I democratici hanno 94 possibilità su 100 di conquistare la Camera e 68 su 100 di ottenere il Senato, secondo l'aggiornamento di oggi del nostro modello. Una settimana fa, lunedì 28 settembre, erano 94 e 71. La Camera resta ferma, mentre il Senato perde tre punti soprattutto per il Maine.
La proiezione dei seggi, quella in cui le gare in bilico vengono assegnate al partito oggi in vantaggio, non cambia: alla Camera dà 234 seggi ai democratici e 201 ai repubblicani, al Senato 53 seggi contro 47. Sotto i totali il Maine scivola verso i repubblicani, mentre Kansas e South Carolina si avvicinano ai democratici. Alla Camera tredici collegi cambiano classificazione, quasi tutti dopo sondaggi di collegio arrivati in settimana.
Mancano 29 giorni alle elezioni di metà mandato del 3 novembre e i numeri completi sono sulla pagina del modello. Nell'aggiornamento di lunedì scorso avevamo raccontato il ritorno di Kansas e Nebraska verso i repubblicani: questa settimana il Kansas fa il percorso inverso.
Che cosa è cambiato nel nostro modello
Partiamo dal Senato. Il movimento più ampio è in Maine, dove il democratico Troy Jackson sfida la repubblicana uscente Susan Collins, una delle sfide che possono decidere la maggioranza e a cui abbiamo dedicato oggi una puntata del nostro podcast. Jackson scende da 65 a 59 possibilità su 100 e il suo margine stimato passa da 1,8 a 1,1 punti. Dei cinque sondaggi nuovi due lo danno avanti, di 4 punti per Wedgewood Polls e di 3 per Fabrizio Ward e Impact Research per conto dell'AARP, l'associazione dei pensionati. Gli altri tre sono molto più stretti: YouGov per CBS News vede i due alla pari, Trafalgar Group, vicino ai repubblicani, dà Jackson avanti di 0,3 punti e co/efficient dà Collins avanti di 2. Resta nel modello anche il sondaggio del New York Times con il Siena College per il Portland Press Herald, entrato a fine settembre, che dava Collins avanti di 2,7 punti. La gara resta un tossup, cioè un testa a testa.
Va nella direzione opposta il Kansas, dove il democratico Adam Hamilton sale da 34 a 38 contro il repubblicano uscente Roger Marshall. I tre sondaggi nuovi lo danno tutti avanti: di 0,1 punti quello del New York Times con il Siena College, di cui abbiamo scritto oggi, di 0,9 quello di Trafalgar Group e di 4 quello di Global Strategy Group per un comitato dei procuratori generali democratici. Il margine stimato per Marshall scende da 2,1 a 1,5 punti ed è una gara su cui i repubblicani hanno già deciso di spostare i loro soldi. In South Carolina, dove la democratica Annie Andrews sfida il repubblicano uscente Lindsey Graham, arriva il primo sondaggio della gara: InsiderAdvantage dà Graham avanti di un solo punto. Andrews sale da 17 a 20 su 100, il margine stimato per Graham si dimezza da 8,2 a 4,1 punti e la gara passa da likely R a lean R, con il repubblicano ancora favorito ma meno nettamente.
Le altre gare in bilico si muovono poco. In Texas il democratico James Talarico ha 73 possibilità su 100 contro il repubblicano Ken Paxton (erano 74), con il sondaggio del New York Times che lo dà avanti di 5,7 punti. In Alaska la democratica Mary Peltola resta a 67 contro il repubblicano uscente Dan Sullivan. L'Iowa è ancora la gara più incerta delle 35: il democratico Josh Turek scende da 53 a 52 contro la repubblicana Ashley Hinson, dopo tre sondaggi che vanno da un vantaggio di 2 punti per lui a uno di 1,9 per lei. Scende un po' anche il Minnesota, dove la democratica Peggy Flanagan passa da 85 a 82 contro la repubblicana Michele Tafoya dopo due sondaggi che la danno avanti di uno e di due punti. In Nebraska l'indipendente Dan Osborn ha 25 possibilità su 100 contro il repubblicano uscente Pete Ricketts.
Nel complesso i democratici partono favoriti in 49 seggi e i repubblicani in 46, come una settimana fa, con cinque gare in bilico: Texas, Alaska, Maine, Iowa e Kansas. Ai democratici servono 51 seggi, perché con un 50 pari la maggioranza resta ai repubblicani grazie al voto del vicepresidente JD Vance. Nella proiezione ne ottengono 53: ai 49 in cui partono favoriti si aggiungono i quattro testa a testa in cui sono avanti, mentre il Kansas va ai repubblicani.
