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In Alabama Doug Jones ci riprova, questa volta per il governatore
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In Alabama Doug Jones ci riprova, questa volta per il governatore

Un giudice di Montgomery deve decidere se il senatore repubblicano abbia i requisiti per candidarsi. Jones scommette sull'affluenza dopo l'aumento del voto democratico alle primarie.

In Alabama il democratico Doug Jones sfida il senatore repubblicano Tommy Tuberville per la carica di governatore, in una corsa che un tribunale potrebbe ribaltare: un giudice di Montgomery deve decidere se Tuberville rispetta il requisito di residenza di sette anni che la costituzione dello stato impone ai candidati. I suoi avversari sostengono che la sua vera casa sia una villa sulla spiaggia in Florida da oltre 450 metri quadrati, comprata dopo i dieci anni passati ad allenare la squadra di football della Auburn University.

Tuberville resta il netto favorito, scrive Howell Raines, giornalista nato in Alabama che negli anni Sessanta seguì le battaglie per i diritti civili, in un'analisi pubblicata sull'Atlantic. Il senatore è un fedelissimo del presidente Donald Trump, che nello stato ha vinto le ultime presidenziali con 30 punti di vantaggio. L'Alabama inoltre non elegge un governatore democratico da più di vent'anni e nel 2020 fu proprio Tuberville a togliere a Jones il seggio al Senato, con quasi 472.000 voti di scarto.

La questione della residenza preoccupa però i repubblicani dello stato. Il 14 giugno il partito ha fatto testimoniare Tuberville sotto giuramento, a porte chiuse, sulle sue case: il senatore ha detto che dal 2018 la sua residenza effettiva è una piccola casa a Auburn comprata nel 2017 dalla moglie e dal figlio e ha presentato dichiarazioni fiscali a sostegno. Ha però ammesso di aver votato in Florida ancora nel 2018 e di aver aggiunto il proprio nome all'atto di proprietà solo due anni fa. Il partito lo ha comunque confermato come candidato. La giudice Brooke Reid ha detto il 29 giugno che la questione non è giuridicamente scontata e che si aspetta in ogni caso un ricorso alla corte suprema dell'Alabama, composta soltanto da giudici repubblicani. Tripp Skipper, ex consulente del senatore, ha detto all'Atlantic che "l'unica strada per la vittoria" di Jones "è quella che i tribunali possono fornirgli".

Jones, 72 anni, conta invece meno sul tribunale e più sull'affluenza. Alle primarie del 19 maggio il 42,5 per cento dei voti è stato espresso nella primaria democratica, oltre 20 punti in più rispetto al 2022, mentre la partecipazione repubblicana è calata quasi di altrettanto, secondo AL.com, il principale sito di notizie dello stato. Il "numero magico" di Jones è 920.000, i voti che ottenne nella sconfitta del 2020: se gli elettori trumpiani disertassero le urne in massa, quella cifra potrebbe bastare per vincere. "Non passeremo il tempo a cercare di convincere chi non si può convincere", ha detto Jones all'Atlantic. Jones punta anche su un calo della popolarità di Trump, che però nelle ultime settimane è tornata a crescere.

Nel 2017 Jones vinse un'elezione speciale per il Senato, il voto anticipato che negli Stati Uniti si tiene quando un seggio resta vacante, battendo Roy Moore, ex presidente della corte suprema statale travolto dalle accuse di diverse donne che dicevano di essere state avvicinate da lui quando erano minorenni. Prima ancora, da procuratore federale, tra il 2001 e il 2002 ottenne le condanne per omicidio di due membri del Ku Klux Klan per l'attentato del 1963 alla chiesa battista della 16esima strada di Birmingham, in cui morirono quattro bambine nere e che era rimasto impunito per decenni.

Tuberville, 71 anni, non ha ancora fatto una vera campagna e resta un candidato con debolezze note. Nel 2023 bloccò per mesi al Senato le promozioni dei vertici militari, una mossa impopolare in uno stato che dipende dalla spesa per le basi militari e per la NASA, l'agenzia spaziale americana. Di recente ha suggerito di incarcerare l'ex presidente Barack Obama per reati inesistenti. Nella campagna del 2020 promise inoltre di donare ai veterani il suo stipendio da senatore, 174.000 dollari l'anno: il Lagniappe Daily, un giornale di Mobile, ha rivelato, sulla base dei documenti fiscali diffusi dalla stessa campagna, che il senatore potrebbe non aver mantenuto la promessa. Chester McKinney, tesoriere della fondazione benefica di Tuberville, ha detto al giornale: "So cosa ha detto e so cosa ha promesso" e ha aggiunto di non volerlo coprire. L'ufficio del senatore si è rifiutato di rispondere alle domande sul tema.

Skipper spiega la scelta di Tuberville di lasciare il Senato per Montgomery con il suo carattere: "è un dirigente per natura", la sua forza è guidare una squadra come faceva da allenatore, non il negoziato parlamentare di Washington.

L'Alabama ha spesso anticipato la politica nazionale: il conservatorismo razziale di George Wallace, il governatore segregazionista degli anni Sessanta, aprì la strada alle campagne presidenziali di Richard Nixon e Ronald Reagan. Tuberville ne ricalca il tono apocalittico e alla radio ha chiamato gli elettori alla battaglia contro i "democratici socialisti-comunisti". La politica statale è dominata da pochi grandi interessi economici: la Southern Company, la utility proprietaria della società elettrica Alabama Power, e Alfa, il colosso assicurativo nato dalla federazione degli agricoltori, finanziano le campagne dei parlamentari statali e ne condizionano le scelte. Le imprese industriali e agricole pagano imposte simboliche sulle loro enormi proprietà terriere e minerarie, mentre il costo dello stato ricade sui consumatori attraverso le tasse su cibo, benzina, alcol e beni di prima necessità. Kyle Whitmire, editorialista di AL.com, chiama "Alabamafication" della politica americana l'estensione su scala nazionale di questo modello, con politiche fiscali dei repubblicani che penalizzano gli stessi elettori trumpiani.

Jones corre anche contro la storia dello stato: dalla Ricostruzione, il periodo successivo alla guerra civile, la maggioranza bianca dell'Alabama ha quasi sempre votato contro il cambiamento progressista e ha premiato i candidati che la mettevano nella luce peggiore agli occhi del resto del paese. Jones scommette che le trasformazioni economiche degli ultimi anni, gli stabilimenti Mercedes e Honda, un centro medico di rilievo nazionale e i data center in arrivo attorno a Birmingham e Mobile, abbiano cominciato a cambiare anche gli elettori.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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