A Long Beach, in California, sono in corso le riparazioni d'emergenza dopo le mareggiate provocate da Rachel, che hanno lasciato diverse case sul lungomare a rischio di crollo e distrutto parte della storica passeggiata in legno. La tempesta ha portato meno pioggia del previsto, ma le onde hanno danneggiato gravemente gli edifici sulla penisola della città, dove l'alta marea si è sommata agli effetti di El Niño e del cambiamento climatico sul livello del mare. Gli ispettori comunali hanno dichiarato inagibili 13 abitazioni distribuite in otto edifici. Martedì l'ordine di evacuazione obbligatoria era ancora in vigore per alcune delle case più esposte.
"Questi danni non sono normali. Sono senza precedenti per la nostra comunità", ha detto il sindaco Rex Richardson durante una conferenza stampa nel fine settimana, secondo il resoconto dell'AFP. Richardson ha anche invitato i cittadini a prepararsi ritirando i sacchi di sabbia distribuiti dal comune, perché con l'inverno gli effetti di El Niño dovrebbero aggravarsi. "Le nostre infrastrutture non sono state costruite per questo", ha avvertito.
Il direttore generale dell'amministrazione comunale, Tom Modica, ha presentato un piano per riparare la passeggiata e la barriera di contenimento che ha ceduto. È stato inoltre anticipato alla settimana del 19 ottobre l'avvio di un intervento da 11,4 milioni di dollari per allargare la spiaggia di circa 60 metri, aggiungendo circa 317.000 metri cubi di sabbia. Il National Hurricane Center, il centro federale che monitora gli uragani, ha avvertito che, pur essendo passata la fase peggiore di Rachel, le condizioni pericolose sulla costa potrebbero persistere per giorni, soprattutto quando le onde più alte coincideranno con l'alta marea.
Sei morti in Messico, rischio di alluvioni negli Stati Uniti
Mareggiate di questa intensità, generate da cicloni tropicali del Pacifico, sono molto rare nella California meridionale. In Messico Rachel ha provocato conseguenze ancora più gravi: nello Stato della Bassa California le alluvioni hanno travolto auto e danneggiato case a Ensenada. Secondo l'Associated Press, martedì il bilancio nella Bassa California è salito a 5 morti, tra cui una ragazza di 13 anni e un bambino di 4. Altre 5 persone risultavano disperse.
L'esercito messicano ha evacuato in elicottero 32 persone rimaste isolate a Rancho Genesis, un campo per orfani in cui operano missionari. Ventidue delle persone soccorse erano straniere, tra cui cittadini americani e tedeschi.
Più a sud, l'uragano Simon, di categoria 1, si sta muovendo lentamente al largo della costa occidentale del Messico, con venti massimi sostenuti di circa 150 km orari. A Chilpancingo, nello Stato di Guerrero, una persona di 71 anni è morta nel crollo di un muro. Il bilancio complessivo delle due tempeste in Messico è così salito a 6 vittime.
L'umidità trasportata da Simon potrebbe provocare alluvioni improvvise anche in alcune zone di Texas, New Mexico, Oklahoma, Kansas e Missouri, con accumuli di pioggia fino a 15 cm e punte locali di 20, secondo la meteorologa di CBS News Nikki Nolan. Domenica Las Vegas ha eguagliato il record di pioggia caduta in un solo giorno di ottobre: 27 mm, come nel 1947.
Nel Pacifico orientale e centrale, considerati insieme, la stagione degli uragani ha già superato il record di energia complessiva sviluppata dai cicloni, un indicatore che tiene conto dell'intensità dei venti e della durata delle tempeste. Mancano ancora quasi due mesi alla conclusione ufficiale della stagione, mentre nell'Atlantico l'attività è stata insolitamente bassa.
Un El Niño eccezionale in oceani sempre più caldi
A settembre la temperatura superficiale media del mare nella regione del Pacifico utilizzata per monitorare El Niño, chiamata Niño 3.4, ha raggiunto il massimo storico di 29,70 °C, superando i picchi dei forti episodi del 1982-83, del 1997-98 e del 2015-16. Lo ha comunicato Copernicus, il servizio europeo di monitoraggio del clima, i cui dati sono disponibili nel bollettino ufficiale di settembre.
El Niño è la fase calda di un ciclo climatico naturale: riscalda temporaneamente le acque del Pacifico tropicale e modifica i venti e la distribuzione delle piogge in molte parti del mondo. Nel Pacifico tende a favorire la formazione e l'intensificazione degli uragani, mentre nell'Atlantico tende a ostacolarle. L'episodio di quest'anno, iniziato a giugno, è "davvero eccezionale", ha detto all'AFP il direttore del servizio Copernicus per il cambiamento climatico, Carlo Buontempo. È però ancora presto per stabilire se sia il più forte mai osservato.
Il riscaldamento degli oceani rende infatti più difficile il confronto con il passato: le temperature assolute possono essere più alte anche senza che El Niño sia più intenso. Un nuovo indice adottato da Copernicus, che tiene conto del riscaldamento delle acque tropicali, non indica ancora che l'episodio attuale abbia superato i precedenti. I centri meteorologici, tuttavia, non utilizzano tutti gli stessi criteri: venerdì l'agenzia meteorologica giapponese ha annunciato che il fenomeno ha raggiunto "l'intensità più forte mai registrata".
Sempre a settembre, la temperatura superficiale media degli oceani tra 60° di latitudine sud e 60° nord, dunque escluse le regioni polari, ha raggiunto 21,05 °C: un record per questo mese, superiore ai 20,92 °C del settembre 2023. Anche la temperatura dell'aria è rimasta eccezionalmente alta: a livello globale è stato il secondo settembre più caldo mai registrato, con una media di 1,63 °C superiore a quella del periodo preindustriale.
Secondo Buontempo, il 2026 potrebbe così diventare l'anno più caldo mai registrato e il 2027 potrebbe persino superarlo, perché El Niño tende a far salire le temperature globali soprattutto nell'anno successivo al suo picco. "La causa ultima dell'aumento delle temperature e del superamento di 1,5 °C sono le emissioni di gas serra prodotte dall'uomo", ha detto all'AFP.
