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Che cosa ci siamo detti nella diretta di domenica 25 ottobre
Elezioni 12 min di lettura

Che cosa ci siamo detti nella diretta di domenica 25 ottobre

La sintesi della diretta di ieri sera: il voto anticipato Stato per Stato, dal Texas alla Florida, l’approvazione di Trump e il modello che dà il Senato ai Dem a 74 su 100.

A nove giorni dalle midterm hanno già votato 27,8 milioni di americani e nelle contee che quattro anni fa avevano scelto i democratici il voto anticipato cresce molto più che in quelle repubblicane. È stato questo il filo della diretta di ieri sera alle 21, dedicata quasi tutta al voto anticipato: dopo i numeri sull’approvazione di Trump e il nostro modello, che dà ai democratici 74 possibilità su 100 di conquistare il Senato, si è fatto il giro degli Stati, dal Texas e dalla Florida fino al Maine, al Kansas e all’Alaska, prima delle domande del pubblico.

Le dirette proseguono ogni domenica alle 21 fino al voto del 3 novembre, su YouTube, Facebook e X. L’ultima parte di ogni appuntamento è dedicata alle domande del pubblico, raccolte nei commenti durante la trasmissione.

L’approvazione di Trump e il generic ballot

Daniele Angrisani, che ha condotto la diretta, è partito dalla nostra media sulla popolarità del presidente: Trump è approvato dal 36% degli americani e disapprovato dal 61,7%, con un saldo di -25,7 contro il -23,8 di una settimana fa. Per Davide Cocuzzi non c’è nulla di nuovo. Il piccolo rimbalzo della settimana scorsa è già svanito e il presidente è tornato vicino ai minimi del mandato, che sono anche i minimi di sempre per un presidente a questo punto. Questa settimana tre sondaggi, fra cui quello della CNN, gli hanno dato un saldo fra -35 e -40.

Nel generic ballot, la domanda dei sondaggi su quale partito si voterebbe alla Camera, i democratici sono al 50,5% e i repubblicani al 42%, un vantaggio di otto punti e mezzo fermo da due settimane. Secondo Cocuzzi con un presidente a -26 otto punti non sarebbero nemmeno tanti. Il sondaggio del New York Times uscito in settimana dà però ai democratici 11 punti di vantaggio: tre punti sembrano pochi, ha detto, ma passare da 8 a 11 vuol dire spostare il voto in decine di collegi.

Le previsioni del modello

Nel nostro modello i democratici vincono il Senato in 74 simulazioni su 100, tre in più del 18 ottobre, e la Camera in 97 su 100. Lorenzo Ruffino ha spiegato che lo spostamento della settimana viene soprattutto dal Nebraska, dove un buon sondaggio ha aiutato l’indipendente Dan Osborn, oltre che dalla crescita dei democratici nel generic ballot. Oggi il modello considera in bilico Alaska, Maine, Texas, Iowa, Nebraska e Kansas, mentre Ohio, North Carolina e Georgia sono già inclinati verso i democratici.

Ruffino ha invitato alla cautela su Nebraska e Kansas, dove mancano sondaggi di istituti affidabili e la maggior parte sono di parte. Al Senato un errore dei sondaggi concentrato in alcuni Stati potrebbe ancora salvare i repubblicani, anche se è improbabile. Alla Camera servirebbe invece un errore fuori da qualsiasi precedente storico.

Il quadro nazionale del voto anticipato

Il blocco centrale della diretta si è aperto con un video sui numeri raccolti nella nostra pagina sul voto anticipato. Dei 27,8 milioni di americani che hanno già votato, 13,6 milioni lo hanno fatto di persona e 10,6 milioni per posta, mentre per altri 3,6 milioni dieci Stati pubblicano solo il totale. Nel 2022 il voto anticipato si era chiuso a 45,8 milioni, quindi si è già al 61%. Nei 26 Stati con una serie giornaliera confrontabile si è votato il 25% in più dello stesso giorno di quattro anni fa e circa un terzo in meno del 2024, che però era un anno di presidenziali.

