A cinque settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, i repubblicani temono di perdere anche seggi che fino a pochi mesi fa consideravano sicuri. L'approvazione del presidente Donald Trump è scesa al 37 per cento in un nuovo sondaggio del Wall Street Journal, il dato più basso mai registrato per un presidente alla vigilia delle midterm nelle rilevazioni del giornale, che risalgono al 1990. Secondo la media dei sondaggi di VoteHub, questa settimana la sua disapprovazione ha toccato il 60,4 per cento, il valore peggiore dei suoi due mandati, compreso il periodo successivo all'assalto al Congresso del 6 gennaio.
Il sondaggio del Wall Street Journal, condotto su 1.500 elettori registrati con un margine di errore di 2,5 punti, mostra anche crepe dentro l'elettorato del presidente. L'11 per cento di chi lo ha votato nel 2024 dice di essersi pentito. Tra i repubblicani che non si riconoscono nel movimento MAGA, che sono circa un terzo degli elettori del partito, l'11 per cento intende votare un candidato democratico al Congresso.
Pesano anche i prezzi. La benzina costa più di 4 dollari al gallone, il diesel ha raggiunto i 6,50 dollari e i prezzi dei generi alimentari continuano a salire rispetto a un anno fa. I mutui sono arrivati al 7 per cento e il costo del denaro cresce in tutta l'economia. Dopo sette mesi, la guerra con l'Iran è in una fase di stallo senza una via d'uscita evidente. Secondo un'analisi di Axios, per i repubblicani il problema più grave è che non c'è quasi nessuna possibilità che prima del voto la guerra finisca, l'inflazione rallenti, i tassi scendano o la fiducia dei consumatori risalga. Un consulente repubblicano ha detto al Wall Street Journal che gli elettori associano Trump all'aumento dei prezzi di cibo e carburante, ai mutui più cari e alla diffusione dei data center in tutto il paese.
Al Senato i democratici devono strappare quattro seggi ai repubblicani per conquistare la maggioranza, un obiettivo che su una mappa favorevole alla destra sembrava difficile e che ora appare sempre più realistico. In North Carolina e in Georgia i repubblicani considerano la partita persa e anche il Maine è diventato un problema. Il Texas, un tempo solidamente repubblicano, è più in bilico che mai. Poco dietro ci sono Florida e Alaska. Il comitato repubblicano per le campagne al Senato ha chiesto ai donatori altri 8,9 milioni di dollari per difendere i seggi di Alaska, Iowa e Ohio, tre Stati che Trump ha vinto con un margine a due cifre nel 2024.
In Texas il procuratore generale Ken Paxton è in svantaggio nei sondaggi contro il democratico James Talarico, in uno Stato che Trump ha vinto di 14 punti. Texas PAC, legato al Senate Leadership Fund, il principale gruppo esterno che lavora con il capo della maggioranza al Senato John Thune, ha già speso oltre 100 milioni di dollari per sostenere Paxton e potrebbe arrivare a 200 milioni entro il voto. L'unico Stato in cui i repubblicani sperano di conquistare un seggio oggi democratico è il Michigan, perché alcuni ritengono troppo radicale il candidato democratico Abdul El-Sayed. Un sondaggista repubblicano ha detto ad Axios che anche lì, "in questo clima, chi lo sa?". Lo stesso sondaggista ha raccontato che il partito fa fatica perfino a convincere i propri elettori a rispondere ai sondaggi e si è chiesto se si presenteranno ai seggi il giorno del voto.
Alla Camera ai democratici bastano tre seggi in più per ottenere la maggioranza. Venerdì il Cook Political Report, uno dei principali siti di analisi elettorale, ha spostato 15 collegi verso i democratici. I gruppi vicini al partito repubblicano stanno spendendo soldi in più di sei collegi che Trump aveva vinto con almeno 15 punti di vantaggio nel 2024. Il capo della maggioranza alla Camera Steve Scalise ha detto ad Axios che i repubblicani potrebbero ottenere 225 seggi, poco sopra i 218 necessari per la maggioranza.
