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In Nebraska il comizio di Trump è servito più al presidente che ai candidati repubblicani
Molly Riley, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Elezioni 28 min di lettura

In Nebraska il comizio di Trump è servito più al presidente che ai candidati repubblicani

Il presidente ha parlato a Grand Island davanti a una base che approva la guerra all'Iran e incolpa Biden per i prezzi, ma la sala non era piena e due contestatori sono finiti in fondo

Lunedì sera il presidente Trump ha tenuto un comizio a Grand Island, in Nebraska, uno Stato saldamente repubblicano. Ufficialmente l'evento serviva a sostenere i candidati del partito in vista delle midterm, le elezioni di metà mandato in cui si rinnovano la Camera e una parte del Senato. Secondo il reportage pubblicato sull'Atlantic dalla giornalista Ashley Parker, però, il comizio è servito soprattutto al presidente per ritrovare l'affetto della sua base più fedele, in un clima che ricordava più il 2016 che il 2026.

Grand Island è una tappa del giro che Trump sta facendo negli Stati considerati sicuri per i repubblicani, di cui avevamo già scritto. Il presidente attraversa un periodo difficile: i tassi d'interesse e i prezzi sono alti e la sua approvazione è bassa. A Lincoln, un'ora e mezza più a est, la benzina costa 4,14 dollari al gallone (circa 3,8 litri). Pesano anche la guerra con l'Iran, cioè proprio il tipo di conflitto in Medio Oriente che Trump aveva promesso di evitare, e la delusione di una parte della sua base per i documenti sul caso Epstein, che non hanno confermato le teorie su una rete di pedofili nascosta negli apparati dello Stato. Nessuno di questi temi è entrato nel comizio.

