Il Senato degli Stati Uniti ha approvato lunedì sera, con 77 voti favorevoli e 22 contrari, il Protect College Sports Act, una legge che riscrive le regole dello sport universitario americano. È la prima riforma complessiva del settore ad arrivare a un voto finale in una delle due camere del Congresso. Il testo passa ora alla Camera, dove le posizioni sono più divise e dove i deputati non torneranno a Washington prima delle elezioni di metà mandato di novembre.
La legge è stata proposta dal repubblicano Ted Cruz, senatore del Texas, e dalla democratica Maria Cantwell, senatrice dello stato di Washington. Vuole mettere ordine in un sistema stravolto negli ultimi anni dai pagamenti agli atleti, dai trasferimenti continui da un'università all'altra e da una lunga serie di cause in tribunale. Dal 2021 una sentenza della Corte Suprema e una serie di leggi statali permettono agli atleti universitari di guadagnare dal proprio "nome, immagine e somiglianza" (in inglese name, image and likeness, abbreviato NIL), cioè di firmare contratti di sponsorizzazione come fanno i professionisti. Da allora questi accordi sono regolati da un mosaico di norme diverse da stato a stato, difficile da capire e facile da aggirare. "Questa legge mette fine al caos che affligge lo sport universitario", ha detto Cruz in aula.
La NCAA, l'associazione che governa lo sport universitario americano, per anni si era opposta a qualsiasi intervento del Congresso. Ha cambiato posizione dopo aver perso una causa dopo l'altra e aver visto leggi statali e sentenze smontare pezzi importanti del suo regolamento. Da allora ha fatto pressione sui parlamentari per ottenere regole valide in tutto il paese e una protezione legale sufficiente a farle rispettare senza finire in tribunale.
Per la prima volta una legge federale riconoscerebbe in modo esplicito il diritto degli atleti a guadagnare dalla propria immagine e a ricevere una quota dei ricavi dei dipartimenti sportivi delle università. Resterebbe in vigore il sistema nato da House v. NCAA, l'accordo giudiziario del 2025 che ha permesso alle università di pagare direttamente gli atleti, dividendo con loro milioni di dollari all'anno entro un tetto fissato per ciascuna scuola. La legge consentirebbe di superare quel tetto con un fondo separato pensato per trattenere gli atleti già iscritti, con un margine ulteriore se parte dei soldi va a chi pratica sport femminili, olimpici o comunque poco redditizi.
Gli atleti potrebbero continuare a firmare contratti di sponsorizzazione con aziende esterne, ma questi dovrebbero avere un reale scopo commerciale e riflettere il valore di mercato dell'atleta. Università, finanziatori privati (i cosiddetti booster) e collettivi NIL, i gruppi che raccolgono denaro per pagare gli atleti di una scuola, non potrebbero più usare finte sponsorizzazioni per mascherare i pagamenti con cui convincono i giocatori a iscriversi, una pratica oggi molto diffusa. Gli accordi sopra i 600 dollari andrebbero dichiarati e le commissioni degli agenti non potrebbero superare il 5 per cento. La legge prova anche a scoraggiare le università dal cambiare di continuo conference, cioè le leghe in cui sono raggruppate per competere.
Gli atleti di Division I e II, le due categorie più alte dello sport universitario, avrebbero in genere cinque anni di calendario per gareggiare. Potrebbero cambiare università una volta senza perdere l'idoneità. Un secondo trasferimento li obbligherebbe di norma a restare fermi per una stagione, salvo eccezioni come il cambio di allenatore, la soppressione della disciplina o casi di molestie sessuali. È un ritorno alle regole in vigore prima che le sentenze dei tribunali aprissero il cosiddetto "portale" dei trasferimenti, che ogni anno spinge migliaia di atleti a cercare un'altra squadra.
Le università non potrebbero ridurre o revocare le borse di studio per scarso rendimento, infortuni o scelte sulla composizione della squadra. Gli atleti di Division I avrebbero diritto alla copertura delle spese mediche legate allo sport per cinque anni dopo l'ultima gara. Gli ex atleti avrebbero in genere dieci anni per tornare a studiare e completare la laurea con il sostegno di una borsa. La legge fissa anche standard nazionali su commozioni cerebrali, colpi di calore, abusi e altri aspetti di salute e sicurezza.
La critica principale riguarda la protezione legale concessa a chi dovrà applicare le nuove regole. Per anni gli atleti hanno fatto causa alla NCAA e alle università, sostenendo che i limiti ai loro compensi e ai loro spostamenti fossero un accordo illegale tra concorrenti. Molti dei cambiamenti più importanti dello sport universitario sono nati proprio da quelle cause. La legge concede una parziale esenzione dalle norme antitrust, le leggi che vietano alle imprese di accordarsi per limitare la concorrenza: gli atleti non potrebbero più fare causa alla NCAA, alle conference e alle università per il modo in cui applicano le regole su compensi, sponsorizzazioni, idoneità e trasferimenti. In molti di questi ambiti, inoltre, le norme federali prevarrebbero sulle leggi statali.
"Quello che questa legge fa, nella sostanza, è proteggere un sistema di sfruttamento", ha detto il senatore democratico del Connecticut Chris Murphy. Dopo il voto Murphy ha accusato università, conference e finanziatori di aver fatto pressioni enormi sul Congresso: "È una battaglia difficile quando i giocatori non hanno soldi né rappresentanza". Cory Booker, senatore democratico del New Jersey, aveva chiesto di rinviare il voto citando gli effetti sugli atleti, soprattutto su quelli neri. Secondo Booker è "una legge per il controllo e il potere della NCAA e delle istituzioni che ne fanno parte", che toglie agli atleti i diritti conquistati in tribunale.
