A meno di due settimane dal voto del 3 novembre i sondaggi indicano una netta vittoria dei democratici e quattro tra i sondaggisti più conosciuti degli Stati Uniti pensano che questa volta i numeri reggano. L'approvazione del presidente Donald Trump è ai minimi storici, l'entusiasmo degli elettori democratici è altissimo e il partito è in vantaggio nel cosiddetto generic ballot, la domanda che chiede per quale partito si voterà alla Camera senza fare i nomi dei candidati. Resta il dubbio che i sondaggi stiano sbagliando di nuovo, come in passato.
Per rispondere Politico ha riunito Charles Franklin, che dal 2012 dirige il sondaggio della Marquette Law School in Wisconsin, Christine Matthews, presidente della società di sondaggi Bellwether Research che ha lavorato con clienti repubblicani, Charlotte Swasey, responsabile delle analisi del centro studi democratico Searchlight Institute, e Seb Wride, capo dei sondaggi di PF Global, l'istituto londinese partner di Politico che lavora negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Il confronto è stato moderato dal caporedattore Charlie Mahtesian.
Oltre agli errori più famosi, a partire dalle presidenziali del 2016 vinte da Trump, negli ultimi anni i tassi di risposta ai sondaggi sono crollati, alcuni istituti hanno sbagliato le pesature e le ipotesi sull'affluenza, i telefoni fissi stanno scomparendo e sono aumentati gli operatori in malafede. Quest'anno i sondaggi davano Abdul El-Sayed largamente favorito nella primaria democratica per il Senato in Michigan, che ha vinto con un solo punto di scarto. In Wisconsin la socialista-democratica Francesca Hong era in vantaggio di oltre dieci punti nella primaria democratica per il governatore e ha perso di poco. A Los Angeles un sondaggio sulla corsa a sindaco, rilanciato sui social dalla sindaca Karen Bass, si è rivelato del tutto falso: il suo autore ha detto che si trattava di un "esperimento sociale" per vedere come i numeri si diffondono senza verifiche indipendenti.
22-27 luglioVoto
11 agosto
Nelle ultime due elezioni di metà mandato, nel 2018 e nel 2022, i sondaggi hanno però sbagliato meno che nelle presidenziali, ha ricordato Matthews. Secondo lei bisogna guardare ai singoli istituti: si fida molto di più dei sondaggi di AP-NORC, del New York Times o della CNN che di una rilevazione statale pubblicata da una società sul cui sito non c'è nemmeno l'elenco delle persone che ci lavorano. Di recente lo speaker repubblicano della Camera, Mike Johnson, ha detto che nessuno dovrebbe più dare peso ai sondaggi perché sono "estremamente imprecisi". Per Swasey i numeri dovrebbero essere sbagliati in modo talmente clamoroso da rendere quasi senza precedenti un buon risultato dei repubblicani. Anche senza guardare i sondaggi, ha spiegato, la storia dice che alle midterm il partito del presidente perde seggi, a meno che non ci sia appena stato l'11 settembre.
Il rischio principale secondo Franklin resta la mancata risposta non casuale: quest'anno potrebbero rispondere troppo pochi repubblicani e troppi democratici entusiasti. "Non possiamo costringere le persone a rispondere ai sondaggi", ha detto Franklin, ma a rassicurarlo è la coerenza dei risultati tra istituti più vicini ai conservatori e istituti più vicini ai democratici, tra Stati diversi e tra le sfide per il Senato e per i governatori.
Il sondaggista Patrick Ruffini ha pubblicato un grafico secondo cui i repubblicani più convinti sono i più difficili da raggiungere proprio in Kansas, Nebraska, Iowa e Ohio, cioè in alcuni degli Stati conservatori dove potrebbe decidersi il controllo del Senato, oggi conteso in una serie di sfide in bilico. Matthews è d'accordo con lui: la mancata risposta degli elettori repubblicani più fedeli in questi Stati è un problema, ha detto, e proprio quella mattina ci aveva ragionato su uno dei suoi sondaggi. Gli istituti seri ne tengono conto, ma quelli fatti male potrebbero restarne vittima.
La Marquette Law School ha cambiato metodo negli ultimi dieci anni. Prima divideva il Wisconsin in cinque grandi aree geografiche e cercava di intervistare in ciascuna un numero di persone proporzionato alla popolazione. Oggi le aree sono un po' più di cento, ordinate dalle più repubblicane e favorevoli a Trump alle meno, così da controllare molto meglio la geografia politica del campione. Non è un sistema perfetto, ha ammesso Franklin, perché anche nelle zone più conservatrici si potrebbero intervistare repubblicani poco rappresentativi.
