Un istituto di sondaggi che da giugno pubblicava rilevazioni sulle sfide per il Senato e per i governatori, riprese dai principali siti americani che calcolano le medie dei sondaggi, ha ammesso di aver inventato quasi tutti i suoi dati. Wedgewood Polls lo ha fatto martedì 20 ottobre, dopo che FiftyPlusOne gli aveva chiesto un commento su un'inchiesta sui suoi dati. Nella notte il New York Times ha tolto dal suo archivio i 15 sondaggi diffusi da Wedgewood tra giugno e ottobre, alcuni dei quali riguardavano più sfide nello stesso stato. Nessuno riguardava l'approvazione del presidente o il voto nazionale per il Congresso.
Gli aggregatori sono siti che raccolgono tutti i sondaggi pubblicati, controllano chi li ha fatti e ne calcolano una media, più affidabile di una singola rilevazione. FiftyPlusOne è stato fondato dagli ex redattori di FiveThirtyEight, il sito di analisi elettorale chiuso da ABC News nel marzo 2025. L'archivio dei sondaggi del New York Times è anche la fonte da cui il nostro modello prende i sondaggi per calcolare le probabilità di democratici e repubblicani alle elezioni di metà mandato del 3 novembre.
Nel comunicato, pubblicato su X, Wedgewood si descrive come "un progetto sperimentale per dimostrare le vulnerabilità, la mancanza di controlli" e la facilità di accesso del settore dei sondaggi politici. Sostiene di aver voluto verificare "quanto sia facile per un istituto di sondaggi interamente inventato" farsi notare ed essere preso sul serio. La risposta che si dà è "Fin troppo facile". La maggior parte dei dati, scrive, era stata generata per vedere se media, aggregatori e commentatori li avrebbero ripresi senza controllare la fonte e il metodo. L'unica eccezione sarebbe un sondaggio in Nebraska, finanziato con una raccolta fondi online e condotto, secondo Wedgewood, con un metodo rigoroso per avere un termine di paragone con i dati inventati. Il gruppo rivendica di essere entrato negli archivi del New York Times, di FiftyPlusOne e di VoteHub, un altro aggregatore, e di essere stato citato in onda da MS NOW, la rete all-news che prima si chiamava MSNBC. Aggiunge che il progetto "non è mai stato pensato per influenzare un'elezione".
Anche il nostro modello conteneva i dati di Wedgewood: 20 rilevazioni, contando a parte ogni sfida misurata dallo stesso sondaggio. Erano 11 per il Senato (due in Michigan, due in Maine e una ciascuno in Georgia, Mississippi, Kansas, Nebraska, Iowa, Ohio e Texas), 8 per i governatori (Michigan, Georgia, Kansas, Nebraska, Iowa, Ohio, Texas e Nevada) e una per la Camera, nel secondo distretto del Nevada. Il New York Times le ha tolte nella notte, quindi l'aggiornamento del modello di stamattina non le conteneva già più. Le abbiamo comunque escluse in modo permanente, compreso il sondaggio del Nebraska che Wedgewood dice di aver condotto davvero, perché non c'è modo di verificarlo.
Per misurare quanto pesassero abbiamo rifatto l'aggiornamento di ieri sera, l'ultimo che le includeva, togliendo i 20 sondaggi. Sul controllo del Congresso l'effetto è nullo: i democratici restano a 74 possibilità su 100 di conquistare il Senato e a 97 su 100 di conquistare la Camera, senza differenze nemmeno al primo decimale.
Le differenze si vedono in tre sfide. In Nebraska le possibilità dell'indipendente Dan Osborn, sostenuto dai democratici contro il senatore repubblicano uscente Pete Ricketts, salgono da 29 a 33 su 100. Il sondaggio di Wedgewood dava Ricketts avanti di 4 punti, 52 a 48, e pesava più degli altri perché quasi tutte le rilevazioni in Nebraska sono state commissionate da Osborn o da gruppi vicini ai democratici, che il modello considera di parte e pesa meno. In Mississippi il vantaggio stimato della senatrice repubblicana uscente Cindy Hyde-Smith sul democratico Scott Colom passa da 7,8 a 10,5 punti, perché i sondaggi in quello stato erano solo tre e uno era quello di Wedgewood, che dava Hyde-Smith avanti di appena 4 punti. Per il governatore del Nebraska il vantaggio del repubblicano Jim Pillen sulla democratica Lynne Walz scende da 3,2 a 1,8 punti e la sfida passa da tendente repubblicana a in bilico, cioè senza un favorito chiaro.
Senza i sondaggi di Wedgewood le probabilità per il Congresso non cambiano
Abbiamo rifatto l'aggiornamento del modello di Focus America del 20 ottobre togliendo le 20 rilevazioni di Wedgewood Polls: 11 per il Senato, 8 per i governatori e una per la Camera. Le probabilità sono possibilità su 100, non percentuali di voto.
Nelle altre gare i margini si muovono di pochi decimi di punto. Rispetto alla media, i numeri di Wedgewood erano più favorevoli ai democratici in Maine, Michigan, Georgia e Mississippi e più favorevoli ai repubblicani in Nebraska, quindi gli effetti sul controllo delle due camere si compensavano. Negli ultimi due mesi i sondaggi di Wedgewood sono comparsi anche in alcuni nostri articoli, tra cui gli aggiornamenti settimanali del modello. Il 22 settembre, per esempio, avevamo scritto che le possibilità di Osborn scendevano da 47 a 40 su 100 dopo un loro sondaggio.
