In Iowa, North Carolina, Georgia e Maine, quattro degli stati da cui dipende il controllo del Senato, il voto anticipato per le midterm del 3 novembre procede più in fretta che nel 2022. In North Carolina e in Iowa i democratici registrati pesano fra chi ha già votato molto più di quattro anni fa. In tutto il paese hanno già votato circa 7,6 milioni di americani, un sesto dei 45,8 milioni che avevano votato in anticipo alle ultime elezioni di metà mandato.
I numeri vengono dalla pagina con cui seguiamo il voto anticipato stato per stato, che raccoglie due volte al giorno i dati degli uffici elettorali statali e dell'Election Lab dell'Università della Florida. Dicono quante persone hanno votato, non per chi. Il partito, dove compare, è quello con cui l'elettore è iscritto nei registri elettorali, che non coincide per forza con il voto espresso. Il confronto è sempre fatto allo stesso numero di giorni dal voto: l'ultimo giorno completo in tutte le fonti è giovedì 15 ottobre, che corrisponde al 20 ottobre del 2022 e al 17 ottobre del 2024. Si vota sempre di martedì, quindi i giorni corrispondenti cadono anche nello stesso giorno della settimana.
In Iowa, North Carolina, Georgia e Maine si vota più che nel 2022
Schede già votate, per posta e di persona, rispetto allo stesso punto della corsa nelle midterm del 2022 e, nell'ultima colonna, nelle presidenziali del 2024. Negli stati dove si vota soprattutto per posta il 2026 è invece indietro.
L'Iowa è lo stato dove la crescita è più forte. Dopo due giorni di voto anticipato, aperto il 14 ottobre, le schede già votate sono 33.417, il 61 per cento in più delle 20.799 dello stesso punto del 2022. Il 54 per cento di chi ha votato è iscritto come democratico e il 30 per cento come repubblicano: un distacco di 24 punti, contro i 10 del 2022 e i 5 del 2024. È uno dei sei stati che il nostro modello considera in bilico per il Senato, il più incerto di tutti: per il seggio lasciato libero dalla repubblicana Joni Ernst, il democratico Josh Turek e la repubblicana Ashley Hinson sono dati esattamente alla pari.
In North Carolina il voto anticipato di persona è cominciato giovedì 15 ottobre, a 19 giorni dal voto, come nel 2022. Alla fine della prima giornata le schede già votate erano 237.539, il 25 per cento in più delle 189.375 di quattro anni fa. Ad aumentare è stato solo il voto di persona, con 201.609 elettori al seggio nel primo giorno contro 137.387 nel 2022. Il voto per posta è invece in calo, con 35.930 schede tornate indietro contro 51.988.
La composizione di chi ha votato in North Carolina è cambiata molto. I democratici registrati sono il 46,9 per cento, contro il 41,8 dello stesso punto del 2022 e il 36,4 del 2024, mentre i repubblicani sono scesi al 19,5 per cento, dal 28,6 del 2022 e dal 33,3 del 2024. Gli elettori neri sono il 23,5 per cento del totale, contro il 18 per cento del 2022 e il 19 del 2024. L'età invece è quasi la stessa: chi ha più di 65 anni pesa per il 56 per cento, come quattro anni fa. Il nostro modello vede in vantaggio di poco più di 7 punti l'ex governatore democratico Roy Cooper nella corsa per il seggio al Senato lasciato libero dal repubblicano Thom Tillis.
In North Carolina e in Iowa il vantaggio dei democratici è il doppio del 2022
Chi ha già votato, diviso per partito di registrazione, allo stesso punto della corsa nel 2022, nel 2024 e quest'anno. Negli altri stati il quadro è vicino a quello delle ultime midterm, e ovunque i repubblicani pesano meno che nelle presidenziali di due anni fa.
La crescita della North Carolina non è uguale in tutto lo stato. Nelle 22 contee vinte da Kamala Harris alle presidenziali del 2024 le schede già votate sono il 31 per cento in più rispetto allo stesso punto del 2022, nelle 17 contee dove Donald Trump aveva vinto con meno di 20 punti di distacco sono il 29 per cento in più, nelle 61 dove aveva vinto con almeno 20 punti di distacco sono il 17 per cento in più. Il voto anticipato cresce quindi ovunque, ma di più nelle aree democratiche e nelle contee più contese.
In Georgia il confronto va fatto a parità di giorni di seggi aperti, perché quest'anno il voto anticipato di persona è cominciato il 13 ottobre, a 21 giorni dal voto, mentre nel 2022 era cominciato a 22 giorni. Dopo tre giornate le schede già votate sono 553.947, il 25 per cento in più delle 443.672 del 2022 e il 39 per cento in meno delle 906.692 del 2024. Qui la crescita è uniforme: più 27 per cento nelle contee vinte da Harris, più 21 per cento in quelle vinte da Trump con meno di 20 punti, più 23 per cento in quelle dove aveva vinto con distacchi più ampi. La Georgia non registra il partito degli elettori, ma registra l'etnia: gli elettori neri sono il 33,4 per cento di chi ha votato, contro il 34,4 per cento del 2022 e il 27,5 del 2024. Il dato di quest'anno va letto con cautela, perché è cresciuta la quota di elettori senza etnia indicata, dall'8,4 al 12,4 per cento. Per il nostro modello il senatore democratico Jon Ossoff è in vantaggio di circa 9 punti sul repubblicano Mike Collins.
