Gli Stati Uniti hanno bombardato l'Iran per la decima notte consecutiva e l'Iran ha risposto nuovamente attaccando i Paesi del Golfo che ospitano basi americane. Nel frattempo i miliziani Houthi dello Yemen hanno annunciato un blocco navale contro l'Arabia Saudita, aprendo potenzialmente così un nuovo fronte nel conflitto.
Mentre i mediatori regionali provano a negoziare una nuova tregua di 10 giorni, Trump sta valutando l'alternativa di una nuova campagna militare su larga scala insieme a Israele. Intanto, la nuova fase della guerra ha causato la morte di almeno tre militari americani da venerdì a oggi e ha riportato il prezzo della benzina negli Stati Uniti a salire di nuovo oltre quota 4 dollari al gallone (circa 3,8 litri).
Il Comando Centrale americano (CENTCOM), che dirige le operazioni militari nella regione, ha completato un'altra ondata di attacchi contro centri di comando, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea, con l'obiettivo dichiarato di ridurre la capacità iraniana di colpire le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, il passaggio obbligato per il petrolio prodotto nel Golfo Persico.
L'Iran ha risposto attaccando con droni e missili il Kuwait e il Bahrein, due Paesi che ospitano forze americane. La Giordania ha intercettato tre missili. Secondo le autorità iraniane, almeno 50 persone sono state uccise nel Paese da quando la tregua è saltata. La Guardia Rivoluzionaria iraniana sostiene inoltre che due petroliere sono "saltate in aria" dopo aver tentato di attraversare lo Stretto lungo una rotta che Teheran considera non autorizzata.
Le vittime americane
I tre militari americani morti nei giorni intercorsi da venerdì a oggi rappresentano i primi caduti sotto il fuoco nemico da aprile. Due soldati, un tenente di 25 anni e una soldatessa di 19, sono stati uccisi dall'attacco missilistico iraniano di venerdì notte sulla base aerea di Muwaffaq Salti, in Giordania. Un terzo è morto sabato in Iraq, colpito dai frammenti della detonazione controllata di un drone iraniano abbattuto.
Il Wall Street Journal ha rivelato che il missile che ha ucciso i due soldati ha centrato in pieno gli alloggi prefabbricati dove i militari dormivano: è stato il terzo missile a colpire la base in 24 ore, dopo uno che era in precedenza caduto vicino alla palestra e uno finito su un hangar vuoto. Nel complesso, l’attacco rappresenta un segnale preoccupante delle difficoltà di proteggere i circa 50.000 militari americani schierati nella regione.
Dal 28 febbraio, quando la guerra è iniziata, l'Iran ha lanciato circa 8.500 tra droni e missili contro obiettivi nella regione e un centinaio ha superato le difese aeree. Il bilancio complessivo per le forze americane è di 17 morti, un disperso e oltre 400 feriti, di cui quasi 100 solo dal 7 luglio: per il Pentagono la gran parte ha riportato "lievi commozioni cerebrali" e il 96% è tornato in servizio. Trump ha scritto sui social che "ogni volta che l'Iran uccide un soldato americano pagherà per quell'uccisione molte volte tanto", una direttiva trasmessa ai vertici militari.
L'Iran ha concentrato gli attacchi sulla Giordania, diventata uno degli snodi principali delle operazioni americane: nell'ultima settimana ha colpito anche la base King Faisal e un altro aeroporto, danneggiando diversi elicotteri Black Hawk. Secondo funzionari americani ed ex diplomatici, Teheran punta a causare ulteriori vittime tra i militari americani al fine di scoraggiare un'ulteriore escalation militare e alimentare negli Stati Uniti il dibattito sulla guerra.
Il rischio di un nuovo blocco
Gli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall'Iran, hanno annunciato lunedì l’intenzione di porre in essere un nuovo blocco navale contro le esportazioni di petrolio dell’Arabia Saudita "secondo l'equazione assedio per assedio", un'operazione che Teheran preparava da giorni. Il nuovo blocco minaccia il vitale Stretto di Bab al-Mandab, l'imbocco meridionale del Mar Rosso, cioè la rotta con cui Riyadh ha finora aggirato parzialmente la chiusura dello Stretto di Hormuz esportando più di 3,6 milioni di barili al giorno, diretti soprattutto in Asia.
Se gli Houthi riuscissero davvero a bloccare il passaggio, dal mercato si perderebbe un altro 7% dell'offerta mondiale di petrolio, che si sommerebbe al 10% già bloccato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, con effetti facilmente immaginabili sui mercati energetici mondiali. Da parte sua, il Ministero degli Esteri saudita ha promesso "tutte le misure necessarie per proteggere le sue navi in conformità con il diritto internazionale".
Il passaggio di greggio da Hormuz si è intanto già ridotto a 1,5 milioni di barili al giorno nell'ultima settimana, contro i 10 milioni di inizio luglio e i 15 precedenti al conflitto: ciò significa una media di appena 10 navi al giorno in transito. Il petrolio ha così nuovamente superato brevemente la quota di 90 dollari al barile per la prima volta da giugno. Un effetto della nuova crisi è anche il fatto che il il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è tornato lunedì a salire oltre quota 4 dollari al gallone, come nelle prime fasi della guerra.
al giorno nell’ultima settimana
Sul tavolo: tregua di 10 giorni proposta da Qatar, Egitto, Pakistan e altri mediatori per riaprire le due rotte di Hormuz e negoziare tariffe di transito stabili.
