.
In California ci sono anche altri quesiti: la Proposition 3, che renderebbe permanenti le aliquote più alte sui redditi oltre i 371.000 dollari, e la Proposition 39, che renderebbe obbligatorio un documento d'identità per votare. Anche in altri stati si vota sulle imposte sui redditi alti. Nello stato di Washington, che non ha imposte statali sul reddito, il parlamento ha approvato a marzo una legge che introduce un'aliquota del 9,9 per cento sul reddito delle famiglie sopra il milione di dollari, in vigore dal 2028. Un'iniziativa popolare, finanziata dall'imprenditore conservatore Brian Heywood, ha invece proposto di abrogare la nuova imposta e di vietare qualsiasi imposta sul reddito, statale o locale. In Colorado ci sono due quesiti contrapposti. L'Amendment 87, di matrice progressista, sostituirebbe l'aliquota unica del 4,4 per cento con aliquote progressive fino all'8,4 per cento oltre il milione di dollari, mentre la Proposition 136, di matrice conservatrice, fisserebbe un limite massimo del 4,4 per cento.
In Alaska i cittadini saranno chiamati a votare su una modifica del sistema elettorale. La Ballot Measure 2, sostenuta dal Partito Repubblicano dell'Alaska, dal governatore Dunleavy e da Trump, prevede la fine delle primarie aperte a tutti i candidati e del voto a preferenze ordinate, entrambi introdotti con un referendum nel 2020, e la rimozione delle norme sulla trasparenza dei fondi elettorali. Un quesito quasi identico era stato bocciato nel 2024 per 737 voti su circa 321.000. Quest'anno i fondi a favore del sistema elettorale sono oltre 10 milioni di dollari, mentre quelli per abolirlo sono circa 2,5 milioni, in gran parte donati da Elon Musk. Anche in caso di vittoria del sì, le elezioni di oggi si terranno con le regole attualmente in vigore.
In Massachusetts la Question 3 propone di introdurre una primaria unica per tutti i partiti, con il passaggio dei primi due candidati, sul modello della California. Un sondaggio condotto da Suffolk per il Boston Globe dà il sì al 46 per cento e il no al 41 per cento. In quattro stati ci sono quesiti sull'aborto. In Missouri, nel 2024 è stato approvato dagli elettori un emendamento sul diritto all'aborto. L'Amendment 3, messo sulla scheda dal parlamento repubblicano, lo annullerebbe con un divieto quasi totale e, in più, negherebbe ai minorenni la possibilità di ricevere cure per la transizione di genere. L'ultimo sondaggio della Saint Louis University dà 43 a 44, sostanziale parità. In Idaho la Proposition 1, un'iniziativa dei cittadini, propone di abolire uno dei divieti più rigidi del paese e di garantire l'aborto fino a quando il feto non è in grado di sopravvivere fuori dall'utero (vitalità). In Nevada la Question 6 chiede di inserire il diritto all'aborto nella costituzione statale ed era già stata approvata nel 2024 con il 64 per cento dei consensi. Lì le modifiche costituzionali di iniziativa popolare richiedono due approvazioni. Infine, in Virginia ci sono tre quesiti, tutti promossi dalla maggioranza democratica. La Question 1 protegge il diritto all'aborto, la Question 2 rimuove dalla costituzione il divieto di nozze gay (matrimonio fra persone dello stesso sesso) e la Question 3 restituisce il diritto di voto a chi ha scontato la pena, oggi escluso per sempre.
Ci sono poi una serie di quesiti sulle regole elettorali. In Missouri la Proposition A decide se adottare dal 2028 la mappa dei collegi della Camera tracciata dai repubblicani nel 2025 e poi sospesa in seguito alla raccolta di firme. In sei stati, Alaska, Arizona, Arkansas, Kansas, West Virginia e South Dakota, si vota una norma che stabilisce che il voto spetta solo ai cittadini americani, regola già in vigore per ogni elezione federale e statale. In Arizona, California, Colorado, Ohio, Nevada e North Carolina ci sono quesiti per rendere più rigidi i requisiti sui documenti per votare. Nei due Dakota (North e South) si vota per portare al 60 per cento la soglia per approvare le modifiche costituzionali. In Missouri e Montana si cerca di proteggere le iniziative popolari dalle modifiche del parlamento. In Michigan c'è il referendum che la costituzione statale impone ogni 16 anni sulla convocazione di un'assemblea costituente.
