Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile oggi, per la prima volta dal 24 luglio. Il Brent, riferimento internazionale, ha oltrepassato la soglia poco dopo le 3 del mattino sulla costa orientale degli Stati Uniti, le ore 9 in Italia, per poi salire fino a 101,18 dollari. Il greggio americano WTI ha raggiunto 96,26 dollari, il livello più alto dall'inizio di giugno.
Il rialzo è arrivato dopo una nuova escalation militare in Medio Oriente. Ieri il Comando Centrale statunitense ha annunciato di avere distrutto 5 petroliere iraniane dopo che i Guardiani della Rivoluzione avevano tentato per due volte, nei due giorni precedenti, di colpire con missili balistici una nave da guerra americana. Teheran ha risposto attaccando una base statunitense in Giordania e diverse navi nell'area dello Stretto di Hormuz. Nelle stesse ore gli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno colpito infrastrutture energetiche e altre strutture in Arabia Saudita, provocando incendi negli impianti petroliferi.
Prima della guerra il Brent quotava intorno ai 73 dollari: rispetto a quel livello, oggi vale quasi il 40% in più. Dall'inizio dell'anno il rialzo è di circa il 65%. Il massimo del 2026 resta quello del 30 aprile, quando il Brent toccò 126,41 dollari nella fase più acuta della crisi. Prima del conflitto, circa un quinto dei flussi energetici mondiali transitava attraverso lo Stretto di Hormuz, ma da allora il traffico è crollato e rimane molto al di sotto dei livelli precedenti alla guerra.
27 febbraio: 72,48 $
2 gennaio: 61 $
giugno 2022
Il collo di bottiglia delle raffinerie
A complicare ulteriormente la situazione è la scarsità di capacità di raffinazione. Gli impianti che trasformano il greggio in benzina, diesel e altri prodotti stanno lavorando a livello globale intorno agli 80 milioni di barili al giorno, contro gli 86 milioni normalmente registrati in questo periodo dell'anno, ha spiegato a MarketWatch Matt Smith, analista della piattaforma di dati Kpler. Diversi impianti in Medio Oriente e Russia sono fuori servizio, mentre in Cina la domanda di greggio si è indebolita e Pechino sta privilegiando il mercato interno dei carburanti. A pesare sono anche scorte sempre più ridotte. Le esportazioni di diesel dal Golfo Persico sono crollate dell'80% rispetto a un anno fa.
Negli Stati Uniti la media nazionale della benzina è salita a 4,22 dollari al gallone. Nel fine settimana del Labor Day gli automobilisti americani avevano già pagato il carburante più caro mai registrato per quella festività: la media nazionale aveva superato per la prima volta i 4 dollari, battendo il precedente primato del 2012, pari a 3,82 dollari. Il diesel, essenziale per autotrasporto, agricoltura e distribuzione delle merci, ha nel frattempo raggiunto il nuovo record di 5,94 dollari al gallone.
"Prezzi più alti di benzina e diesel fanno naturalmente temere una recessione", ha detto a MarketWatch Rob Thummel, gestore di portafoglio di Tortoise Capital. Secondo Thummel, gli elevati margini di raffinazione sono destinati a durare e i prezzi alla pompa potrebbero restare alti ancora per qualche tempo.
I raffinatori guadagnano, i consumatori pagano
A beneficiare della situazione sono soprattutto i raffinatori americani, che lavorano a pieno regime e continuano a esportare carburanti verso gran parte del mondo. Il margine tra il costo del greggio e il valore dei prodotti raffinati viaggia intorno ai 59 dollari al barile, quasi il triplo rispetto all'inizio dell'anno. Anche per questo ieri aziende come Marathon Petroleum, Phillips 66 e Valero Energy hanno chiuso tutte ai massimi storici, in controtendenza rispetto ai principali indici azionari statunitensi.
Gli analisti di Eurasia Group ritengono che la domanda sostenuta, la scarsità di prodotti raffinati e il perdurare delle tensioni in Medio Oriente possano mantenere il petrolio sopra i 100 dollari ancora per molto tempo. Il gruppo vede inoltre poche possibilità di una soluzione a breve dei conflitti che stanno alimentando la crisi energetica. Lunedì però Donald Trump aveva scritto su Truth Social che i prezzi del petrolio sarebbero "calati bruscamente" non appena gli Stati Uniti vinceranno la guerra contro l'Iran. Il presidente aveva previsto che la benzina sarebbe scesa prima a 3 dollari al gallone e, successivamente, sotto i 2 dollari.
