I democratici hanno 95 possibilità su 100 di conquistare la Camera e 70 su 100 di ottenere il Senato, secondo l'aggiornamento di oggi del nostro modello. Una settimana fa, lunedì 5 ottobre, erano 94 e 68. La Camera si muove appena, mentre il Senato recupera due dei tre punti persi la settimana precedente grazie a Kansas, Nebraska e Minnesota.
La proiezione dei seggi, quella in cui le gare in bilico vengono assegnate al partito oggi in vantaggio, dà alla Camera 235 seggi ai democratici e 200 ai repubblicani, uno in più per i democratici rispetto al 5 ottobre. Al Senato resta di 53 seggi contro 47. Il generic ballot è quasi fermo e i movimenti vengono dai 38 sondaggi statali e dai 17 di collegio entrati nel modello in settimana. Al Senato il Nebraska torna in bilico e la Florida si allontana dai democratici, mentre alla Camera 20 collegi cambiano classificazione.
Mancano 22 giorni alle elezioni di metà mandato del 3 novembre e i numeri completi sono sulla pagina del modello. Nell'aggiornamento di lunedì scorso, il 5 ottobre, avevamo raccontato il calo del Maine: questa settimana il democratico Troy Jackson recupera un punto e la novità arriva dalle Grandi Pianure.
Che cosa è cambiato nel nostro modello
Partiamo dal Senato. Il Kansas continua a salire: il democratico Adam Hamilton passa da 38 a 42 possibilità su 100 contro il repubblicano uscente Roger Marshall, in uno stato che non elegge un senatore democratico dal 1932 e su cui ora i democratici hanno deciso di puntare. I tre sondaggi nuovi danno tutti Hamilton avanti: di 3 punti YouGov, di 0,8 InsiderAdvantage e di 5 GBAO, un istituto che lavora per i democratici. Il margine stimato per Marshall scende da 1,5 a 1 punto. La gara resta un tossup, cioè un testa a testa.
In Nebraska l'indipendente Dan Osborn sale da 25 a 27 possibilità su 100 contro il repubblicano uscente Pete Ricketts. Il margine stimato per Ricketts scende da 3,2 a 2,9 punti e la gara passa da lean R, con il repubblicano favorito ma non nettamente, a tossup. È lo stato in cui la settimana scorsa il presidente ha tenuto un comizio. Osborn non è un democratico e il modello lo conta a parte: se vincesse, il seggio non andrebbe automaticamente ai democratici.
Va nella direzione opposta la Florida, dove la democratica Angie Nixon scende da 13 a 9 su 100 contro la repubblicana uscente Ashley Moody. Dei quattro sondaggi nuovi tre danno Moody avanti di almeno 5 punti, fino ai 10 di Mason-Dixon per la tv NBC 6 Miami e Telemundo. Solo St. Pete Polls per il sito Florida Politics vede una gara più stretta, con Moody avanti di 1,9 punti. Il margine stimato per la repubblicana sale da 5,4 a 6,3 punti.
Sale invece il Minnesota, dove la democratica Peggy Flanagan passa da 82 a 85 contro la repubblicana Michele Tafoya per un seggio lasciato libero. I tre sondaggi nuovi la danno tutti avanti, di 4 punti quelli di Morning Consult e di Mason-Dixon e di 8 quello di GQR per Senate Majority PAC, il comitato dei democratici per il Senato.
Nelle altre gare in bilico i movimenti sono di uno o due punti. In Texas il democratico James Talarico resta a 73 contro il repubblicano Ken Paxton, con tre sondaggi che vanno da un vantaggio di 6 punti per lui alla parità. In Alaska la democratica Mary Peltola sale da 67 a 69 contro il repubblicano uscente Dan Sullivan, con due sondaggi che la danno avanti di 2 e di 5,6 punti. È uno degli stati in cui, come abbiamo calcolato oggi, un singolo voto pesa di più. In Maine Jackson passa da 59 a 60 contro la repubblicana uscente Susan Collins dopo due sondaggi, di Marist e del Washington Post con la George Mason University, che lo danno avanti di 4 punti. L'Iowa resta la gara più incerta delle 35: il democratico Josh Turek ha 51 possibilità su 100 contro la repubblicana Ashley Hinson, con tre sondaggi che vanno da un vantaggio di 4,4 punti per lui a uno di 2 per lei.
