Un manifestante ha interrotto giovedì sera l'ultimo dibattito tra la senatrice repubblicana del Maine Susan Collins e lo sfidante democratico Troy Jackson, gridando slogan contro i data center mentre Collins stava parlando. "Questo è ovviamente uno dei sostenitori di Troy", ha detto la senatrice, mentre i moderatori chiedevano di allontanarlo. "Oh, stai zitta", ha replicato Jackson. "Non conosco nemmeno quel ragazzo". Dopo una breve pausa, il confronto è ripreso.
Il dibattito, ospitato in un teatro di Bangor, era il quarto e ultimo della campagna elettorale. Come i precedenti, è stato segnato da scambi accesi sul debito pubblico, sul rapporto tra Collins e l'Amministrazione Trump e sulle responsabilità dei due candidati nell'inasprimento delle divisioni politiche. Il Partito Repubblicano del Maine ha definito la risposta di Jackson un "comportamento inaccettabile", mentre lo staff del democratico ha rifiutato di commentare l'episodio, secondo quanto riferito dall’Associated Press.
Una sfida decisiva per la maggioranza al Senato
Quella del Maine è una delle poche sfide da cui dipenderà il controllo del Senato. Collins, che punta al sesto mandato, è l'unica senatrice repubblicana a ricandidarsi quest'anno in uno Stato vinto da Kamala Harris nel 2024. Da agosto la corsa è considerata in bilico.
Jackson, ex presidente del Senato del Maine, è diventato il candidato democratico a luglio, dopo il ritiro del vincitore delle primarie Graham Platner, accusato di stupro, un'accusa che lui ha sempre respinto. Nel terzo trimestre Jackson ha raccolto 20,4 milioni di dollari, quasi quattro volte i 5,2 milioni raccolti da Collins nello stesso periodo.
Il rapporto con Trump al centro del confronto
Durante il dibattito, un moderatore ha chiesto a Collins, accusata di non essersi opposta abbastanza a Trump, di citare un caso in cui la sua opposizione al presidente avesse cambiato l'esito di una decisione. "A un certo punto avevo riunito un gruppo di colleghi per votare contro la nomina di Hegseth", ha risposto la senatrice. "Come avrete sicuramente letto, all'ultimo minuto uno dei nostri senatori repubblicani ha cambiato idea. Altrimenti la nomina sarebbe stata respinta".
Collins si riferiva al senatore della North Carolina Thom Tillis, che in seguito ha definito il proprio voto a favore di Pete Hegseth "il più grande rimpianto della mia carriera". "Quindi l'esito non è cambiato", ha però osservato il moderatore. Nel gennaio 2025 Hegseth era stato confermato Segretario alla Difesa con 51 voti contro 50, grazie al voto decisivo del vicepresidente JD Vance. Collins, Lisa Murkowski e Mitch McConnell erano stati gli unici senatori repubblicani a votare contro.
Collins ha contrapposto la propria indipendenza di giudizio a quella che, a suo avviso, sarebbe la fedeltà incondizionata di Jackson al Partito Democratico. Lo sfidante ha ribaltato l'accusa: "Quello che so è che, nel 100% dei casi in cui Donald Trump chiede un voto a Susan Collins, lo ottiene".
I toni erano già stati accesi nei confronti precedenti. Nel primo dibattito, il 6 ottobre, Collins aveva preso le distanze da Trump, dicendo di non essere "esattamente la sua senatrice preferita". Jackson l'aveva invece accusata di non aver contrastato la guerra in Iran e i dazi contro il Canada. Nel secondo confronto, due giorni dopo, la senatrice aveva chiesto le scuse del candidato democratico, che l'aveva accusata, senza spiegare su quali elementi si basasse, di trarre profitti dalla guerra con l'Iran insieme al marito.
