I democratici hanno 94 possibilità su 100 di conquistare la Camera e 71 su 100 di ottenere il Senato, secondo l'aggiornamento di oggi del nostro modello. Una settimana fa, a fine giornata di lunedì 21 settembre, erano 93 e 72. La Camera sale di poco, mentre il Senato resta quasi fermo nel totale ma si muove molto nelle singole gare.
La proiezione dei seggi, quella in cui le gare in bilico vengono assegnate al partito oggi in vantaggio, alla Camera dà 234 seggi ai democratici e 201 ai repubblicani (erano 231 a 204), mentre al Senato resta ferma su 53 seggi contro 47. Sotto i totali Kansas e Nebraska tornano verso i repubblicani e Alaska e Texas rientrano fra i testa a testa, mentre Michigan, Minnesota e New Hampshire si spostano verso i democratici.
Mancano 36 giorni alle elezioni di metà mandato del 3 novembre e i numeri completi sono sulla pagina del modello. Nel pezzo di lunedì scorso avevamo scritto 91 e 67. Gli aggiornamenti successivi della stessa giornata li avevano già portati a 93 e 72 ed è da lì che misuriamo la settimana.
Che cosa è cambiato nel nostro modello
Partiamo dal Senato. Il movimento più ampio è in Nebraska, dove l'indipendente Dan Osborn sfida il repubblicano uscente Pete Ricketts. Osborn scende da 43 a 26 possibilità su 100 e il margine stimato per Ricketts sale da 1 a 3,3 punti. La gara passa da tossup, cioè testa a testa, a lean R, con Ricketts favorito. In Kansas il democratico Adam Hamilton scende da 41 a 34 contro il repubblicano uscente Roger Marshall, anche se l'unico sondaggio nuovo, di Wedgewood Polls, lo dà avanti di 2 punti. Il margine stimato per Marshall sale da 1,3 a 2,1 punti e la gara resta un testa a testa.
Due gare che il modello dava ai democratici tornano in bilico. In Alaska la democratica Mary Peltola scende da 76 a 67 contro il repubblicano uscente Dan Sullivan. Dei due sondaggi nuovi uno, di Alaska Survey Research, la dà avanti di 4,6 punti, mentre l'altro, di Trafalgar Group, vicino ai repubblicani, vede avanti Sullivan di 1,3. In Texas il democratico James Talarico scende da 77 a 74 contro il repubblicano Ken Paxton. Dei cinque sondaggi della settimana quattro lo danno avanti fra 1 e 6 punti e uno, commissionato da un comitato repubblicano, vede i due alla pari. Scende anche la Florida, dove la democratica Angie Nixon passa da 24 a 13 contro la repubblicana uscente Ashley Moody dopo un sondaggio della Stetson University che dà Moody avanti di 11 punti.
Nella direzione opposta vanno tre seggi aperti. In Michigan, la sfida a cui abbiamo dedicato la prima puntata del nostro nuovo podcast, il democratico Abdul El-Sayed sale da 72 a 80 contro il repubblicano Mike Rogers. Quattro dei sei sondaggi della settimana lo danno avanti fra 4 e 7 punti e la gara passa da tossup a lean D, con il democratico leggermente favorito. In Minnesota la democratica Peggy Flanagan sale da 77 a 85 contro la repubblicana Michele Tafoya. In New Hampshire il democratico Chris Pappas passa da 86 a 92 contro il repubblicano John E. Sununu dopo tre sondaggi che lo danno avanti fra 5 e 8 punti.
L'Iowa resta la gara più incerta delle 35. Il democratico Josh Turek ha 53 possibilità su 100 contro la repubblicana Ashley Hinson, in uno stato dove, come abbiamo scritto oggi, gli agricoltori si stanno allontanando dai repubblicani. Nel complesso i democratici partono favoriti in 49 seggi e i repubblicani in 46 (una settimana fa erano 50 e 45), con cinque gare in bilico: Texas, Alaska, Maine, Iowa e Kansas. Ai democratici servono 51 seggi, perché con un 50 pari la maggioranza resta ai repubblicani grazie al voto del vicepresidente JD Vance. Nella proiezione ne ottengono 53: ai 49 in cui partono favoriti si aggiungono i quattro testa a testa in cui sono avanti, mentre il Kansas va ai repubblicani.