L'inchiesta di FiftyPlusOne è partita la settimana scorsa da una segnalazione di una fonte ritenuta affidabile, accompagnata da prove. Il sito ha chiesto a Wedgewood i dati grezzi, cioè le risposte dei singoli intervistati prima di qualunque correzione, del suo sondaggio più recente, quello sul Senato in Mississippi, condotto dal 12 al 14 ottobre su 511 elettori probabili, cioè persone che secondo l'istituto andranno davvero a votare, con Hyde-Smith avanti 52 a 48. Il sondaggio era già sospetto perché era uscito poche ore dopo che il Crystal Ball, le valutazioni delle sfide elettorali curate dal politologo Larry Sabato, aveva spostato il Mississippi da sicuro a probabile repubblicano, una scelta che aveva un po' sorpreso gli osservatori.
I dati erano sorprendentemente puliti. Prima delle correzioni il campione era composto per il 67 per cento da bianchi e per il 31 per cento da neri, vicino alla composizione per etnia degli elettori del Mississippi, stimata intorno al 60 e al 37 per cento. Gli istituti di solito devono correggere i campioni grezzi dando più peso alle risposte dei gruppi sottorappresentati. L'effetto del disegno, in inglese design effect, misura quanto devono intervenire. Per Wedgewood era 1,18, un valore basso. Un campione così equilibrato si può ottenere con le quote, cioè chiedendo alla piattaforma che recluta gli intervistati un numero minimo di persone per ogni gruppo, ma Wedgewood ha confermato di non averle usate.
Per avere una prova FiftyPlusOne ha rifatto lo stesso sondaggio sulla piattaforma che Wedgewood diceva di aver usato, Pollfish, un servizio online che recluta intervistati a pagamento e raccoglie le risposte ai questionari. Nei dati veri di Pollfish il codice che identifica ogni intervistato è in circa metà dei casi un numero e nell'altra metà un numero preceduto dal segno meno, mentre il codice della transazione cresce quasi di pari passo con l'ora in cui ciascuno ha completato il questionario. Pollfish ha confermato che è il comportamento previsto e i dati di un altro istituto che usa la piattaforma seguivano lo stesso schema. Quelli di Wedgewood no. Martedì FiftyPlusOne ha mandato le sue contestazioni a Wedgewood chiedendo un commento. Invece di rispondere alle domande, il gruppo ha pubblicato il comunicato e, pochi minuti prima, ha mandato alla redazione un messaggio privato di insulti.
Lo staff di Colom aveva diffuso il sondaggio del Mississippi con un comunicato secondo cui la sfida era "in parità", anche se Hyde-Smith era avanti di 4 punti, un distacco comunque dentro il margine di errore di 4,3 punti dichiarato dall'istituto. Il margine di errore è l'oscillazione dovuta al fatto di intervistare solo un campione di elettori. Newsweek aveva titolato che il democratico minacciava una sorpresa storica in uno stato saldamente repubblicano. Il primo sondaggio pubblicato da Wedgewood, a giugno sulle primarie repubblicane per il Senato in Louisiana, aveva sbagliato il risultato di quasi 13 punti.
Nel comunicato Wedgewood accusa gli aggregatori di non aver controllato chi fosse. FiftyPlusOne sostiene che è falso: aveva chiesto i nomi dei responsabili, ne aveva ricevuti due, aveva verificato che uno dei due aveva già lavorato nel settore dei sondaggi e aveva esaminato la descrizione del metodo pubblicata sul sito. Secondo FiftyPlusOne non è raro che un sondaggista lasci un istituto, ne fondi uno proprio e paghi le prime rilevazioni per farsi conoscere. In una nota il New York Times spiega di verificare ogni nuovo istituto prima di inserirlo nel suo archivio. Wedgewood aveva risposto alle domande sull'identità dei sondaggisti, sul modo in cui sceglievano il campione, contattavano gli intervistati e correggevano i dati e sulle fonti di finanziamento.
Zachary Donnini, di VoteHub, ha raccontato su X di aver parlato al telefono per un quarto d'ora con il responsabile dei sondaggi di Wedgewood, che si era presentato come uno studente della Boston University con qualche esperienza in un altro istituto, SoCal Strategies, e che diceva di pagare di tasca propria sondaggi a basso costo. VoteHub aveva dato a Wedgewood un voto basso, D, e aveva incluso i suoi dati. Nel comunicato Wedgewood si descrive invece come "un piccolo gruppo di veterani del settore". L'istituto raccoglieva anche soldi online per finanziare i sondaggi e Donnini ha detto di aver versato 50 dollari per quello del Nebraska. Andrew Gelman, statistico della Columbia University, ha scritto sul suo blog che è "un po' sospetto" che Wedgewood abbia rivendicato l'esperimento proprio il giorno in cui è stato scoperto.
Ad agosto Median Strategies, un istituto creato da un neolaureato di 21 anni, aveva diffuso sondaggi inventati su Wisconsin, Nevada e Los Angeles e, una volta scoperto, li aveva definiti un "esperimento sociale di breve durata". Il New York Times non li aveva mai inseriti nel suo archivio perché Median Strategies non aveva risposto alle domande sul metodo. Nello stesso mese FiftyPlusOne aveva escluso The Public Sentiment Institute, che aveva ammesso di aver attribuito le preferenze di alcuni intervistati al candidato che lo pagava. Secondo FiftyPlusOne è sempre più facile fare sondaggi di bassa qualità o inventarli del tutto, anche perché con gli strumenti di intelligenza artificiale chi è in malafede può produrre siti, PDF e fogli di calcolo che sembrano quelli di un istituto vero.
