Le elezioni di metà mandato del 2026 avranno l'elettorato più eterogeneo per origine etnica mai registrato in una consultazione di questo tipo negli Stati Uniti. È la previsione di Michael McDonald, politologo dell'Università della Florida, che nella sua newsletter ha analizzato il voto anticipato in Florida, Georgia e North Carolina: tre degli Stati che raccolgono informazioni sull'origine etnica degli iscritti alle liste elettorali. Secondo la sua analisi, la mobilitazione di afroamericani e ispanici, insieme al cambiamento demografico del Paese, potrebbe ridurre ulteriormente il peso relativo degli elettori bianchi.
Nel lungo periodo, la quota dei bianchi non ispanici fra i votanti è diminuita. Secondo il Pew Research Center, alle presidenziali del 2024 rappresentavano il 71% di chi ha votato, contro il 73% del 2020 e il 74% del 2016. Il cambiamento è particolarmente evidente nelle generazioni più giovani: nelle scuole pubbliche americane, gli studenti bianchi non ispanici sono scesi sotto il 50% già nel 2014. Nello scenario centrale delle proiezioni pubblicate dal Census Bureau nel 2023, la loro quota sull'intera popolazione scenderà al 44,9% nel 2060. McDonald respinge le interpretazioni complottiste di questi cambiamenti, che riconduce alle dinamiche demografiche e all'immigrazione.
La composizione dell'elettorato varia anche in base al tipo di consultazione. Alle elezioni di metà mandato, le minoranze tendono a partecipare meno che alle presidenziali: di conseguenza, il peso relativo degli elettori bianchi generalmente aumenta. Sul lungo periodo, però, la loro quota diminuisce in entrambi i casi.
Fra il 2018 e il 2022 questa tendenza si è interrotta. Secondo McDonald, l'eccezione è soprattutto il 2018: l'ondata democratica contro Trump portò alle urne un elettorato particolarmente eterogeneo. Nella sua lettura, il risultato favorevole ai repubblicani del 2022 fu invece più vicino alla consueta penalizzazione del partito che controlla la Casa Bianca. Poiché le minoranze costituiscono una componente importante della coalizione democratica, una maggiore mobilitazione dei suoi sostenitori tende a rendere più eterogeneo anche l'insieme dei votanti.
Per McDonald, il 2026 presenta invece i segnali di un'altra ondata democratica: il quadro politico, i sondaggi, le scelte delle campagne su dove concentrare le risorse e i dati del voto anticipato indicherebbero tutti la stessa direzione. Su questa base prevede un nuovo primato e ipotizza un'accelerazione della tendenza di lungo periodo.
I segnali da Florida, Georgia e North Carolina
Il cambiamento emerge anzitutto dalla composizione degli iscritti alle liste elettorali. Secondo i dati riportati da McDonald, fra il 2018 e il 2026 la quota dei bianchi è scesa dal 62,8% al 59,3% in Florida, dal 53,9% al 50,2% in Georgia e dal 67,8% al 62,5% in North Carolina. Nello stesso periodo, quella degli ispanici è salita rispettivamente dal 16,6% al 19,2%, dal 2,9% al 5,2% e dal 2,8% al 4,7%. In Georgia è aumentata anche la quota degli afroamericani, passata dal 29,9% al 31%.
A questo mutamento si aggiungono i segnali della partecipazione anticipata. Il confronto riguarda l'andamento rispetto alle elezioni precedenti: una crescita più rapida fra le minoranze non significa necessariamente che la loro affluenza abbia superato quella dei bianchi.
In Florida, dove McDonald considera soltanto il voto anticipato di persona e dispone del confronto con il 2022, la percentuale di iscritti afroamericani che ha già votato è più che raddoppiata rispetto alla fase equivalente di quattro anni fa, mentre quella degli ispanici è quasi raddoppiata. In Georgia, sempre per il voto anticipato di persona, la partecipazione di bianchi e afroamericani è su livelli simili a quelli del 2022, mentre quella degli ispanici è nettamente superiore. In North Carolina, la partecipazione anticipata dei bianchi supera i livelli del 2018 e del 2022, ma l'aumento è molto più marcato fra afroamericani e ispanici.