Alla Camera il generic ballot, la media nazionale dei sondaggi che chiedono agli americani per quale partito voteranno, sale ancora. I democratici sono avanti di 7,7 punti (il 21 settembre erano 7,2) e gli undici sondaggi nazionali della settimana vanno da un vantaggio di 5 punti a uno di 14, con quello di SSRS per la CNN, di cui abbiamo scritto giovedì, a 8. I democratici partono favoriti in 224 collegi (erano 223), i repubblicani in 183 (erano 186) e i testa a testa salgono da 26 a 28. I seggi attesi per i democratici, cioè la media di tutte le simulazioni, passano da 237 a 238.
Quindici collegi hanno cambiato classificazione, nove verso i democratici e sei verso i repubblicani. I salti più grandi vengono da sondaggi di collegio commissionati da comitati di parte. CO-08, l'ottavo collegio del Colorado, del repubblicano uscente Gabe Evans, scende da 81 a 55 su 100 per i democratici e torna tossup dopo un sondaggio per un comitato repubblicano che dà Evans avanti di 1,7 punti. MN-01, il primo collegio del Minnesota, del repubblicano Brad Finstad, sale invece da 19 a 44 dopo un sondaggio per House Majority PAC, il comitato dei democratici per la Camera, che dà avanti il democratico di un punto. Diventa tossup anche MO-02, il secondo collegio del Missouri, della repubblicana Ann Wagner, che sale da 17 a 40 dopo un sondaggio di Remington con i repubblicani avanti di un solo punto. Passa a tossup anche OH-15, il quindicesimo collegio dell'Ohio, del repubblicano Mike Carey, che sale da 26 a 42.
Come sempre la proiezione è il punto centrale di una forchetta larga: nel 90 per cento delle simulazioni i democratici prendono tra 216 e 262 seggi alla Camera e tra 47 e 56 al Senato. E 94 su 100 non è una certezza. Se questa elezione si potesse ripetere 100 volte nelle stesse condizioni, in 6 casi la Camera resterebbe ai repubblicani e al Senato succederebbe in 29.
Il confronto con gli altri modelli
Per la terza settimana di fila tutti e sette i modelli che seguiamo danno favoriti i democratici in entrambe le camere. Alla Camera la media è di 89 possibilità su 100, in una forchetta da 75 a 98. Al Senato è di 64 su 100, con una forchetta da 54 a 71.
Alla Camera il nostro modello, con 94 su 100, è alla pari con l'Economist e dietro soltanto a 50+1. Al Senato, con 71, è alla pari con 50+1 e poco sopra il modello di Nate Silver (70). È però l'unico dei sette a scendere al Senato in settimana, da 72 a 71.
Tutti gli altri salgono. Il movimento più ampio è quello di 50+1, il sito di G. Elliott Morris, che passa da 64 a 71. L'Economist sale da 58 a 63 e la versione Deluxe del modello di Nate Silver su Silver Bulletin da 65 a 70. Alla Camera 50+1 resta il più sicuro della vittoria democratica, da 97 a 98. L'unico a scendere alla Camera è Split Ticket, il modello pubblicato da The Argument, che passa da 91 a 88 mentre al Senato sale da 57 a 60.
I più cauti restano VoteHub, che dà ai democratici 85 possibilità su 100 alla Camera e 58 al Senato, insieme a Decision Desk HQ, salito da 70 a 75 alla Camera e da 52 a 54 al Senato. Sono gli unici due che oltre ai sondaggi incorporano i mercati predittivi ed è la differenza di metodo che più li tiene sotto il resto del gruppo. Sui seggi della Camera le stime sono più vicine di quanto dicano le probabilità, fra 234 (la mediana di Decision Desk HQ) e 240 (quella di 50+1), con il nostro modello a 238.
Le distanze tra i sette sono di 23 punti alla Camera e di 17 al Senato, ma la lettura resta la stessa per tutti: Camera molto probabilmente democratica, Senato con i democratici avanti ma lontani dalla sicurezza. Ogni modello parte da input in parte diversi, dai sondaggi interni ai mercati e alla raccolta fondi. Li combina poi con un metodo proprio e le differenze stanno lì.
