Il 3 novembre gli elettori di San Francisco non sceglieranno soltanto i loro rappresentanti: voteranno anche su tre riforme che darebbero al sindaco della città, Daniel Lurie, e ai suoi successori più potere sul funzionamento dell'amministrazione comunale. Lurie le ha proposte e ci sta investendo gran parte del suo capitale politico, insieme a una nuova tassa sugli immobili che servirebbe a salvare i trasporti pubblici cittadini. Per il sindaco è il primo vero test sui limiti della sua popolarità.
Negli Stati Uniti, oltre a eleggere sindaci, consiglieri e parlamentari, gli elettori votano spesso in modo diretto su leggi e riforme locali. Sono le cosiddette ballot measures: proposte che compaiono sulla scheda elettorale e che vengono approvate o respinte, in modo simile ai referendum italiani. A San Francisco ognuna è indicata con la parola Proposition (abbreviata in "Prop") seguita da una lettera dell'alfabeto. Quest'anno sono dieci. Possono essere portate al voto dal sindaco, dal consiglio comunale oppure dai cittadini attraverso una raccolta di firme.
Lurie arriva a questo appuntamento dopo una serie ininterrotta di successi. Ha vinto con un ampio margine le elezioni per diventare sindaco nel 2024, da allora ha indici di gradimento altissimi e non ha avuto difficoltà a far approvare le sue priorità. A giugno gli elettori gli hanno dato ragione in tutte le sfide in cui si era schierato. A novembre però la posta in gioco è più alta e le richieste del sindaco sono più ambiziose, in un momento in cui in tutto il paese crescono le preoccupazioni per il costo della vita e per l'intelligenza artificiale.
Tre delle misure su cui si vota, le Prop D, E e F, modificano la City Charter, lo statuto della città. È una sorta di costituzione comunale: stabilisce come è organizzato il governo locale, chi nomina i dirigenti e quali poteri hanno il sindaco e il consiglio. Lurie presenta le tre riforme come un modo per "ripulire City Hall", cioè il municipio e per estensione l'intera macchina amministrativa, e per mantenere le promesse fatte in campagna elettorale sul miglioramento della burocrazia cittadina.
La Prop D quadruplicherebbe il numero di firme necessarie ai cittadini per portare una proposta al voto: oggi servono quelle del 2 per cento degli elettori registrati, con la riforma ne servirebbe l'8 per cento. L'obiettivo dichiarato è accorciare le schede elettorali di San Francisco, famose per essere lunghissime. La stessa misura toglierebbe al sindaco la possibilità di mettere da solo una proposta sulla scheda e renderebbe più difficile farlo anche al consiglio comunale, il Board of Supervisors, composto da 11 membri: per portare una misura al voto servirebbe l'approvazione di 6 consiglieri invece degli attuali 4.
La Prop E vuole semplificare gli appalti pubblici. Darebbe più controllo sugli acquisti del comune al city administrator, uno dei dirigenti dell'amministrazione cittadina, e alzerebbe il valore oltre il quale un contratto deve essere esaminato dal consiglio comunale. La Prop F renderebbe più facile per il sindaco riorganizzare gli uffici comunali, assumere e licenziare la maggior parte dei capi dipartimento e rimuovere i membri delle commissioni che vigilano sul loro operato.
La Prop F potrebbe aprire la strada a grandi cambiamenti. Lurie ha già avviato la fusione tra l'ufficio urbanistico e quello che controlla i permessi edilizi. La riforma permetterebbe alla sua amministrazione di completarla. Se la misura passerà, probabilmente ci saranno altri accorpamenti e riorganizzazioni, anche se il sindaco non ha ancora detto quali. "Gli abitanti di San Francisco sono traditi da un sistema corrotto che lavora per gli interessi particolari e per chi sta dentro il palazzo, invece che per le persone che dovrebbe servire", ha dichiarato Lurie al San Francisco Chronicle. Secondo il sindaco gli elettori hanno "un'occasione generazionale" per fermare questi interessi.
Le riforme sono sostenute dalla maggioranza dei consiglieri comunali, da tutti e tre i parlamentari che rappresentano la città nel parlamento della California e dall'ex presidente della Camera dei deputati Nancy Pelosi. A finanziarle sono soprattutto alcuni grandi donatori, guidati dai miliardari della tecnologia Michael Moritz e Chris Larsen: insieme hanno versato 12,8 milioni di dollari per farle approvare, più della metà di tutto il denaro raccolto per le dieci misure al voto in città.
Gli oppositori hanno raccolto molto meno e si concentrano quasi solo sulla Prop D. Secondo loro, con una soglia di firme così alta soltanto chi è molto ricco potrebbe permettersi di finanziare una campagna per portare una proposta al voto. Contro la misura sono stati raccolti circa 206 mila dollari, quasi tutti versati da TODCO (Tenants and Owners Development Corp.), un'organizzazione che si occupa di case a prezzi accessibili, da due sindacati dei dipendenti comunali e dal San Francisco Labor Council, che riunisce i sindacati della città.
