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Perché i sondaggi potrebbero sopravvalutare i Dem negli Stati repubblicani
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Sondaggi 31 min di lettura

Perché i sondaggi potrebbero sopravvalutare i Dem negli Stati repubblicani

Secondo l'Economist dal 1998 i sondaggi sottostimano il partito più forte in ogni Stato. Corretti, ribalterebbero il vantaggio dem in Alaska e Texas e ridurrebbero le chance dem al Senato.

A poche settimane dalle midterm, i sondaggi danno i candidati democratici al Senato in vantaggio in Texas, Ohio e Alaska, tre Stati che Donald Trump aveva vinto con più di dieci punti di margine nel 2024. In Iowa e Kansas, dove il presidente aveva vinto rispettivamente di 13 e 16 punti, la sfida è in parità. In Nebraska e South Carolina, Stati ancora più repubblicani, i candidati del partito del presidente sono avanti di appena uno e due punti. Secondo un'analisi dell'Economist, però, una parte di questo vantaggio potrebbe dipendere da un errore dei sondaggi che si ripete da quasi trent'anni.

Negli Stati democratici gli elettori non sembrano più entusiasti dei democratici di quanto lo fossero alle presidenziali del 2024. In California e New York i candidati del partito a governatore fanno appena meglio dei margini ottenuti allora da Kamala Harris. Lo spostamento nazionale verso i democratici sembrerebbe quindi concentrato nelle aree repubblicane, proprio come sperano gli strateghi del partito. Una spiegazione possibile è che gli elettori stiano punendo chi governa, di qualunque partito sia: i repubblicani negli Stati che controllano, mentre negli Stati guidati dai democratici la colpa verrebbe divisa tra i due partiti. L'altra possibilità è che i sondaggi stiano sbagliando.

L'errore dei sondaggi
Più uno Stato è schierato, più i sondaggi sottostimano il partito che lo domina
Un'analisi dell'Economist mostra che dal 1998 i sondaggi per il Congresso sottostimano il partito più forte di ogni Stato, tanto più quanto lo Stato è sbilanciato. Quest'anno le sfide decisive per il Senato si giocano in Stati vinti da Trump, dove l'errore può bastare a cambiare il vincitore.
La regola trovata dall'Economist
1,6punti
di sottostima per il partito più forte ogni 10 punti di margine alle presidenziali. Lo schema si ripete in tutte le elezioni dal 1998.
La regola applicata al modello FocusAmerica
Con l'errore medio i democratici perdono solo l'Iowa, ma in Texas e Alaska restano avanti di meno di un punto
Trascina il cursore per togliere alla nostra previsione l'errore dei sondaggi, da zero al doppio della media storica. Tocca uno Stato, sulla mappa o nell'elenco, per i dettagli.
Applicando l'errore medio dell'Economist (1,6 punti ogni 10 di margine) alla previsione FocusAmerica del 22 ottobre, l'Iowa passa ai repubblicani. In Texas e in Alaska i democratici restano avanti di meno di un punto, in Ohio di circa due. Nell'analisi dell'Economist, basata sui soli sondaggi, sono invece Texas e Alaska a passare ai repubblicani.
Secondo l'Economist
2Stati
Nel modello FocusAmerica
1Stato
Errore dei sondaggi
I nomi sopra il cursore indicano il punto in cui ogni Stato cambia campo.
La posta in gioco
Nel modello dell'Economist la correzione toglie ai democratici 2,6 punti di probabilità di conquistare il Senato
Il modello dell'Economist combina già i sondaggi con l'orientamento di ogni Stato, ma non applica la correzione. Aggiungerla porterebbe la probabilità di una maggioranza democratica dal 58,1 al 55,5 per cento: i democratici restano favoriti, ma di meno.
4
collegi della Camera oggi favorevoli ai democratici passerebbero ai repubblicani.
Il punto
L'errore non cambia quasi mai il risultato in Stati come il Massachusetts o il Wyoming, dove un partito vince con decine di punti di distacco. Quest'anno però Texas, Alaska e Iowa si decidono su margini più piccoli dell'errore stesso: se i sondaggi sbagliano come in passato, cambia anche la maggioranza al Senato.
Fonte: The Economist, analisi del 21 ottobre 2026; modello FocusAmerica per le midterm 2026 (previsione basata su fondamentali e sondaggi), aggiornamento del 22 ottobre 2026. I margini delle presidenziali 2024 sono quelli usati dal modello. Confini degli Stati: US Census Bureau.
Metodo: la correzione sposta lo scarto previsto verso il partito più forte dello Stato di 1,6 punti ogni 10 di margine alle presidenziali 2024. La previsione FocusAmerica tiene già conto in parte dell'orientamento degli Stati, quindi la correzione va letta come uno scenario prudente, non come una stima. In Nebraska lo sfidante è l'indipendente Dan Osborn.

Molti esperti di previsioni elettorali, tra cui Nate Silver, sostengono da tempo che la direzione dell'errore dei sondaggi cambi in modo casuale da un'elezione all'altra. Sean Trende, un altro analista elettorale, considera una perdita di tempo cercare di prevedere quale partito farà meglio delle medie dei sondaggi. A livello nazionale questa prudenza è giustificata: in alcune elezioni recenti i sondaggi hanno sovrastimato i democratici, in altre i repubblicani.

Nei singoli Stati e collegi l'Economist ha invece trovato una regolarità sorprendente. Analizzando il proprio archivio di sondaggi per il Congresso, il settimanale ha scoperto che più uno Stato è schierato con un partito, più i sondaggi sottostimano quel partito: in media di 1,6 punti per ogni dieci punti di margine. In uno Stato in cui un partito vince di 20 punti, quindi, i sondaggi tendono a sottostimarlo di circa tre punti. La causa non è chiara, ma lo schema si ripete in tutte le elezioni dal 1998 a oggi, una costanza rara nei dati politici.

Questo errore è passato quasi inosservato perché di solito non cambia il risultato. I democratici vincono sempre in Massachusetts con margini ampi, così come i repubblicani in Wyoming: che lo facciano con 25 o con 35 punti di distacco conta poco. Quest'anno invece la maggior parte delle sfide decisive per il Senato si gioca in Stati tradizionalmente repubblicani. Se i sondaggi sottostimano i repubblicani di uno o due punti in Stati dove i democratici sono avanti di appena un punto e mezzo nella media, l'errore basterebbe a cambiare il vincitore e con lui la maggioranza al Senato.

Applicando la correzione storica ai sondaggi di quest'anno, il vantaggio dei democratici in Alaska e Texas si ribalterebbe. In Ohio si ridurrebbe a meno di un punto, mentre Iowa e Kansas passerebbero dalla parità a un leggero vantaggio repubblicano. Per il Kansas l'Economist ricorda però che altri indicatori, come la raccolta fondi, danno ancora avanti i democratici. Alla Camera quattro collegi in cui oggi sono in vantaggio i democratici passerebbero ai repubblicani. La correzione vale anche nella direzione opposta: Minnesota e Maine, dove Harris aveva vinto di quattro e sette punti, diventerebbero più saldamente democratici.

Il modello di previsione dell'Economist non include questa correzione, anche se tiene già conto di quanto ogni Stato sia repubblicano o democratico combinando i sondaggi con altri indicatori. Aggiungere una correzione esplicita ridurrebbe le probabilità dei democratici di conquistare il Senato di 2,6 punti, dal 58,1 al 55,5 per cento. È una differenza piccola, ma potrebbe consolare i repubblicani che si preparano a un'onda blu.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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