Gli elettori che seguono poco la politica, quelli che due anni fa hanno dato la vittoria a Donald Trump, si sono spostati verso i democratici più di qualsiasi altro gruppo. Nel 2024 il presidente li aveva conquistati con 13 punti di vantaggio su Kamala Harris. Oggi, tra quelli che probabilmente andranno a votare alle midterm di martedì 3 novembre, i democratici sono avanti di 2 punti nel voto per il Congresso: uno spostamento di 15 punti in un gruppo che valeva circa un quarto dell'elettorato del 2024. La metà più coinvolta degli elettori, nello stesso periodo, si è spostata di appena 4 punti.
Sono i risultati di un'analisi del sondaggista G. Elliott Morris, pubblicata sulla sua newsletter Strength In Numbers. Morris ha usato due sondaggi nazionali: uno su 5.240 adulti condotto tra il 5 e il 29 ottobre da Wave Polling and Research, l'istituto che dirige, e uno su 2.028 adulti realizzato tra il 13 e il 19 ottobre con la società di sondaggi Verasight. Per misurare il coinvolgimento ha considerato quattro criteri: dire che si voterà di sicuro, avere più del 50 per cento di probabilità di votare secondo un modello basato sulle midterm passate, seguire le notizie politiche almeno una volta al giorno e rispondere correttamente a due semplici domande sulla politica. Chi non soddisfa almeno due di questi criteri è considerato un elettore poco coinvolto.
Nei dati di Morris, Harris aveva vinto di circa 3 punti tra i tre quarti più coinvolti degli elettori del 2024. Trump però aveva vinto di 13 punti nel quarto meno coinvolto e tanto è bastato. Secondo Morris questi elettori non avevano scelto il movimento MAGA: avevano votato contro il partito al governo in un periodo di prezzi alti. Ora però al governo ci sono Trump e i repubblicani.
Lo spostamento più forte riguarda gli americani che nel 2024 non hanno votato affatto. Due anni fa preferivano Trump, 44 per cento contro 40, secondo lo studio sugli elettori verificati del Pew Research Center, uno dei principali istituti di ricerca demografica e sociale degli Stati Uniti. Oggi preferiscono i democratici per la Camera con 20 punti di vantaggio (21 nel sondaggio Wave, 18 in quello con Verasight). Se si pesano in base alla probabilità che ciascuno vada davvero a votare, il vantaggio democratico sale a 32 punti.
I cambiamenti maggiori tra gli elettori poco coinvolti arrivano dagli stessi elettori di Trump. Escludendo chi non sa rispondere, l'86 per cento dei suoi elettori più coinvolti approva il suo operato, contro il 63 per cento di quelli poco coinvolti. Sui prezzi e sull'inflazione la distanza è ancora più ampia: approva il 66 per cento dei più coinvolti e appena il 35 per cento dei meno coinvolti. Nel sondaggio di ottobre il 21 per cento degli elettori di Trump poco coinvolti dice di essersi pentito del voto del 2024, circa il doppio rispetto ai più coinvolti (10 per cento).
Gli elettori di Trump poco coinvolti si dividono a metà, 52 contro 48 per cento, tra chi vuole un Congresso che faccia da contrappeso al presidente e chi ne vuole uno che lo aiuti ad approvare il suo programma. Tra i più coinvolti l'80 per cento vuole un Congresso che lo aiuti. Per i repubblicani è un problema serio: 3 elettori di Trump su 10 sono poco coinvolti, contro meno di uno su cinque tra quelli di Harris. Più di uno su cinque tra gli elettori di Trump poco coinvolti dice che martedì resterà a casa o voterà democratico, contro il 5 per cento dei più coinvolti.
La maggior parte di chi non ha votato nel 2024 non andrà alle urne nemmeno alle midterm, ma tra chi lo farà i democratici hanno un vantaggio. Il 34 per cento dei non votanti vicini ai democratici dice che voterà di sicuro, contro il 20 per cento di quelli vicini ai repubblicani. Il 25 per cento dei primi dà alla propria motivazione un voto di 10 su 10, contro l'8 per cento dei secondi: un rapporto di tre a uno.
