Migliaia di container carichi di cibo, medicinali e altre merci destinate a Cuba sono bloccati nei porti dei Caraibi da quando due colossi del trasporto marittimo hanno sospeso le consegne sull'isola per non esporsi alle sanzioni americane. Lo scrive il New York Times, che ha raccolto le testimonianze di diplomatici, funzionari cubani, commercianti e altre persone coinvolte nelle importazioni. Tra le merci ferme ci sono aiuti umanitari di ogni genere, dai pannelli solari ai farmaci e alle sacche per stomia, oltre a decine di container acquistati da diverse agenzie delle Nazioni Unite.
Le compagnie marittine fermano le spedizioni
La stretta è arrivata in due tempi. A gennaio l'Amministrazione Trump ha varato un meccanismo che consente di imporre dazi aggiuntivi sulle importazioni negli Stati Uniti provenienti dai Paesi che vendono o forniscono petrolio a Cuba. Il 1° maggio Trump ha poi firmato un ordine esecutivo che amplia le sanzioni e consente di colpire anche soggetti stranieri che operano in determinati settori dell'economia cubana o fanno affari con entità sottoposte a sanzioni. Il 14 maggio la tedesca Hapag-Lloyd e la francese CMA CGM hanno comunicato agli agenti marittimi cubani la sospensione delle consegne: insieme trasportavano almeno la metà delle importazioni dell'isola e gran parte del cibo. Secondo fonti del settore, lo stop può interessare fino al 60% del traffico navale precedente.
Anche il trasporto aereo ha subito pesanti interruzioni a causa della scarsità di carburante per aviazione. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dovuto cancellare consegne programmate di farmaci oncologici. Valia Rodríguez, medico cubana residente in Gran Bretagna e alla guida dell'associazione Aid for the Caribbean, ha visto fermarsi un container che la sua organizzazione aveva riempito con oltre 500.000 dollari di kit per la rianimazione, sacche per stomia e cateteri.
Partito dall'Irlanda del Nord in aprile, era arrivato al porto di Mariel il 4 giugno, il giorno prima della fine del periodo concesso per completare alcune operazioni con le entità interessate dalle nuove sanzioni. "Hanno deciso di non scaricare più i container", ha detto Rodríguez riferendosi a Hapag-Lloyd. Il carico è stato dirottato a Panama, dove l'associazione ha già pagato più di 6.000 dollari per il deposito.
Il governo americano afferma esplicitamente che le sanzioni non intendono impedire la consegna di alimenti e forniture mediche. Gli operatori umanitari sostengono però che, nella pratica, le aziende adottino cautele molto più ampie di quelle richieste. "Ci troviamo davanti a un fenomeno molto reale che si chiama sovra conformità", ha spiegato Francisco Pichón, coordinatore delle Nazioni Unite a Cuba e responsabile della risposta umanitaria. "È una precauzione davvero eccessiva delle aziende, che non vogliono esporsi alle sanzioni".
Così migliaia di fiale di doxorubicina, un farmaco chemioterapico, non sono mai arrivate perché diverse compagnie aeree hanno smesso di volare sull'isola, riferisce l'Organizzazione panamericana della Sanità. L'OMS ha inoltre riferito che alcuni farmaci contro la tubercolosi, acquistati da un'azienda farmaceutica indiana e affidati a DHL, sono stati rispediti al produttore a maggio senza spiegazioni.
Washington accusa il regime cubano
Secondo il Dipartimento di Stato, le sanzioni servono a chiamare alle proprie responsabilità il regime "corrotto" e i suoi finanziatori, a partire da GAESA, il conglomerato controllato dalle Forze Armate cubane e sottoposto a sanzioni americane, che secondo Washington controlla oltre il 40% del prodotto interno lordo dell'isola ed è profondamente radicato nella sua rete logistica.
In una nota al New York Times, il Dipartimento di Stato ha attribuito la penuria alla "palese cleptocrazia" del governo cubano e alla cattiva gestione economica, accusando l'Avana di destinare le scarse risorse a funzionari, militari e apparati di intelligence anziché alla popolazione. "La nostra politica dura su Cuba limita le transazioni finanziarie con entità possedute o controllate dai servizi di sicurezza cubani, per tagliare al regime le risorse che usa per riempirsi le tasche e opprimere con la violenza il popolo cubano", ha affermato il Dipartimento.