Fra gli Stati chiave per il Senato il Texas cresce di oltre il 40% rispetto allo stesso giorno del 2022, Minnesota, North Carolina, Maine e Ohio di oltre il 30%, Alaska e Iowa di circa un quarto. In Georgia e in Michigan si vota invece quasi come nel 2022. Nelle contee che nel 2022 avevano votato democratico per la Camera il voto anticipato è più alto del 37%, in quelle repubblicane del 26%. Un’analisi pubblicata sabato mostra che a restare indietro sono soprattutto le contee rurali. Nei dieci Stati che registrano il partito degli elettori, la quota dei repubblicani è più bassa di quattro anni fa in otto e quella degli elettori senza partito sale in nove. Il voto anticipato, ricordava il video, dice chi sta votando e non chi vincerà.

Il voto anticipato in Texas e in Florida

In Texas hanno votato più di 4 milioni di persone, il 43% in più del 2022, già tre quarti di tutto il voto anticipato di quattro anni fa. Nel nostro modello il democratico James Talarico batte il procuratore generale dello Stato Ken Paxton in 71 simulazioni su 100. Cocuzzi ha ricordato che il Texas, vinto da Trump con 14 punti di margine, resta molto repubblicano: i democratici concentrano i voti a Houston, San Antonio, Austin, Dallas, Fort Worth ed El Paso, circondate da contee che votano repubblicano con margini enormi. Per vincere servono due condizioni. La prima è che molti repubblicani moderati e indipendenti votino per il candidato democratico. La seconda è un’affluenza molto sbilanciata a favore delle grandi città, un po’ come succede in Italia ai ballottaggi.

La seconda condizione per ora c’è. Le grandi città votano quasi ai livelli del 2024, al 90% o più, le zone rurali al 70-75%. Il Texas non registra il partito degli elettori e per classificarli si guarda a quali primarie hanno votato: chi ha votato alle primarie repubblicane è circa il 34% e chi ha votato a quelle democratiche il 33%. Per Cocuzzi questo equilibrio, con le città che votano in massa, dice quanto lo Stato sia ancora repubblicano. Saranno decisivi gli elettori che non hanno votato a nessuna primaria dal 2020, circa il 30% e in gran parte ispanici. Per i repubblicani poi c’è anche il problema di un candidato debole come Paxton.

Il voto ispanico pesa anche alla Camera, dove i democratici puntano a tre collegi del Sud del Texas, il 15, il 23 e il 35, ridisegnati dai repubblicani. Ruffino ha presentato l’analisi pubblicata ieri sul sito, che stima la quota di ispanici a partire dal cognome: nelle sezioni dove gli ispanici sono la grande maggioranza l’affluenza è molto più alta che nelle altre. Insieme ai sondaggi, che mostrano gli ispanici in fuga dai repubblicani, è un segnale che il Sud del Texas si sta spostando verso i democratici. Quei collegi erano stati ridisegnati nella convinzione che gli ispanici avrebbero continuato a votare repubblicano come nel 2024. Il ridisegno rischia di diventare un fallimento.

In Florida le schede sono 2,6 milioni. Sul grafico mostrato in diretta i democratici registrati erano il 39,8% di chi ha votato e i repubblicani il 37,7%. Al Senato la repubblicana Ashley Moody vince contro la democratica Angie Nixon in 89 simulazioni su 100, ma alla Camera ci sono nove collegi in bilico. Cocuzzi ha parlato di una resistenza democratica inattesa: i democratici registrati che hanno votato sono ancora qualche migliaio più dei repubblicani, che nello Stato hanno un milione e mezzo di iscritti in più, 11 punti di vantaggio. Nemmeno nel weekend i repubblicani sono passati avanti, perché il sabato e la domenica le chiese nere portano i fedeli a votare con le iniziative “Souls to the Polls”. La prossima settimana i repubblicani passeranno quasi certamente in testa, ma non di 11 punti.

