Nella giornata di oggi i governi del G7 — Stati Uniti, Francia, Italia, Germania, Giappone, Regno Unito e Canada — hanno deciso di immettere sul mercato, nell’arco dei prossimi 4 mesi, 100 milioni di barili di gasolio e greggio dalle riserve strategiche, per contenere i prezzi record dei carburanti, spinti in alto soprattutto a causa della guerra in Iran. Il volume equivale a circa un giorno di domanda mondiale di petrolio. L’operazione sarà coordinata dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) e coinvolgerà anche paesi partner del gruppo.
Nella sua dichiarazione congiunta, il G7 annuncia di aver raggiunto l’accordo per “misure decisive e coordinate per stabilizzare immediatamente le forniture energetiche”, con una consistente immissione di gasolio nei primi 20 giorni. Non viene però precisata la ripartizione dei 100 milioni di barili tra gasolio e greggio. L’intervento dà attuazione agli impegni già assunti a marzo, tenendo anche conto dei quantitativi già immessi sul mercato.
Il gasolio e i carburanti affini rappresentano circa il 28% della domanda mondiale di petrolio, secondo l’AIE, e sono particolarmente colpiti dalla scarsità di offerta. Gli attacchi militari alle infrastrutture energetiche in Medio Oriente e in Russia hanno gravemente danneggiato le raffinerie, riducendo così la capacità mondiale di trasformare il greggio in carburanti.
Le pressioni di Trump e l’impegno sulle esportazioni
La decisione arriva dopo le minacce del presidente Donald Trump di vietare le esportazioni di gasolio statunitense, una misura duramente contestata sia dalle compagnie petrolifere americane sia dai leader europei. Nelle ultime settimane, negli Stati Uniti il prezzo del gasolio alla pompa è salito fino a sfiorare i 6,50 dollari al gallone. Trump e i repubblicani sono sempre più sotto pressione per far scendere i prezzi prima delle elezioni di metà mandato di novembre.
Non meraviglia dunque il fatto che sui social, il presidente ha annunciato che l’Europa ha accettato di mettere sul mercato una quantità enorme di gasolio, attingendo a quelle che ha definito scorte abbondanti.
“Europe has just agreed to release a massive amount of their heavily stocked Diesel Oil. The process will begin immediately...” - President Donald J. Trump pic.twitter.com/SkU8ANK7ev
— The White House (@WhiteHouse) October 2, 2026
La decisione di oggi è arrivata dopo che presidente francese Emmanuel Macron, che guida il G7 durante la presidenza di turno della Francia, ha convocato la videoconferenza dei leader e ha dichiarato che Trump si è impegnato a non introdurre il divieto. Nella dichiarazione congiunta, i leader ribadiscono l’impegno a evitare restrizioni alle esportazioni di energia e prodotti energetici tra i Paesi del gruppo e invitano tutti i produttori a non imporre divieti che potrebbero aggravare le tensioni sul mercato.
Secondo Macron, l’immissione sul mercato delle riserve dovrebbe contribuire a far scendere i prezzi alla pompa il più rapidamente possibile. Venerdì, dopo l’annuncio, i futures europei sul gasolio hanno ampliato le perdite fino all’8%, secondo il Financial Times. I prezzi al dettaglio tendono a seguire l’andamento delle quotazioni all’ingrosso, ma con un certo ritardo.
La dipendenza europea dal gasolio americano
Un divieto statunitense avrebbe colpito duramente l’Europa, sempre più dipendente dal gasolio americano dopo l’embargo imposto dall’Unione Europea sui prodotti petroliferi russi, entrato in vigore nel febbraio 2023 in risposta all’invasione russa dell’Ucraina. Secondo una stima pubblicata il 25 settembre da S&P Global, nel terzo trimestre del 2026 le forniture americane di gasolio all’Europa erano destinate a raggiungere una media di 360.000 barili al giorno, contro i 250.000 precedenti alla guerra con l’Iran.
Ad agosto, gli Stati Uniti hanno fornito circa la metà delle importazioni europee di gasolio via mare, secondo i dati di Vortexa riportati dall’Unione Internazionale dei Trasporti Stradali. La necessità di frenare i rincari si scontra però con quella di preservare le riserve per affrontare possibili interruzioni prolungate delle forniture.
Robert McNally, presidente della società di consulenza Rapidan Energy Group, ha osservato che i Paesi europei, dopo i ritardi nell’attuazione degli impegni assunti sulle scorte strategiche, sono stati spinti ad agire solo dalla prospettiva di rovinose restrizioni americane alle esportazioni. La Cina, altro grande fornitore di gasolio, ha già recentemente ripreso a limitare le esportazioni di carburanti. Trump, finora, non ha seguito il suo esempio. Con l’avvicinarsi delle elezioni di novembre, un eventuale divieto americano avrebbe sempre meno tempo per produrre un calo dei prezzi interni.
Ma una eventuale divieto di esportazione del diesel avrebbe potuto anche far rincarare la benzina, che negli Stati Uniti alimenta molti più veicoli del gasolio. Secondo S&P Global, le raffinerie americane sarebbero, infatti, a quel punto costrette a ridurre la lavorazione del greggio per smaltire l’eccesso di gasolio rimasto sul mercato interno. Ciò avrebbe rischiato però di ridurre anche la produzione di benzina, con il conseguente rischio di spingerne ulteriormente al rialzo i prezzi.