A settembre il Segretario di Stato Marco Rubio è stato ancora più netto: "Se Cuba è un disastro umanitario, è perché il loro regime è un disastro, perché il modello economico che seguono non funziona". L'Ambasciatore cubano presso le Nazioni Unite a Ginevra, Rodolfo Benítez Verson, ha invece detto la settimana scorsa al Consiglio per i Diritti Umani che i container bloccati sarebbero più di 7.000. "La crudeltà non conosce limiti. Dovranno risponderne al popolo cubano e non saranno perdonati", ha dichiarato.
Le due compagnie di navigazione hanno reagito in modo diverso. Hapag-Lloyd parla di una "decisione aziendale" di non proseguire il servizio verso Cuba e afferma di essere al lavoro per trovare una soluzione "rapida e pratica" per i carichi rimasti bloccati. CMA CGM sostiene invece di avere ripreso un servizio limitato per il "carico conforme", tra cui prodotti agricoli, medicinali e dispositivi medici.
Imprenditori, diplomatici e operatori umanitari stimano comunque che serviranno mesi per smaltire l'arretrato. L'organizzazione newyorkese The People's Forum ha tre container fermi in Messico con circa mille pannelli solari, costati più di 750.000 dollari e destinati ad alimentare i reparti di terapia intensiva. La cifra coincide con quella indicata in un rapporto del governo cubano sugli effetti della stretta sulle forniture petrolifere e con i dati raccolti dalle agenzie dell'ONU, secondo cui sono stati rinviati più di 100.000 interventi, di cui 12.000 pediatrici. Blackout che possono durare fino a venti ore costringono inoltre gli ospedali a sospendere le operazioni non urgenti.
Messico e Brasile ricorrono alle Forze Armate
Il commercio con l'isola si è drasticamente ridotto. Le esportazioni brasiliane e messicane verso Cuba sono diminuite di oltre il 90% a luglio rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, secondo le statistiche ufficiali dei due governi. "Fino a due terzi della capacità complessiva di trasporto in container è sparita", ha spiegato Gordon Wilmsmeier, docente di logistica globale e trasporto marittimo all'Universidad de los Andes, in Colombia.
Alcune imprese hanno valutato la possibilità di far transitare i carichi attraverso gli Stati Uniti, da dove le spedizioni verso Cuba paradossalmente continuano, ma i costi aggiuntivi fanno più che raddoppiare il prezzo di prodotti a basso margine come il riso, rendendoli di fatto invendibili sull'isola. Alcuni operatori stanno quindi valutando di abbandonare le merci nei porti stranieri.
Spedire a Cuba è diventato così complicato che alcuni governi alleati dell'Avana hanno mobilitato le proprie Forze Armate. Il Messico, che a gennaio ha smesso di vendere petrolio a Cuba dopo le minacce americane di imporre dazi ai Paesi che riforniscono l'isola, ha utilizzato navi della propria Marina militare per consegnare migliaia di tonnellate di riso e fagioli e sacchi di latte in polvere. L'Aeronautica brasiliana hainvece trasportato altro latte in polvere.
Brasilia vorrebbe fare di più, ma teme le conseguenze delle sanzioni americane. "Fa parte della realtà del mondo di oggi", ha detto in un'intervista Celso Amorim, principale consigliere di politica estera del presidente Luiz Inácio Lula da Silva. "È molto complicato. Ogni azienda qui, anche quelle statali o parastatali, ha interessi negli Stati Uniti e ha paura di essere colpita".
All'Avana, intanto, il prezzo del pollo congelato è raddoppiato negli ultimi mesi e una confezione da trenta uova è triplicata, arrivando a 11 dollari, più del salario medio mensile. Tra gennaio e agosto i prezzi alimentari sono aumentati del 60%, secondo l'economista cubano Omar Everleny Pérez Villanueva. Le mense popolari si sono moltiplicate nella capitale, ma molte restano senza scorte. Il New York Times descrive quella in corso come la peggiore crisi umanitaria attraversata dall'isola dalla rivoluzione del 1959.
