Donald Trump interviene all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il 22 settembre 2026. Credito: Daniel Torok / Casa Bianca — opera del governo degli Stati Uniti.
Secondo il Wall Street Journal il presidente ha detto ai suoi collaboratori di prepararsi a nuovi bombardamenti dopo le midterm. Intanto il Dipartimento del Tesoro convince gli alleati del Golfo e la Turchia a tagliare voli e bloccare le banche iraniane.
Donald Trump ha respinto la proposta iraniana di una tregua di 7 giorni e ha detto ai suoi collaboratori che, dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre, potrebbe riprendere a bombardare l’Iran. Lo hanno riferito al Wall Street Journal alcuni funzionari americani. Teheran aveva presentato la proposta domenica, durante un incontro in Qatar: avrebbe permesso la riapertura dello Stretto di Hormuz e avviato negoziati sul programma nucleare se gli Stati Uniti avessero sospeso il blocco navale dei porti iraniani, sbloccato parte dei suoi beni all’estero e revocato le sanzioni sulle esportazioni di petrolio.
Washington ha però comunicato ai mediatori che Trump non intende sospendere il blocco: conta sulla pressione economica per ottenere condizioni più favorevoli agli Stati Uniti e ai paesi arabi del Golfo. In pubblico, il presidente sostiene che Teheran voglia un accordo per smantellare il proprio programma nucleare dopo le elezioni. In privato, secondo i funzionari, dubita sempre di più che accetti le sue richieste e considera probabile una nuova campagna di bombardamenti.
Non è chiaro però quanto una eventuale nuova campagna militare sarebbe estesa: Trump è restio a riprendere operazioni su larga scala, anche per conservare le scorte di munizioni, sempre più risicate. Nei 7 mesi di guerra il presidente statunitense ha alternato diplomazia, attacchi e sanzioni, fermandosi finora prima di dare seguito alle minacce più estreme. La sua posizione potrebbe cambiare ancora, anche alla luce del risultato del voto di novembre. Questa settimana, davanti all’Assemblea Generale dell’ONU, ha assicurato che le elezioni non influenzeranno le sue decisioni sull’Iran. Ai repubblicani, però, ha chiesto di votare come se il suo nome fosse sulla scheda.
Guerra in Iran
Trump respinge la tregua e stringe l'assedio economico intorno all'Iran
Teheran si offriva di riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio della fine del blocco navale e delle sanzioni sul petrolio. Washington ha detto no: preferisce isolare l'Iran tagliandone i collegamenti aerei e bancari, e dopo il voto del 3 novembre potrebbe tornare a bombardare.
Grafica di FocusAmerica26 settembre 2026
Voli e banche
Cinque Paesi della regione hanno tagliato i legami aerei o bancari con l'Iran
Un alto funzionario del Tesoro americano ha passato due settimane tra Medio Oriente ed Europa per avvertire i partner commerciali di Teheran. Molti hanno fermato compagnie aeree e banche iraniane. Mahan Air, accusata di trasportare armi per i Guardiani della Rivoluzione, vola ancora verso Russia e Cina.
Paesi che hanno chiuso
5
Rotte ancora aperte
2
Oman, Emirati, Turchia, Azerbaigian e Georgia
Verso Mosca e verso la Cina
Londra stretta in arrivo
Rotta apertaRidotta (stop a Mahan Air)Rotta chiusaStretta sulle banche
Poteri di guerra
Il Senato respinge per 49 voti a 50 la risoluzione per fermare la guerra
Quattro repubblicani hanno votato con i democratici: per Thom Tillis era la prima volta, dopo dodici voti contrari. Un democratico, John Fetterman, si è schierato con la maggioranza repubblicana.
← FavorevoliContrari →
Un voto di scarto
Favorevoli
49
Contrari
50
45 democratici e 4 repubblicani
49 repubblicani e 1 democratico
Per approvarla servivano tutti i democratici presenti e un quinto repubblicano. Seleziona un nome per trovarlo nell'emiciclo.
Il conto della guerra
45,1mld $
Costo della guerra stimato dal Pentagono, fino a inizio settembre
In aula i democratici hanno citato la stima di agosto, 42 miliardi
19
Militari americani uccisi secondo il Pentagono
Almeno 22 per il Washington Post
14
Votazioni del Senato sui poteri di guerra dall'inizio del conflitto
Una sola approvata, a giugno
Il negoziato
Teheran proponeva una tregua di sette giorni. Trump l'ha respinta
L'offerta è arrivata domenica 20 settembre, in un incontro in Qatar. Washington ha fatto sapere ai mediatori che il blocco navale dei porti iraniani resta: conta sulla pressione economica per ottenere condizioni migliori per sé e per i Paesi arabi del Golfo.
Il piano iraniano, giorno per giorno
1
2
3
4
5
6
7
Tocca agli Stati Uniti
All'Iran
Giorni 1-5Gli Stati Uniti sospendono il blocco navale, sbloccano parte dei beni iraniani all'estero e revocano le sanzioni sul petrolio.
Giorni 6-7L'Iran riapre lo Stretto di Hormuz e avvia i negoziati sul programma nucleare.
