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Midterm 2026: arriva il nostro modello per i governatori
USA2026 4 min di lettura

Midterm 2026: arriva il nostro modello per i governatori

Da oggi il modello di Focus America stima anche le 36 elezioni per i governatori del 3 novembre: chi è favorito, dove può cambiare partito e perché non pubblichiamo una probabilità nazionale.

Da oggi il nostro modello per le elezioni di metà mandato del 3 novembre non si ferma più al Congresso. Nella pagina delle proiezioni trovate anche le 36 elezioni per i governatori che si terranno lo stesso giorno: quasi tre quarti degli Stati sceglieranno chi li guiderà per i prossimi quattro anni (due in Vermont e New Hampshire). Per ciascuna sfida stimiamo il margine, l'intervallo di incertezza e la probabilità di vittoria, aggiornati più volte al giorno insieme a quelli di Camera e Senato.

Cosa dice oggi il modello

Oggi i governatori sono 26 repubblicani e 24 democratici. Se vincessero tutti i favoriti, i democratici salirebbero a 25 e i repubblicani scenderebbero a 20, con altre 5 sfide in bilico, cioè con un margine previsto sotto i tre punti: Florida, Nevada, Oregon, Texas e Ohio. Nel conto entrano anche i 14 governatori che quest'anno non sono al voto, 6 democratici e 8 repubblicani.

Il modello vede oggi un cambio di partito in cinque Stati. Quattro sono seggi repubblicani che passerebbero ai democratici: Iowa, dove Rob Sand è avanti di quasi otto punti nel seggio lasciato libero da Kim Reynolds; Alaska, dove il voto alternativo e un campo repubblicano diviso favoriscono Jonathan Kreiss-Tomkins; Georgia, con Keisha Lance Bottoms leggermente avanti; e Ohio, dove Amy Acton ha un piccolo vantaggio su Vivek Ramaswamy, ancora dentro la fascia delle sfide in bilico. Nella direzione opposta c'è il Kansas, dove la democratica Laura Kelly non può ricandidarsi e il repubblicano Ty Masterson parte favorito.

Ci sono poi casi che mostrano bene quanto le elezioni per i governatori siano diverse da quelle per il Congresso. In Vermont e in New Hampshire, due Stati che alle presidenziali del 2024 hanno votato per Kamala Harris, il modello dà nettamente avanti i governatori repubblicani uscenti, Phil Scott e Kelly Ayotte. E in Stati molto repubblicani come l'Oklahoma, dove non ci sono ancora sondaggi, la probabilità dei democratici non è trascurabile come sarebbe in una sfida per il Senato: nelle elezioni per i governatori le sorprese di questo tipo sono storicamente più frequenti, dal Kansas del 2018 al Kentucky del 2019 e del 2023.

Perché non c'è una probabilità nazionale

Per la Camera e per il Senato pubblichiamo la probabilità che i democratici conquistino la maggioranza. Per i governatori non lo facciamo, e non è una dimenticanza. Quella probabilità ha senso perché la Camera e il Senato sono organi collettivi: chi arriva a 218 deputati o a 51 senatori controlla l'agenda, sceglie chi presiede le commissioni, decide quali leggi arrivano al voto. Superare quella soglia cambia davvero le cose, e per questo ha senso chiedersi con quale probabilità succederà.

I governatori invece non formano un organo, non votano insieme e non esiste una "maggioranza dei governatori" da conquistare. Ognuno governa il proprio Stato: che i democratici ne abbiano 24, 25 o 26 non cambia i poteri di nessuno di loro. Un numero come "la probabilità che i democratici abbiano più governatori dei repubblicani" si potrebbe calcolare dalle nostre simulazioni, ma misurerebbe una soglia arbitraria che non corrisponde a nessun effetto concreto. Per questo nella barra in cima al widget trovate solo il conteggio dei favoriti, senza una linea di maggioranza, mentre la probabilità che conta è quella di ogni singola sfida, che trovate nel riquadro di ciascuno Stato.

Come funziona

L'impianto è lo stesso che usiamo per il Senato. Dove i sondaggi mancano partiamo dai "fondamentali": come ha votato lo Stato alle ultime presidenziali, com'era andata l'ultima elezione per il governatore, il clima politico nazionale e la presenza di un governatore uscente in corsa. Dove i sondaggi ci sono, li combiniamo in una media che pesa di più gli istituti più affidabili e le rilevazioni più recenti, e che corregge le tendenze sistematiche dei singoli sondaggisti.

La differenza sta nei pesi. Li abbiamo stimati da capo su sei cicli di elezioni per i governatori, dal 2014 al 2024, e il risultato conferma quello che gli osservatori sanno da tempo: qui contano molto di più i candidati. Un governatore uscente che si ricandida porta con sé in media circa 12 punti di vantaggio, il termine più forte di tutto il modello, mentre il clima nazionale e il voto presidenziale dello Stato pesano molto meno che al Senato. È il motivo per cui Phil Scott può essere favorito in uno degli Stati più democratici del Paese.

Le probabilità nascono, come per il Congresso, da 50.000 simulazioni al giorno. In ognuna facciamo variare il clima nazionale e l'errore di ogni singola sfida. Due dettagli vengono dalle verifiche che abbiamo fatto sulle elezioni passate. Il primo: quando i sondaggi sbagliano, quelli dei governatori sbagliano nella stessa direzione di quelli del Senato, come nel 2020, quando entrambi sottostimarono i repubblicani di circa sette punti. Il secondo: nei 26 Stati in cui a novembre si vota anche per il Senato, gli errori delle due sfide sono in buona parte comuni. Per questo nel riquadro di questi Stati trovate anche come cambia la corsa per il governatore a seconda di chi vince il seggio al Senato.

Infine, abbiamo messo alla prova il metodo sul passato, rieseguendolo settimana per settimana sulle elezioni del 2018 e del 2022 con i soli sondaggi disponibili allora. Alla vigilia del voto avrebbe indicato il vincitore giusto in 66 sfide su 72; le sei sbagliate, tra cui la Florida del 2018 e l'Arizona del 2022, erano tutte gare decise da meno di tre punti e mezzo, a cui il modello assegnava probabilità vicine al testa a testa. Il dettaglio del metodo è nella nota metodologica in fondo alla pagina del modello.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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