Chi non vota di solito tende a sopravvalutare la propria probabilità di andare alle urne. Nella Cooperative Election Study del 2022, una grande indagine accademica che verifica la partecipazione degli intervistati sulle liste elettorali, meno della metà (47 per cento) di chi aveva saltato il voto del 2020 e diceva che avrebbe votato di sicuro alle midterm lo ha fatto davvero. Repubblicani e democratici però sopravvalutavano in modo simile: hanno votato il 45 e il 44 per cento di chi lo aveva promesso. Per questo, secondo Morris, una differenza tra i partiti in chi dice di voler votare si traduce probabilmente in una differenza in chi vota davvero.
I non votanti più decisi ad andare alle urne sono anche i più democratici. Nel campione Wave, che comprende circa 800 persone che non hanno votato nel 2024, i democratici sono avanti di 48 punti, 72 a 24 per cento, tra chi dice che voterà di sicuro. Il vantaggio scende a 15 punti tra chi dice che probabilmente voterà e a 12 tra chi è incerto o pensa di non votare, gruppo in cui quasi un terzo è indeciso. Tra i non votanti sicuri di votare che scelgono un partito, il 75 per cento sceglie i democratici. È una quota molto vicina a quella dei democratici registrati tra chi ha già votato in anticipo in North Carolina senza aver votato nel 2022: 74,6 per cento, contro il 58 per cento nello stesso momento del 2022. Morris avverte che il confronto non è perfetto, perché un dato riguarda le intenzioni di voto nazionali e l'altro l'iscrizione a un partito in un solo Stato. Anche a Houston, in Texas, i democratici che nel 2022 non avevano votato stanno partecipando al voto anticipato con un tasso di 10 punti più alto rispetto ai repubblicani nella stessa situazione. Nel sondaggio Wave il 43 per cento dei non votanti che seguono la politica più volte al giorno dice che voterà di sicuro, contro il 4 per cento di chi non la segue quasi mai.
Nel sondaggio di ottobre gli elettori del 2024 che sbagliano almeno una delle due domande su quale partito controlla il Congresso avevano votato Trump con 8 punti di vantaggio, mentre ora preferiscono i democratici per la Camera di 12 punti: uno spostamento di 19 punti, contro i 7 di chi risponde correttamente a entrambe. Il sondaggio Wave, con domande diverse, trova uno spostamento di 15 punti tra i meno informati e di 3 tra i più informati. Il 30 per cento degli elettori di Trump che sbagliano entrambe le domande vuole votare un democratico per la Camera, contro il 6 per cento di chi le indovina entrambe; nel sondaggio Wave le quote sono 32 e 4 per cento. Chi non risponde correttamente a nessuna delle due domande si è spostato di 26 punti verso i democratici, chi risponde bene a entrambe di 5.
Secondo il modello di Morris, il quinto di adulti con la probabilità di votare più alta si è spostato di un solo punto verso i democratici rispetto al 2024, mentre il penultimo quinto si è spostato di 14. Chi dice che probabilmente voterà si è spostato di 14 punti, il doppio di chi dice che voterà di sicuro.
I dati hanno però un limite importante: le persone meno coinvolte sono anche le meno disposte a rispondere ai sondaggi. Il margine di errore sul vantaggio democratico tra tutti i non votanti è di circa 7 punti nel sondaggio Wave e di 9 in quello di ottobre. Tra i circa 160 non votanti che dicono di voler votare di sicuro (circa 80 nel sondaggio di ottobre) sale a circa 15 punti nel sondaggio Wave e a 19 nell'altro.
Alcuni istituti stabiliscono chi è un probabile elettore in base alla partecipazione alle elezioni passate, un criterio che esclude gran parte degli elettori democratici descritti da Morris. Se i non votanti vicini ai democratici andranno alle urne nella misura che dichiarano, quei sondaggi potrebbero non intercettarli. Tra gli esperti americani prevale comunque l'idea che i sondaggi favorevoli ai democratici siano affidabili. In queste settimane Trump sembra mobilitare più gli avversari che i propri sostenitori.
Per Morris lo spostamento degli elettori poco coinvolti mostra che la vittoria di Trump nel 2024 non era un successo del trumpismo, ma la reazione prevedibile contro il partito al governo dopo un periodo di inflazione alta. Gli elettori che gli hanno dato il potere si sono allontanati da lui con un'intensità tre volte superiore a quella dei più coinvolti. Gli americani che non hanno votato nel 2024 ma intendono farlo quest'anno sono più democratici perfino degli elettori più attenti alla politica.