RespintoTrump non sospende il blocco navale dei porti iraniani.
Trump in pubblico
Teheran vuole un accordo per smantellare il programma nucleare, dopo le elezioni.
Trump in privato
Dubita sempre di più che l'Iran accetti e considera probabile una nuova campagna di bombardamenti.
Non è chiaro quanto sarebbe estesa una nuova campagna: Trump è restio a riprendere operazioni su larga scala, anche per non consumare le scorte di munizioni, sempre più risicate.
Giorni di guerra
210
Giorni al voto
38
Dal 28 febbraio a oggi
Le elezioni di metà mandato, il 3 novembre
Oggi
3 nov
28 feb
Nuovi bombardamenti?
28 febbraio
Inizia la guerra. Stati Uniti e Israele attaccano l'Iran.
Giugno
Intesa preliminare tra Trump e Teheran: revoca delle sanzioni sul petrolio, accesso ai beni congelati e un ruolo iraniano nella gestione dello Stretto. È il modello a cui vorrebbero tornare i Guardiani della Rivoluzione.
Luglio
Riprendono le operazioni militari americane contro l'Iran.
20 settembre
In Qatar l'Iran propone la tregua di sette giorni.
24 settembre
Il Senato respinge la risoluzione sui poteri di guerra, 49 voti a 50.
3 novembre
Elezioni di metà mandato. Trump ha chiesto ai repubblicani di votare come se il suo nome fosse sulla scheda. Dopo il voto potrebbe tornare a bombardare.
FonteWall Street Journal (funzionari americani); Senato degli Stati Uniti, voto del 24 settembre; Pentagono, stime al Congresso del 18 settembre e registro dei caduti; Washington Post; calendario del piano secondo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Mappa: Natural Earth. Dati aggiornati al 26 settembre 2026.
Il Congresso e i negoziati
Intanto giovedì il Senato ha respinto con 49 voti favorevoli e 50 contrari una risoluzione che avrebbe imposto al presidente di porre fine alle ostilità contro l’Iran in assenza di un’autorizzazione del Congresso. Si è trattato della quattordicesima votazione del Senato sui poteri di guerra dall’inizio del conflitto. 4 senatori repubblicani — Susan Collins, Lisa Murkowski, Rand Paul e Thom Tillis — si sono uniti ai democratici. Durante il dibattito, questi ultimi hanno ricordato il costo della guerra, stimato dal Pentagono in circa 42 miliardi di dollari, e la morte di 19 militari americani.
Nel frattempo, intanto, i contatti tra le due parti proseguono attraverso i mediatori, e si starebbe parlando anche del futuro del programma nucleare iraniano. Secondo un funzionario americano, però, il successo almeno parziale dell'operazione militare statunitense di scorta alle petroliere nello stretto di Hormuz ha ridotto l’urgenza di raggiungere un’intesa a tutti i costi da parte degli Stati Uniti.
Ma anche i Guardiani della Rivoluzione, che esercitano di fatto il potere in Iran dall’inizio della guerra a febbraio, si dicono pronti a un conflitto lungo. Vorrebbero tornare a condizioni vicine a quelle dell’intesa preliminare raggiunta con Trump a giugno: revoca delle sanzioni sul petrolio, accesso ai beni congelati e un ruolo iraniano nella gestione dello stretto in cambio della sua riapertura.
La pressione su voli e banche
Per costringere Teheran a difficili concessioni, Washington sta cercando di isolare economicamente l'Iran. Jonathan Burke, sottosegretario al Tesoro per il finanziamento del terrorismo ed ex responsabile delle sanzioni di Citi per Europa, Medio Oriente e Africa, ha trascorso due settimane tra Medio Oriente ed Europa per avvertire i partner commerciali dell’Iran dei rischi dei loro rapporti con Teheran. La sua campagna è stata ricostruita da un altro articolo del Wall Street Journal.
In Oman, storico intermediario tra l’Iran e l’Occidente, Burke ha chieso di fermare i collegamenti aerei di Mahan Air, compagnia iraniana che secondo le autorità occidentali trasporta armi, personale e rifornimenti per conto dei Guardiani della Rivoluzione. Muscat ha quindi prima fermato i voli di Mahan e poi quelli di tutte le altre compagnie iraniane.
Negli Emirati Arabi Uniti, da tempo un importante accesso dell’Iran al sistema finanziario internazionale, le autorità hanno vietato alle filiali di Bank Melli le transazioni legate a Teheran e bloccato i voli delle compagnie iraniane. La Turchia ha interrotto i collegamenti di Mahan Air e revocato la licenza della filiale di Istanbul di Bank Mellat. Anche Azerbaigian e Georgia hanno chiuso le porte alle compagnie aeree iraniane. Restano aperte le rotte verso Cina e Russia, dove Mahan Air continua a volare. Il Regno Unito, invece, ha già fatto sapere che non intende rinnovare le deroghe concesse alle banche iraniane attive a Londra: la filiale britannica di Bank Melli, la cui licenza per operare scade il 22 ottobre, rischia di chiudere.