I democratici sono in vantaggio in Texas, Alaska e Ohio, alla pari in Kansas e indietro di un solo punto in Iowa: si tratta di 5 Stati in cui Donald Trump aveva vinto nel 2024 con margini compresi tra 11 e 16 punti. È il risultato degli ultimi sondaggi del New York Times e del Siena College. In Texas James Talarico è avanti su Ken Paxton di 6 punti, 51% a 45%, in Alaska Mary Peltola è avanti sul senatore Dan Sullivan di 7 punti, 50% a 43%, mentre in Ohio Sherrod Brown ha 3 punti di vantaggio, 49% a 46%, sul senatore Jon Husted, nominato nel gennaio 2025 al posto di JD Vance. In Kansas il democratico Adam Hamilton e il senatore uscente Roger Marshall sono entrambi al 45%, con il libertario David Graham al 3%. Infine, in Iowa la repubblicana Ashley Hinson è avanti di 1 punto sul candidato democratico Josh Turek, 48% a 47%.
Sulla carta, la strada dei democratici verso la maggioranza al Senato resta in salita: per ottenerla, devono conquistare almeno 2 seggi in Stati vinti da Trump nel novembre 2024 con un margine di almeno 11 punti. Un'impresa che, osserva il New York Times, nessun partito riesce più a compiere dal 2008. Dal Labor Day, la festa del lavoro americana di inizio settembre, i democratici sono però alla pari o in vantaggio in quasi tutti i sondaggi indipendenti condotti in questi 5 Stati.
Per conquistare la maggioranza, i democratici dovrebbero conservare tutti i propri seggi e strapparne altri 4 ai repubblicani. Se vincessero in Texas e Alaska e conquistassero anche il North Carolina, dove diversi gruppi repubblicani hanno appena ritirato i propri investimenti pubblicitari, basterebbe loro ottenere un'altra vittoria, in Maine, Ohio, Iowa, Kansas o altrove.
L'analisi di Nate Cohn sul New York Times invita tuttavia alla cautela: essere in testa nei sondaggi a fine settembre non significa necessariamente vincere a novembre, soprattutto negli Stati repubblicani, dove le rilevazioni hanno spesso sopravvalutato i democratici in passato. Ma anche se questa volta i sondaggi fossero corretti, ai repubblicani potrebbe bastare riconquistare il sostegno dei propri elettori abituali nell'ultimo mese di campagna, per tornare in testa di poco. Nel clima politico attuale non sarebbe semplice, ma avranno tutte le risorse finanziarie necessarie per provarci.
In tutti e cinque gli Stati, secondo Cohn, i democratici hanno seguito la stessa strategia: approfittando dell'impopolarità di Trump, hanno schierato candidati apprezzati e relativamente moderati contro avversari repubblicani che invece raccolgono giudizi sorprendentemente negativi.
Trump in difficoltà e il peso dei candidati
Secondo l'analisi di Cohn, nei cinque Stati che nel 2024 avevano assegnato a Trump in media il 56% dei voti, il presidente registra ora mediamente un indice di approvazione del 40%, contro il 57% di giudizi negativi. È un risultato appena migliore di quello dei sondaggi nazionali e inferiore di 5 punti rispetto alle rilevazioni di giugno in 4 di questi Stati.
Cohn propone due possibili spiegazioni: la popolarità di Trump potrebbe essere diminuita in tutto il Paese dall'ultimo sondaggio nazionale, anche per l'aumento del prezzo della benzina e del costo dei mutui, oppure il presidente potrebbe star perdendo più terreno proprio negli Stati repubblicani: per il rincaro del gasolio nella fascia agricola del Midwest, per esempio, o per il crescente distacco degli elettori repubblicani tradizionali, che lo hanno votato pur senza apprezzarne lo stile e le posizioni su dazi e immigrazione. Tutti e cinque gli Stati in questione, ricorda Cohn, avevano preferito altri candidati a Trump nelle combattute primarie repubblicane del 2016.
