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FiftyPlusOne bandisce l’istituto che falsificava i sondaggi
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FiftyPlusOne bandisce l’istituto che falsificava i sondaggi

Il sito di aggregazione FiftyPlusOne ha bandito The Public Sentiment Institute, che ha ammesso di aver spostato le preferenze di alcuni intervistati verso il candidato che li finanziava. Sospeso anche Patriot Polling.

Il sito di aggregazione dei sondaggi FiftyPlusOne ha escluso definitivamente The Public Sentiment Institute (TPSI) e sospeso a tempo indeterminato Patriot Polling dalla propria lista di istituti di sondaggio dopo aver scoperto che entrambi gli istituti avrebbero lavorato per alcune campagne elettorali senza dichiararlo. TPSI ha inoltre ammesso di aver modificato le preferenze espresse da alcuni intervistati, attribuendole al candidato che aveva pagato l'istituto. La decisione è stata presa dagli ex redattori di FiveThirtyEight che, dopo la chiusura del sito di analisi elettorale da parte di ABC News nel marzo 2025, hanno fondato il progetto FiftyPlusOne.

Quei pagamenti mai dichiarati

L'indagine è partita da una segnalazione ricevuta dalla redazione la settimana scorsa: TPSI avrebbe presentato come rilevazioni indipendenti alcuni sondaggi interni della campagna di James Fishback, gestore di un fondo speculativo e candidato alle primarie repubblicane per il governatorato della Florida. Esaminando i registri delle spese elettorali, gli autori dell'inchiesta hanno trovato un pagamento di 1.575 dollari effettuato il 9 giugno 2026 dalla campagna di Fishback a favore proprio di The Public Sentiment Institute, con la causale "sondaggio".

L'istituto ha poi pubblicato due rilevazioni sulle primarie, il 10 e il 30 giugno, senza indicarne la committenza. In una terza, diffusa il 13 agosto, ha invece dichiarato che la ricerca era stata "progettata, finanziata e condotta" dallo stesso istituto e che "nessun candidato, campagna, comitato di partito o organizzazione esterna" l'aveva commissionata o finanziata. Il 21 gennaio 2026 la stessa campagna elettorale aveva versato 1.500 dollari a Lucca Ruggieri, amministratore delegato di Patriot Polling, con la causale "sondaggi". Il 2 febbraio anche questo secondo istituto aveva pubblicato una rilevazione sulle primarie per il governatorato della Florida senza indicarne la committenza.

Il 29 luglio Patriot Polling ha inoltre diffuso un sondaggio interno per la campagna di Keith Gross nel secondo distretto congressuale della Florida, mentre una precedente rilevazione, pubblicata l'11 febbraio sulle primarie repubblicane nello stesso distretto, non indicava alcun committente. Nei registri della campagna di Gross, tuttavia, non risultano pagamenti all'istituto.

Contattati venerdì scorso e nuovamente nel corso della settimana, i due istituti non hanno risposto. Anche gli staff elettorali di Fishback e Gross hanno ignorato le richieste di commento. Secondo gli standard di FiftyPlusOne, la mancata indicazione della committenza non comporta automaticamente l'esclusione: in questi casi tutte le rilevazioni dell'istituto vengono semplicemente classificate come di parte. A rendere inutilizzabili i dati è invece il rifiuto di rispondere alle domande sulla metodologia, perché impedisce di verificare come siano stati prodotti.

L'ammissione: preferenze spostate da un candidato all'altro

L'analisi retrospettiva pubblicata da TPSI sui propri sondaggi in Florida ha però portato alla luce un problema molto più grave. Le rilevazioni avevano sovrastimato nettamente il consenso per Fishback rispetto sia agli altri sondaggi sia al risultato delle primarie del 18 agosto: il candidato si è fermato sotto l'11%, mentre la vittoria alle primarie repubblicane è andata al deputato Byron Donalds.

TPSI ha attribuito l'errore a due fattori. Il primo, una sovrastima dell'affluenza dei giovani, rientra nelle valutazioni che ogni istituto è chiamato a compiere sulla composizione dell'elettorato. Il secondo, invece, no. "Jay Collins otteneva tra il 20 e il 30% nei nostri dati. Il risultato non coincideva con la nostra lettura della corsa e abbiamo concluso che potesse riflettere un problema nella qualità dei dati raccolti attraverso il nostro campione via messaggio", si legge nel documento, in riferimento all'attuale vicegovernatore della Florida.

"Sulla base di questa conclusione, abbiamo individuato gli intervistati che avevano scelto Collins ma il cui profilo complessivo appariva più vicino alla coalizione di un altro candidato e abbiamo riassegnato le loro preferenze a James Fishback. È stato l'errore più grave dell'intero progetto e la responsabilità è soltanto nostra. Abbiamo sottratto consenso reale a un candidato sulla base di un sospetto contraddetto dai nostri stessi dati. Nessuna metodologia dovrebbe consentire di modificare la preferenza dichiarata da un intervistato soltanto perché un analista la considera poco plausibile, e la nostra non lo consentirà più."

Gli standard di FiftyPlusOne, derivati in parte dal codice deontologico dell'American Association for Public Opinion Research, vietano di adottare consapevolmente strumenti o metodi capaci di produrre conclusioni fuorvianti, così come di falsificare o fabbricare dati. Per la redazione — della quale fanno parte, tra gli altri, Mary Radcliffe, Cooper Burton e l'ex direttore editoriale di FiveThirtyEight G. Elliott Morris — modificare le preferenze dei singoli intervistati per ottenere un risultato più vicino alle proprie aspettative equivale a tutti gli effetti a falsificare i dati. Una violazione resa ancora più grave dal rapporto economico non dichiarato con la campagna beneficiata da quelle modifiche.

L'esclusione riguarderà quindi anche qualsiasi futura società fondata o diretta da Lester Tellez e Dustin Smith, i responsabili di TPSI, nonché i sondaggi commissionati da organizzazioni a loro collegate, come On Point Politics. La sospensione di Patriot Polling si estende invece a Ruggieri e Roberto Jay, ma potrà essere revocata se l'istituto risponderà alle domande sulla propria metodologia. Le rilevazioni già pubblicate resteranno sul sito, riclassificate come di parte, secondo la prassi ereditata da FiveThirtyEight di conservare i dati utilizzati per calcolare le medie del passato.

Un'altra società ha inventato sondaggi ed è poi scomparsa

Median Strategies, una società comparsa dal nulla due settimane fa, ha ammesso al Los Angeles Times di aver inventato integralmente i risultati di almeno tre rilevazioni in altrettanti Stati, dalla corsa per la carica di sindaco di Los Angeles alle primarie in Wisconsin. L'organizzazione ha definito l'operazione come un "esperimento sociale" volto a misurare quanto fosse facile convincere giornali e opinione pubblica dell'autenticità di dati falsi. Subito dopo ha chiuso il proprio sito.

Mercoledì AAPOR ha condannato l'accaduto. "È estremamente preoccupante che questa organizzazione abbia prodotto e diffuso dati inventati, minando la fiducia nella ricerca sull'opinione pubblica e nei sondaggi elettorali", ha dichiarato la presidente Mary Losch. "È importante che un'attività fraudolenta di questo tipo non venga confusa con i sondaggi elettorali legittimi."

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