Alla vigilia delle elezioni di metà mandato del 3 novembre hanno già votato più di 57 milioni di americani, di persona nei seggi aperti nelle settimane precedenti o per posta. Sono il 26 per cento in più dello stesso punto del 2022 e circa il 70 per cento di quelli del 2024, quando si votava anche per la presidenza. Il totale supera già la metà di tutti i voti espressi alle midterm del 2022, che per affluenza erano seconde solo a quelle del 2018. Negli stati dove gli elettori si iscrivono a un partito, fra chi ha già votato i democratici pesano più che allo stesso punto del 2024 quasi ovunque, mentre il confronto con il 2022 è più vario.
I numeri sono aggiornati alla sera del 2 novembre. In molti stati le schede per posta continueranno ad arrivare fino al giorno del voto (in alcuni anche dopo), quindi i totali possono ancora cambiare di poco, ma senza variazioni sostanziali. Vengono dalla pagina con cui seguiamo il voto anticipato stato per stato, che raccoglie due volte al giorno i dati degli uffici elettorali statali e dell'Election Lab dell'Università della Florida. Dicono quante persone hanno votato, non per chi: il partito, dove c'è, è quello con cui l'elettore è iscritto nei registri elettorali. A metà ottobre il voto anticipato procedeva già più in fretta del 2022 in quasi tutti gli stati chiave.
Più voti del 2022, meno del 2024
Nei 40 stati per cui esiste un confronto giorno per giorno, a parità di giorni dal voto i voti anticipati sono il 26 per cento in più del 2022 e circa il 70 per cento di quelli del 2024. Sono indietro rispetto al 2022 solo sette stati e il District of Columbia, tutti posti dove si vota soprattutto o soltanto per posta: Oregon, Washington, Utah, Vermont, Montana, North Dakota e Pennsylvania.
Il Texas è lo stato dove il voto anticipato si avvicina di più ai livelli delle presidenziali: 7,7 milioni di voti, l'85 per cento di tutto il voto anticipato del 2024 e il 41 per cento in più del 2022. La crescita sul 2022 è ancora più forte in South Carolina, dove i voti sono quasi raddoppiati (più 76 per cento). In Michigan, che dal 2024 ha nove giorni di voto anticipato di persona, sono il 26 per cento in più.
Il voto anticipato supera il 2022 quasi ovunque, ma resta sotto il 2024
Voti espressi di persona e per posta fino alla sera del 2 novembre, in rapporto a tutto il voto anticipato del 2024 (la barra intera) e del 2022 (la tacca arancione) fino alla vigilia del voto. Fa eccezione la Pennsylvania, dove prima del giorno del voto si può votare solo per posta.
Meno posta, più seggi
Nei 24 stati che pubblicano separatamente i due canali, i voti espressi di persona sono il 49 per cento in più dello stesso punto del 2022, mentre le schede per posta sono il 17 per cento in meno. Secondo un'analisi di Geoffrey Skelley per Decision Desk HQ, una parte dello spostamento viene da elettori di orientamento democratico che diffidano del voto per posta dopo gli attacchi del presidente Trump. Anche i sondaggi del Pew Research Center indicano che a passare dalla posta al seggio sono stati soprattutto i democratici, non i repubblicani. Per Skelley questi cambiamenti rendono imperfetto ogni confronto con le elezioni passate.
Più democratici del 2024 fra gli iscritti a un partito
In 26 stati gli elettori si iscrivono a un partito e i dati dicono quanti democratici, repubblicani e non iscritti hanno già votato. In 25 di questi il margine dei democratici sui repubblicani è migliore che allo stesso punto del 2024. L'eccezione è la California, dove il distacco è quasi uguale.
Rispetto al 2022 il margine è migliore per i democratici in 13 stati e peggiore in 10. Fra i secondi ci sono la Pennsylvania, l'Iowa, il Maine e l'Arizona. In Pennsylvania, dove prima del giorno del voto si può votare solo per posta, i democratici sono il 64,7 per cento di chi ha votato, contro il 69,8 dello stesso punto del 2022 e il 55,6 del 2024.
L'iscrizione a un partito non dice per chi si vota, perché un democratico può votare per un repubblicano e viceversa. Chi non è iscritto a nessuno dei due partiti resta poi fuori dal conto: in North Carolina è più di un votante anticipato su tre.