Il secondo fattore individuato da Cohn è il profilo dei candidati. I democratici sembrano riuscire a raccogliere consensi personali anche tra elettori che giudicano il loro partito troppo a sinistra. L'analista interpreta questo divario come un possibile vantaggio nelle sfide a livello statale: il giudizio sul singolo candidato può, infatti, essere più favorevole di quello sulla forza politica a cui appartiene. Il Texas è uno dei casi più significativi. Cohn descrive un presidente in difficoltà, un candidato repubblicano impopolare e un elettorato ispanico che si sta spostando con decisione verso i democratici. Nonostante le ingenti somme spese dai repubblicani per attaccarlo, Talarico continua a mostrare una forte capacità di attrazione.
Per i repubblicani resta però aperta una possibilità di recupero legata all'affluenza. Il vantaggio rilevato tra gli elettori che probabilmente andranno a votare dipende anche dalla composizione dell'elettorato stimata dal sondaggio. Secondo Cohn, una minore partecipazione di alcuni gruppi che avevano sostenuto Trump, soprattutto giovani e ispanici, insieme all'arrivo di nuovi elettori di orientamento democratico, potrebbe favorire proprio Talarico. Il risultato di novembre dipenderà quindi anche da chi si presenterà effettivamente alle urne.
In Alaska il vantaggio di Peltola sorprende meno. Lo Stato tiene primarie comuni a tutti i partiti, con un'unica scheda: i primi quattro classificati accedono alle elezioni di novembre. Il vincitore viene poi scelto con un sistema di voto in cui gli elettori ordinano i candidati secondo le proprie preferenze. Nelle primarie di agosto Peltola ha concluso con 8 punti di vantaggio su Sullivan. Sulla scheda di novembre comparirà anche un altro candidato repubblicano di nome Dan Sullivan. Per evitare confusioni, il sondaggio ha specificato che chiedeva un giudizio sul "senatore in carica", la stessa indicazione riportata sulla scheda elettorale.
I data center in Ohio e il pastore del Kansas
In Ohio l'intelligenza artificiale pesa sul voto più che negli altri Stati: secondo l'analisi di Cohn, il 3% degli elettori la indica come il tema più importante per la propria scelta, contro circa lo 0,3% altrove. In Ohio la sua rilevanza è dunque paragonabile a quella di questioni come l'aborto o la sanità.
Lo Stato è, infatti, al centro della protesta contro i data center, i grandi impianti che ospitano i server, e il candidato democratico Brown è stato tra i primi a usare il tema contro il rivale repubblicano Husted. Un documento interno del comitato repubblicano che coordina le campagne per il Senato, datato 18 agosto e inviato anche alle aziende dell'IA, avvertiva che "più di qualsiasi altra cosa in questa corsa, i data center sono l'ancora appesa al collo di Husted". Su intelligenza artificiale e data center, il sondaggio del New York Times attribuisce oggi a Brown un vantaggio di dieci punti rispetto all'avversario: il suo margine più ampio tra tutti i temi considerati.
In Kansas il sondaggio indica invece un pareggio, ma il candidato democratico potrebbe avere ancora spazio per crescere. Adam Hamilton, pastore e fondatore della Church of the Resurrection, la più grande congregazione della Chiesa metodista unita negli Stati Uniti, è alla sua prima candidatura e dichiara di volersi battersi contro il socialismo e allo stesso tempo contro i tagli alla sanità.
Cohn lo presenta come un candidato in grado di ottenere un giudizio personale migliore di quello riservato al Partito Democratico, ma ancora poco conosciuto da una parte dell'elettorato. Ma questa è una possibile ulteriore vulnerabilità per i repubblicani: se Hamilton riuscisse, infatti, a farsi conoscere da più elettori e a convincerli delle proprie posizioni, potrebbe persino ampliare il sostegno alla sua candidatura.
