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Il nostro modello: il Senato sale a 72 su 100, scende solo il Texas
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Il nostro modello: il Senato sale a 72 su 100, scende solo il Texas

I democratici hanno 95 possibilità su 100 di conquistare la Camera e 72 su 100 di ottenere il Senato: una settimana fa erano 95 e 70. Salgono Kansas, Iowa e Maine, scende il Texas

I democratici hanno 95 possibilità su 100 di conquistare la Camera e 72 su 100 di ottenere il Senato, secondo l'aggiornamento di oggi del nostro modello. Una settimana fa, lunedì 12 ottobre, erano 95 e 70. La Camera resta ferma, mentre al Senato i democratici guadagnano qualche punto in quasi tutte le gare contese, dal Kansas al Maine. L'unica eccezione è il Texas.

La proiezione dei seggi, quella in cui le gare in bilico vengono assegnate al partito oggi in vantaggio, dà alla Camera 238 seggi ai democratici e 197 ai repubblicani, tre in più per i democratici rispetto al 12 ottobre. Al Senato resta di 53 seggi contro 47. Il generic ballot sale di due decimi e i movimenti vengono soprattutto dai 30 sondaggi statali e dai 9 di collegio entrati nel modello in settimana. Al Senato nessuna gara cambia classificazione, mentre alla Camera 12 collegi passano a una categoria diversa e i testa a testa salgono da 29 a 32.

Mancano 15 giorni alle elezioni di metà mandato del 3 novembre e i numeri completi sono sulla pagina del modello. Nell'aggiornamento di lunedì scorso, il 12 ottobre, avevamo raccontato il ritorno in bilico del Nebraska. Questa settimana non c'è un singolo stato che cambia il quadro, ma una spinta piccola e diffusa a favore dei democratici.

Che cosa è cambiato nel nostro modello

Partiamo dal Senato. L'unica gara che si muove di almeno tre punti è quella della South Carolina, dove la democratica Annie Andrews passa da 19 a 23 possibilità su 100 contro la repubblicana Darline Graham, sorella del defunto Lindsey Graham. Il solo sondaggio nuovo, di Trafalgar Group, un istituto vicino ai repubblicani, dà Graham avanti di 3 punti e il margine stimato per il senatore scende da 4,1 a 3,4.

Nelle altre sfide contese i movimenti sono più piccoli ma vanno quasi tutti nella stessa direzione. In Kansas il democratico Adam Hamilton sale da 42 a 44 contro il repubblicano uscente Roger Marshall, con un sondaggio di InsiderAdvantage che dà Marshall avanti di un solo punto. Del Kansas e del Nebraska abbiamo parlato anche nell'ultima puntata del nostro podcast. In Iowa il democratico Josh Turek passa da 51 a 53 contro la repubblicana Ashley Hinson per un seggio lasciato libero. Con un margine stimato di 0,3 punti resta la gara più incerta delle 35.

In Maine il democratico Troy Jackson sale da 60 a 62 contro la repubblicana uscente Susan Collins. I due sondaggi nuovi, di Suffolk University e di InsiderAdvantage, lo danno entrambi avanti di 2 punti, nella settimana dell'ultimo dibattito fra i due. In Alaska la democratica Mary Peltola passa da 69 a 70 contro il repubblicano uscente Dan Sullivan, nello stato in cui il presidente è andato a fare un comizio. In Ohio il democratico Sherrod Brown sale da 79 a 81 contro il repubblicano uscente Jon Husted, con un sondaggio della Bowling Green State University che lo dà avanti di 6 punti.

Va in controtendenza il Texas, dove il democratico James Talarico scende da 73 a 71 contro il repubblicano Ken Paxton per un seggio lasciato libero. È lo stato con più sondaggi nuovi, sette, che vanno da un vantaggio di 4 punti per Talarico, in quello di ReconMR con il Siena Research Institute, a uno di 1 punto per Paxton in quello di InsiderAdvantage. Il margine stimato per il democratico scende da 2,7 a 2,4 punti. Delle difficoltà dei repubblicani nello stato abbiamo scritto anche oggi.

In Nebraska l'indipendente Dan Osborn passa da 27 a 28 possibilità su 100 contro il repubblicano uscente Pete Ricketts. Osborn non è un democratico e il modello lo conta a parte: se vincesse, il seggio non andrebbe automaticamente ai democratici.

