Gli elettori democratici sono più motivati a votare contro il presidente Donald Trump di quanto quelli repubblicani lo siano a votare per lui. Lo mostra un nuovo sondaggio di POLITICO, realizzato dalla società londinese PF Global tra il 16 e il 19 ottobre su 2.019 adulti americani. Trump ha chiesto agli elettori di "fingere" che alle midterm ci sia il suo nome sulla scheda, ma la richiesta rischia di aiutare più gli avversari che il suo partito.
Il 48 per cento di chi voterà per i democratici dice di farlo soprattutto per opporsi a Trump. Tra chi voterà per i repubblicani, solo il 38 per cento dice di farlo soprattutto per sostenerlo. La motivazione più citata dagli elettori repubblicani, con il 48 per cento, è sostenere un candidato della propria zona, contro il 37 per cento degli elettori democratici. Alle elezioni di metà mandato non è raro che chi sta all'opposizione sia più motivato, ma per POLITICO un divario così ampio è un brutto segnale per un presidente che nell'ultimo decennio ha trasformato il Partito Repubblicano e ha legato la propria immagine al risultato di novembre.
Trump mobilita più democratici contro di lui che repubblicani a suo favore
La domanda: alle midterm voti soprattutto per sostenere o per opporti al presidente, oppure a un candidato della tua zona? Il 48,3 per cento di chi vota democratico dice di farlo per opporsi a Trump, il 38 per cento di chi vota repubblicano per sostenerlo.
L'appoggio di Trump a un candidato pesa più sui democratici che sui repubblicani. Circa il 70 per cento degli elettori democratici dice che un endorsement del presidente li renderebbe meno propensi a sostenere quel candidato, mentre il 55 per cento degli elettori repubblicani dice che li renderebbe più propensi.
La metà degli elettori repubblicani accetta che il proprio candidato critichi il presidente, se serve a vincere. Il 37 per cento pensa invece che debba restare leale e sostenere la sua agenda anche a rischio di perdere. Allo stesso tempo, la metà crede che i candidati abbiano più possibilità di vincere schierandosi con Trump e solo il 30 per cento pensa che convenga prendere le distanze.
Per la maggioranza degli elettori repubblicani, Trump dovrebbe lasciare ai candidati la libertà di dissentire su alcuni temi, se questo li aiuta a vincere: la velocità di sviluppo dell'intelligenza artificiale, il costo della vita e la guerra con l'Iran. Lo pensa circa la metà anche degli elettori di Trump del 2024 che si considerano parte del movimento MAGA, dallo slogan del presidente "Make America Great Again", cioè i suoi sostenitori più fedeli: il 54 per cento sull'intelligenza artificiale, il 50 per cento sul costo della vita e sulla guerra con l'Iran, il 46 per cento sui dazi. Tra gli altri elettori di Trump la quota supera il 60 per cento su tutti e quattro i temi.
Anche metà degli elettori MAGA vuole che Trump lasci liberi i candidati di dissentire
Elettori di Trump del 2024, divisi fra chi si considera parte del movimento MAGA e chi no. Se per vincere un candidato repubblicano prende le distanze dal presidente su uno di questi temi, Trump dovrebbe tollerarlo o criticarlo?
Nelle sfide più combattute i candidati repubblicani cercano di tenersi il sostegno di Trump e della sua base senza perdere gli elettori moderati e indipendenti. Ora che il presidente fa campagna negli Stati in bilico e in quelli repubblicani, diversi candidati devono decidere se farsi vedere con lui ai comizi. Molti evitano anche di nominarlo negli spot, compresi quelli negli Stati repubblicani che negli ultimi mesi sono diventati competitivi.
In Iowa, uno Stato tornato contendibile per l'insoddisfazione verso i dazi e verso l'aumento dei prezzi legato alla guerra con l'Iran, i repubblicani hanno preso un po' le distanze dal presidente. La deputata Ashley Hinson, candidata al Senato, ha detto che la guerra deve arrivare a una conclusione "positiva e immediata" e il mese scorso non si è presentata a un comizio del vicepresidente JD Vance nello Stato. In Georgia il candidato repubblicano a governatore Rick Jackson non ha mai rotto pubblicamente con Trump, ma lo cita poco negli spot e nei dibattiti.
Doug Heye, stratega repubblicano di lungo corso, ha detto a POLITICO che Trump sta motivando "al 100 per cento" più i democratici che i repubblicani, tanto più ora che parole come "diesel" e "Iran" sono entrate nel dibattito politico quotidiano. Secondo Paul Shumaker, stratega repubblicano del North Carolina, queste midterm sono una questione di "gestione della rabbia e aspettative deluse", perché molti repubblicani ed elettori indecisi sentono che le loro preoccupazioni economiche non hanno avuto risposta. La Casa Bianca ha risposto con il portavoce Davis Ingle che Trump è "il leader indiscusso" del Partito Repubblicano e che è impegnato a mantenere la maggioranza al Congresso.