In Colorado ci sono due quesiti di un gruppo conservatore: uno vieta alle ragazze transgender di giocare nelle squadre femminili e l'altro vieta la chirurgia per la transizione di genere sotto i 18 anni. Quesiti simili ci sono in Arizona, Nebraska e nello stato di Washington. In Massachusetts si voterà per abrogare o meno la vendita legale di marijuana, introdotta per referendum nel 2016, e per confermare o meno la legge sulle armi del 2024. In South Dakota c'è un quesito repubblicano per cancellare l'estensione di Medicaid, voluta dagli elettori nel 2022, in caso di riduzione dei fondi federali. Infine, nell'area di San Francisco cinque contee voteranno per un'imposta regionale per evitare i tagli al trasporto pubblico, a partire dalla metropolitana BART.
Le corti supreme statali
Circa venti stati eleggono i giudici delle proprie corti supreme con gli elettori, con o senza indicazione del partito (a differenza della Corte Suprema federale). Negli altri stati i giudici sono nominati dal governatore e poi sottoposti a un voto di conferma, dove si decide solo se il giudice resta o meno. Queste elezioni hanno un peso non da poco: negli ultimi anni le corti statali si sono infatti pronunciate su temi come l'aborto, le regole elettorali e le mappe dei collegi.
Secondo i dati di Bolts, sono in palio 65 seggi in 32 stati. In North Carolina, lo stato più osservato, la Corte suprema ha cinque giudici repubblicani e due democratici. La giudice democratica Anita Earls, che in passato ha fatto l'avvocata per i diritti di voto, si contrappone all'ex deputata statale repubblicana Sarah Stevens, favorevole a molte leggi restrittive sul voto. Earls è avanti in tutti i sondaggi pubblicati. In Ohio ci sono sei giudici repubblicani su sette: vincendo il seggio della democratica Jennifer Brunner, i repubblicani avrebbero tutta la corte. In Montana si vota per un seggio senza uscente che potrebbe ribaltare gli equilibri di una corte che finora è stata più liberale di chi governa lo stato. Nello stato di Washington si eleggono cinque giudici su nove e molto probabilmente dovranno pronunciarsi sulla compatibilità della tassa sui milionari con la costituzione statale. In Utah si terrà il voto di conferma per la giudice Jill Pohlman, dopo le sentenze che hanno dato vita alla nuova mappa elettorale. Il parlamento repubblicano dello Utah ha reagito allargando la corte da cinque a sette giudici e il partito sta chiedendo di votare no. Infine, in Wisconsin l'elezione per la Corte suprema si è già tenuta ad aprile ed è stata vinta dalla progressista Chris Taylor con circa 20 punti di margine.
Segretari di stato, procuratori generali e altre cariche
Molti stati eleggono anche altri ruoli del governo statale. Il segretario di stato, nella maggioranza degli stati, è quello che si occupa dell'organizzazione delle elezioni, mentre il procuratore generale guida il sistema di giustizia dello stato e può portare in tribunale il governo federale. Negli ultimi anni il procuratore generale è stato uno strumento chiave degli stati democratici per contrastare le politiche di Trump, mentre quelli repubblicani lo usano per sostenerle.
Secondo i dati di Bolts, in 35 stati gli elettori decidono, in modo diretto o indiretto, chi gestirà le elezioni, incluse le presidenziali del 2028. In Arizona il segretario di stato democratico Adrian Fontes si presenterà contro il deputato statale repubblicano Alexander Kolodin, che ha tentato di rovesciare la vittoria di Biden nel 2020. In Nevada il democratico Cisco Aguilar si presenterà di nuovo contro Jim Marchant, uno dei più noti negazionisti del risultato del 2020. In questi due stati i democratici sono avanti nei sondaggi. In Georgia il seggio è senza uscente e in passato Trump ha chiesto al repubblicano Brad Raffensperger, allora segretario di stato, di "trovare" i voti mancanti per cancellare la sua sconfitta. Qui c'è parità tra il repubblicano Tim Fleming e la democratica Penny Brown Reynolds. La corsa per il segretario di stato è aperta anche in Michigan, Ohio, Wisconsin e Minnesota.
Per quanto riguarda i procuratori generali, in Arizona la democratica Kris Mayes, che nel 2022 vinse con 280 voti di margine, si presenterà contro il repubblicano Warren Petersen, presidente del Senato statale. In Texas, dove l'ufficio è stato guidato per dodici anni da Ken Paxton, ci sarà la sfida tra il senatore statale repubblicano Mayes Middleton e il democratico Nathan Johnson. In Kansas il repubblicano Kris Kobach, già noto per le battaglie sulle regole elettorali da segretario di stato, si presenterà di nuovo contro il democratico Chris Mann, che nel 2022 ha perso per meno di due punti. In Florida i democratici hanno speso 5 milioni di dollari per sfidare James Uthmeier, scelto da DeSantis. A New York la democratica Letitia James, tra le maggiori avversarie di Trump in tribunale, è chiaramente favorita. In Minnesota il democratico Keith Ellison punta a un terzo mandato. Le altre corse aperte sono in Wisconsin, Georgia, Michigan e Nevada.
