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Trump dice all'ONU di dover scegliere tra un accordo e "annientare" l'Iran
Daniel Torok, White House, 2025, Flickr, Opera del governo USA
Politica estera 5 min di lettura

Trump dice all'ONU di dover scegliere tra un accordo e "annientare" l'Iran

Nel discorso all'Assemblea generale il presidente ha previsto un'intesa con Teheran dopo le midterm, ha detto che il governo cubano "cadrà" e ha rivendicato il petrolio venezuelano.

Il presidente Donald Trump ha detto all'Assemblea generale delle Nazioni Unite di avere "una grande decisione da prendere" sull'Iran: firmare un accordo che permetta al paese di ricostruirsi oppure "annientare la Repubblica islamica e farlo in fretta, senza dargli mai più la possibilità di uccidere e distruggere persone e paesi". "Devo spingerli all'inferno senza alcuna possibilità di sopravvivenza e senza speranza di grandezza futura o di generazioni?", ha aggiunto dal podio di New York, dove è stato il secondo leader a parlare nella giornata di apertura.

La minaccia è arrivata a quasi sette mesi dall'inizio della guerra lanciata da Stati Uniti e Israele a febbraio, che l'amministrazione aveva previsto sarebbe durata quattro-sei settimane. Secondo il Washington Post, presa alla lettera equivale a considerare un massacro con pochi precedenti nella storia, in un paese di 93 milioni di abitanti. Il quotidiano ricorda però che dalle prime settimane del conflitto il presidente ha mostrato poca propensione per attacchi su larga scala, nonostante le minacce ripetute. Subito dopo, infatti, Trump ha chiesto ai paesi membri dell'ONU di unirsi all'isolamento economico dell'Iran, promettendo che in quel caso i prezzi del petrolio "crolleranno".

Il presidente ha detto di aspettarsi un accordo con Teheran subito dopo le elezioni di metà mandato di novembre. "Stanno aspettando di vedere come andrò alle midterm. Quello che non capiscono è che io non sono candidato", ha detto. "Non do e non darò alcun peso alle elezioni quando si parla di Iran. Non mi passa nemmeno per la testa. L'unica cosa che conta è che l'Iran non avrà mai un'arma nucleare." Trump ripete da settimane che la guerra finirà dopo il voto, una previsione che permette agli elettori di pensare che anche il conflitto e il caro carburante siano vicini alla fine. Il segretario al Tesoro Scott Bessent è stato più prudente: lunedì ha detto alla CNBC di non poter dire "se sarà una settimana, un mese o sei mesi".

La guerra pesa sul consenso del presidente. La benzina costa in media 4,47 dollari al gallone e il gasolio ha toccato livelli record, anche a causa delle restrizioni iraniane sullo stretto di Hormuz. Secondo un sondaggio CNN/SSRS pubblicato martedì, solo il 26% degli americani approva la sua gestione dell'Iran e quasi due su tre pensano che gli Stati Uniti non stiano vincendo la guerra. Anche un numero crescente di senatori repubblicani ha preso le distanze e chiede di chiudere il conflitto in fretta.

Per giustificare l'intervento Trump ha definito l'Iran "il primo sponsor del terrorismo" e ha detto che era "il bullo del Medio Oriente, ma non lo è più". Ha sostenuto che l'esercito americano aveva "cancellato" il programma nucleare iraniano nel giugno 2025, ma poi ha spiegato che Teheran stava costruendo missili in grado di raggiungere l'Europa e li usava come scudo per arrivare alla bomba. Come ha notato il New York Times, non ha spiegato come le due affermazioni stiano insieme. Il presidente ha anche detto che "non è vero" che gli Stati Uniti siano a corto di munizioni, nonostante un recente rapporto dell'ispettorato del Pentagono abbia riconosciuto l'esaurimento di alcune scorte chiave.

Resta aperta la possibilità di un incontro con la delegazione iraniana, che si trova a New York. Il segretario di Stato Marco Rubio ha lasciato la porta aperta a un colloquio con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian: "Il presidente è disposto a incontrare lui o chiunque altro", ha detto a Fox News, aggiungendo però che è difficile prevedere se ne uscirebbe qualcosa di concreto perché in Iran "chi decide davvero è la Guida suprema". Pezeshkian parlerà all'Assemblea mercoledì: sarà il primo leader di un paese in guerra con gli Stati Uniti a farlo. Al momento non c'è nessun incontro in programma. Trump ci arriva ancora davanti a un bivio di cui si parla da giorni.