Più democratico del 2024, non sempre più del 2022
Differenza fra la quota di votanti anticipati registrati come democratici e quella dei registrati come repubblicani, allo stesso punto del voto anticipato nel 2022, nel 2024 e nel 2026. La registrazione con un partito non dice per chi si è votato, e chi non è registrato con nessuno dei due non entra nel calcolo.
North Carolina
In North Carolina, dove si vota per il seggio al Senato lasciato libero dal repubblicano Thom Tillis, hanno votato in anticipo 2,8 milioni di elettori, il 30 per cento in più di tutto il voto anticipato del 2022. I democratici iscritti sono il 38,3 per cento, i repubblicani il 26,2 e i non iscritti il 35,5. Il distacco a favore dei democratici è di 12,1 punti, contro i 6,9 dello stesso punto del 2022, mentre nel 2024 erano avanti i repubblicani di poco meno di un punto.
Gli elettori neri sono il 21,1 per cento di chi ha votato, contro il 18,7 del 2022 e il 17,8 del 2024 allo stesso punto. Gli ispanici sono il 3,4 per cento, più del doppio dell'1,5 di quattro anni fa. Chi ha meno di 26 anni pesa per il 7,2 per cento, più del 2022 ma meno del 2024.
Secondo un'analisi di G. Elliott Morris, che cura la newsletter Strength In Numbers, gli elettori che non avevano votato in nessuna delle tre elezioni generali precedenti sono 204 mila, contro i 150 mila del 2022. Fra loro i repubblicani sono il 16 per cento, contro il 25 di quattro anni fa. Fra chi alle elezioni precedenti aveva votato in anticipo di persona, ha votato di nuovo il 65 per cento dei democratici e il 45 per cento dei repubblicani.
Morris ha applicato a questi dati il metodo del politologo Michael McDonald, che sposta il risultato di un'elezione passata in base a quanto è cambiata la composizione del voto anticipato. Nel 2022 il repubblicano Ted Budd aveva vinto il seggio al Senato con 3,2 punti di vantaggio: con lo spostamento di quest'anno il risultato diventa una vittoria democratica di circa 2 punti, che salgono a 6 tenendo conto del calo degli iscritti democratici negli ultimi anni. Il voto anticipato conferma quindi i sondaggi, che danno in vantaggio l'ex governatore democratico Roy Cooper sul repubblicano Michael Whatley.
Georgia
In Georgia il voto anticipato di persona si è chiuso il 30 ottobre e hanno votato 2,8 milioni di elettori, il 12 per cento in più del 2022. Lo stato non registra il partito ma registra l'etnia. Gli elettori neri, in grande maggioranza democratici, sono il 32,4 per cento di chi ha votato, contro il 29,2 del 2022 e il 25,4 del 2024 allo stesso punto. I bianchi sono scesi al 52,6 per cento, dal 57,3 del 2022 e dal 56,1 del 2024. L'elettorato è però più anziano di quello del 2024: chi ha più di 65 anni pesa per il 36,3 per cento, contro il 26,4 di due anni fa.
Il New York Times stima l'orientamento degli elettori in base alle primarie a cui hanno partecipato. Fra chi ha già votato, il 42 per cento ha votato in passato alle primarie democratiche e il 36 per cento a quelle repubblicane. Morris, che considera solo chi ha partecipato almeno una volta alle primarie, trova uno spostamento più piccolo, di 1,2 punti verso i democratici rispetto al 2022. Applicato al primo turno del 2022, quando il democratico Raphael Warnock era avanti di 0,9 punti, vuol dire un vantaggio democratico di circa 2 punti. Nel 2022 i repubblicani avevano vinto di circa 16 punti il voto per il Senato espresso il giorno delle elezioni: per pareggiare, secondo Morris, quest'anno dovrebbero vincerlo con un margine fra i 17 e i 23 punti. Il senatore democratico Jon Ossoff, che cerca la rielezione contro il repubblicano Mike Collins, è avanti di circa 10 punti nella media dei sondaggi di Decision Desk HQ.