Anche in Maine, dove la senatrice repubblicana Susan Collins è data alla pari con il democratico Troy Jackson, si vota più del 2022. Al 13 ottobre, l'ultimo giorno pubblicato dallo stato, avevano votato in 59.542, il 18 per cento in più dello stesso punto di quattro anni fa. Qui però la composizione è vicina a quella delle ultime midterm: i democratici registrati sono il 54,9 per cento e i repubblicani il 18,5, contro il 55,9 e il 20,8 del 2022. Nel 2024 i repubblicani erano il 24,8 per cento.
Negli stati dove si vota soprattutto per posta il 2026 è indietro rispetto al 2022. In Pennsylvania le schede già votate sono 454.582, il 9 per cento in meno, in Michigan 573.306, circa il 10 per cento in meno rispetto a una stima del 2022, quando lo stato pubblicava i dati una volta alla settimana. Il calo è più forte in Wisconsin (meno 29 per cento), in Florida (meno 32) e in Arizona (meno 36).
Anche in questi stati il quadro cambia da zona a zona. In Pennsylvania le schede delle nove contee vinte da Harris sono l'8 per cento in più rispetto al 2022, mentre nelle contee vinte da Trump sono fra il 23 e il 24 per cento in meno. Tra chi ha votato però i repubblicani registrati sono saliti al 22,8 per cento (erano il 18,9 nel 2022), mentre i democratici sono scesi dal 73,6 al 68,7 per cento. La quota dei repubblicani è cresciuta sia nelle contee di Harris sia in quelle di Trump: il voto per posta in Pennsylvania resta in larga parte democratico, ma meno di quattro anni fa. In Wisconsin, dove non esiste l'iscrizione per partito, il calo è più forte proprio nelle contee vinte da Harris, che sono il 34 per cento sotto il 2022, contro il 23-25 per cento in meno delle contee vinte da Trump.
In North Carolina e Pennsylvania il voto cresce soprattutto nelle contee di Harris
Schede già votate rispetto allo stesso punto del 2022, con le contee raggruppate secondo il risultato delle presidenziali del 2024. In Georgia l'aumento è simile ovunque, in Wisconsin il calo è più forte proprio nelle contee vinte da Harris.
Rispetto al 2024 si vota meno ovunque, fra il 30 e il 49 per cento in meno allo stesso punto della corsa. È normale, perché le presidenziali portano alle urne molti più elettori delle elezioni di metà mandato. Più interessante è la composizione. Nei sei stati che pubblicano il partito di chi ha già votato, i repubblicani pesano meno che due anni fa. In Arizona nel 2024 i repubblicani registrati erano il 44,2 per cento di chi aveva già votato e i democratici il 34,6; quest'anno i democratici sono il 40,8 per cento e i repubblicani il 37,1, quasi le stesse quote del 2022. In Florida la composizione è vicina a quella degli ultimi due cicli, con i democratici al 42,9 per cento e i repubblicani al 36,1. Nel 2024 i repubblicani avevano ridotto la distanza nel voto anticipato, che per anni era stato il terreno dei democratici. Quest'anno quella spinta non si vede, come aveva fatto notare anche la nostra analisi sui repubblicani che potrebbero restare a casa.
Per due degli stati con sfide aperte al Senato il confronto con il 2022 non si può fare. L'Ohio, dove l'ex senatore democratico Sherrod Brown sfida il senatore repubblicano Jon Husted, del 2022 ha solo due rilevazioni a tre settimane di distanza l'una dall'altra. Oggi ha 452.210 schede già votate, il 14 per cento in meno del 2024 e già un terzo del voto anticipato totale di quattro anni fa. Il Michigan, dove il democratico Abdul El-Sayed sfida il repubblicano Mike Rogers, ha già raggiunto il 38 per cento del voto anticipato del 2022. Nel Nebraska, dove l'indipendente Dan Osborn sfida il senatore repubblicano Pete Ricketts, hanno votato 77.291 elettori, ma non ci sono dati del 2022 abbastanza vicini per un confronto. In Texas, Alaska e South Carolina il voto anticipato di persona comincia lunedì 19 ottobre, mentre in Kansas, un'altra delle sfide date alla pari, i seggi anticipati aprono il 27 ottobre e finora hanno votato 7.149 elettori.
Un voto anticipato più democratico non porta per forza a un risultato più democratico. Una parte della crescita può venire da elettori che avrebbero votato comunque e che hanno solo scelto di farlo prima. Chi vota il giorno delle elezioni, poi, è in genere più repubblicano. In North Carolina nel 2022 i democratici registrati erano il 38,2 per cento di chi aveva votato in anticipo e i repubblicani il 31,2, eppure il seggio al Senato lo vinse il repubblicano Ted Budd. I dati di queste prime settimane dicono però che negli stati più contesi la mobilitazione dei democratici è almeno pari a quella del 2022, in alcuni casi più forte.