Ruffino si aspetta comunque un recupero repubblicano. Gli ispanici della Florida sono in gran parte cubani e venezuelani, molto più critici con i democratici, e nelle ultime elezioni i sondaggi nello Stato hanno sottovalutato i repubblicani. Alla Camera i collegi ridisegnati possono però riservare sorprese. Il 9 è in bilico, nel 14 il modello prevede una vittoria democratica e il 25 è il seggio che consegnerebbe la maggioranza ai democratici. Senza un recupero repubblicano potrebbe avere una possibilità anche David Jolly, ex repubblicano e candidato democratico a governatore, su cui il partito ha investito un milione di dollari.

Georgia, North Carolina, Arizona e Nevada

In Georgia hanno votato 1,75 milioni di persone, il 6,7% in più del 2022. Gli over 65 sono il 38%, cinque punti più di quattro anni fa. Il senatore democratico Jon Ossoff vince contro Mike Collins in 98 simulazioni su 100. Per Ruffino le contee repubblicane votano molto meno che in passato, il peso degli afroamericani sull’elettorato è sensibilmente più alto e quello dei bianchi più basso. Fra i giovani l’affluenza cala poco tra gli afroamericani e ad Atlanta, mentre crolla nelle zone rurali. La netta vittoria attesa di Ossoff potrebbe trascinare anche la democratica Keisha Lance Bottoms alla carica di governatrice.

In North Carolina le schede sono 1,5 milioni, il 36,6% in più del 2022. I democratici registrati sono il 41,5% di chi ha votato e i repubblicani il 23,8%, sette punti meno del 2022 e oltre dieci meno del 2024. L’ex governatore democratico Roy Cooper vince contro il repubblicano Michael Whatley in 95 simulazioni su 100. Ruffino ha ricordato che la contea repubblicana media vota molto meno di quella democratica media e che i repubblicani hanno spostato altrove i soldi per gli spot, mentre il presidente ha quasi rinunciato allo Stato. Questi dati rispondono anche a chi pensa che i sondaggi sbaglino perché i repubblicani delle campagne non rispondono: quegli elettori non stanno nemmeno votando. Sugli elettori senza partito, il 34,7%, Cocuzzi ha ricordato che in passato hanno favorito i repubblicani. Quest’anno votano un po’ più che nel 2022, quindi è probabile che quelli in più siano vicini ai democratici.

L’Arizona, dove non si vota per il Senato, è l’unico di questi Stati in cui si vota meno di quattro anni fa: 884 mila schede, quasi il 9% in meno del 2022. Fra chi ha votato democratici e repubblicani registrati sono appaiati, al 38,7% e al 38,4%, anche se nel frattempo i repubblicani hanno guadagnato circa 300 mila iscritti in più. Per Cocuzzi i democratici sono avanti fra gli elettori di ogni tipo, compresi quelli che hanno votato a tutte le ultime tre elezioni, dove sono avanti 35 a 27. L’affluenza è più bassa perché non votano i repubblicani.

In Nevada le schede sono 379 mila, il 27,6% in più del 2022. C’è un collegio in bilico alla Camera e c’è la sfida per il governatore, dove il repubblicano Joe Lombardo è messo un po’ meglio. Ruffino ha ricordato che nel 2022 a questo punto i democratici avevano 9 mila voti di vantaggio fra gli elettori registrati e hanno finito 3 mila sotto. Quest’anno cresce soprattutto la contea di Washoe, quella di Reno, considerata in bilico. Il secondo collegio, un seggio aperto che Trump vinse di 14 punti, oggi vede i repubblicani avanti di appena mezzo punto.

Maine, Kansas, Nebraska e Ohio

In Maine il democratico Troy Jackson vince contro la senatrice repubblicana Susan Collins in 62 simulazioni su 100. Hanno votato in anticipo 179 mila elettori, il 34,3% in più del 2022, e per Cocuzzi i democratici sono 12 punti meglio di allora. In Maine però conta meno l’affluenza: la vera domanda è se Collins riuscirà ancora a prendere i voti dei democratici o se il clima nazionale travolgerà anche lei.