L’alternativa: una campagna militare su vasta scala con Israele. Il Pentagono ha già chiesto al Congresso 87,6 miliardi di dollari aggiuntivi.
Fonte: CENTCOM, Pentagono; ricostruzioni di Axios, Wall Street Journal e Washington Post · Dati al 21 luglio 2026
La nuova proposta di mediazione
Qatar, Egitto, Pakistan e altri mediatori regionali hanno presentato a Washington e Teheran una nuova proposta di mediazione che prevede un cessate il fuoco di 10 giorni, come ha rivelato Axios: l’idea alla base della proposta è che lo stop ai combattimenti dovrebbe permettere di riaprire immediatamente entrambe le rotte dello Stretto di Hormuz (quella meridionale lungo la costa dell'Oman senza più attacchi iraniani e quella settentrionale in acque iraniane senza il blocco navale americano) e dare il tempo per negoziare un regime stabile di transito, con l'ipotesi di "ragionevoli tariffe di servizio" che verrebbero riscosse dall'Iran sul modello di quanto già avviene in Asia nello Stretto di Malacca. Tra le ipotesi in discussione c’è anche quella di un fondo congiunto per le tariffe di transito, amministrato con il coinvolgimento dell’Organizzazione Marittima Internazionale.
La Casa Bianca sta studiando la nuova proposta ma si sta anche preparando al possibile fallimento dei negoziati: per questo motivo gli Stati Uniti hanno inviato nella regione decine di caccia e aerei cisterna, tra cui F-16 dalla Germania e F-35 dall'Inghilterra. Anche l’esercito israeliano è in stato di massima allerta per una possibile campagna congiunta su vasta scala, l'unico altro esito che i funzionari americani e israeliani citati da Axios considerano ormai praticabile. La Casa Bianca potrebbe voler continuare i bombardamenti ancora per giorni per vendicare i soldati uccisi prima di valutare seriamente la proposta, fanno sapere alcune fonti.
La mediazione — condotta tra gli altri dal premier qatariota Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, dal capo dell’esercito pakistano Asim Munir e dai Ministri degli Esteri egiziano e omanita — aveva ripreso slancio sabato, prima che i missili iraniani contro la base americana in Giordania spingessero Washington a fare un passo indietro. Le prospettive per ora restano incerte: non è chiaro, scrive Axios, se Trump sia stato informato in dettaglio del piano, né se accetterebbe un’altra tregua temporanea senza un percorso verso un accordo definitivo. “Stiamo cercando una soluzione sostenibile”, ha detto una delle fonti regionali: “gli iraniani non possono dettare le condizioni, ma non possono nemmeno essere ignorati”.
Da parte sua il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha confermato che i mediatori hanno fatto arrivare proposte a Teheran, senza però fornire dettagli. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha invece dichiarato che "se quella porta si apre, saremo felici di vederla aprirsi", ma che il comportamento dell'Iran "deve cambiare perché cambi il nostro". Ma la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, che non appare in pubblico dall'inizio della guerra, ha minacciato "lezioni indimenticabili" per gli Stati Uniti e i loro alleati regionali se gli attacchi americani dovessero continuare.
Dubbi sull’efficacia dei nuovi attacchi
Il Washington Post ha rivelato che una nuova valutazione dell'intelligence americana, redatta principalmente dalla CIA, conclude che i raid difficilmente indeboliranno la posizione negoziale di Teheran e che i due Paesi sono bloccati in un limbo indefinito tra pace e guerra. Già a maggio un'analisi della CIA aveva stimato che l'Iran può sopportare il blocco navale americano per almeno 3 o 4 mesi prima di subire danni economici più gravi.
La convinzione della Casa Bianca che colpendo più duramente Teheran diventerà più flessibile "è quasi certamente sbagliata", ha detto al Washington Post Jonathan Panikoff, ex vice responsabile dell'intelligence nazionale americana per il Vicino Oriente.
Le morti dei soldati e la benzina più cara hanno intanto riacceso le richieste del Congresso di avere voce in capitolo sulla prosecuzione della guerra. I democratici intendono forzare questa settimana un nuovo voto in aula per interrompere le ostilità, dopo aver bloccato la settimana scorsa l'avvio del dibattito sulla legge di bilancio della difesa: "Trump deve fermare questa catastrofe e riportare a casa le nostre truppe", ha detto senza mezzi termini in aula il leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer.
Anche tra i repubblicani però c’è malumore: il senatore Bill Cassidy ha detto al sito NOTUS che servono nuovi briefing e una spiegazione del presidente agli americani: "So solo che il Congresso deve essere coinvolto". Il suo collega repubblicano Thom Tillis fa notare che la ripresa dei combattimenti ha fatto ripartire il conteggio dei 60 giorni previsto dal War Powers Act, la legge che obbliga il presidente a ottenere l'autorizzazione del Congresso per operazioni militari prolungate.
Altri esponenti repubblicani spingono però nella direzione opposta: "Spero solo che andremo avanti e finiremo il nostro lavoro in Iran", ha detto il presidente della Commissione Forze Armate del Senato, Roger Wicker. Oggi il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il capo di Stato Maggiore Dan Caine testimonieranno davanti a una Commissione del Senato proprio sui costi del conflitto e sulla richiesta di fondi aggiuntivi da 87,6 miliardi di dollari arrivata dal Pentagono.