Il comizio in Nebraska
Trump ha sempre vinto il Nebraska con almeno 19 punti di scarto. Ora il seggio del Senato è in bilico
Lunedì 5 ottobre il presidente era a Grand Island per sostenere i candidati repubblicani in uno Stato considerato sicuro. Secondo la proiezione di FocusAmerica, il senatore Pete Ricketts è avanti di soli 2,8 punti sull’indipendente Dan Osborn.
Vantaggio di Pete Ricketts sul principale avversario nelle elezioni per il Senato, in punti percentuali
Proiezione 2026 +2,8
Nel 2024 Ricketts fu eletto con 25,2 punti di scarto sul candidato democratico. Oggi la proiezione di FocusAmerica gli assegna 2,8 punti di vantaggio su Dan Osborn, che corre da indipendente.
Con quanti punti di scarto hanno vinto i repubblicani in Nebraska
Trump: elezioni presidenziali. Ricketts: elezioni per il Senato. Il dato del 2026 è la proiezione di FocusAmerica aggiornata all’8 ottobre.
In 100 simulazioni del voto fatte da FocusAmerica
Ricketts vince 72 volteOsborn 28 volte
In otto sondaggi su undici Ricketts e Osborn sono separati da un punto o meno
Ogni punto è un sondaggio sulla sfida per il Senato in Nebraska. Sopra la linea centrale è avanti Ricketts, sotto è avanti Osborn. Tocca un punto o passaci sopra per leggere i dettagli.
Change Research, 28 mar–1 apr 2025: Ricketts 46%, Osborn 45%
Lake Research Partners, 23–29 lug 2025: Ricketts 46%, Osborn 47%
Lake Research Partners, 11–17 dic 2025: Ricketts 48%, Osborn 47%
Impact Research, 2–5 feb 2026: Ricketts 48%, Osborn 47%
GBAO, aprile 2026: Ricketts 45%, Osborn 46%
Tavern Research, 8–11 mag 2026: Ricketts 42%, Osborn 47%
GBAO, luglio 2026: Ricketts 47%, Osborn 47%
Impact Research, 9–13 ago 2026: Ricketts 47%, Osborn 47%
GBAO, 3–8 set 2026: Ricketts 46%, Osborn 47%
SurveyUSA, 8–13 set 2026: Ricketts 42%, Osborn 46%
Wedgewood Polls, 14–16 set 2026: Ricketts 52%, Osborn 48%
Senza committente di partito Istituto di area democratica Proiezione FocusAmerica
Nove sondaggi su undici sono stati condotti da istituti vicini ai democratici, il partito che in Nebraska sostiene Osborn: per questo vanno letti con cautela.
Gli analisti danno ancora favorito Ricketts, ma nessuno considera più sicuro il seggio
Come undici tra testate e centri di analisi classificano la corsa per il Senato in Nebraska.
In bilico
FocusAmericaRealClearPolitics
Tendenzialmente repubblicana
The EconomistSilver BulletinSplit Ticket
Probabilmente repubblicana
Cook Political ReportSabato’s Crystal BallInside ElectionsFox NewsDecision Desk HQFiftyPlusOne
Sicuramente repubblicana
Nessuno
Per il Cook Political Report resta invece «sicuramente repubblicana» la corsa per il governatore, dove Jim Pillen cerca la rielezione. Classificazioni aggiornate tra il 17 e il 26 settembre; quella di FocusAmerica all’8 ottobre.
I repubblicani stanno con Trump e con la guerra. Nel Paese li approva meno di un americano su tre
Quota di favorevoli tra chi si definisce repubblicano e tra tutti gli americani nei sondaggi Reuters/Ipsos.
Repubblicani Tutti gli americani
Approva l’operato di Trump41 punti di distanza, 17–20 settembre 2026
Sostiene l’azione militare contro l’Iran38 punti di distanza, agosto 2026
Al comizio di Grand Island quasi tutti i sostenitori intervistati dall’Atlantic approvavano la guerra con l’Iran.
Anche tra i repubblicani il giudizio su Trump è peggiorato in pochi mesi
Quota di repubblicani che approva Trump, a gennaio e a settembre 2026, nei sondaggi Reuters/Ipsos.
Gennaio 2026 Settembre 2026
L’operato nel complesso13 punti in meno
La gestione dell’economia24 punti in meno
La gestione del costo della vita26 punti in meno
Nello stesso periodo è sceso anche il sostegno dei repubblicani alla guerra con l’Iran: dal 77% di marzo al 69% di agosto.
L’approvazione di Trump è scesa al 32%, il livello più basso dei suoi due mandati
Quota di americani che approva l’operato del presidente nei sondaggi Reuters/Ipsos. Ogni punto è una rilevazione: scorri sul grafico per leggerla.
20–21 gennaio 2025: 47%
24–26 gennaio 2025: 45%
13–18 febbraio 2025: 44%
3–4 marzo 2025: 43%
16–21 aprile 2025: 42%
22–24 agosto 2025: 40%
Inizio settembre 2025: 42%
3–7 ottobre 2025: 40%
Metà marzo 2026: 40%
20–23 marzo 2026: 36%
24–26 luglio 2026: 37%
14–17 agosto 2026: 33%
Fine agosto 2026: 33%
17–20 settembre 2026: 32%
Secondo Reuters, tra l’estate del 2025 e l’inizio della guerra con l’Iran il dato era rimasto intorno al 40%.
La media di tutti i sondaggi calcolata da FiftyPlusOne al 7 ottobre
34,9%
approva l’operato di Trump
61,9%
lo disapprova
Il punto
A Grand Island Trump ha parlato a chi lo sostiene da sempre. Fuori da quella sala i numeri sono cambiati: circa sei americani su dieci disapprovano il presidente, meno di uno su tre sostiene la guerra e perfino in Nebraska il candidato repubblicano al Senato difende un vantaggio di meno di tre punti.
Fonti Modello di FocusAmerica per le midterm, proiezione e simulazioni dell’8 ottobre 2026. Risultati ufficiali delle elezioni 2016–2024 in Nebraska. Sondaggi sul Senato: Change Research, Lake Research Partners, Impact Research, GBAO, Tavern Research, SurveyUSA, Wedgewood Polls. Classificazioni degli analisti aggiornate al 26 settembre 2026. Reuters/Ipsos per l’approvazione e la guerra con l’Iran; FiftyPlusOne per la media dei sondaggi.

Secondo Parker, a Trump non sembra importare davvero come andranno i candidati repubblicani. Preferisce comunque che vincano, se non altro per evitare le indagini che un Congresso controllato dai democratici potrebbe aprire su di lui. Come la convention per le midterm organizzata il mese scorso a Dallas, voluta da pochi repubblicani oltre al presidente, anche la tappa in Nebraska è sembrata un modo per rassicurarsi sulla solidità della propria base. Le corse per il governatore e per il Senato dello Stato sono più combattute di quanto i repubblicani vorrebbero, ma il Cook Political Report, un centro di analisi elettorale indipendente, le classifica rispettivamente come "sicuramente repubblicana" e "probabilmente repubblicana". Poco dopo essere salito sul palco, lo stesso Trump ha ricordato di aver vinto il Nebraska "tutte e tre le volte con una valanga di voti".