In Kansas, dove i democratici non vincono un seggio al Senato dal 1932, il senatore repubblicano Roger Marshall vince contro il democratico Adam Hamilton in 55 simulazioni su 100. Le schede sono 154 mila, il 42% del voto anticipato del 2022, con i democratici 27 punti meglio di allora. Cocuzzi, che ne ha parlato nell’ultima puntata del podcast, ha ricordato che Marshall fu uno dei sei senatori repubblicani che votarono contro la certificazione dei risultati del 2020 in Arizona e Pennsylvania. Hamilton è un pastore che si definisce liberal-conservatore e in passato è stato registrato come repubblicano.

In Nebraska l’indipendente Dan Osborn sfida il senatore repubblicano Pete Ricketts, che nella nostra media è al 50% contro il 48%. Osborn ha una possibilità su tre di vincere. Le schede sono 136 mila, quasi il 60% del voto anticipato del 2022. Per Ruffino lo Stato è difficile da leggere: fuori dalle due contee democratiche ci sono contee rurali dove Trump vinse anche di 75 punti. Lì l’affluenza non è alta. A Osborn però serve che centinaia di migliaia di elettori cambino partito. Ha già perso due anni fa, è avanti solo nei sondaggi interni e la corsa sembra ferma ad agosto.

In Ohio, dove Sherrod Brown prova a tornare al Senato contro il repubblicano Jon Husted per il seggio che era di JD Vance, i democratici vincono in 81 simulazioni su 100. Le schede sono più di un milione, il 32% in più del 2022, e la quota dei democratici registrati è molto più alta dello stesso punto del 2024. Ad aiutare Brown c’è la sfida per il governatore, dove il repubblicano Vivek Ramaswamy ha attaccato la democratica Amy Acton con uno spot in cui la madre la accusa di essere una bugiarda. La madre perse la custodia di Acton dopo che il marito fu incriminato per aver abusato della figlia. Secondo Cocuzzi lo spot ha mobilitato i democratici e fatto salire le donazioni ad Acton.

Michigan, Minnesota, Iowa e Alaska

In Michigan, l’unico seggio democratico che i repubblicani sperano davvero di conquistare, il partito attacca in ogni modo il democratico Abdul El-Sayed, che nel modello vince in 82 simulazioni su 100 contro Mike Rogers. Hanno votato 1,14 milioni di persone, il 12,5% in più del 2022, quasi due su tre con più di 65 anni. Cocuzzi ha spiegato che nel voto per posta il Michigan era l’unico Stato dove le contee repubblicane tenevano meglio. Con il primo giorno di voto di persona, introdotto nel 2024, la situazione si è già riequilibrata.

In Minnesota hanno votato 419 mila persone, il 39,2% in più del 2022. Steve Kornacki, l’analista di NBC News, ha detto che i suoi dati vedono lo Stato spostarsi verso i repubblicani, mentre il modello dà la democratica Peggy Flanagan vincente in 87 simulazioni su 100. Per Ruffino i dati per contea mostrano che i repubblicani non vanno male. Flanagan è rimasta sull’ala sinistra del partito e lo Stato è stato scosso dagli scandali sulle frodi nei fondi pubblici per le comunità di immigrati, su cui Vance ha fatto molta campagna. Flanagan resta favorita: se perdesse, probabilmente i democratici perderebbero anche il Michigan.

In Iowa il democratico Josh Turek e la repubblicana Ashley Hinson sono quasi alla pari per il seggio lasciato libero da Joni Ernst e Turek vince in 54 simulazioni su 100, in uno Stato tornato contendibile per la crisi delle campagne. Le schede sono 208 mila, il 24% in più del 2022. Cocuzzi considera Iowa, Ohio e Texas un trittico: sono Stati vinti da Trump con 13-14 punti di margine e chi ne vince uno ha buone possibilità di vincere anche gli altri. Rispetto al 2024, quando a questo punto i partiti erano quasi alla pari, i democratici registrati hanno guadagnato circa 20 punti. Quest’anno, ha detto, sondaggi e voto anticipato dicono la stessa cosa.

