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Se i sondaggi sbagliassero come nel 2020 i repubblicani terrebbero il Senato
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Se i sondaggi sbagliassero come nel 2020 i repubblicani terrebbero il Senato

Il modello rifatto con gli errori delle ultime quattro elezioni a due giorni dal voto: la Camera resta ai democratici, al Senato un errore di 3 punti cambia il favorito.

Se i sondaggi sbagliassero come nel 2020, i democratici conquisterebbero il Senato solo 11 volte su 100. Con un errore come quello del 2016 salirebbero a 14. Il nostro modello oggi dà loro 77 possibilità su 100. Con gli errori delle ultime due elezioni di metà mandato, il 2018 e il 2022, le possibilità resterebbero vicine a quelle di oggi: 82 e 75 su 100. La Camera invece resta ai democratici in tutti gli scenari, con almeno 93 possibilità su 100.

Sono gli stessi calcoli che avevamo pubblicato l'11 ottobre, rifatti con i sondaggi del 1° novembre, a due giorni dal voto. Il metodo non cambia. Per ciascuna delle ultime quattro elezioni spostiamo i sondaggi di oggi di quanto sbagliarono allora e rifacciamo girare il modello 50.000 volte. Per la Camera usiamo l'errore della media nazionale del generic ballot, il sondaggio che chiede agli elettori per quale partito voteranno alla Camera senza nominare i candidati. Per il Senato usiamo l'errore Stato per Stato: la differenza fra la media dei sondaggi delle ultime tre settimane e il risultato nelle gare per la presidenza, per il Senato e per i governatori, calcolata sull'archivio dei sondaggi di FiveThirtyEight. Nel 2020, per esempio, i sondaggi in Iowa sopravvalutarono i democratici di 7,8 punti: nello scenario 2020 togliamo 7,8 punti ai democratici in tutti i sondaggi dell'Iowa di oggi.

Rispetto a tre settimane fa gli scenari peggiori sono quasi fermi: con l'errore del 2020 i democratici erano a 10 su 100, con quello del 2016 a 12. Il modello invece è salito da 71 a 77 su 100 per il Senato e da 95 a 98 per la Camera, anche perché a due giorni dal voto lascia meno spazio a cambiamenti dell'ultima ora. Le gare decisive per il Senato sono strette quanto a ottobre. Oggi otto sono sotto i 4 punti di distacco: Kansas, Iowa, Maine, Alaska, South Carolina, Texas, Nebraska e Ohio. Sette si giocano in Stati che Donald Trump ha vinto nel 2024 con più di dieci punti di margine, l'eccezione è il Maine.

Il 2020 resta lo scenario peggiore per i democratici. Quell'anno i sondaggi li sopravvalutarono in 33 dei 35 Stati che votano per il Senato quest'anno, di quasi 6 punti in media. Applicati alle gare di oggi, quegli errori spostano verso i repubblicani tutti gli Stati decisivi. L'Iowa passa da un vantaggio democratico di mezzo punto a uno repubblicano di 6,4 punti, il Maine da più 1,5 a meno 5,3 per il democratico Troy Jackson contro Susan Collins, il Kansas da un sostanziale pareggio a uno svantaggio di 4,2 punti. In Alaska Mary Peltola passa da più 2,5 a meno 3. Anche l'Ohio di Sherrod Brown e il Texas di James Talarico, dove oggi i democratici sono avanti di 3-4 punti, finiscono di poco ai repubblicani, mentre il Michigan diventa un pareggio. Nella simulazione mediana i democratici si fermano a 48 seggi, mentre gliene servono 51: in caso di 50 a 50 decide il voto del vicepresidente JD Vance.

Nel 2016 gli errori furono simili per dimensione ma distribuiti in modo diverso, con i più grandi nel Midwest e in Alaska. In questo scenario Alaska, Iowa, Maine, Ohio e Kansas passano ai repubblicani, il Michigan e il Minnesota diventano pareggi. Il Texas resta di un punto ai democratici, perché lì nel 2016 i sondaggi sbagliarono meno di 2 punti. I democratici vincono il Senato 14 volte su 100.

