Circa il 3 per cento degli americani che nel 2024 avevano votato per Donald Trump oggi dice di aver votato per Kamala Harris. È più del doppio della quota di elettori di Harris che oggi dicono di aver votato Trump. Questi elettori disapprovano in gran parte l'operato del presidente e quasi tutti voteranno per i democratici alle midterm del 3 novembre. Secondo un'analisi di G. Elliott Morris pubblicata sulla sua newsletter Strength In Numbers, questo fenomeno porta molti sondaggi a sottostimare il vantaggio dei democratici di circa un punto.
Il problema nasce da come vengono costruiti i sondaggi. Nessun campione di intervistati rispecchia alla perfezione la popolazione, per questo gli istituti lo correggono con la ponderazione: danno più peso ai gruppi poco rappresentati e meno a quelli rappresentati troppo. Oggi molti istituti ponderano anche in base al voto del 2024, in modo che la quota di intervistati che dicono di aver votato Trump corrisponda alla quota di voti che il presidente ha preso davvero. Se però una parte degli elettori di Trump delusi smette di dire di averlo votato, chi continua a dichiararlo è un gruppo più fedele al presidente di quanto fosse la sua coalizione reale. Riportare quel gruppo al peso che Trump ebbe nel 2024 gonfia artificialmente lo spazio dei sostenitori più convinti del movimento MAGA, che sono anche i più propensi a votare repubblicano alla Camera.
Ad agosto Morris aveva stimato questo effetto in modo indiretto, partendo da uno studio di YouGov del 2025 su quanto spesso gli iscritti al suo panel online avevano cambiato la risposta sul proprio voto tra il 2020 e il 2022. Il risultato era che l'errore riduceva di circa 0,8 punti il vantaggio dei democratici nel voto generico per il Congresso, la domanda con cui si chiede agli elettori quale partito sceglieranno per la Camera senza nominare i candidati. Ora la stima arriva da dati diretti. Verasight, la società che realizza il sondaggio mensile di Strength In Numbers, registra il voto del 2024 di ogni intervistato al momento della sua iscrizione alla piattaforma. Nel sondaggio di ottobre Morris ha potuto quindi confrontare, per tutti i 2.028 intervistati, la risposta data oggi con quella salvata nel profilo.
La grande maggioranza ha dato due volte la stessa risposta. Il 96 per cento degli elettori di Harris dice ancora di aver votato per lei, mentre il 4 per cento ha cambiato risposta e l'1,4 per cento ora dice di aver votato Trump. Tra gli elettori di Trump la quota di chi è rimasto coerente scende al 94 per cento. Il 6 per cento ha cambiato risposta e il 3,2 per cento ora dice di aver votato Harris. In numeri assoluti si tratta di 22 persone passate da Trump a Harris e di 11 che hanno fatto il percorso opposto, quindi le stime hanno margini di errore ampi. Morris però ritrova lo stesso schema in tutte le principali suddivisioni dei dati: con e senza ponderazione, tra gli elettori registrati e per età, genere ed etnia.
A cambiare risposta sono soprattutto gli elettori di Trump che oggi lo disapprovano, con una probabilità circa 7,5 volte più alta di chi lo approva ancora. Tra chi lo approva solo il 2 per cento dà una risposta diversa e meno dell'1 per cento dice di aver votato Harris. Tra chi lo disapprova le quote salgono al 15 per cento e al 9 per cento. I 22 elettori passati da Trump a Harris oggi assomigliano a dei democratici: circa tre su quattro disapprovano il presidente e nove su dieci di quelli registrati per votare sceglieranno il candidato democratico alla Camera. Tra gli elettori di Trump che dicono ancora di averlo votato, invece, il 76 per cento approva il presidente e il 90 per cento voterà repubblicano.
Per questo chi resta nella colonna di Trump è più vicino ai repubblicani della coalizione originale. Tra gli elettori registrati che nel profilo risultano aver votato Trump, l'86 per cento voterà repubblicano alla Camera. Tra quelli che lo dichiarano nel sondaggio di ottobre la quota sale all'89 per cento. Con i pesi forniti da Verasight, chi oggi dice di aver votato Trump vale il 49,7 per cento dei voti dei due partiti, circa un punto in meno del 50,8 per cento che il presidente ottenne davvero. Per riportare il campione al risultato del 2024 bisogna quindi dare più peso agli elettori di Trump rimasti, che sono i più fedeli. Gli elettori che hanno cambiato risposta finiscono invece nella colonna di Harris, sovrastimata di un punto, dove vengono pesati di meno insieme a tutti gli altri.