Al Sud cresce il peso degli elettori neri e ispanici
Quota sul totale dei votanti anticipati allo stesso punto del voto anticipato nel 2022, nel 2024 e nel 2026. In Texas i registri elettorali non riportano l'etnia: si usa la quota di elettori con un cognome ispanico.
Texas
In Texas il voto anticipato di persona si è chiuso il 30 ottobre. Con 7,7 milioni di voti, compresi quelli per posta, si è già arrivati al 95 per cento di tutti i voti espressi nel 2022, giorno delle elezioni compreso.
Nella nostra analisi sul Texas, fra chi ha già votato il divario fra chi ha partecipato solo alle primarie repubblicane e chi solo a quelle democratiche è di 1,5 punti a favore dei primi, contro i 7 del 2024 e i 9 del 2022 allo stesso punto. Ha già votato il 74 per cento degli elettori delle primarie democratiche e il 66 per cento di quelli delle primarie repubblicane. Le contee delle grandi città sono al 90 per cento dei voti del 2024 e quelle a maggioranza ispanica al 94 per cento, mentre le contee rurali sono al 74.
La quota di elettori con un cognome ispanico, che stimiamo dai registri con le probabilità del Censimento, è salita al 23,7 per cento, dal 18,6 del 2022 e dal 20,9 del 2024. A Houston, nella contea di Harris, Morris stima che gli ispanici siano passati dal 18 al 25 per cento del voto anticipato rispetto al 2022 e che nelle sezioni dove almeno tre elettori su quattro hanno un cognome ispanico i voti anticipati siano quasi raddoppiati. Un'alta affluenza ispanica non è però una garanzia per i democratici: nel 2020 e nel 2024 contee come Hidalgo e Starr, nel sud del Texas, avevano registrato affluenze record insieme a forti guadagni repubblicani, ricorda il New York Times.
Nel 2024 il voto anticipato era stato l'80 per cento del totale e secondo Skelley quest'anno dovrebbe pesare più o meno allo stesso modo. Con questa proporzione, è il suo calcolo, al democratico James Talarico basterebbe un vantaggio di 3 punti nel voto anticipato, a patto che il repubblicano Ken Paxton non vinca di più di 10 punti il voto del giorno delle elezioni.
Florida
In Florida hanno votato 5,4 milioni di elettori, il 13 per cento in più del 2022. I repubblicani iscritti sono il 40,4 per cento e i democratici il 37,9: un distacco di 2,5 punti, contro i 7,4 del 2022 e gli 11,1 del 2024 allo stesso punto.
Morris ricorda che nel frattempo le liste elettorali dello stato sono diventate molto più repubblicane, con gli iscritti repubblicani che oggi superano i democratici di 11,3 punti, contro i 2 del 2022. Ha già votato il 49,4 per cento dei democratici iscritti e il 38,3 per cento dei repubblicani, mentre quattro anni fa allo stesso punto le percentuali erano il 35,4 e il 39,5. Lo spostamento è concentrato nelle aree urbane: la contea di Duval, dove c'è Jacksonville, è passata da un vantaggio repubblicano di 1,3 punti a uno democratico di 11,5, mentre le contee dove Trump aveva vinto con più di 40 punti sono rimaste entro un punto dal 2022.
La Florida, dove quest'anno i democratici tentano la sorpresa, resta comunque uno stato repubblicano: nel 2022 Ron DeSantis aveva vinto con 19 punti di vantaggio e nel 2024 Trump con 13. Secondo Morris, per avere un elettorato composto come quello del 2022 i repubblicani dovrebbero vincere il voto del giorno delle elezioni con 34 punti di vantaggio, contro i 24 di quattro anni fa.
Iowa, Kansas, Maine e Nebraska
In questi quattro stati si vota in anticipo molto meno che al Sud, quindi il voto anticipato dice meno sul risultato finale. Nel 2024 era stato il 41 per cento del totale in Iowa e circa il 45 per cento in Maine. In Iowa, dove la repubblicana Ashley Hinson e il democratico Josh Turek sono in parità nei sondaggi per il seggio al Senato, hanno votato 464 mila elettori, il 25 per cento in più del 2022. I democratici iscritti sono il 46,1 per cento e i repubblicani il 33,8: un vantaggio di 12,3 punti, contro un piccolo svantaggio nel 2024. Allo stesso punto del 2022 però il vantaggio democratico era di 18,7 punti.