In Alaska la democratica Mary Peltola è avanti di circa due punti e mezzo sul senatore repubblicano Dan Sullivan e vince in 71 simulazioni su 100. Le schede sono quasi 40 mila, circa il 25% in più del 2022. Ruffino ha spiegato il voto a preferenza ordinata: gli elettori mettono in fila i quattro candidati e, se nessuno supera il 50%, si elimina l’ultimo e le sue schede passano alla seconda scelta, finché qualcuno non arriva alla maggioranza. Peltola è l’unica democratica e resta da capire se gli elettori dei candidati minori indicheranno anche le preferenze successive. L’unico sondaggio affidabile, quello del New York Times con il Siena College di fine settembre, la dava avanti di sette punti. Se non superasse il 50% al primo conteggio, il risultato arriverebbe solo il 18 novembre.

La sessione finale di Q&A

Sul giorno delle elezioni, che di solito favorisce i repubblicani, Cocuzzi si aspetta un elettorato più democratico del solito anche il 3 novembre. Su Elon Musk, che ha speso più di 442 milioni di dollari per i repubblicani, Ruffino ha detto che i soldi arrivati in Texas negli ultimi giorni sono tardivi, perché gli spot contano quando la gente non ha ancora deciso. I super PAC come quello di Musk pagano poi gli spot a prezzo di mercato, mentre le campagne dei candidati hanno diritto alle tariffe più basse.

A chi vede la Florida in bilico nel 2028, Cocuzzi e Angrisani hanno risposto che con un milione e mezzo di iscritti repubblicani in più va considerata uno Stato saldamente repubblicano. Sulla Georgia, Ruffino ha spiegato che Ossoff, con la vittoria quasi certa, sta usando le sue risorse per aiutare Bottoms. Sul rischio di un nuovo 6 gennaio, Angrisani ha ricordato che le elezioni per il Congresso sono certificate dai singoli Stati. Con la Camera i democratici potrebbero avviare indagini sull’amministrazione e decidere sugli stanziamenti, con il Senato bloccare le nomine, soprattutto quelle alla Corte Suprema.

Sul tracker di MSNBC, che stima il voto anticipato nazionale al 47% per i democratici e al 35% per i repubblicani, Cocuzzi ha invitato alla cautela, perché le stime nazionali si basano spesso su modelli discutibili. Per la notte elettorale Ruffino ha ricordato che le prime contee del Kentucky chiudono a mezzanotte italiana e che fra l’una e le due arriveranno i primi dati della Pennsylvania. Per la Camera le indicazioni arriveranno presto, soprattutto in caso di ondata democratica, mentre per il Senato ci vorrà molto di più. Con il nostro simulatore, uno scenario con i democratici che vincono il Texas ma perdono Alaska e Michigan esce in 4 casi su 100 e farebbe scendere al 25% le loro possibilità di prendere il Senato.

Fra le sfide in bilico, Cocuzzi e Angrisani considerano quella di Brown in Ohio la più sicura per i democratici, più dell’Alaska. Per Cocuzzi Acton vincerà con un margine un po’ inferiore a quello di Brown. Sull’omonimo del senatore Sullivan, Ruffino non lo vede decisivo: chi lo ha votato può indicare il senatore come seconda scelta e sulla scheda il vero Sullivan è indicato come uscente.

Domenica primo novembre la diretta presenterà gli ultimi dati sul voto anticipato e le previsioni della redazione. La nuova puntata del podcast, in uscita lunedì, è dedicata al Texas con Ruffino e Raffaele Digirolamo. La notte del 3 novembre Focus America sarà in diretta dalle 23 alle 8 del mattino: chi vive negli Stati Uniti e vuole partecipare può scrivere a [email protected].

Il prossimo appuntamento è domenica alle 21.

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