Alle midterm del 3 novembre un voto in Alaska ha una probabilità su 218mila di decidere chi controllerà il Senato. È 48 volte la probabilità di un elettore americano medio e 34 volte quella di un elettore del Texas, dove la sfida è altrettanto combattuta ma gli elettori attesi sono 32 volte di più. In Massachusetts, dove il democratico Ed Markey è dato per sicuro, la probabilità scende a una su 4 miliardi.
Abbiamo calcolato questi numeri con il nostro modello, seguendo il metodo del Voter Power Index. Un singolo voto cambia il controllo di una camera solo se si verificano due cose insieme: la gara del suo stato o del suo collegio finisce in parità e proprio quel seggio è quello che decide la maggioranza. La probabilità che succedano entrambe va poi divisa per il numero di elettori, perché in uno stato grande lo stesso pareggio va spartito fra molte più persone. Per stimarla abbiamo ripetuto un milione di volte la simulazione delle elezioni con i sondaggi aggiornati al 9 ottobre, invece delle 50mila che servono per le probabilità pubblicate ogni giorno.
Lo stato che ha più probabilità di decidere il Senato è il Maine, con 11,6 possibilità su 100, seguito da Alaska (11,2), Texas (10,9) e Iowa (10,6). Ai democratici servono 51 seggi, perché in caso di 50 a 50 il voto decisivo spetta al vicepresidente repubblicano JD Vance. In ogni simulazione abbiamo ordinato gli stati dal margine democratico più ampio al più stretto e abbiamo guardato quale porta i democratici al 51° seggio. Seguono Michigan (9,3), Ohio (8,9), Kansas (7,8) e Minnesota (7,7). Nessuno stato supera 12 su 100, quindi la maggioranza può decidersi in molti posti diversi.
Il peso del singolo voto mette gli stati in un ordine diverso. In testa ci sono l'Alaska, dove la democratica Mary Peltola è avanti di 2,2 punti sul senatore Dan Sullivan, e il Maine, dove Troy Jackson è avanti di 1,4 punti su Susan Collins, che cerca di difendersi dall'impopolarità del presidente. L'Iowa ha la sfida più incerta di tutte, con 0,3 punti fra Josh Turek e Ashley Hinson e 17 possibilità su 100 che il risultato finisca entro un punto, ma è solo terzo: lì voteranno circa 1,2 milioni di persone, contro le 264mila dell'Alaska. Subito dopo ci sono il Kansas, finito a sorpresa fra le gare in bilico, e il Nebraska, dove l'indipendente Dan Osborn sfida il senatore Pete Ricketts e il modello conta i suoi seggi insieme a quelli democratici. Texas, Michigan e Ohio sono fra gli stati che più probabilmente decideranno la maggioranza, ma con 4-8 milioni di elettori un voto lì pesa da 1,4 a 2,3 volte la media.
Per il Senato un voto in Alaska pesa 48 volte la media
Le probabilità che un singolo voto decida la maggioranza del Senato e che lo stato sia quello del seggio decisivo, nelle 12 gare dove il voto pesa di più.
In 15 stati quest'anno non si vota per il Senato e lì vive il 36 per cento degli elettori. Fra questi ci sono California e New York, ma anche Pennsylvania, Wisconsin, Arizona e Nevada, che alle presidenziali sono fra gli stati più contesi. I loro elettori possono influire solo sulla Camera. In Pennsylvania un voto ha una probabilità su 32 milioni di decidere il controllo di una delle due camere, in California una su 42 milioni.
Alla Camera il quadro cambia. I democratici hanno 95 possibilità su 100 di conquistarla e nella simulazione mediana arrivano a 239 seggi, ben oltre i 218 che servono per la maggioranza. La Camera si decide per un solo seggio in 1,4 simulazioni su 100, contro 22 su 100 per il Senato. Quando succede, per i democratici è una serata storta, con circa cinque punti in meno rispetto alle previsioni di oggi. Per questo il seggio decisivo non è nei collegi oggi in parità, ma in quelli dove i democratici sono avanti di circa cinque punti: il secondo distretto del Nebraska, quello intorno a Omaha, è il più probabile con 1,8 possibilità su 100, seguito dal decimo della Pennsylvania, dal secondo del New Mexico, dal primo dell'Iowa e dal settimo del New Jersey.
I collegi più in bilico secondo i sondaggi, come il diciassettesimo di New York (democratici avanti di 1,8 punti) e l'ottavo del Colorado (1,4), contano meno, perché nelle simulazioni in cui la Camera si decide per un seggio i democratici li hanno già persi. Nessun collegio supera 1,8 possibilità su 100 e i 30 più probabili insieme arrivano a 47 su 100. In pratica la Camera non ha un singolo collegio decisivo, ma una fascia di una trentina di seggi.
Alla Camera il seggio decisivo non è quello in parità
Per ogni collegio, la probabilità di essere quello che dà la maggioranza ai democratici, cioè il loro 218° seggio, rispetto al margine previsto oggi. Sono avanti di molto, quindi il seggio decisivo arriva solo in una serata storta e cade in collegi dove oggi hanno circa 5 punti di vantaggio.
Il singolo voto per la Camera pesa di più nei collegi dove vota poca gente. In testa c'è il ventiduesimo della California, nella Central Valley, dove sono attesi circa 117mila elettori, seguito dal trentaquattresimo del Texas e dal secondo del New Mexico. Anche il tredicesimo della California e il quindicesimo del Texas sono fra i primi: sono tutti collegi con molti elettori ispanici, dove l'affluenza è più bassa della media. Anche lì, però, un voto pesa meno che nei sei stati in testa per il Senato: in media un voto decide la Camera una volta su 40 milioni e il Senato una volta su 10 milioni.
Sommando i due pesi per ogni collegio, come ha fatto VoteHub, il 79 per cento della probabilità complessiva di decidere le due maggioranze viene dal Senato. In testa ci sono il collegio unico dell'Alaska, i due del Maine, i quattro dell'Iowa e quelli di Nebraska e Kansas. Il primo collegio senza una sfida combattuta per il Senato è il ventiduesimo della California, al diciannovesimo posto. Il peso è concentrato in pochi posti. L'1 per cento degli elettori, cioè quelli di Alaska e Maine, ha il 19 per cento del totale, il 10 per cento degli elettori, circa 11 milioni di persone in 40 collegi di 13 stati, ne ha il 57 per cento. VoteHub era arrivato a un risultato simile, intorno al 60 per cento. Alla metà degli elettori con il voto meno pesante resta il 4 per cento.
Un elettore su dieci ha più della metà del peso sul Congresso
Gli elettori ordinati dal voto che pesa di più a quello che pesa di meno, sommando Camera e Senato: quanta parte della probabilità complessiva di decidere le due maggioranze hanno in mano.
Questi numeri cambiano con i sondaggi e con l'affluenza, che abbiamo stimato partendo dai voti delle presidenziali del 2024 e da quanto ciascuno stato ha votato alle ultime midterm. Misurano solo il peso sul controllo del Congresso. Lo stesso giorno gli americani eleggono 36 governatori e votano sui referendum di 39 stati, oltre a migliaia di cariche locali, dove gli elettori sono molti meno e un singolo voto pesa molto di più.
