Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
Trump valuta di fermare l’export di diesel per 90 giorni
Una pompa di diesel negli Stati Uniti, fotografata nell'aprile 2025. Credito: Tony Webster, “Diesel Gas Pump” / CC BY 2.0, foto ritagliata.
Politica estera 4 min di lettura

Trump valuta di fermare l’export di diesel per 90 giorni

Il piano divide la Casa Bianca e incontra l’opposizione dell'industria petrolifera: secondo gli esperti, un calo iniziale dei prezzi potrebbe lasciare spazio a nuovi rincari.

L'amministrazione Trump si starebbe preparando a emanare un divieto di 90 giorni alle esportazioni di diesel, nonostante le divisioni al suo interno e l'opposizione dell'industria petrolifera. Lo riferisce Politico, citando 5 persone a conoscenza delle discussioni. L'obiettivo è ridurre il prezzo del carburante, che pesa sulle prospettive dei candidati repubblicani a meno di 7 settimane dalle elezioni di metà mandato.

Non è ancora chiaro su quale base giuridica verrebbe imposto il divieto, ma se davvero implementato, si tratterebbe di una delle più rilevanti restrizioni americane alle esportazioni di energia da quando, nel 2015, il Congresso abrogò il divieto di esportare greggio in vigore da decenni. Un funzionario della Casa Bianca ha però subito liquidato la notizia come "l'ennesima fake news di Politico".

Secondo l'AAA, l'associazione degli automobilisti americani, mercoledì il diesel è arrivato a costare in media 6,52 dollari al gallone, pari a circa 3,8 litri: 91 centesimi più di un mese prima e 2,83 dollari più di un anno prima. Per l'Energy Information Administration, l'agenzia di statistica del Dipartimento dell'Energia, la media nazionale settimanale ha raggiunto il record di 6,53 dollari, superando nettamente il precedente massimo di 5,81 dollari registrato nel giugno 2022, dopo l'invasione russa dell'Ucraina.

Ai rincari contribuiscono sia gli attacchi ucraini alle raffinerie russe che la guerra avviata a febbraio da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, che ha danneggiato gli impianti di raffinazione del Medio Oriente e ridotto così le esportazioni di petrolio dalla regione. Il diesel più caro aumenta i costi della produzione alimentare e del trasporto delle merci, colpendo in particolare agricoltori e autotrasportatori.

Le divisioni nell'Amministrazione

Martedì Trump ha già detto di aver pensato di fermare le esportazioni e che una decisione arriverà "in fretta". Secondo un dirigente dell'industria petrolifera che ha parlato con alti funzionari della Casa Bianca, il presidente sarebbe ora orientato ad annunciare il divieto entro la fine della settimana, rinviando a dicembre la valutazione delle eventuali conseguenze negative. A suo giudizio, nella Casa Bianca finora avrebbe prevalso la fazione più preoccupata per le conseguenze elettorali dei prezzi alla pompa di benzina così elevati.

Il Segretario all'Energia Chris Wright, quello al Tesoro Scott Bessent e quello agli Interni Doug Burgum avrebbero invece espresso contrarietà a un divieto totale. Ma martedì sera lo stesso Wright avrebbe telefonato agli amministratori delegati di alcune compagnie energetiche per avvertirli che il blocco di 90 giorni sarebbe probabilmente arrivato nei giorni successivi. Diversi dirigenti del settore avrebbero quindi subito chiamato la Casa Bianca per protestare.

Ieri lo stesso Wright si è schierato pubblicamente contro la misura. "Uno strumento grossolano come il divieto di esportare diesel di sicuro non funziona", ha detto durante un dibattito della Climate Week a New York. A un evento organizzato dalla testata Heatmap, Wright ha lasciato intendere che non ci sarà un blocco totale. Ha prospettato invece un'iniziativa "interamente volontaria" e possibili modifiche alle destinazioni del diesel esportato, che a suo giudizio potrebbero frenare i rincari.

Al Wall Street Journal ha chiarito che l'Amministrazione sta valutando delle restrizioni alle esportazioni, non un divieto vero e proprio. Sta di fatto che, dopo la pubblicazione dell'articolo di Politico, mercoledì le azioni delle raffinerie Valero, Marathon Petroleum e Phillips 66 hanno perso terreno.

L'ipotesi di fermare le esportazioni circolava da mesi, ma secondo un consigliere di Trump per l'energia la svolta è arrivata lo scorso fine settimana quando il senatore repubblicano dell'Iowa Chuck Grassley, tra i principali difensori degli interessi agricoli al Senato, ha fatto sapere di essere a favore del blocco scrivendo su X che il caro diesel stava "distruggendo il reddito degli agricoltori americani". Dopo il suo messaggio, altri esponenti repubblicani eletti negli Stati agricoli hanno chiesto all'Amministrazione di intervenire, anche fermando le esportazioni se necessario.

Perché il blocco potrebbe far salire i prezzi

Nel breve periodo, trattenere negli Stati Uniti il diesel destinato all'Europa o all'Asia potrebbe effettivamente abbassarne il prezzo in alcune regioni. Le raffinerie americane, però, producono molto più diesel di quanto ne consumi il mercato interno. Gli Stati Uniti esportano in media 1,4 milioni di barili al giorno di distillati, una categoria che comprende il diesel, soprattutto verso l'America Latina e l'Europa. Senza sbocchi all'estero, le raffinerie potrebbero finire per ridurre la produzione per evitare di accumulare scorte e riempire i magazzini di stoccaggio. In questo modo diminuirebbe però anche l'offerta di benzina e carburante per aerei, prodotti in parte dagli stessi impianti, e ciò porterebbe quasi sicuramente ad un aumento del prezzo degli altri carburanti.

"Si tratterebbe di una soluzione molto, molto temporanea", ha detto al Washington Post Debnil Chowdhury, responsabile per i carburanti e la raffinazione nelle Americhe e in Europa di S&P Global Energy. "Farebbe salire il prezzo della benzina per tutti." Anche l'American Fuel & Petrochemical Manufacturers, l'associazione dei produttori di carburanti, ha avvertito che il divieto finirebbe poi per ritorcersi contro chi lo impone.

Il blocco alle esportazioni farebbe inoltre salire i prezzi internazionali, avendo sottratto al mercato una quota rilevante di diesel. Secondo un'analisi del Washington Post sui dati doganali raccolti da Trade Data Monitor, nell'anno terminato a giugno il Messico, principale acquirente degli Stati Uniti, ha ricevuto dalle raffinerie americane il 96% del diesel importato. Per Ecuador e Costa Rica la quota era di circa il 90%. Anche l'Europa e il Regno Unito dipendono sempre più dal diesel americano, mentre le forniture dal Medio Oriente sono interrotte. La quota statunitense delle importazioni britanniche di diesel e gasolio da riscaldamento è salita dal 18% di un anno fa al 30% nella prima metà del 2026.

Per David Oxley, capo economista per il clima e le materie prime di Capital Economics, il divieto aggraverebbe le tensioni già presenti sul mercato mondiale del diesel. In una nota anche Oxley osserva che la misura potrebbe alla fine rivelarsi controproducente anche per gli Stati Uniti: l'eccesso di diesel invenduto rischierebbe di spingere le raffinerie a ridurre la produzione di carburanti nel giro di poche settimane.

Condividi
Redazione
Autore

Redazione

Seguici anche sui social

Le notizie più importanti dagli Stati Uniti, ogni giorno.