L'amministrazione Trump si prepara a imporre sanzioni di vasta portata contro la Corte penale internazionale, il tribunale che giudica i responsabili di crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Lo ha rivelato il Wall Street Journal, che ha visionato i documenti e parlato con alcuni funzionari americani. È un'escalation netta nella campagna di Washington contro la Corte, cominciata dopo che il tribunale ha emesso un mandato d'arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Le sanzioni vieterebbero la maggior parte delle transazioni con la Corte dopo un periodo di tolleranza di sei o sette mesi. Il tribunale non potrebbe più effettuare pagamenti in dollari e resterebbe tagliato fuori da buona parte del sistema finanziario mondiale: una misura che, secondo il giornale, potrebbe paralizzarne il funzionamento. Sarebbero esentate solo le transazioni legate ai servizi di comunicazione.
Non è chiaro quando arriverà la decisione definitiva. Secondo alcuni funzionari, il provvedimento potrebbe essere approvato già questa settimana, durante l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, o nei giorni immediatamente successivi. Un portavoce del Dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, non ha voluto anticipare nulla ma ha ricordato che per il segretario di Stato Marco Rubio la Corte è una minaccia alla sovranità degli Stati Uniti.
Finora gli Stati Uniti hanno colpito singole persone. Sono già sotto sanzioni l'ex procuratore capo Karim Khan, rimosso dalla Corte a luglio dopo alcune accuse di violenza sessuale che lui respinge, la presidente del tribunale Tomoko Akane, diversi altri giudici, i due vice procuratori e il procuratore che guida il caso contro Netanyahu e altri esponenti israeliani. Le nuove misure sarebbero molto più punitive, perché riguarderebbero l'istituzione nel suo complesso e un'ampia gamma di transazioni.
I paesi europei e altri grandi sostenitori della Corte, come il Giappone, si sono impegnati a proteggerla, ma non è chiaro come intendano farlo. Una possibilità è che l'Unione Europea obblighi le banche dei paesi membri a continuare a lavorare con il tribunale.
A luglio Rubio aveva annunciato un'ampia offensiva contro la Corte e aveva detto che l'amministrazione era pronta a smantellarla "mattone dopo mattone", se necessario. Secondo il segretario di Stato, la scelta del tribunale di perseguire funzionari di paesi che non ne fanno parte crea un precedente pericoloso. Né gli Stati Uniti né Israele aderiscono alla Corte.
Nel 2022, però, quel precedente non aveva preoccupato Rubio. Da senatore era stato tra i promotori di una risoluzione che chiedeva alla Corte di indagare sui crimini di guerra commessi dalla Russia in Ucraina, anche se Mosca non aderisce al tribunale. Nel 2023 la Corte ha poi emesso un mandato d'arresto per Vladimir Putin e altri funzionari russi.
Il rapporto tra Washington e il tribunale si è rotto con il caso contro Netanyahu e l'ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant. Nel 2024 la Corte ha emesso mandati d'arresto per entrambi, accusati di crimini di guerra e crimini contro l'umanità per la conduzione della guerra a Gaza. Secondo il tribunale, i due hanno bloccato l'ingresso degli aiuti umanitari nel territorio palestinese per fare pressione su Hamas, una possibile violazione del diritto umanitario. Netanyahu e Gallant respingono le accuse. Khan aveva chiesto mandati d'arresto anche per i leader di Hamas responsabili dell'attacco del 7 ottobre 2023, che nel frattempo sono stati uccisi in combattimento o assassinati.
La Corte sta indagando anche su due ministri di estrema destra del governo Netanyahu, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, per il loro ruolo nell'espansione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Secondo le Nazioni Unite, quegli insediamenti violano il diritto internazionale.
