Midterm 2026: sondaggi, medie e proiezioni

La proiezione di Focus America sulle elezioni di metà mandato del 2026. Sondaggi, medie e proiezioni aggiornate ogni giorno. Si vota il 3 novembre.

Democratici avanti alla Camera, Senato in bilico

Questa è la proiezione di Focus America sulle elezioni di midterm del 3 novembre 2026, che viene aggiornata più volte al giorno sulla base dei sondaggi pubblici. Medie e proiezioni sono calcolate da noi. Qui sotto trovate il quadro d'insieme: chi è avanti alle elezioni della Camera dei Rappresentanti e del Senato e come si distribuiscono i seggi. Non si tratta di una proiezione definitiva, ma piuttosto di una fotografia destinata a cambiare giorno dopo giorno, da qui al voto.

Il "generic ballot" è una delle domande classiche dei sondaggi americani: alle elezioni per il Congresso, voterebbe il candidato democratico o quello repubblicano? Noi ne calcoliamo la media nazionale, mettendo insieme i sondaggi pubblici disponibili. È un dato che però va letto con prudenza in quanto è calcolato a livello nazionale, mentre la maggioranza della Camera dei Rappresentanti si decide collegio per collegio, trattandosi di un sistema elettorale maggioritario a turno unico.

Inoltre i democratici tendono ad accumulare molti voti in eccesso nelle grandi città: per questo un vantaggio nel voto popolare potrebbe non tradursi automaticamente in una maggioranza di seggi. Questo porta anche ad un altro limite: storicamente questa media tende a sovrastimare i democratici, e inoltre mancano ancora diversi mesi al voto, il che significa che l'andamento potrebbe cambiare nel corso del tempo. Nonostante tutto questo, il generic ballot resta il segnale più utile per capire l'orientamento politico degli elettori a livello nazionale e per questo motivo ha spesso anticipato abbastanza bene il risultato finale.

A differenza che alla Camera dei Rappresentanti, il Senato si rinnova solo per un terzo dei seggi ogni due anni. Ciò significa che a novembre 2026 andranno al voto solo 35 seggi su 100, mentre i senatori eletti negli altri 65 resteranno in carica fino ai prossimi cicli elettorali. Tra i seggi non in gioco, 34 sono controllati dai democratici e 31 repubblicani. Questo significa che la maggioranza si deciderà nei 35 seggi in palio: ai democratici ne servono 17 per arrivare a quota 51 e conquistare il controllo del Senato; ai repubblicani, che oggi detengono la maggioranza, basterebbe invece arrivare a 50, perché in caso di parità il voto decisivo spetta al vicepresidente, attualmente un repubblicano.

La nostra proiezione mostra una corsa pressoché in equilibrio. Per i democratici, le migliori possibilità di conquista sono i seggi oggi detenuti dai repubblicani in North Carolina, Texas e Maine. Restano più difficili, ma comunque da tenere d'occhio, le sfide in Ohio, Iowa e Alaska. Dove non ci sono ancora sondaggi sufficienti, partiamo dai "fondamentali", vale a dire l'andamento storico dello Stato a destra o a sinistra nelle ultime elezioni, il clima politico nazionale e il vantaggio insito di chi è già in carica e in corsa per la rielezione.

Per la Camera dei Rappresentanti prevediamo invece il risultato in tutti i 435 collegi dove si vota. Ove non esistono sondaggi sufficienti, come nel caso del Senato, partiamo dai "fondamentali": come ha votato quel collegio in passato, il clima politico nazionale e il vantaggio di chi è già in carica. La nostra proiezione tiene già conto del ridisegno delle mappe elettorali del 2026, che nel complesso favorisce i repubblicani. Inoltre, quando per un singolo collegio sono disponibili sondaggi locali, non li usiamo solo per quella singola sfida: li consideriamo anche come un segnale utile per prevedere l'andamento del voto in distretti politicamente simili, cioè con una storia e caratteristiche elettorali paragonabili.

Ma quanto deve essere ampio il vantaggio nazionale dei democratici perché si traduca davvero in una maggioranza alla Camera? Per rispondere abbiamo costruito una curva dei seggi: partendo dalla nostra proiezione collegio per collegio, abbiamo simulato cosa accadrebbe spostando il margine nazionale verso i democratici o verso i repubblicani, contando ogni volta quanti seggi otterrebbero i democratici. Ne emerge un punto importante: per come sono disegnati i collegi e per come si distribuisce il voto, ai democratici non basta vincere il voto popolare di poco. Servono all'incirca tre punti di vantaggio nazionale per raggiungere la soglia dei 218 seggi che assegna la maggioranza. Al di sotto la Camera resta ai repubblicani, al di sopra passa ai democratici. Per avere un riferimento, un'onda come quella del 2018, quando i democratici vinsero il voto di oltre otto punti, darebbe una maggioranza ampia, mentre uno scenario come il 2024, vinto dai repubblicani, la lascerebbe saldamente a destra.

Fin qui il quadro d'insieme. Ma come si presenta ogni singola sfida? Nella tabella che segue abbiamo raccolto tutte le corse, collegio per collegio alla Camera e Stato per Stato al Senato, con i candidati dei due partiti, il margine che proiettiamo e il nostro rating, dal seggio sicuro a quello in bilico. Si può filtrare per Stato o per categoria e ordinare le sfide dalla più contesa a quella dal vantaggio più netto. Dove le primarie non si sono ancora svolte i candidati restano "da definire", e accanto a ogni gara indichiamo se la nostra stima nasce dai sondaggi locali o, in loro assenza, dai fondamentali.