Ponderando il sondaggio con il voto dichiarato oggi, invece che con quello registrato nel profilo, il vantaggio dei democratici tra gli elettori registrati scende da 10,4 a 9,3 punti. Di questi 1,1 punti, 0,9 dipendono dagli elettori di Trump che ora dicono di aver votato Harris e 0,2 da quelli che ora dicono di non aver votato o di non ricordarlo. Secondo Morris la differenza conta poco in un anno di onda blu, ma in una corsa più equilibrata potrebbe decidere quale partito parte favorito.
Il sondaggio di Strength In Numbers è in buona parte al riparo da questo errore, perché Verasight pondera con il voto salvato nel profilo e non con la risposta data ogni mese. La protezione però non è completa: chi si è iscritto alla piattaforma molto dopo il novembre 2024 ha indicato il proprio voto a distanza di tempo, quindi anche il suo profilo si basa su un ricordo. Il rischio maggiore riguarda gli istituti che chiedono ogni volta il voto del 2024 e ponderano in base a quelle risposte. Secondo Morris i loro numeri sul voto generico potrebbero sottostimare i democratici di circa un punto.
Nel sondaggio di ottobre Morris ha provato anche un'altra strada, su suggerimento del politologo della Georgetown University Chris Warshaw: chiedere agli intervistati chi avevano votato nel 2024 per la Camera nel proprio collegio, oltre che per la presidenza. L'idea è che per le midterm il voto passato per la Camera potrebbe essere un riferimento migliore, a patto che sia più legato al voto generico di quello presidenziale e che gli elettori lo ricordino con precisione. Ponderando con il voto ricordato per la Camera, il vantaggio dei democratici scende da 10,4 a 6,9 punti (circa un terzo in meno). Morris precisa però che non è il test ideale, perché per il 2024 non esiste un voto per la Camera registrato a ridosso delle elezioni. Il confronto vero si potrà fare nel 2028, usando il voto delle midterm raccolto subito dopo il 3 novembre.
L'errore legato al voto ricordato resta piccolo rispetto alle altre fonti di errore dei sondaggi. Secondo Morris nel 2024 i sondaggi hanno sbagliato di circa 5 punti sul margine nelle sfide per il Senato e nelle elezioni per governatore del 2025 in New Jersey e Virginia l'errore a favore dei repubblicani è stato ancora più grande. Un campione con un mix sbagliato di democratici e repubblicani produce di solito errori più gravi, ed è proprio questo il motivo per cui molti istituti ponderano in base al partito o al voto passato. Morris lo descrive come una scommessa: si accetta l'errore sul voto ricordato perché si ritiene più pericoloso quello dovuto alla mancata risposta di una parte degli elettori. Secondo le sue simulazioni, se gli elettori di Trump hanno il 5 per cento di probabilità in meno di rispondere ai sondaggi rispetto a quelli di Harris, la ponderazione conviene finché non cambia risposta più del 6 per cento degli elettori di Trump che oggi lo disapprovano. Rinunciarvi avrebbe senso solo davanti a un errore sul voto ricordato a due cifre.
Nelle presidenziali la mancata risposta è stata di solito il problema più grave, ma alle midterm del 2018 i sondaggi nazionali non hanno favorito in media nessuno dei due partiti e nel 2022 hanno addirittura sottostimato i democratici. All'inizio di ottobre un altro indicatore di Morris, basato sugli intervistati che rispondono con poca attenzione, suggeriva che i sondaggi ponderati sul voto del 2024 potessero sopravvalutare i democratici di 1,1-1,3 punti, anche se l'errore poteva essere nullo. È un effetto delle stesse dimensioni di quello misurato ora, ma nella direzione opposta, per cui i due errori potrebbero compensarsi in parte. Il peso del voto ricordato però può crescere, man mano che aumentano gli elettori di Trump che si allontanano dal presidente.
Nessuno di questi errori è paragonabile a quello che Morris si aspetta nei sondaggi per il Senato, dove non c'è un modo affidabile per sapere in anticipo da che parte andrà. Secondo Morris bisogna mettere in conto che i sondaggi sbaglino in media di circa 3 punti in ogni Stato, con errori più grandi in alcuni e più piccoli in altri.
