Nello stesso sondaggio i democratici sono in vantaggio sui repubblicani di 14 punti nel voto per il Congresso, oppure di appena 4. Tutto dipende dalle ipotesi su chi andrà davvero a votare il 3 novembre, una domanda a cui nessuno può rispondere con certezza prima della fine dello spoglio. Lo ha mostrato Marc Trussler in un'analisi pubblicata da NBC News, in cui ricalcola il nuovo sondaggio del Decision Desk di NBC, diffuso domenica, con quattro criteri diversi per individuare i cosiddetti "elettori probabili", in inglese likely voters.
Alle elezioni di metà mandato vota di solito circa la metà degli aventi diritto, quindi una parte consistente delle persone intervistate dai sondaggisti non andrà alle urne. Per questo gli istituti provano a stimare chi voterà, cioè a descrivere una popolazione che di fatto ancora non esiste. Ogni istituto ha il suo metodo, ma tutti combinano due strade: chiedere agli intervistati se andranno a votare oppure prevederlo in base a chi sono. A volte le due strade portano a risultati simili. Quest'anno spingono in direzioni opposte: i democratici hanno dalla loro l'entusiasmo dei propri elettori, che si dicono più motivati a votare, mentre i repubblicani sperano che la composizione demografica dell'elettorato li protegga da un'ondata democratica.
La partecipazione al voto resta la principale incognita delle midterm. I democratici sono favoriti per la conquista della Camera e i sondaggi nei singoli Stati mostrano che anche il Senato è alla loro portata. I repubblicani sperano che quest'anno i sondaggi sottostimino il loro consenso, come era successo nel 2016, nel 2020 e nel 2024, tre elezioni presidenziali in cui era candidato Donald Trump. Una parte degli elettori repubblicani, soprattutto quelli avvicinati alla politica dal presidente, risponde meno spesso ai sondaggi, anche se la maggior parte degli istituti ha modificato i propri metodi per tenerne conto. I sondaggi comunque non sono previsioni ma fotografie del momento in cui vengono fatti.
Le scelte sugli elettori probabili producono già differenze visibili. Nella media dei sondaggi di NBC News sul voto per il Congresso, le rilevazioni sugli elettori probabili variano molto di più di quelle condotte sugli elettori iscritti alle liste o sull'intera popolazione adulta. Pochi giorni fa un'analisi di YouGov aveva mostrato lo stesso fenomeno sul sondaggio condotto con l'Economist, con un vantaggio democratico tra 6 e 16 punti (a seconda di chi veniva contato).
Il primo dei quattro scenari di NBC usa come base gli elettori registrati. Negli Stati Uniti per votare bisogna prima iscriversi alle liste elettorali e chi non lo ha fatto non può votare. Per questo il primo passo di qualsiasi stima degli elettori probabili è escludere chi dice di non essere iscritto. Gli intervistati rimasti sono stati poi pesati in modo che rispecchiassero le proporzioni corrette per età, istruzione, etnia, sesso, area geografica e voto alle presidenziali del 2024.
Il secondo scenario prende in parola gli intervistati e tiene solo chi dice che voterà sicuramente o che ha già votato in anticipo. Queste persone sono nettamente schierate con i democratici, quindi un modello basato soprattutto sulle intenzioni dichiarate produce un ampio vantaggio democratico. Il limite di questo approccio è che una parte di chi non è sicuro di votare finirà comunque per andare alle urne. Quegli elettori preferiscono in larga misura i repubblicani.
Il terzo scenario fa l'opposto: ignora le intenzioni e prevede chi voterà solo in base alle caratteristiche degli intervistati. Per costruirlo NBC ha usato la Cooperative Election Study del 2022, un sondaggio accademico che dopo il voto verifica se le persone intervistate hanno davvero votato. Con quei dati è stato costruito un modello delle caratteristiche legate alla partecipazione nel 2022, poi applicato agli intervistati del 2026. Il risultato si avvicina molto alla parità. Una ragione è demografica: nel 2022 gli elettori più anziani e quelli bianchi, gruppi che tendono a votare repubblicano, sono andati a votare molto più spesso dei giovani e delle minoranze. L'altra ragione è che il modello presuppone che quest'anno i repubblicani si mobilitino per difendere la maggioranza alla Camera come fecero i democratici nel 2022, quando i repubblicani conquistarono la Camera ma con un margine ridotto.
In questi modelli conta molto quali elezioni si usano come riferimento. Se ai dati del 2022 si aggiungono quelli del 2018 (un anno molto più favorevole ai democratici) il loro vantaggio sale a 7 punti.
Il quarto scenario mette insieme i due approcci. Il modello si basa ancora sui dati del 2022, ma considera sia le caratteristiche di ogni intervistato sia la sua intenzione di voto. Invece di dividere nettamente gli intervistati tra chi voterà e chi no, assegna a ciascuno una probabilità in base a quanto spesso, in passato, chi ha dato una certa risposta è poi andato a votare. Nel 2022, per esempio, circa il 15 per cento di chi aveva detto che non avrebbe votato lo ha fatto comunque, quindi anche queste persone ricevono un peso, seppur piccolo. Il risultato si colloca a metà tra i due scenari precedenti.
Gli istituti hanno quindi un ampio margine per ottenere risultati diversi dagli stessi dati di partenza, pur facendo scelte ragionevoli. Lo dimostrano i sondaggi diffusi a metà settembre dall'Economist con YouGov e dal New York Times con il Siena College, che hanno pubblicato i risultati sia per gli elettori registrati sia per quelli probabili. Tra gli elettori registrati i due sondaggi erano vicini: 5 punti di vantaggio democratico per l'Economist e YouGov, 7 per il New York Times e Siena.
Le differenze emergono quando si passa agli elettori probabili. Nel sondaggio del New York Times il vantaggio democratico sale solo a 9 punti. Secondo l'istituto la partecipazione degli elettori dei due partiti sarà abbastanza equilibrata e chi andrà a votare somiglierà nel complesso all'insieme degli iscritti alle liste. Nel sondaggio dell'Economist e di YouGov il vantaggio sale invece a 12 punti, perché l'istituto ritiene che gli elettori registrati vicini ai democratici voteranno più spesso di quelli vicini ai repubblicani. Il New York Times ha descritto un metodo che combina il comportamento degli intervistati alle elezioni del 2022 e del 2018 con le intenzioni dichiarate, mentre YouGov tiene conto soprattutto delle intenzioni.
Entrambi i metodi sono ragionevoli e il risultato reale si troverà probabilmente a metà strada. Dove esattamente, nessun sondaggista lo sa.