La sezione di San Francisco dei Democratic Socialists of America (DSA), un'organizzazione della sinistra americana, si oppone a tutte e tre le riforme e le ha definite una "presa di potere antidemocratica" da parte di Lurie. Anya Worley-Ziegmann, che fa parte del comitato elettorale della sezione locale dei DSA, ha detto che le misure dimostrano come alcuni miliardari stiano lavorando con il sindaco per limitare l'accesso dei cittadini al governo della città e prendersi più potere. "Aumentare i controlli è una cosa buona per San Francisco, che ha una lunga storia di corruzione. Questa riforma invece li ridurrebbe", ha detto. Worley-Ziegmann ha ricordato che, al di là di cosa si pensi dell'attuale sindaco, prima o poi ne arriverà uno con cui non si è d'accordo e che bisogna tenerne conto prima di dargli "il pieno controllo" della città.
Jason McDaniel, politologo della San Francisco State University che sostiene le riforme, pensa invece che i cittadini avranno ancora modo di reagire se un sindaco abuserà dei nuovi poteri. "Se i sindaci fanno cose impopolari, spetta agli elettori accorgersene e chiedergliene conto" al momento del voto, ha detto. McDaniel ha spiegato di aver appoggiato le riforme anche perché Lurie ha fatto una "grande concessione" rinunciando alla possibilità per il sindaco di portare da solo una misura al voto. Secondo il politologo la soglia attuale del 2 per cento spinge i politici della città a presentare proposte "molto popolari ma non necessariamente ben pensate". Anche con la riforma San Francisco avrebbe una soglia più bassa di altre città simili: a Oakland per portare al voto una proposta servono le firme del 10 per cento degli elettori registrati. Worley-Ziegmann ha difeso la soglia attuale come prova di un impegno per la democrazia di cui gli abitanti della città dovrebbero "essere orgogliosi".
Le tre riforme riprendono alcune proposte di SPUR, un centro studi senza scopo di lucro che l'anno scorso aveva pubblicato un rapporto sui modi per migliorare lo statuto cittadino. Il suo amministratore delegato, Sean Elsbernd, si è detto "entusiasta" di vedere le idee del centro vicine a diventare realtà, ma ha aggiunto che per riformare il governo della città c'è ancora molto lavoro da fare.
Anche se le riforme dello statuto saranno approvate, potrebbero volerci anni prima che producano "un cambiamento davvero significativo" nell'amministrazione, secondo Jim Ross, consulente politico che lavora con i comitati a sostegno di due candidati al consiglio comunale appoggiati da Lurie. Per Ross il sindaco sta cercando di sfruttare il momento di popolarità per farle passare, perché avranno un impatto importante sul modo in cui governerà la città. Diverso è il caso dell'altra priorità di Lurie, la Prop H. È una parcel tax, un'imposta sulle proprietà immobiliari, che porterebbe circa 180 milioni di dollari all'anno a Muni, il sistema di trasporto pubblico di San Francisco. Se la misura non passerà, l'amministrazione ha avvertito che ci saranno tagli pesanti al servizio, un grosso problema politico per il sindaco. "Ci sono poche cose a San Francisco in cui gli elettori vedono il governo all'opera nella loro vita di tutti i giorni e se quelle cose non funzionano danno la colpa al sindaco", ha detto Ross.
La Prop H è sostenuta da molti politici, sindacati e imprese. Le critiche sono state poche: il Partito Repubblicano di San Francisco ha presentato un argomento ufficiale contro la misura, sostenendo che Muni avrebbe dovuto essere obbligata a ridurre i costi prima di ricevere un "assegno in bianco". Il sindaco considera la tassa una risposta necessaria a pressioni economiche urgenti. Per motivi simili sostiene anche la Prop C, che più che raddoppierebbe il contributo annuale del comune a un fondo per le case a prezzi accessibili, senza aumentare le tasse. Lurie aveva spiegato che troppe persone non possono più permettersi di vivere in città e che "dobbiamo agire con coraggio".
Il sindaco è invece contrario alla Prop I, un'altra misura sulla casa. Riguarda l'imposta che il comune applica sulle compravendite immobiliari di valore più alto, che era stata aumentata con un voto del 2020 senza però stabilire come dovessero essere spesi i soldi. La Prop I, promossa soprattutto dalla sezione locale dei DSA, vincolerebbe quelle entrate alla costruzione di case a prezzi accessibili e ai programmi che aiutano le persone a non finire senza casa. Ad agosto Lurie si è schierato contro, dicendo che la misura aprirebbe un "buco gigantesco e permanente" nel bilancio comunale e lascerebbe meno soldi per assumere poliziotti, vigili del fuoco e soccorritori. Worley-Ziegmann ha definito questo argomento "una farsa", perché negli ultimi anni il comune ha aumentato di continuo i fondi per la polizia.
Oltre alle misure sulla scheda, Lurie vuole continuare a influenzare la composizione del consiglio comunale e si è schierato in due sfide molto seguite, da cui dipende quanto il consiglio sarà allineato con la sua agenda. La campagna di uno dei candidati che aveva scelto, Manny Yekutiel, è però crollata dopo alcune accuse di violenza sessuale: Lurie gli ha ritirato il proprio sostegno poche ore prima che Yekutiel si ritirasse dalla corsa.
Secondo Ross la Prop I potrebbe passare nonostante l'opposizione del sindaco, anche perché gli abitanti di San Francisco vivono in modo diretto la crisi degli alloggi della città. "La politica a San Francisco è come il baseball professionistico", ha detto il consulente. "Non vinci tutte le partite, per quanto tu sia bravo".
