A undici giorni dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, Donald Trump è tornato a fare comizi in giro per il paese, ma le arene sono più piccole e meno piene di un tempo. A Youngstown, in Ohio, il presidente non è riuscito a riempire il Covelli Centre, il palazzetto di una squadra giovanile di hockey che ha una capienza massima di 7.000 posti. Dave Weigel, giornalista del sito di notizie Semafor, ha pubblicato un video dell'arena mezza vuota e ha scritto che, con tanti posti liberi, Trump ha rinunciato alla solita frase sulle persone in fila fuori che cercano di entrare.
Secondo un'analisi di Paul Waldman pubblicata su Public Notice, newsletter americana di politica, il comizio è stato l'evento politico che ha definito l'epoca di Trump e oggi sta arrivando alla fine. Il presidente ha un tasso di approvazione molto basso e le sue mosse dell'ultimo minuto non hanno funzionato: né la promessa di assegni da 5.000 dollari né la speranza che Vladimir Putin faccia scendere il prezzo del diesel. Per questo, scrive Waldman, Trump è tornato alla cosa che sa fare meglio: radunare i suoi sostenitori più fedeli e mettere in scena lo stesso spettacolo di sempre.
Per un periodo non era chiaro se il presidente avrebbe fatto campagna elettorale prima del voto. Ora ha un calendario fitto di appuntamenti, ma ha scelto quasi solo stati repubblicani e quasi mai quelli in cui si decide il controllo del Congresso. Il 17 ottobre era in Kentucky, alla Truist Arena del campus della Northern Kentucky University. Nelle settimane precedenti era stato in Alabama, Alaska, Oklahoma, Tennessee e Montana. In alcuni degli stati che visiterà, come North Carolina e Georgia, i repubblicani hanno rinunciato ai seggi del Senato che speravano di conquistare. In altri non ci sono sfide decisive. Secondo Waldman, ovunque vada, Trump rischia di fare al suo partito più danni che favori.
Nel 2016 Youngstown era la città in cui i grandi giornali nazionali mandavano i loro inviati a intervistare nei bar e nelle tavole calde gli elettori della vecchia zona industriale che avevano scelto Trump, come ha ricordato Greg Sargent sul New Republic. Oggi anche lì i candidati sostenuti dal presidente sono in difficoltà e l'entusiasmo per lui si è spento. Secondo Waldman, la stessa scena si ripete in tutti gli stati repubblicani: sale più piccole, pubblico meno coinvolto e un presidente che passa da un argomento all'altro senza un filo, come un gruppo musicale che suona i vecchi successi con molta meno energia di un tempo.
Trump continua comunque a presentare i comizi come la prova dell'affetto dei suoi elettori, anche mentre perde il sostegno di chi lo aveva votato in passato. "Potrei dire le cose più stupide e voi applaudireste", ha detto durante un comizio in Tennessee. Nel 2024, poco prima del voto, aveva detto in un'intervista che dopo nove anni i comizi stavano per finire e che non c'erano mai stati comizi come i suoi. In realtà non ha mai smesso. Secondo gli elenchi raccolti su Wikipedia, Trump ha tenuto 323 comizi nella campagna del 2016, 96 in quella del 2020 e 117 in quella del 2024.
Quando Trump cominciò a farli, nel 2015, quei comizi non avevano precedenti. Anche altri candidati, come Barack Obama nel 2008, avevano riempito grandi arene, ma per nessuno il comizio è stato così centrale. Lì Trump ha costruito la sua immagine e il suo stile politico, ha indicato i nemici e ha provato gli slogan e gli insulti da usare in campagna elettorale. Nelle sale c'era una costante minaccia di violenza contro i manifestanti, contro gli immigrati e contro i giornalisti presenti. Per questo le televisioni spesso lasciavano le telecamere accese per gran parte dell'evento, regalando a Trump un'esposizione gratuita che valeva miliardi di dollari e che gli altri candidati non ricevevano.
Alcuni studi sui comizi di Trump del 2016 hanno mostrato che il sostegno per lui cresceva nelle zone circostanti, ma l'effetto spariva dopo circa una settimana. Gli scienziati politici hanno trovato un andamento simile per gli spot televisivi, che possono convincere gli elettori ma perdono presto efficacia. Secondo Waldman, Trump è invece convinto che la sua visita porti ai candidati repubblicani un vantaggio immediato e forte.
Il presidente è molto impopolare anche nella maggior parte degli stati conservatori e molti candidati repubblicani preferiscono non farsi vedere con lui, anche perché Trump insiste che l'economia va benissimo, che la guerra con l'Iran è stata un successo e che gli elettori dovrebbero smettere di lamentarsi dei data center. Anche Fox News, la televisione più vicina al presidente, ha smesso di trasmettere i suoi comizi in diretta. Trump se n'è lamentato su Truth Social, il suo social network: "La nostra gente vuole vedere i nostri comizi e i servizi sui nostri comizi su Fox News, altrimenti smetterà molto presto di guardarla (come sto facendo io adesso!)", ha scritto. Quando altri media hanno raccontato i posti vuoti, il presidente ha chiesto che i giornalisti venissero arrestati.
Per Waldman la vittoria dei democratici alla Camera è ormai scontata e potrebbero conquistare anche il Senato. Anche dopo il voto, però, Trump continuerà a fare comizi, perché ha bisogno di stare al centro dell'attenzione e del sostegno diretto dei suoi elettori. Ma quelli di oggi, conclude Waldman, sono solo un'eco dei comizi che dieci anni fa cambiavano la politica americana.