Il presidente ha poi attaccato Cuba, definendola "uno Stato assolutamente fallito" e prevedendo che il suo governo "cadrà". "Non permetteremo che ci sia un rifugio per avversari stranieri che minacciano l'America alle nostre porte", ha detto. Mentre parlava, quattro membri della delegazione cubana guidata dal ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla si sono alzati e hanno lasciato l'aula. Trump ha detto che Rubio "è in piena trattativa con Cuba" senza dare dettagli. Da mesi Washington preme sull'Avana perché liberalizzi l'economia, si apra alle aziende americane, compri petrolio dagli Stati Uniti e allontani gli agenti dei servizi segreti russi e cinesi. Rodríguez Parrilla ha risposto su X che "Cuba non è una minaccia per gli Stati Uniti né per nessun altro paese".

Sul Venezuela, dove a gennaio un'operazione americana ha catturato Nicolás Maduro, Trump ha rivendicato l'accordo che darà al Pentagono una quota del petrolio del paese: "Forse è il più grande accordo mai fatto. Al vincitore spetta il bottino". Per generazioni i presidenti americani avevano insistito sul fatto che gli interventi all'estero non avevano come obiettivo un guadagno materiale, soprattutto il controllo del petrolio altrui. Alle 19:40 di New York (l'1:40 di notte in Italia) Trump vedrà per la prima volta di persona la presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez, mentre Maduro resta detenuto in un carcere federale di Brooklyn, a pochi chilometri dalla sede dell'ONU.

Il presidente ha difeso anche l'uso della forza militare contro i cartelli della droga, che ha chiamato "l'ISIS dell'emisfero occidentale", compresi gli attacchi alle imbarcazioni che secondo un esperto legale dell'ONU hanno ucciso più di 220 persone e violano il diritto internazionale. "È inaccettabile che gli Stati Uniti condividano un confine di 2.000 miglia", circa 3.200 chilometri, "con un territorio controllato da cartelli nemici", ha detto a proposito del Messico. Secondo il New York Times, a margine dell'Assemblea il dipartimento di Stato annuncerà che 14 paesi latinoamericani e caraibici con governi conservatori classificheranno come organizzazioni terroristiche 25 gruppi criminali già inseriti nella lista americana. Sarebbe la prima volta che un gruppo di governi della regione firma una designazione di questo tipo insieme a Washington.

Sulla Groenlandia Trump ha annunciato che gli Stati Uniti inizieranno "immediatamente" a sviluppare una grande presenza militare sull'isola, con "due basi militari molto importanti". Ha aggiunto che nessun avversario americano potrà stabilirsi lì o fare investimenti sensibili senza l'approvazione di Washington. Poco dopo il discorso ha firmato con la prima ministra danese Mette Frederiksen e con il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen l'accordo che secondo il presidente dà agli Stati Uniti il "controllo permanente" sulla sicurezza dell'isola. Non è chiaro in cosa si differenzi dal trattato del 1951, che già permette agli Stati Uniti di costruire e gestire basi in tutta la Groenlandia.

Nel resto del discorso, durato circa 36 minuti, Trump ha chiesto a tutti i membri della Corte penale internazionale di dimettersi, definendola "un'istituzione canaglia", dopo che la sua amministrazione ha già sanzionato la presidente, il procuratore capo e nove giudici. Ha ripetuto che il cambiamento climatico è una "truffa", ha rivendicato di aver bloccato la prima tassa globale sulle emissioni del trasporto marittimo e di aver tagliato del 15% il bilancio dell'ONU, costringendola a licenziare 4.000 dipendenti. Ha detto che gli Stati Uniti respingono "qualsiasi tentativo di costruire un piano globalista per controllare" l'intelligenza artificiale, che d'ora in poi il governo chiamerà "superintelligenza". "Vediamo se ho un qualche potere", ha scherzato.

Sull'Ucraina il presidente ha previsto che Russia e Ucraina sono vicine a un'intesa perché "ne hanno abbastanza" e ha lasciato intendere che potrebbe usare una nuova legge per alzare i dazi su Mosca. Nel pomeriggio è in programma l'incontro con Volodymyr Zelensky, oltre a quelli con il primo ministro britannico Andy Burnham, la prima ministra giapponese Sanae Takaichi e i leader del Golfo, i cui paesi hanno subito gli attacchi iraniani. Trump si è presentato come l'uomo che porta la pace: "Mentre altri parlavano, io ho agito. Mentre altri parlavano di pace, io l'ho fatta". Tra i conflitti che ha detto di aver chiuso c'è anche Gaza, dove però Israele occupa ancora gran parte della Striscia e il piano per il disarmo di Hamas e il ritiro israeliano è fermo da mesi.

Prima di Trump aveva parlato il segretario generale António Guterres, al suo ultimo intervento prima di lasciare l'incarico a dicembre. "Le linee di frattura del nostro mondo si stanno allargando. Le crepe sono diventate canyon", ha detto, chiedendo la fine delle guerre in Medio Oriente. Guterres ha nominato la Russia per l'invasione dell'Ucraina, ma non ha citato direttamente Stati Uniti e Israele per la guerra contro l'Iran.

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