Volodymyr Zelensky e Donald Trump si incontreranno oggi a New York, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Lo ha annunciato domenica il presidente ucraino, dopo una telefonata con Trump: “Una conversazione importante, nella quale abbiamo affrontato molte questioni. Abbiamo concordato di vederci a New York e questo incontro può cambiare molto. C’è uno slancio diplomatico”, ha scritto su X. Kyiv, ha aggiunto, è pronta “a compiere passi davvero seri” per arrivare a un’intesa che riduca le ostilità con Mosca. La notizia dell’incontro è stata riportata da Axios.
I just spoke with President Trump @POTUS. An important conversation, and we got through a lot. We agreed to meet in New York, and this meeting could change a lot. There is diplomatic momentum.
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) September 20, 2026
I thanked the President for Steve Witkoff and Jared Kushner’s visit to Kyiv. We went…
A preparare il vertice è stato Rustem Umerov, capo negoziatore ucraino e, dal 3 agosto, direttore del Servizio di Intelligence Estera dell’Ucraina, dopo essere stato Ministro della Difesa e Segretario del Consiglio per la Sicurezza e la Difesa Nazionale. Umerov ha detto ad Axios di aver lavorato negli ultimi giorni con gli inviati della Casa Bianca proprio per organizzare l’incontro.
Il nuovo faccia a faccia arriva pochi giorni dopo due decisioni statunitensi che Kyiv chiedeva da mesi. Il 18 settembre Trump ha firmato il “Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026”, la legge sulle sanzioni a Russia e Iran intitolata al senatore repubblicano Lindsey Graham, morto a luglio dopo aver lavorato al provvedimento per oltre un anno. Lo stesso giorno il Dipartimento di Stato ha approvato una possibile vendita all’Ucraina di sistemi e munizioni per la difesa aerea per 2,68 miliardi di dollari, la più consistente da quando Trump è tornato alla Casa Bianca. L’operazione deve ancora completare l’iter congressuale previsto per le Foreign Military Sales.
La telefonata di domenica, però, non ha riguardato soltanto la diplomazia. Secondo una persona informata sul colloquio citata da Axios, Trump ha chiesto ripetutamente a Zelensky di interrompere gli attacchi contro le raffinerie russe, sostenendo che stiano contribuendo all’aumento dei prezzi mondiali del gasolio. “La parola gasolio è uscita molte volte durante la chiamata”, ha raccontato la fonte. Il giorno successivo Trump ha scritto su Truth Social che la Russia aveva perso il controllo della propria industria del gasolio, con numerose raffinerie colpite e almeno temporaneamente fuori servizio.
Kyiv respinge le critiche
Nei giorni scorsi il Kyiv Independent aveva scritto che il governo ucraino era diventato “sempre più frustrato” dal ruolo dell’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff. L’articolo era uscito pochi giorni dopo la prima visita a Kyiv, dall’inizio della guerra, di Witkoff e Jared Kushner, genero e consigliere del presidente.
Umerov ha però respinto la ricostruzione. “Credo che il lavoro dei negoziatori americani debba essere valutato da chi è direttamente coinvolto nel processo negoziale e lavora a stretto contatto con Steve Witkoff e Jared Kushner”, ha detto. Umerov ha spiegato di aver lavorato quotidianamente con i due negoziatori americani nell’ultimo anno e che l’obiettivo resta “trovare soluzioni per porre fine alla guerra e garantire sicurezza e prosperità al popolo ucraino”. Il negoziato, ha aggiunto, è sottoposto a una forte attenzione dell’opinione pubblica e dei media e quindi “porta con sé anche critiche”. “Dobbiamo comunque restare concentrati. Steve ha fatto un ottimo lavoro con noi”.
Secondo Umerov, i colloqui hanno registrato progressi significativi: “In particolare, il numero degli ostacoli si è ridotto da decine a sostanzialmente uno o due nodi chiave che restano ancora oggetto di negoziato”. E ancora: “La tendenza è positiva. Gli Stati Uniti sono estremamente concentrati sull’obiettivo di fermare la guerra in Ucraina. Washington comprende la situazione sul campo di battaglia e sta dicendo a tutti che questa terribile guerra deve finire”.
La diplomazia avanza mentre aumentano gli attacchi
Sul terreno, intanto, l’escalation continua. Tra sabato e domenica la Russia ha subito il più vasto attacco ucraino mai compiuto contro Mosca e la sua regione. Secondo le autorità russe, le difese aeree hanno abbattuto più di 1.600 droni da sabato, 450 dei quali diretti verso la capitale russa. Diversi velivoli hanno comunque raggiunto i loro obiettivi e hanno danneggiato, tra l’altro, la raffineria di Mosca a Kapotnya. Il sindaco Sergei Sobyanin ha definito l’attacco “senza precedenti”, secondo quanto riportato da Reuters.
Il governatore della regione di Mosca, Andrei Vorobyov, ha parlato di 3 morti; circa 20 persone erano state indicate come ferite in un precedente bilancio. La raffineria Kapotnya di Mosca, che nel 2024 ha lavorato 11,6 milioni di tonnellate di greggio, ha successivamente sospeso la lavorazione dopo i danni provocati dall’attacco. L’offensiva è avvenuta nell’ultimo giorno delle elezioni parlamentari russe, dopo che Mosca ha continuato nelle stesse settimane a colpire Kyiv e altre città ucraine con droni e missili.
Intanto, Mosca ha segnalato la sua disponibilità a valutare misure di de-escalation prima dell’inverno e la ripresa dei colloqui trilaterali con Washington e Kyiv, ma finora non si è registrato alcun progresso decisivo verso un accordo neppure in questo senso.