Nel complesso i democratici partono favoriti in 49 seggi e i repubblicani in 45, uno in meno del 5 ottobre, con sei gare in bilico: Texas, Alaska, Maine, Iowa, Kansas e Nebraska. Ai democratici servono 51 seggi, perché con un 50 pari la maggioranza resta ai repubblicani grazie al voto del vicepresidente JD Vance. Nella proiezione ne ottengono 53: ai 49 in cui partono favoriti si aggiungono i quattro testa a testa in cui sono avanti, mentre Kansas e Nebraska vanno ai repubblicani.
Alla Camera il generic ballot, la media nazionale dei sondaggi che chiedono agli americani per quale partito voteranno, sale di un decimo: i democratici sono avanti di 7,8 punti. Gli otto sondaggi nazionali entrati nel modello vanno da un vantaggio democratico di 5 punti per Noble Predictive Insights a uno di 12 per YouGov con l'Economist e per The Honest Poll. I democratici partono favoriti in 225 collegi (erano 223), i repubblicani in 181 (erano 182) e i testa a testa scendono da 30 a 29. I seggi attesi per i democratici, cioè la media di tutte le simulazioni, sono 239, uno in più del 5 ottobre.
I venti collegi che hanno cambiato classificazione si muovono in due direzioni. In Florida tre collegi repubblicani si allontanano dai democratici. FL-16, il sedicesimo collegio dello stato, quello di Vern Buchanan, scende da 43 a 25 su 100 e passa da tossup a lean R dopo un sondaggio di Public Policy Polling per un gruppo democratico che dà il repubblicano avanti di 4 punti. Altrove i collegi repubblicani contesi si avvicinano ai democratici. NY-21, il ventunesimo collegio di New York, quello di Elise Stefanik, sale da 25 a 37 e diventa un tossup dopo un sondaggio di Siena per il quotidiano Times Union che dà avanti il democratico di 4 punti. KY-06, il sesto collegio del Kentucky, quello di Andy Barr, passa da 61 a 70 e da tossup a lean D con due sondaggi commissionati da gruppi democratici.
Come sempre la proiezione è il punto centrale di una forchetta larga: nel 90 per cento delle simulazioni i democratici prendono tra 217 e 261 seggi alla Camera e tra 47 e 56 al Senato. E 95 su 100 non è una certezza. Se questa elezione si potesse ripetere 100 volte nelle stesse condizioni, in 5 casi la Camera resterebbe ai repubblicani e al Senato succederebbe in 30. Uno dei modi in cui può accadere è un errore dei sondaggi come quelli del passato, uno scenario di cui abbiamo scritto ieri.
Il confronto con gli altri modelli
Tutti e sette i modelli che seguiamo danno ancora favoriti i democratici in entrambe le camere. Alla Camera la media è di 90 possibilità su 100, in una forchetta da 76 a 99. Al Senato è di 65 su 100, con una forchetta da 56 a 74.
Il nostro modello è terzo in entrambe le camere. Alla Camera, con 95 su 100, è dietro all'Economist (da 94 a 96) e a 50+1, il sito di G. Elliott Morris, fermo a 99. Al Senato, con 70, sta dietro a 50+1 (fermo a 71) e alla versione Deluxe del modello di Nate Silver su Silver Bulletin, che sale da 73 a 74.
Al Senato l'Economist passa da 58 a 61 e Split Ticket, il modello pubblicato da The Argument, da 63 a 66: sono i due che salgono di più, insieme al nostro. Restano fermi 50+1 (71) e Decision Desk HQ (56), mentre VoteHub è l'unico a scendere, da 61 a 60. Alla Camera gli altri restano fermi o quasi.
I più cauti restano Decision Desk HQ (76 su 100 alla Camera e 56 al Senato) e VoteHub (85 e 60). Sono gli unici due che oltre ai sondaggi incorporano i mercati predittivi ed è la differenza di metodo che più li tiene sotto il resto del gruppo. Sui seggi della Camera le stime sono più vicine di quanto dicano le probabilità: le mediane dei seggi democratici vanno dai 232 di VoteHub ai 242 di 50+1, con noi a 238. Al Senato tutti i modelli che pubblicano i seggi si fermano fra 51 e 52, appena sopra la soglia della maggioranza.
Il quadro che ne esce è lo stesso per tutti: Camera molto probabilmente democratica, Senato con i democratici avanti ma appesi a sei gare in cui il margine stimato non supera i tre punti. Le distanze fra i modelli nascono da input che in parte non coincidono, dai sondaggi interni ai mercati. Poi ognuno li pesa a modo suo.