Il pubblico era composto in gran parte da sostenitori di lunga data, non da elettori indecisi o delusi passati da Biden a Trump. Anche quando Parker chiedeva esplicitamente dell'economia e dell'inflazione, i presenti davano la colpa soprattutto a Biden o ai democratici, risalendo fino a Barack Obama e Bill Clinton. Alcuni negavano che l'economia vada male quanto raccontano i giornali. Un'agricoltrice ha detto di accettare i costi dei dazi perché riequilibrare il commercio sarà un bene per il paese nel lungo periodo. Un'allevatrice si è lamentata della decisione del presidente di autorizzare le importazioni di carne bovina per abbassarne il prezzo, ma ha giudicato comunque positivo il suo bilancio.

Su più di una decina di persone intervistate dall'Atlantic, quasi tutte approvavano la guerra con l'Iran. Le ragioni erano sempre le stesse: il regime islamico non deve ottenere la bomba atomica, è meglio combatterlo lì che sul territorio americano e l'intervento è arrivato fin troppo tardi. Una donna indossava una maglietta con la scritta "Finish Iran", cioè "finite l'Iran".

Dentro la sala ad attendere il pubblico c'erano cartelli prestampati rossi e blu con gli slogan della campagna: niente tasse sulle mance, niente tasse sulla Social Security (il sistema pensionistico pubblico), prezzi più bassi e buste paga più alte. Trump ha fatto quello per cui era venuto. Ha elogiato il governatore Jim Pillen, il senatore Pete Ricketts e il deputato Adrian Smith, tutti repubblicani e tutti in corsa per la rielezione, e li ha fatti salire sul palco per un breve intervento ciascuno. Ha però anche detto cose false, attaccato i media e si è allontanato dal testo preparato.

Il passaggio più duro è arrivato sull'Iran. Il presidente ha detto che, se il paese si dotasse di un'arma nucleare, potrebbe colpire una grande città governata dai democratici: "Possono distruggere una città". Poi ha immaginato l'indifferenza di chi critica la guerra: "Lasciate che distruggano Los Angeles. Lasciate che distruggano San Diego". Combattere l'Iran, ha aggiunto, è "un prezzo molto piccolo da pagare" per evitare attacchi simili.

C'è stato anche un aspetto che al presidente non sarebbe piaciuto. Di recente Trump si è lamentato di come i media raccontano le dimensioni delle folle ai suoi eventi. Dopo il comizio in Ohio aveva scritto sui social che l'arena era "totalmente piena". A Grand Island la fila era lunga ed era cominciata presto, tanto da girare attorno a quasi tutti gli edifici della fiera statale e proseguire lungo la strada. Il Pinnacle Bank Expo Center, un padiglione di oltre 9.000 metri quadrati, era però tutt'altro che pieno, con diverse sedie vuote e spazi liberi in fondo e ai lati.

Nel parcheggio una venditrice di gadget a tema Trump offriva giacche con le paillettes a 100 dollari, contro i 250 o più che chiede alle raccolte fondi e agli eventi privati. Nel primo pomeriggio ne aveva già vendute 88. Ha raccontato di aver partecipato a circa 260 comizi di Trump dal 2016 e di aver visto l'entusiasmo per il presidente salire e scendere a seconda della guerra e dell'economia.

L'unica eccezione al consenso sulla guerra erano due ragazzi della zona di poco più di vent'anni. Indossavano magliette nere con slogan antisemiti diffusi negli ambienti dell'estrema destra online, che accusavano Trump di essere una pedina del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. I due hanno spiegato all'Atlantic di aver votato per Trump per la promessa di "America First", cioè di mettere gli interessi americani al primo posto, e di sentirsi traditi da un presidente che ora combatte le guerre di altri paesi. Per rafforzare il punto hanno citato l'attivista conservatore Charlie Kirk, secondo cui "non è la nostra guerra".

Mentre erano in fila prima dell'inizio del comizio, un addetto alla sicurezza si è avvicinato e ha detto loro che potevano restare, ma solo nella metà posteriore della sala, lontano dalle telecamere, dal presidente e dal resto del pubblico. Secondo Parker, è il segno di che cosa fosse davvero l'evento in Nebraska: un comizio costruito attorno a Trump e all'immagine che ha di sé, in cui nulla doveva disturbare quella rappresentazione.

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