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Quasi sette elettori su dieci sono preoccupati per la corruzione di Trump
Molly Riley, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
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Quasi sette elettori su dieci sono preoccupati per la corruzione di Trump

Lo pensa anche quasi la metà di chi ha votato il presidente nel 2024. Per il 54 per cento i prezzi alti sono colpa dell'amministrazione o dei repubblicani al Congresso.

Il 69 per cento degli elettori registrati americani si dice "molto" o "abbastanza" preoccupato per la "corruzione, gli interessi personali o i conflitti di interesse" nell'amministrazione di Donald Trump. Lo dice un sondaggio del Financial Times, realizzato con Focaldata, una società di ricerca londinese non schierata, a pochi giorni dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre. La preoccupazione non riguarda solo gli avversari del presidente: la condivide quasi il 50 per cento di chi lo ha votato nel 2024. Negli Stati Uniti per votare bisogna prima iscriversi alle liste elettorali, per questo i sondaggi distinguono gli elettori registrati dal resto della popolazione adulta.

Quasi la metà degli elettori registrati ritiene anche che durante il secondo mandato di Trump la corruzione sia stata un problema più grave che con le amministrazioni precedenti. Il tema era già entrato nella campagna elettorale e secondo Daniel Weiner, che al Brennan Center for Justice della New York University, un centro studi su democrazia e giustizia, si occupa di denaro in politica e di etica pubblica, oggi è la seconda preoccupazione degli elettori dopo il costo della vita. Weiner cita un sondaggio del suo centro studi di inizio anno: oltre il 90 per cento degli intervistati, con ampie maggioranze in entrambi i partiti, considerava la corruzione un "grande problema" della politica e del governo. "Gli americani pensano che il sistema sia truccato e sono molto arrabbiati", ha detto Weiner al Financial Times.

Secondo Weiner molti americani associano la corruzione al costo della vita. Jeremy Ney, professore alla Columbia Business School e autore di un libro sul costo della vita negli Stati Uniti, lo ha spiegato così al Financial Times: "Quando una famiglia legge dei profitti del presidente con le criptovalute nello stesso momento in cui deve decidere se rimandare una costosa visita medica, vede che il sistema funziona per qualcuno, ma non per lei". Secondo Ney gli elettori possono sopportare qualche sacrificio economico se credono che sia condiviso, ma quando il peso ricade su una sola parte "il malcontento esplode".

Durante il secondo mandato i familiari del presidente hanno guadagnato almeno un miliardo di dollari con diverse iniziative legate alle criptovalute. Alcuni grandi donatori vicini alla famiglia Trump hanno tratto vantaggio da cambiamenti nelle politiche del governo, mentre altre aziende hanno ottenuto contratti pubblici, comprese alcune in cui ha investito la società di Donald Trump Jr. Pochi giorni fa un altro sondaggio aveva mostrato che sei americani su dieci pensano che Trump usi la presidenza per arricchirsi.

Il 54 per cento degli elettori indica l'amministrazione Trump o i repubblicani al Congresso come i principali responsabili dei prezzi alti che gli americani pagano oggi. Oltre il 40 per cento dice che l'aumento dei prezzi lo rende più propenso a votare per i democratici alle midterm.

Il 56 per cento degli intervistati sostiene di stare peggio economicamente rispetto a quando Trump è entrato in carica, nel gennaio 2025. Più di un quarto dice di aver dovuto tagliare spese essenziali come la spesa alimentare o le cure mediche.

Una delle cause principali dell'inflazione è la guerra con l'Iran, impopolare tra gli elettori, che dura da quasi otto mesi e non sembra vicina alla fine. Dall'inizio del conflitto il prezzo dei carburanti è salito molto: secondo i dati della AAA, l'associazione degli automobilisti americani, il gasolio costa in media 6,32 dollari al gallone (circa 1,67 dollari al litro), oltre il 70 per cento in più di un anno fa.

Trump ha chiesto di considerare le midterm come se fosse lui stesso sulla scheda e il giudizio degli elettori sul presidente potrebbe pesare sui candidati repubblicani, che cercano di impedire ai democratici di conquistare il Congresso. Nell'ultimo mese diversi esponenti del partito hanno espresso il timore che il basso gradimento di Trump e gli effetti economici dei dazi e della guerra con l'Iran diventino un problema per le loro campagne. Il sondaggio del Financial Times è stato condotto online tra il 16 e il 18 ottobre su 1.648 elettori registrati e ha un margine di errore di più o meno 2,8 punti percentuali.

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