Il presidente Donald Trump aveva promesso di passare l'ultimo mese prima delle midterm nei 35 collegi più contesi del paese. A un mese dal voto del 3 novembre sta invece facendo comizi soprattutto in Texas, Oklahoma e Alabama, tre roccaforti repubblicane. L'obiettivo è portare alle urne gli elettori più fedeli al presidente, che però sono poco legati al resto del partito e potrebbero restare a casa perché il suo nome non è sulla scheda.
La promessa risale a settembre, a una cena con i parlamentari repubblicani nel Rose Garden, il giardino della Casa Bianca. In molte di quelle sfide però il presidente è diventato un peso per i candidati del suo partito, perché la sua approvazione è in calo, anche tra gli elettori repubblicani. Le midterm, le elezioni di metà mandato in cui si rinnova il Congresso, si decideranno proprio nei collegi in bilico, ma Trump ha scelto di concentrarsi sulle zone in cui il suo movimento è più forte.
Giovedì, a Durant, in Oklahoma, Trump ha chiesto ai presenti di immaginare che fosse lui il candidato, perché il futuro della sua agenda "America First" dipende dalla partecipazione degli elettori repubblicani. Poi li ha invitati a votare per i candidati del partito, tra cui quelli al Senato Ken Paxton in Texas e Kevin Hern in Oklahoma. "Dovete andare a votare", ha detto. "Non potete dare per scontato che vincano".
Una fonte repubblicana vicina alla Casa Bianca ha spiegato al Los Angeles Times che il presidente è andato a Durant perché la città è vicina al confine con il Texas, con l'idea di aiutare i candidati di entrambi gli stati. Lo stesso ragionamento vale per il comizio che Trump ha tenuto venerdì a Mobile, in Alabama, una città vicina al Panhandle, la striscia nord-occidentale della Florida.
In Texas Paxton è in una sfida molto equilibrata con il democratico James Talarico. In una registrazione ottenuta dal New York Times il candidato repubblicano si lamenta di essere stato danneggiato dalla convention, il grande raduno del partito, che Trump ha organizzato a Dallas. Da allora il presidente ha invitato i suoi sostenitori a votare Paxton "che lo amiate o no", pur ammettendo che "può essere una rottura di scatole". Giovedì ha detto alla folla: "Abbiamo un disperato bisogno di Ken, per questo sono qui". Ha aggiunto che sarebbe "un orrore" se i repubblicani perdessero il seggio al Senato a favore di Talarico.
I democratici stanno investendo molto per riconquistare gli elettori che nel 2024 erano passati a Trump, tra cui gli ispanici del sud del Texas. Alcuni di loro dicono di sentirsi traditi dalle politiche del presidente su immigrazione ed economia. Trump ha respinto i sondaggi secondo cui sta perdendo il voto ispanico e, a chi gli chiedeva che cosa volesse dire agli ispanici delusi, ha risposto: "Dobbiamo fare quello che dobbiamo fare". Ha anche liquidato l'idea che la sua impopolarità stia danneggiando i candidati repubblicani, sostenendo che "chiunque abbia me vince".
Negli ultimi giorni il presidente ha però ammesso pubblicamente che i repubblicani sono "preoccupati" per diverse sfide, tra cui quelle in Michigan, in Texas e in "qualche altro stato". Anche tra i suoi sostenitori più convinti cresce l'inquietudine per l'economia, in particolare per il prezzo del carburante.
Durante i sette mesi di guerra con l'Iran i prezzi dei carburanti negli Stati Uniti sono saliti molto. Venerdì il prezzo medio nazionale di un gallone di diesel (circa 3,8 litri) era di 6,37 dollari secondo l'AAA, l'associazione degli automobilisti americani, dopo aver toccato il record di 6,52 dollari il 22 settembre. Sempre venerdì Trump ha annunciato che i paesi del G7, le economie industrializzate più ricche del mondo, hanno deciso di immettere sul mercato nelle prossime settimane 100 milioni di barili di diesel e di altri carburanti presi dalle loro riserve strategiche. È una misura che il presidente dovrebbe rivendicare nei prossimi comizi, dove ripete che la sua amministrazione sta facendo un lavoro "straordinario" sull'economia e che il problema è un altro: "Stiamo facendo un pessimo lavoro di promozione".
John Thune, senatore del South Dakota e leader della maggioranza repubblicana al Senato, ha detto questa settimana ai giornalisti che il partito ha bisogno che il presidente porti a votare "gli elettori che sono suoi". "In un anno senza elezioni presidenziali, alle midterm, la sfida è sempre l'affluenza", ha aggiunto. "In questo caso ci sono molti elettori che potrebbero non avere voglia di andare a votare".
Per i repubblicani è un equilibrio difficile. Nei collegi in bilico il presidente allontana gli elettori indecisi, ma senza di lui una parte della base rischia di non presentarsi alle urne. Per questo Trump ha scelto di girare gli stati dove i suoi sostenitori sono più numerosi, nella speranza che la sua presenza basti a convincerli a votare anche quando sulla scheda non c'è il suo nome.
