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Trump fa campagna negli Stati repubblicani sicuri, un pessimo segnale per il suo partito
Molly Riley, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Elezioni 4 min di lettura

Trump fa campagna negli Stati repubblicani sicuri, un pessimo segnale per il suo partito

Il presidente gira Alabama, Oklahoma e Ohio invece degli Stati in bilico. I repubblicani sono costretti a difendersi in casa, anche con i soldi: in Texas spenderanno più di 300 milioni.

A cinque settimane dalle midterm, il presidente Donald Trump sta facendo campagna elettorale soprattutto negli Stati dove i repubblicani dovrebbero vincere senza fatica. Questa settimana è in Alabama, Oklahoma e Ohio, tre Stati che nel 2024 aveva conquistato con margini di 30, 34 e 11 punti percentuali. Secondo un'analisi di Ed Kilgore pubblicata sul New York Magazine, il calendario dei suoi viaggi è un pessimo segnale per il Partito Repubblicano: mostra un partito costretto a difendersi in casa propria, invece di attaccare dove si decide il controllo del Congresso.

Per gran parte della campagna Trump ha sostenuto che la chiave per mantenere la maggioranza alla Camera e al Senato fosse tenere mobilitata la base MAGA, cioè l'elettorato a lui più fedele. Per farlo ha cercato di trasformare le midterm in un voto su sé stesso, un obiettivo che paradossalmente condivide con i democratici. "Fate finta che io sia sulla scheda" è diventato il suo slogan delle ultime settimane, dopo la convention repubblicana di metà mandato organizzata all'inizio di settembre per celebrare la sua presidenza.

Secondo Kilgore la strategia avrebbe avuto un senso se il presidente l'avesse concentrata negli Stati più combattuti, quelli in cui il malcontento verso il suo secondo mandato rende ormai molto probabile un Congresso a maggioranza democratica. I suoi spostamenti invece lo portano in territori profondamente repubblicani. Alabama, Alaska, Iowa, Ohio e Texas hanno chiesto la sua presenza per convincere i sostenitori più convinti ad andare a votare. Ogni viaggio per difendere una roccaforte, però, toglie ai repubblicani l'occasione di mettere in difficoltà i democratici negli Stati tradizionalmente in bilico. Un finanziatore repubblicano ha riassunto la situazione dicendo che "gli incendi sono ovunque in questo momento".

In Alabama e in Oklahoma ci sono seggi della Camera a rischio, ma per Kilgore proprio questo mostra quanto sia profonda la crisi del partito: in Stati del genere i repubblicani non dovrebbero avere collegi in pericolo. Il viaggio in Ohio è più giustificabile. Lì si votano un seggio al Senato e alcuni seggi alla Camera in grave pericolo ma ancora recuperabili, oltre a una corsa serrata per il posto di governatore in cui è candidato Vivek Ramaswamy, imprenditore vicino al presidente. Anche in Iowa e in Texas i candidati repubblicani sono in difficoltà in un numero insolito di sfide.

Il tempo passato negli Stati repubblicani è tempo sottratto a quelli contesi: Arizona, Georgia, Michigan, Nevada, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin. Le midterm del 2026 si stanno combattendo in larga parte sul terreno del partito del presidente, lasciando scoperto gran parte del territorio davvero in gioco. Per Kilgore Trump sembra ormai puntare a limitare le perdite più che a vincere, un segnale pesante per un politico ossessionato dall'idea di "vincere". Il presidente aveva già promesso comizi in tutti i collegi in bilico, senza poi farli, mentre tra i repubblicani cresce il timore di perdere anche i seggi considerati sicuri.

Alla base delle difficoltà c'è il costo della vita. Tutti gli indicatori mostrano che il partito del presidente rischia di perdere una parte consistente degli elettori che nel 2024 avevano votato Trump, delusi dall'aumento dei prezzi. Il presidente ha più volte liquidato queste preoccupazioni come una "bufala" e ha suggerito che gli americani dovrebbero essere grati per l'"età dell'oro" economica che starebbero vivendo. Così i suoi alleati al Congresso si ritrovano a cercare in fretta qualcosa che somigli a un programma contro il caro vita, quello che Trump non ha mai voluto offrire.

Uno dei tentativi è il Ratepayer Protection Act, una proposta di legge in discussione al Senato che dovrebbe proteggere i consumatori dall'aumento delle bollette elettriche causato dai data center, i grandi centri di calcolo usati anche per l'intelligenza artificiale. Secondo Kilgore la legge affronta il problema in modo vago e serve soprattutto a salvare il suo primo firmatario, il senatore repubblicano dell'Ohio Jon Husted. In passato Husted aveva sostenuto con entusiasmo l'arrivo dei data center e oggi quelle posizioni stanno danneggiando la sua campagna contro il democratico Sherrod Brown. La proposta ha dovuto anche contendersi il tempo in aula con una legge sullo sport universitario, che il Senato ha poi approvato. Il senatore repubblicano della Louisiana John Kennedy ha detto che il Senato ha passato "tutta la settimana a cercare di accontentare gli allenatori di football", aggiungendo che i genitori americani, quando vanno a dormire la sera, non sono preoccupati per gli allenatori.

Trump ha provato a riconquistare gli elettori delusi con misure che Kilgore giudica goffe. In Iowa ha annunciato un'acciaieria da 15 miliardi di dollari sostenuta dal governo federale, che però aprirà solo nel 2030. Per dare un aiuto più immediato ha proposto di vietare le esportazioni di gasolio, una misura pensata per gli agricoltori dell'Iowa e del Midwest colpiti dal rincaro dei carburanti causato dalla guerra con l'Iran. Proprio gli agricoltori si stanno allontanando dai repubblicani. Il presidente ha anche promesso un assegno da 5.000 dollari a ogni elettore dopo le midterm, se il voto andrà nel verso giusto. Molti repubblicani hanno preso in giro l'idea e i sondaggi mostrano che pochissimi americani credono che l'assegno arriverà davvero.

L'unica spesa su cui tutti i repubblicani sono d'accordo è quella elettorale, che è ormai il cuore della strategia di Trump. Anche qui però la necessità di difendere gli Stati sicuri pesa sui conti. Dall'inizio di settembre al giorno del voto i gruppi vicini ai repubblicani prevedono di spendere 166 milioni di dollari per sostenere Ken Paxton, procuratore generale del Texas e candidato al Senato. È più di quanto spenderanno in due sfide per il Senato molto più combattute messe insieme: 83 milioni in Michigan e 61 in Maine. La corsa in Texas è diventata un pozzo senza fondo per il partito, anche perché durante le primarie diversi gruppi repubblicani avevano speso decine di milioni di dollari per fermare Paxton. In totale la spesa dei gruppi repubblicani in Texas dovrebbe superare i 300 milioni di dollari. Per Kilgore non è affatto chiaro che il Partito Repubblicano possa permettersi la strategia di Trump, né che otterrà qualcosa in cambio di quello che sta pagando.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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