Gli Houthi hanno completato i preparativi per attaccare le navi nel Mar Rosso. Il gruppo yemenita alleato dell'Iran ha schierato missili e droni sulle alture che dominano lo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio obbligato tra il Golfo di Aden e il Mar Rosso, e attende soltanto l'ordine di aprire il fuoco. Lo scrive Reuters, citando una fonte vicina al movimento. Ufficiali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, i pasdaran, si troverebbero già in Yemen per coordinare l'eventuale blocco dello Stretto.
L'ordine scatterebbe se gli Stati Uniti dessero seguito alla minaccia di Donald Trump di colpire le infrastrutture energetiche iraniane, hanno riferito giovedì all'agenzia tre persone a conoscenza dei preparativi. Secondo due alte fonti iraniane e una fonte regionale, i vertici della Repubblica Islamica hanno discusso la possibilità di chiudere l'accesso al Mar Rosso e hanno trasmesso agli Houthi le indicazioni operative su come procedere.
A rischio l'ultima via d'uscita del petrolio del Golfo
La nuova minaccia si aggiunge alla chiusura dello Stretto di Hormuz e rischia di sbarrare anche la principale rotta alternativa per il petrolio del Golfo. Dopo l'interruzione delle spedizioni attraverso Hormuz, l'Arabia Saudita ha dirottato circa il 70% delle proprie esportazioni di greggio lungo un oleodotto che attraversa il Paese e raggiunge proprio la costa del Mar Rosso. Un conflitto aperto con gli Houthi metterebbe però a rischio anche questa soluzione, ostacolando le spedizioni verso i mercati asiatici, principali destinatari del petrolio saudita. Dal Mar Rosso transita attualmente circa il 7% dell'energia mondiale.
I primi segnali della nuova escalation sono già visibili. Questa settimana gli Houthi hanno lanciato un attacco missilistico contro l'Arabia Saudita, dopo aver accusato lunedì il regno saudita di avere bombardato il loro aeroporto. "Se i combattimenti si intensificassero e si estendessero alle infrastrutture per l'esportazione e alla navigazione nel Mar Rosso, sarebbe a rischio l'unica grande rotta alternativa per l'export petrolifero della regione", ha dichiarato a Reuters Torbjorn Soltvedt, analista principale per il Medio Oriente della società di consulenza sui rischi Verisk Maplecroft.
Il precedente del 2024 e le nuove minacce di Trump
Uno scenario simile si era già verificato nel 2024, quando gli attacchi degli Houthi contro le navi avevano spinto numerose compagnie di navigazione a circumnavigare l'Africa, allungando i tempi di consegna e facendo aumentare i costi di trasporto. I raid statunitensi contro le postazioni del gruppo, avviati alla fine della presidenza di Joe Biden e intensificatisi dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, avevano successivamente favorito la ripresa del traffico nel bacino. Quattro anni fa gli huthi avevano inoltre colpito direttamente l'Arabia Saudita, prima che tra le parti fosse raggiunta una tregua.
Intanto aumenta anche la pressione americana sull'Iran. Martedì Trump ha ripristinato il blocco navale dei porti iraniani e ha minacciato di bombardare le centrali elettriche del Paese. Secondo il Wall Street Journal, negli ultimi giorni il presidente starebbe valutando anche l'occupazione di alcune isole del Golfo Persico, tra cui l'isola di Kharg, dove si trova il terminal attraverso il quale transita il 90% delle esportazioni iraniane di petrolio e prodotti raffinati.