Fra i quattro, il Kansas è lo stato dove la composizione è cambiata di più. Qui Trump aveva vinto con 16 punti di vantaggio e i democratici non eleggono un senatore dal 1932. I repubblicani iscritti sono il 43,3 per cento di chi ha votato e i democratici il 40,8: un distacco di 2,4 punti, contro i 9,5 del 2022 e i 18,5 del 2024 allo stesso punto. Il senatore repubblicano Roger Marshall affronta il pastore democratico Adam Hamilton in una corsa considerata in bilico.
In Maine, dove la senatrice repubblicana Susan Collins cerca la sesta elezione contro il democratico Troy Jackson, i democratici iscritti sono il 47,1 per cento di chi ha votato e i repubblicani il 22,8 (dati al 30 ottobre). Il distacco di 24,3 punti è vicino a quello del 2022 e molto più ampio dei 13,9 punti del 2024. Collins però ha sempre raccolto molti voti fra gli elettori democratici: per questo in Maine il dato sull'iscrizione dice ancora meno che altrove.
In Nebraska, dove l'indipendente Dan Osborn, sostenuto dai democratici, sfida il senatore repubblicano Pete Ricketts, i repubblicani iscritti sono il 44,2 per cento di chi ha votato e i democratici il 38,4: un distacco di 5,8 punti, contro i 9,9 del 2022 e i 14,4 del 2024. Per McDonald, che cura l'Election Lab, lo spostamento dei democratici dalla posta ai seggi potrebbe rendere il voto del giorno delle elezioni un po' più democratico del solito proprio in stati come l'Iowa e il Maine.
Michigan, Ohio e South Carolina
Michigan e Ohio non registrano il partito degli elettori. In Michigan hanno votato 2,3 milioni di elettori, il 26 per cento in più del 2022. L'elettorato resta anziano: chi ha più di 65 anni è il 47,2 per cento, meno del 54,9 del 2022 ma molto più del 38,2 del 2024. In Ohio i voti sono 1,7 milioni, il 24 per cento in più del 2022.
In South Carolina, dove la sfida per il Senato fra la repubblicana Darline Graham e la democratica Annie Andrews è diventata incerta nelle ultime settimane, i voti sono 1,1 milioni, il 76 per cento in più del 2022. Secondo il New York Times, al 28 ottobre gli elettori neri erano il 28 per cento di chi aveva votato in anticipo, contro circa il 20 per cento dell'elettorato degli ultimi anni.
Quello che il voto anticipato non dice
Il giorno delle elezioni vota un elettorato più repubblicano, che quest'anno potrebbe recuperare una parte dello svantaggio. Morris lo ha misurato su chi aveva già votato in anticipo alle elezioni precedenti. Nel 2018, l'ultima volta che si è votato per il Congresso con Trump alla Casa Bianca, circa quattro quinti del vantaggio democratico accumulato alla fine del voto anticipato in North Carolina e in Georgia sono spariti il giorno delle elezioni. Nel 2022 è sparito tutto. Anche dando ai repubblicani il recupero migliore delle ultime due midterm, secondo Morris i democratici chiuderebbero con un vantaggio di partecipazione di 5,3 punti in North Carolina e di 1,1 in Georgia, contro un punto in entrambi gli stati nel 2018.
Una parte dei voti anticipati in più può venire poi da elettori che avrebbero votato comunque il giorno delle elezioni. Il New York Times ricorda che nel 2024 chi avesse stimato l'affluenza finale partendo dal voto anticipato l'avrebbe sopravvalutata di molto. Lo stesso Morris segnala che nel 2022 il voto anticipato in North Carolina sembrava favorevole ai democratici, mentre l'elettorato finale fu più repubblicano.
Il voto anticipato si chiude quindi con una partecipazione molto alta per un'elezione di metà mandato, uno spostamento dalla posta ai seggi e un elettorato che, negli stati con l'iscrizione a un partito, è più democratico di due anni fa. È un quadro coerente con i sondaggi, che indicano un clima favorevole ai democratici, e con il nostro modello, che dà ai democratici 98 possibilità su 100 di conquistare la Camera e 80 su 100 di conquistare il Senato.
