A due giorni dal voto del 3 novembre più di 53 milioni di americani hanno già votato per le elezioni di metà mandato, le cosiddette midterm. È un record: secondo i dati dell'Election Lab dell'Università della Florida, nel 2022 il voto anticipato (le schede spedite per posta e quelle depositate nei seggi aperti prima del giorno delle elezioni) si era fermato a 46 milioni in tutto. Michael McDonald, il politologo che dirige il centro e che da anni calcola l'affluenza americana, ha detto a Gray Television che "è possibile che batteremo il tasso di affluenza del 2018", l'anno in cui le midterm hanno avuto la partecipazione più alta da oltre un secolo.
Alle midterm si rinnovano tutti i 435 seggi della Camera, circa un terzo del Senato e molti governatori, ma il presidente non è sulla scheda. Senza la corsa alla Casa Bianca vota sempre molta meno gente. Tra il 1948 e il 2016 alle presidenziali ha votato in media il 58 per cento degli aventi diritto, alle midterm tra il 1950 e il 2014 il 42 per cento. Dal 1950 a oggi ogni elezione di metà mandato ha avuto in media 16 punti percentuali di affluenza in meno rispetto alle presidenziali di due anni prima, con distacchi che vanno dai 9 punti del 1950 ai 22 del 2014.
I numeri vengono dalla serie storica di McDonald, che calcola l'affluenza in modo diverso da come si fa in Italia. Negli Stati Uniti non esiste una lista unica degli elettori: per votare bisogna registrarsi e le regole cambiano da uno Stato all'altro. Per questo McDonald divide il numero di schede valide per la carica più importante in palio per la popolazione che ha diritto di voto, stimata partendo dai maggiorenni e togliendo chi non è cittadino e i condannati a cui la legge del loro Stato toglie il voto.
Negli ultimi dieci anni l'affluenza è cresciuta in entrambi i tipi di elezione. Nel 2014 alle midterm aveva votato il 36,7 per cento degli aventi diritto, il dato più basso dal 1942. Quattro anni dopo, nelle prime midterm del primo mandato di Donald Trump, la quota è salita al 50,0 per cento, il valore più alto dal 1914. Alle presidenziali del 2020 ha votato il 66,4 per cento, il record dal 1900. Nel 2024 ha votato il 64,3 per cento, il secondo dato più alto dal 1908. Anche il 46,1 per cento delle midterm del 2022 è stato superiore a quello di tutte le elezioni di metà mandato tra il 1974 e il 2014. Livelli simili erano normali nell'Ottocento, quando alle presidenziali votava spesso più dell'80 per cento degli aventi diritto, ma nel corso del Novecento l'affluenza era scesa fino al 32,9 per cento delle midterm del 1926.
Dal 2018 gli americani votano come non succedeva da un secolo
Quota di aventi diritto che ha votato per la carica più alta in palio, alle presidenziali e alle elezioni di metà mandato. Il 2020 è stato il record dal 1900, il 2018 la midterm più partecipata dal 1914. Alle midterm vota in media 16 punti in meno che alle presidenziali di due anni prima.
Ogni pallino è un’elezione. La riga tratteggiata segna le midterm del 3 novembre 2026.
Il calo dalle presidenziali alle midterm non è uguale per tutti. Il Census Bureau, l'ufficio federale di statistica, chiede ogni due anni a un ampio campione di americani se hanno votato. Alle presidenziali del 2024 ha dichiarato di averlo fatto il 47,7 per cento dei cittadini tra i 18 e i 24 anni, alle midterm del 2022 il 27,6 per cento: 20 punti in meno. Tra i 65 e i 74 anni la differenza è di appena 7 punti, dal 75,2 al 68,0 per cento. Il risultato è che alle midterm del 2022 gli over 65 erano il 30,4 per cento dei votanti pur essendo il 23,8 per cento dei cittadini maggiorenni, mentre gli elettori tra i 18 e i 29 anni erano l'11,7 per cento dei votanti e il 19,6 per cento dei cittadini, secondo il rapporto del Census Bureau sul voto del 2022. Il sondaggio tende a sovrastimare l'affluenza perché una parte degli intervistati dice di aver votato anche quando non lo ha fatto, ma le distanze tra un gruppo e l'altro restano affidabili.
Alle midterm restano a casa soprattutto i giovani
Quota di cittadini che dichiara di aver votato, per fascia d’età, alle midterm del 2022 e alle presidenziali del 2024. Tra i 18 e i 24 anni alle midterm vota poco più di uno su quattro, tra i 65 e i 74 anni più di due su tre.
Lo stesso succede con l'istruzione e con l'etnia. Nel 2022 ha votato il 61,9 per cento dei maggiorenni con una laurea e il 37,0 per cento di chi si era fermato al diploma di scuola superiore. Tra i cittadini bianchi non ispanici l'affluenza è stata del 57,6 per cento, tra gli afroamericani del 45,1, tra gli asiatici del 40,2 e tra gli ispanici del 37,9. Quando l'affluenza scende, il calo si concentra soprattutto tra i giovani, le minoranze e le persone con un'istruzione più bassa, ha scritto McDonald in un'analisi sul voto del 2024. Per questo l'elettorato delle midterm è più anziano, più bianco e più istruito di quello delle presidenziali.
Negli ultimi anni è cambiato anche il modo di votare. Nel 2022 quasi la metà dei votanti, il 49,8 per cento, ha votato per posta o in anticipo, 10 punti in più rispetto al 2018. Quest'anno dei 53 milioni di voti già espressi circa 29 milioni sono arrivati di persona nei seggi aperti prima del 3 novembre e 23 milioni per posta. In Texas le schede anticipate sono state più di 7 milioni, oltre 1,5 milioni in più del 2022, come mostra la mappa del voto anticipato contea per contea.
Il voto anticipato da solo non dice quanti americani voteranno in tutto, perché una parte di chi vota prima lo avrebbe fatto comunque il giorno delle elezioni. Dice però chi si sta mobilitando. Negli Stati in cui gli elettori si registrano indicando un partito, i democratici hanno espresso il 44 per cento dei voti anticipati e i repubblicani il 31 per cento. Secondo McDonald il tasso di voto anticipato è cresciuto tra i giovani e le minoranze, al punto che quello del 2026 potrebbe essere l'elettorato di metà mandato più diverso della storia. Conta anche il comportamento degli elettori meno interessati alla politica, quelli che di solito alle midterm restano a casa e che quest'anno si sono spostati verso i democratici.
Alle midterm vota di solito meno di un americano su due, contro due su tre alle presidenziali. A restare a casa sono soprattutto i giovani e gli elettori delle minoranze. Il 2018 ha mostrato che il distacco si può ridurre. I primi dati del 2026 vanno nella stessa direzione.