Alla Camera il generic ballot, la media nazionale dei sondaggi che chiedono agli americani per quale partito voteranno, è fermo: i democratici sono avanti di 7,7 punti, come il 28 settembre. I sette sondaggi nazionali della settimana vanno dalla parità di HarrisX per Harvard CAPS a un vantaggio democratico di 15 punti in quello di YouGov per l'Economist. I democratici partono favoriti in 223 collegi (erano 224), i repubblicani in 182 (erano 183) e i testa a testa salgono da 28 a 30. I seggi attesi per i democratici, cioè la media di tutte le simulazioni, restano 238.
Tredici collegi hanno cambiato classificazione. I salti più grandi vengono, come la settimana scorsa, da sondaggi commissionati dai partiti. TX-15, il quindicesimo collegio del Texas, della repubblicana uscente Monica De La Cruz, sale da 66 a 91 su 100 per i democratici e passa da tossup a likely D dopo un sondaggio per House Majority PAC, il comitato dei democratici per la Camera, che dà avanti il democratico di 13 punti. OH-09, il nono collegio dell'Ohio, della democratica uscente Marcy Kaptur, scende invece da 73 a 48 e diventa tossup dopo un sondaggio del comitato democratico DCCC che vede i due candidati alla pari. In VA-05, il quinto collegio della Virginia, del repubblicano John McGuire, i democratici salgono da 27 a 53 dopo un sondaggio del Washington Post con la George Mason University che li dà avanti di 4 punti. In WA-03, il terzo collegio dello stato di Washington, la democratica uscente Marie Gluesenkamp Perez scende da 68 a 51 dopo un sondaggio di DHM Research per Oregon Public Broadcasting che la vede indietro di un punto. Anche i primi sondaggi di collegio in Utah, per la commissione che organizza i dibattiti nello stato, spostano UT-02, il secondo collegio, da solid R a likely R.
Come sempre la proiezione è il punto centrale di una forchetta larga: nel 90 per cento delle simulazioni i democratici prendono tra 217 e 262 seggi alla Camera e tra 47 e 56 al Senato. E 94 su 100 non è una certezza. Se questa elezione si potesse ripetere 100 volte nelle stesse condizioni, in 6 casi la Camera resterebbe ai repubblicani e al Senato succederebbe in 32.
Il confronto con gli altri modelli
Tutti e sette i modelli che seguiamo danno ancora favoriti i democratici in entrambe le camere. Alla Camera la media è di 90 possibilità su 100, in una forchetta da 76 a 99. Al Senato è di 64 su 100, con una forchetta da 56 a 73.
Alla Camera il nostro modello, con 94 su 100, è alla pari con l'Economist e dietro soltanto a 50+1, il sito di G. Elliott Morris, che sale da 98 a 99. Al Senato invece, con 68, siamo terzi: davanti ci sono la versione Deluxe del modello di Nate Silver su Silver Bulletin con 73 e 50+1 con 71.
Al Senato i modelli si sono mossi in direzioni diverse. Il nostro e quello dell'Economist sono gli unici due a scendere: noi da 71 a 68, l'Economist da 63 a 58. Gli altri salgono di due o tre punti: Silver Bulletin da 70 a 73, Split Ticket, il modello pubblicato da The Argument, da 60 a 63, VoteHub da 58 a 61 e Decision Desk HQ da 54 a 56, mentre 50+1 resta a 71. Alla Camera i movimenti sono tutti di uno o due punti verso i democratici, con Silver Bulletin che passa da 91 a 93.
I più cauti restano Decision Desk HQ (76 su 100 alla Camera e 56 al Senato) e VoteHub (86 e 61). Sono gli unici due che oltre ai sondaggi incorporano i mercati predittivi ed è la differenza di metodo che più li tiene sotto il resto del gruppo. Sui seggi della Camera le stime sono più vicine di quanto dicano le probabilità: la media delle simulazioni è di 238 seggi democratici per noi, per Silver Bulletin e per l'Economist e di 236 per VoteHub, mentre le mediane vanno dai 235 di Decision Desk HQ ai 242 di 50+1. Al Senato tutti i modelli che pubblicano i seggi si fermano fra 51 e 52, appena sopra la soglia della maggioranza.
La lettura resta la stessa per tutti: Camera molto probabilmente democratica, Senato con i democratici avanti ma lontani dalla sicurezza, appesi a quattro o cinque gare decise da uno o due punti. Ogni modello parte da input in parte diversi, dai sondaggi interni ai mercati e alla raccolta fondi. Poi li combina con un metodo proprio e le differenze nascono lì.