Nelle due elezioni di metà mandato gli errori non andarono tutti nella stessa direzione. Nel 2018 i sondaggi sottovalutarono i democratici in Texas, Kansas e South Carolina e li sopravvalutarono in Maine, Alaska, Ohio e Iowa. In questo scenario i democratici perdono quattro gare oggi favorevoli ma conquistano il South Carolina e vincono il Senato 82 volte su 100. Nel 2022 sbagliarono a favore dei repubblicani in Maine, Michigan e New Hampshire, dove Jackson, Abdul El-Sayed e Chris Pappas allargherebbero il loro vantaggio. Iowa e Kansas invece passerebbero ai repubblicani di poco più di un punto. Con gli errori del 2022 le possibilità dei democratici scendono a 75 su 100, quasi come nel modello.

Per perdere il Senato basta un errore più piccolo di quelli del 2016 e del 2020. Abbiamo rifatto girare il modello anche con un errore uguale in tutti gli Stati. Se i sondaggi sopravvalutano i democratici di 2 punti ovunque, le loro possibilità scendono a 59 su 100. Con 3 punti si fermano a 50 seggi nella simulazione mediana e vincono il Senato 40 volte su 100. Con 4 punti scendono a 24 su 100, con 5 a 12. È lo stesso ordine di grandezza indicato da Nate Silver sul Silver Bulletin, secondo cui un errore "normale" vale 3-4 punti nella stessa direzione in tutti gli Stati: con 3 punti i democratici si fermerebbero a 50 seggi, con 4 il Senato andrebbe ai repubblicani 52 a 48.

La Camera regge in tutti gli scenari perché il margine dei democratici è ampio e il modello sconta già un errore a loro favore. Il generic ballot li dà avanti di 8,2 punti, ma il modello lo sposta di 1,5 punti verso i repubblicani, l'errore medio delle elezioni di metà mandato dal 2010 a questa distanza dal voto. L'errore del 2020, 4 punti, è solo 2,5 punti più grande. In quello scenario i democratici scendono a 229 seggi nella simulazione mediana, undici sopra la maggioranza, e vincono la Camera 93 volte su 100. Anche con un errore di 5 punti la vincerebbero 83 volte su 100. Nella nostra ricostruzione della media nazionale, i sondaggi hanno sopravvalutato i democratici in 13 delle 16 elezioni dal 1994, compreso il 2024, quando l'errore fu di 2,9 punti.

Secondo un'analisi dell'Economist, dal 1998 i sondaggi per il Congresso sottostimano il partito più forte di ogni Stato: se lo schema si ripetesse, i democratici sarebbero sopravvalutati proprio negli Stati repubblicani dove si decide il Senato. L'analista G. Elliott Morris ha trovato invece un errore nella direzione opposta: molti istituti pesano i campioni in base al voto del 2024 e gli elettori di Trump delusi che oggi dicono di aver votato Kamala Harris porterebbero a sottostimare i democratici di circa un punto. I sondaggisti riuniti da Politico pensano che questa volta i numeri reggano, anche perché nel 2018 e nel 2022 i sondaggi sbagliarono meno che nelle presidenziali. Silver ritiene che l'errore possa andare in entrambe le direzioni, anche verso una vittoria democratica più larga del previsto.

Negli scenari l'errore è fissato, quindi resta solo l'incertezza delle singole gare: per questo le probabilità sono più nette di quelle del modello. Gli errori del passato inoltre non si ripetono uguali. Il 2016 e il 2020 erano elezioni presidenziali con Trump candidato, il 2018 e il 2022 erano elezioni di metà mandato come quelle di quest'anno. In quelle due occasioni i sondaggi degli Stati sbagliarono meno e non sempre a favore dello stesso partito.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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