In Texas si elegge anche il vicegovernatore, una carica che ricopre il repubblicano Dan Patrick, uno dei politici più potenti del Texas per i poteri che ha sul Senato statale. La sfidante democratica Vikki Goodwin è avanti in un sondaggio condotto dall'Università del Texas. In Texas si elegge anche la commissione di regolazione del settore petrolifero e del gas. Il repubblicano Bo French, criticato da molti nel suo partito per un post razzista sui social, è pari con il democratico Jon Rosenthal. In Georgia si eleggono due seggi nella commissione che stabilisce le tariffe elettriche. Con entrambi i seggi i democratici avrebbero la maggioranza. Nel 2025 avevano vinto le prime cariche statali dal 2006.
Le elezioni locali
A livello di contee e città si eleggono migliaia di cariche che in Italia sarebbero di nomina o semplicemente non esisterebbero. Si va dai sindaci e consiglieri comunali ai capi delle amministrazioni di contea, ai procuratori distrettuali (che decidono chi incriminare e per cosa), agli sceriffi (che si occupano della polizia di contea e delle carceri), ai membri dei consigli scolastici e a molti giudici locali. In varie città si vota formalmente senza partiti, ma le sfide più interessanti sono spesso quelle che si svolgono tra due candidati dello stesso partito.
A Los Angeles, la seconda città più grande degli Stati Uniti, si terrà un ballottaggio tra la sindaca democratica Karen Bass, criticata per come ha gestito gli incendi di gennaio 2025, e la consigliera comunale Nithya Raman. Raman è un'urbanista nata in India e militante dei Democratic Socialists of America (socialisti democratici americani). Con una vittoria di Raman, Los Angeles avrebbe una sindaca socialista, dopo il caso di Zohran Mamdani a New York. Un sondaggio condotto da Berkeley e dal Los Angeles Times a settembre aveva dato Raman avanti di 11 punti, ma una rilevazione di fine ottobre le ha date entrambe al 40 per cento. A Washington la sindaca Muriel Bowser non si candida per un altro mandato ed è netta favorita la consigliera comunale socialista democratica Janeese Lewis George, che ha vinto le primarie del partito. Trump ha detto di essere contrario a una sua vittoria e ha accennato alla possibilità di un commissariamento federale della città, sebbene spetti solo al Congresso. A Providence, la capitale del Rhode Island, è favorito il socialista democratico David Morales, che ha vinto le primarie contro il sindaco uscente. Per queste ragioni il modo di governare dei sindaci socialisti è diventato una questione nazionale.
Ci sono altre sfide su equilibri diversi. A Louisville, il centro più popoloso del Kentucky, il democratico e sindaco in carica Craig Greenberg è sfidato dall'attivista progressista Shameka Parrish-Wright. A Lexington la sindaca repubblicana Linda Gorton cerca di restare in carica in una città vinta da Harris con 18 punti di margine. A St. Petersburg, in Florida, ha un netto vantaggio l'ex governatore Charlie Crist, passato dai repubblicani ai democratici, sul sindaco in carica Ken Welch. A Oakland la sindaca eletta nel 2025 Barbara Lee, in passato deputata, chiede la riconferma. A Reno la favorita è l'ex vicegovernatrice democratica Kate Marshall. A Tallahassee c'è una corsa al sindaco tra un consigliere comunale progressista e una moderata già senatrice statale, con in palio anche la maggioranza in consiglio. A San Francisco la richiesta del sindaco Daniel Lurie di avere più potere su appalti e nomine è stata sottoposta al voto.
Nella contea di Harris, dove si trova Houston, la terza contea più popolosa degli Stati Uniti, la democratica progressista Lina Hidalgo non si ricandida alla guida della contea. Qui Letitia Plummer, democratica, è in vantaggio di sette punti su Orlando Sanchez, repubblicano. Nella contea di Tarrant, dove si trova Fort Worth, il repubblicano Tim O'Hare è sfidato dalla democratica Alisa Simmons. La maggioranza di O'Hare nel 2026 ha soppresso decine di seggi elettorali. Nella contea di Los Angeles Alex Villanueva, sceriffo fino al 2022 con un mandato pieno di scandali, cerca la rivincita su Robert Luna, che lo aveva sconfitto nel 2022. In varie contee le corse per sceriffo e procuratore si giocano sulla collaborazione con l'ICE nelle operazioni sull'immigrazione. Nella contea di Pierce, nello stato di Washington, si voterà sull'abolizione dell'elezione dello sceriffo. A Chicago si terrà la prima elezione dell'intero consiglio scolastico e il sindacato degli insegnanti ha appoggiato una propria lista.