Il fondatore del Cook Political Report, Charlie Cook, ha detto che più che di un'onda democratica si dovrebbe parlare di una "risacca rossa", cioè di una corrente che trascinerà a fondo molti repubblicani e ridurrà di parecchio i margini di molti altri. L'immagine ricorda che i democratici non sono popolari, sono solo meno impopolari dei repubblicani. "Negli ultimi 90 giorni", ha aggiunto Cook, la posizione politica di Trump "è passata da molto impopolare a tossica e ora a radioattiva". Un consulente che segue campagne in tutto il paese ha paragonato il clima a quello del 2006, le seconde midterm di George W. Bush, segnate dalla guerra in Iraq e dalla cattiva gestione dell'uragano Katrina. Quell'anno i repubblicani persero 30 seggi alla Camera, sei al Senato e il controllo di entrambe le camere. Un altro stratega repubblicano che segue diverse corse federali ha detto ad Axios che la situazione "ora sembra peggiore del 2018".
Sempre più candidati repubblicani prendono le distanze dal presidente, soprattutto sulla guerra. In Michigan il candidato al Senato Mike Rogers ha pubblicato un video girato in un supermercato in cui chiede di abbassare i prezzi e di chiudere la guerra con l'Iran "in fretta". In Iowa la deputata Ashley Hinson, candidata al Senato, ha chiesto la fine del conflitto, la sospensione delle esportazioni di diesel e dell'accisa sulla benzina. Anche il senatore Chuck Grassley vuole limitare l'export di diesel, una misura che la Casa Bianca valuta ma che il segretario all'Energia Chris Wright ha già ridimensionato a restrizioni volontarie. Due deputati repubblicani dell'Iowa ora sostengono una risoluzione sui poteri di guerra che limiterebbe le operazioni contro l'Iran. Anche i candidati repubblicani in Ohio e Wisconsin hanno chiesto di chiudere il conflitto. In Florida la deputata Maria Elvira Salazar ha girato davanti alla Casa Bianca uno spot che critica come eccessive le politiche del presidente sull'immigrazione, una scelta che secondo il Wall Street Journal ha irritato Trump in privato.
Nell'ultima settimana il presidente ha preso diverse decisioni che hanno spiazzato il suo partito. Ha escluso dalla Casa Bianca CNN, MS NOW e Politico, ha elogiato il sindaco socialista-democratico di New York Zohran Mamdani e ha organizzato una sontuosa cena di Stato per il leader cinese Xi Jinping. Il senatore del Mississippi Roger Wicker ha criticato in aula l'invito a Xi, mentre il senatore dello Utah John Curtis ha chiesto un'indagine su Donald Trump Jr., che ha ricevuto in regalo di nozze una festa pagata da un imprenditore russo vicino al Cremlino. Nessuno dei due si ricandida prima del 2030.
Trump invece si mostra ottimista. Secondo il Wall Street Journal, lunedì ha detto in privato al presidente francese Emmanuel Macron che i repubblicani andranno meglio del previsto. In più occasioni ha anche interrotto i collaboratori che cercavano di spiegargli quanto sia difficile la situazione. Un alto funzionario della Casa Bianca ha ammesso che la squadra politica del presidente è sotto pressione, ma vede ancora la possibilità di guadagnare seggi sia alla Camera sia al Senato. Un consigliere di Trump ha ricordato ad Axios il grande vantaggio economico dei repubblicani: "Se eseguiamo bene e la nostra gente si presenta, è un'altra partita. Manca più di un mese". Il presidente seguirà da vicino le circa 35 sfide più combattute, terrà decine di comizi telefonici e la prossima settimana sarà in Oklahoma e Alabama, due Stati che ha vinto con oltre 30 punti di margine.