Fra gli ispanici, la crescita è trainata soprattutto dai giovani. In Georgia e North Carolina, il loro peso fra gli elettori ispanici che hanno già votato è aumentato sensibilmente rispetto alla stessa fase del 2018 e del 2022. McDonald vi legge anche un segnale per le consultazioni future: votare tende a diventare un'abitudine e chi partecipa oggi ha maggiori probabilità di tornare alle urne. L'elettorato bianco, invece, continua a invecchiare, mentre la generazione dei baby boomer entra nelle fasce d'età più avanzate ed è destinata a ridursi progressivamente.
La Florida presenta caratteristiche particolari. La sua numerosa comunità cubano-americana, politicamente molto attiva, ha un'età media più elevata. Con l'aumento della partecipazione degli ispanici di altre origini, però, i votanti si distribuiscono in modo più uniforme fra le diverse fasce d'età, anche se fra i più giovani la crescita rispetto al 2022 resta contenuta. L'incremento del voto anticipato ispanico nello Stato proviene soprattutto dagli iscritti democratici e dagli elettori senza affiliazione partitica, più che dalla componente cubano-americana repubblicana.
Fra gli ispanici iscritti come democratici, il numero di quanti hanno votato in anticipo di persona è quasi triplicato rispetto alla stessa fase del 2022. Anche l'elettorato bianco della Florida segue dinamiche particolari: l'arrivo di pensionati da altri Stati ne alimenta il ricambio. McDonald osserva però che continua comunque a invecchiare e che, nel tempo, potrebbe ridursi anche il bacino nazionale di pensionati bianchi disposti a trasferirsi nello Stato.
Gli indizi dal Texas e il possibile effetto sui sondaggi
Negli Stati che non raccolgono informazioni sull'origine etnica degli elettori, McDonald usa un metodo indiretto: esamina la partecipazione nelle contee con ampie comunità ispaniche, individuate attraverso le stime del Census Bureau. È il caso del Texas, dove, secondo i dati citati nella sua analisi, risultano già espressi 1,75 milioni di voti in più rispetto alla stessa fase del 2022.
Mercoledì 28 ottobre, i voti anticipati corrispondevano al 68,3% di tutti quelli espressi nello Stato nelle elezioni di metà mandato di quattro anni fa. Diverse grandi contee a maggioranza ispanica superavano più o meno ampiamente questa percentuale: Hidalgo era all'88,2%, Cameron al 77,2%, Webb al 73,6% ed El Paso al 71,9%. Alcune piccole contee rurali fanno eccezione, forse per ritardi nella trasmissione dei dati o per dinamiche locali differenti. Nel complesso, McDonald ritiene comunque ragionevole ipotizzare che anche in Texas la partecipazione degli ispanici sia superiore al passato.
Un altro elemento riguarda gli elettori senza affiliazione partitica, cioè iscritti alle liste senza dichiararsi democratici o repubblicani. Secondo le percentuali riportate da McDonald, in Florida gli ispanici rappresentano il 25,1% degli iscritti senza affiliazione, contro il 18,8% degli iscritti democratici e il 15,3% di quelli repubblicani. Una distribuzione simile, con percentuali più basse, si osserva in North Carolina.
Il politologo ipotizza quindi che gli ispanici contribuiscano anche all'elevata partecipazione degli elettori senza affiliazione in Colorado, Nevada e New Mexico. È un dato che considera insolito, perché questi elettori tendono generalmente a partecipare poco alle consultazioni di metà mandato.
I dati del voto anticipato, precisa McDonald, non spiegano le ragioni della mobilitazione: per comprenderle servono i sondaggi. Proprio le rilevazioni, però, potrebbero risentire delle ipotesi adottate per stimare chi andrà alle urne. Secondo il politologo, molti istituti stanno infatti ponderando i campioni sulla composizione dell'elettorato dell'ultima elezione di metà mandato, o delle ultime presidenziali, mentre quello del 2026 sarà profondamente diverso dal 2022 per origine etnica e affiliazione partitica.
Le rilevazioni che non colgono questo cambiamento, sostiene, potrebbero finire per sottostimare i democratici negli Stati del Sud con un elettorato più eterogeneo e in quelli del Nord con grandi città e consistenti minoranze. McDonald interpreta in questa chiave anche la scelta di Donald Trump di fare campagna in Mississippi, tradizionale roccaforte repubblicana. Il presidente ha infatti tenuto un comizio a Corinth lunedì 26 ottobre, a sostegno della senatrice repubblicana Cindy Hyde-Smith, che si trova impegnata in una sfida sorprendentemente difficile contro il candidato democratico Scott Colom.