Nota metodologica completa

I sondaggi che usiamo sono quelli pubblici raccolti dal New York Times. Le medie e le proiezioni, invece, sono calcolate da noi e vengono aggiornate più volte al giorno. Per ogni sondaggio teniamo una sola rilevazione, scegliendo il campione più utile disponibile. La priorità va ai "probabili elettori", cioè alle persone considerate più propense a votare; poi agli "elettori registrati"; infine, se non c'è altro, al campione di tutti gli "adulti". In genere i sondaggi sui probabili elettori sono i più indicativi del risultato finale.

Come calcoliamo le medie

La nostra media non è una semplice media aritmetica dei sondaggi. Usiamo invece una media bayesiana: questo significa che partiamo da una stima iniziale e la aggiorniamo ogni volta che arriva un nuovo sondaggio. Ogni nuova rilevazione corregge la stima precedente, ma non tutte hanno lo stesso peso. La regola è invece la seguente:

  • Pesano di più i sondaggi degli istituti più affidabili, vale a dire con campioni più ampi e meglio costruiti, e quelli basati sui probabili elettori;
  • Pesano meno, invece, i sondaggi commissionati da una delle due parti politiche, che vengono trattati con maggiore cautela.

Nel nostro calcolo, inoltre, correggiamo anche il cosiddetto house effect, cioè la tendenza storica di un istituto a favorire leggermente un partito rispetto all'altro. Infine, se un sondaggio risulta molto anomalo rispetto agli altri, non viene eliminato: resta nella media, ma con un peso minore.

Perché la curva cambia giorno per giorno

Per aggiornare la media nel corso del tempo usiamo un filtro di Kalman. In pratica, si tratta di un metodo che combina la stima del giorno precedente con i nuovi sondaggi disponibili. Ciò significa sostanzialmente che, quando arrivano nuove rilevazioni, la curva si muove. Quando invece non ci sono nuovi sondaggi, la stima resta sostanzialmente ferma, ma di converso aumenta l'incertezza. Ciò ci permette di fare in modo che la stima della previsione arrivi sempre fino a oggi, mentre la banda attorno alla media, cioè l'intervallo entro cui con il 95% di probabilità si trova il valore reale, tende ad allargarsi nei periodi (o nella previsione delle sfide) per cui abbiamo a disposizione pochi dati.

Cosa facciamo quando mancano i sondaggi locali

Per alcune sfide al Senato e per diversi collegi poco competitivi della Camera i sondaggi locali sono spesso pochi, o mancano del tutto. In questi casi, per poter fornire una stima del risultato, ci basiamo principalmente sui "fondamentali": si tratta, in linea generale, di tutti gli elementi che permettono di stimare una corsa anche in assenza di sondaggi.

I fondamentali principali sono 3:

  1. come ha votato quello Stato o quel singolo collegio nelle elezioni precedenti, sia presidenziali sia per il Congresso;
  2. qual è il clima politico nazionale attuale;
  3. se uno dei candidati è già in carica, perché i candidati uscenti in corsa per la rielezione hanno spesso un vantaggio insito dovuto al fatto che sono più riconosciuti dei propri rivali.

I "fondamentali" vanno considerati come il punto di partenza di ogni previsione. Questo significa anche però che, man mano che arrivano sondaggi locali, il loro peso diminuisce e la proiezione si avvicina progressivamente ai dati più attendibili sulla singola sfida.

Come funziona la proiezione della Camera

Per la previsione sulla Camera dei Rappresentanti partiamo dal voto del novembre 2024, ricalcolato sui nuovi confini dei distretti elettorali del 2026. Questo passaggio è importante perché molti collegi hanno cambiato forma dopo il ridisegno delle mappe, e quindi non basta guardare al vecchio risultato per lo stesso distretto.

Su quella base applichiamo lo spostamento politico nazionale, ma non in modo identico per tutti i collegi. Ogni collegio ha una sua "elasticità": alcuni seguono molto il vento nazionale, altri si muovono poco perché hanno un elettorato più stabile e già schierato.

Per questo uno stesso spostamento nazionale può pesare molto in un collegio competitivo e reattivo, ma molto meno in un collegio più rigido. Aggiungiamo poi il vantaggio dell'uscente: vale circa due punti alla Camera, di più al Senato, ma viene conteggiato solo se il deputato o il senatore in carica si ricandida. Se il seggio è aperto, questo vantaggio scompare.

Infine, quando ci sono sondaggi in un singolo collegio, li usiamo prima di tutto per aggiornare quella corsa. In misura più limitata, però, li consideriamo anche come un segnale per collegi politicamente simili, cioè con una storia elettorale e una composizione paragonabili.

Come classifichiamo le corse

Ogni corsa viene classificata in base al margine previsto. Sotto i 3 punti la consideriamo "in bilico". Con margini più ampi passa poi nelle categorie "lean", "likely" e "solid", a seconda di quanto è netto il vantaggio di un partito.

Resta un'avvertenza generale: mancano ancora mesi al voto del 3 novembre 2026. Le proiezioni indicano lo stato della corsa oggi, non il risultato finale. L'opinione pubblica può ancora cambiare, e con nuovi sondaggi possono cambiare anche le nostre stime.

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