Rispetto al 2024 i repubblicani stanno perdendo consensi tra gli ispanici, tra i giovani e tra i bianchi senza laurea, i gruppi con cui Trump aveva costruito la sua vittoria. Per Franklin dietro c'è soprattutto il costo della vita, che è in cima alle preoccupazioni degli elettori almeno dalla primavera del 2022: aveva affossato l'amministrazione Biden, aveva aiutato Trump a vincere insieme all'immigrazione e ora danneggia i repubblicani per le stesse ragioni. Swasey ha avvertito che gli elettori ispanici che votano alle midterm non sono gli stessi delle presidenziali e che queste elezioni sono soprattutto una reazione al presidente: chi apprezza Trump può semplicemente restare a casa. Matthews non crede che una sola elezione basti a parlare di riallineamento. Vede piuttosto un'insoddisfazione diffusa per l'economia, l'inflazione, il prezzo delle case e le spese sanitarie, che spinge soprattutto i giovani e gli indipendenti a spostarsi da un partito all'altro in cerca di risposte. Secondo Wride un riallineamento vero ci sarà solo se i democratici riusciranno a intestarsi questo malcontento, come fece Trump nel 2016. Gli elettori collegano già al governo la guerra con l'Iran e il prezzo della benzina, ma per ora i democratici non sembrano capaci di trasformarlo in una coalizione duratura.
Tra i dati da seguire nelle ultime settimane Wride ha indicato gli elettori che hanno votato Trump ma dicono di non riconoscersi nel movimento MAGA: sono quelli che si allontanano di più dal presidente. Matthews ha proposto gli elettori di Trump che oggi ne disapprovano l'operato. Anche tra loro, ha risposto Franklin, la fedeltà al partito resta forte. In Wisconsin i repubblicani che non si definiscono MAGA sono circa il 17 per cento dei probabili elettori repubblicani e uno su cinque di loro dice di voler votare il candidato democratico a governatore. Tra i democratici, invece, non c'è una divisione simile tra socialisti-democratici e moderati. Swasey guarda alla differenza tra il generic ballot e le domande con i nomi dei candidati: quando lo scarto è ampio, alcuni democratici stanno andando meglio dell'ondata generale contro Trump e i repubblicani.
Swasey ha scritto di recente sulla rivista The Argument che il mondo dei sondaggi è diventato "un parco giochi per truffatori, bugiardi e imbroglioni". Il problema non riguarda gli istituti affidabili, che rischiano la reputazione a ogni rilevazione, ma chi cerca visibilità o clic: oggi è facilissimo produrre un sondaggio dubbio o del tutto inventato. Swasey teme soprattutto le presidenziali del 2028, quando dati falsi potrebbero servire a influenzare i mercati delle previsioni o a fare disinformazione, in particolare durante le primarie.
I mercati delle previsioni, piattaforme dove si scommette denaro sull'esito delle elezioni, secondo i quattro sondaggisti non sostituiranno i sondaggi. Wride ha detto che si muovono dopo i sondaggi e non prima. Franklin ha ricordato la primaria democratica di agosto in Wisconsin: i mercati davano alla favorita circa il 90 per cento di probabilità di vincere fino alla chiusura dei seggi e sono crollati solo durante lo spoglio. Anche i sondaggi avevano sbagliato, ma mostravano già i motivi per cui la candidata poteva perdere, come poi è successo per circa 4.000 voti. Matthews ha escluso anche l'altra novità del settore, le interviste sintetiche, in cui un modello di intelligenza artificiale simula le risposte di un campione di persone: secondo le ricerche fatte finora non funzionano.
Proprio l'intelligenza artificiale è il tema su cui Wride ha visto cambiare di più l'opinione pubblica negli ultimi sei mesi. I data center, i grandi centri di calcolo che servono a far funzionare i modelli, sono spesso una questione locale, legata al costo dell'energia, al consumo d'acqua e alla poca trasparenza con cui sono stati autorizzati. Questo spiega secondo Wride perché Mike Rogers, il candidato repubblicano al Senato in Michigan, abbia preso le distanze dai data center. Quest'anno il tema ha assunto un'identità di parte, con i democratici contrari e i repubblicani favorevoli. Nelle ultime settimane la preoccupazione è cresciuta dopo gli allarmi lanciati da chi lavora nei laboratori di intelligenza artificiale e dopo che Trump ha detto di voler parlare di "superintelligenza". Wride pensa che il tema conterà molto nel 2028 e solo in alcune sfide quest'anno.
Wride vorrebbe più sondaggi sulla corruzione, che gli elettori citano spesso. Swasey è preoccupata per il Texas, dove è facile ottenere un sondaggio sbagliato che sembra corretto: la popolazione ispanica è numerosa, zone come la Rio Grande Valley sono difficili da raggiungere e le interviste in due lingue costano di più. Matthews guarda alla sanità, diventata molto più importante per gli elettori repubblicani secondo un sondaggio del Pew Research Center, mentre i loro candidati parlano di tasse e di identità di genere. Franklin segue gli indipendenti, che in Wisconsin sono il 10 per cento contro il 45 per cento di democratici e il 45 di repubblicani. Sono decisivi per superare il 50 per cento e quest'anno sono molto critici verso il presidente e i repubblicani, ma sono anche un gruppo volatile, che potrebbe cambiare idea più di una volta prima del voto.