Da anni sindacati e associazioni chiedono che gli atleti universitari siano considerati lavoratori dipendenti, con il diritto di iscriversi a un sindacato e di trattare su compensi e condizioni di lavoro. Murphy, Bernie Sanders ed Elizabeth Warren hanno presentato una proposta in questo senso. La legge approvata evita la questione: non riconosce la contrattazione collettiva e si limita a creare una commissione che studi il tema e faccia delle raccomandazioni. Per questo si sono opposti l'AFL-CIO, la principale confederazione sindacale americana, e altre organizzazioni dei lavoratori, secondo cui le università non dovrebbero poter limitare insieme compensi e libertà di movimento degli atleti senza negoziare con loro. "C'è una differenza importante tra essere ascoltati e avere potere", ha detto Oluchi Okananwa, che gioca a basket per l'università del Maryland ed è presidente ad interim della United College Athletes Association, un'associazione di atleti universitari.
Contro la legge si sono schierati anche il Congressional Black Caucus, il gruppo dei parlamentari afroamericani del Congresso, e la NAACP, la storica associazione per i diritti civili degli afroamericani. Sostengono che atleti, allenatori e agenti neri e le HBCU, le università storicamente frequentate da studenti neri, non siano stati coinvolti nella stesura di un testo che avrà su di loro un impatto sproporzionato. Limitando i trasferimenti e fissando un tetto complessivo ai compensi, la legge riporterebbe il potere nelle mani di università e allenatori, mentre fa poco per contenere gli stipendi e la mobilità degli allenatori più pagati. Lunedì il Senato ha respinto un emendamento che avrebbe fissato a 5 milioni di dollari il tetto agli stipendi degli allenatori e limitato a un anno di stipendio le penali per la rescissione dei loro contratti. I critici fanno notare anche che le tutele per gli sport femminili e olimpici non valgono per sempre in tutte le università e che i fondi per le HBCU sono solo autorizzati: per stanziarli servirà un'altra decisione del Congresso.
Chi sostiene la legge dice che lo sport universitario non può continuare a funzionare con un mosaico di leggi statali, sentenze e regolamenti della NCAA. Le vere sponsorizzazioni sono diventate difficili da distinguere dai pagamenti per il reclutamento e una spesa senza controllo mette a rischio i dipartimenti sportivi più piccoli, che potrebbero finire per eliminare le discipline meno redditizie del football. "Le vere sponsorizzazioni non sono la stessa cosa di un pagamento per il reclutamento mascherato", ha detto Cruz, secondo cui la legge offre certezza giuridica e non un'immunità totale. Cantwell ha ricordato che il testo dà agli atleti tutele che oggi la legge federale non prevede, dai diritti su sponsorizzazioni e ricavi alle garanzie sulle borse di studio, fino alla copertura medica dopo la fine della carriera universitaria. "Non si tratta di avere un miliardario nel giardino di casa", ha detto.
Dalla parte della legge si sono schierate le principali conference, le università statali e diversi allenatori famosi, che hanno finanziato anche spot televisivi con personaggi come Deion Sanders, ex campione professionista e oggi allenatore della squadra di football dell'università del Colorado a Boulder. Il presidente Donald Trump sostiene la riforma. Nelle scorse settimane aveva avvertito che il sistema attuale potrebbe portare "fallimenti e disastro per molti college" e aveva scritto che non si possono avere "atleti professionisti che tornano al college per un sacco di soldi" e giocano contro avversari molto più giovani. Dopo il voto ha scritto sui social che la legge "non salverà solo lo sport universitario, salverà le università stesse". Tra i contrari c'è anche chi pensa che il Congresso non debba intervenire affatto. "Quelli che gestiscono le poste ora vogliono gestire lo sport universitario. Che cosa potrebbe andare storto?", ha detto il senatore repubblicano del Kentucky Rand Paul.
Alla Camera, dove la maggioranza è molto risicata, il Congressional Black Caucus ha detto di non poter sostenere la legge nella forma attuale. Hakeem Jeffries, leader della minoranza democratica e destinato a diventare speaker se i democratici conquisteranno la Camera, l'ha definita "un lavoro in corso" e ha detto di condividere molte delle preoccupazioni del Caucus e della NAACP. Anche alcuni repubblicani vorrebbero modifiche, ma in direzione opposta: chiedono di stabilire in modo esplicito che gli atleti non sono dipendenti delle università, limitando così la loro capacità di trattare. "Hanno problemi sia a sinistra sia a destra", ha detto Murphy. Negli ultimi anni i deputati hanno lavorato a una loro proposta, senza trovare i voti per approvarla.
La Camera è in pausa fino a dopo le midterm, quindi resta solo la sessione lame duck, il periodo tra le elezioni e l'insediamento del nuovo Congresso in cui restano in carica anche i parlamentari non rieletti. Per diventare legge il testo dovrà essere approvato dalla Camera nella stessa versione oppure concordato con il Senato prima che il Congresso chiuda i lavori a metà dicembre. Altrimenti si dovrà ricominciare da capo il prossimo anno. Cruz ha chiesto ai leader repubblicani di richiamare subito i deputati e ha detto di sperare che Trump firmi la legge durante il pre-partita televisivo di una gara di football universitario. "Fin dall'inizio il nostro obiettivo non era passare di misura con 60 o 61 voti, ma ottenere un ampio voto bipartisan", ha detto Cruz dopo il voto.