Nel complesso i democratici partono favoriti in 49 seggi e i repubblicani in 45, come il 12 ottobre, con le stesse sei gare in bilico: Texas, Alaska, Maine, Iowa, Kansas e Nebraska. Ai democratici servono 51 seggi, perché con un 50 pari la maggioranza resta ai repubblicani grazie al voto del vicepresidente JD Vance. Nella proiezione ne ottengono 53: ai 49 in cui partono favoriti si aggiungono i quattro testa a testa in cui sono avanti, mentre Kansas e Nebraska vanno ai repubblicani. La proiezione non cambia, ma i punti guadagnati in quasi tutte le gare decisive bastano a far salire la probabilità complessiva da 70 a 72 su 100.

Alla Camera il generic ballot, la media nazionale dei sondaggi che chiedono agli americani per quale partito voteranno, sale di due decimi: i democratici sono avanti di 8 punti, con il 49,7 per cento contro il 41,8. Gli 11 sondaggi nazionali entrati nel modello vanno da un vantaggio democratico di 4 punti a uno di 11. Quello di AP-NORC, che abbiamo raccontato ieri, li dà avanti di 9. I collegi in cui partono favoriti i democratici sono 224, quelli dei repubblicani 179. I seggi attesi per i democratici, cioè la media di tutte le simulazioni, restano 239.

I collegi che si muovono di più vanno in due direzioni. In Georgia, GA-07, il settimo collegio dello stato, quello del repubblicano Rich McCormick, sale da 16 a 40 su 100 per i democratici e passa da lean R a tossup: con un sondaggio in più il margine stimato per il repubblicano scende da 6,5 a 1,7 punti. In MN-01, il primo collegio del Minnesota, quello del repubblicano Brad Finstad, i democratici passano da 42 a 51 dopo un sondaggio di SurveyUSA per la tv ABC6 che li dà avanti di 2 punti. Nella direzione opposta va VA-02, il secondo collegio della Virginia, quello della repubblicana Jen Kiggans, che scende da 80 a 68 su 100 per i democratici e passa da lean D a tossup. Il primo sondaggio sul collegio, della Christopher Newport University, dà il democratico avanti di 3 punti, meno dei 5,8 che il modello stimava senza sondaggi. Sui sondaggi dei singoli collegi rimandiamo anche all'analisi di oggi.

Come sempre la proiezione è il punto centrale di una forchetta larga: nel 90 per cento delle simulazioni i democratici prendono tra 218 e 261 seggi alla Camera e tra 47 e 56 al Senato. E 95 su 100 non è una certezza. Se questa elezione si potesse ripetere 100 volte nelle stesse condizioni, in 5 casi la Camera resterebbe ai repubblicani e al Senato succederebbe in 28.

Il confronto con gli altri modelli

Tutti e sette i modelli che seguiamo danno ancora favoriti i democratici in entrambe le camere. Alla Camera la media è di 91 possibilità su 100, in una forchetta da 77 a 99. Al Senato è di 66 su 100, con una forchetta da 56 a 75.

Il nostro modello è terzo in entrambe le camere. Alla Camera, con 95 su 100, è dietro a 50+1, il sito di G. Elliott Morris, che resta a 99. Lo precede anche l'Economist, fermo a 96. Al Senato, con 72, sta dietro alla versione Deluxe del modello di Nate Silver su Silver Bulletin, salita da 74 a 75, oltre che a 50+1, passato da 71 a 74.

Al Senato 50+1 è il modello che sale di più, seguito dal nostro e da Silver Bulletin. L'Economist va nella direzione opposta: scende da 61 a 58 ed è l'unico a perdere più di un punto. Restano quasi fermi Split Ticket, il modello pubblicato da The Argument (da 66 a 65), VoteHub (60) e Decision Desk HQ (56). Alla Camera guadagnano un punto Decision Desk HQ (da 76 a 77), VoteHub (da 85 a 86) e Silver Bulletin (da 93 a 94), mentre gli altri restano dove erano.

I più cauti restano Decision Desk HQ (77 su 100 alla Camera e 56 al Senato) e VoteHub (86 e 60). Sono gli unici due che oltre ai sondaggi incorporano i mercati predittivi ed è la differenza di metodo che più li tiene sotto il resto del gruppo. Sui seggi della Camera le stime sono più vicine di quanto dicano le probabilità: le mediane dei seggi democratici vanno dai 232 di VoteHub ai 243 di 50+1, con noi a 239. Al Senato tutti i modelli che pubblicano i seggi si fermano fra 51 e 52, appena sopra la soglia della maggioranza.

Il quadro che ne esce resta lo stesso per tutti: Camera molto probabilmente democratica, Senato con i democratici avanti ma legati a sei gare in cui il margine stimato non supera i tre punti. Le distanze fra i modelli nascono da input che in parte non coincidono, dai sondaggi interni ai mercati fino ai fondi raccolti. A questo si aggiunge il peso diverso che ognuno dà a ciascun ingrediente.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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