I democratici hanno 97 possibilità su 100 di conquistare la Camera e 74 su 100 di ottenere il Senato, secondo l'aggiornamento di oggi del nostro modello. Una settimana fa, lunedì 19 ottobre, erano 95 e 72. Entrambe le camere guadagnano due punti, ma per strade diverse: alla Camera pesano le decine di sondaggi arrivati sui singoli collegi, al Senato i piccoli progressi dell'indipendente in Nebraska e dei democratici in Iowa contano più dei cali di pochi decimi nelle altre gare in bilico.
La proiezione dei seggi, quella in cui le gare in bilico vengono assegnate al partito oggi in vantaggio, dà alla Camera 240 seggi ai democratici e 195 ai repubblicani, due in più per i democratici rispetto al 19 ottobre. Al Senato resta di 53 seggi contro 47. In settimana sono entrati nel modello 13 sondaggi nazionali, 47 statali per il Senato e 32 sui collegi della Camera. Al Senato nessuna gara cambia classificazione, mentre alla Camera la cambiano 27 collegi.
Mancano 8 giorni alle elezioni di metà mandato del 3 novembre e i numeri completi sono sulla pagina del modello. Nell'aggiornamento di lunedì scorso, il 19 ottobre, avevamo raccontato una spinta piccola e diffusa per i democratici al Senato, con il solo Texas in controtendenza.
Che cosa è cambiato nel nostro modello
Partiamo dal Senato. L'unica gara che si muove di almeno tre punti è quella del Nebraska, dove la sfida è fra il senatore repubblicano uscente Pete Ricketts e l'indipendente Dan Osborn. Osborn passa da 28 a 33 possibilità su 100 e il margine stimato a favore di Ricketts scende da 2,7 a 2 punti. I sondaggi nuovi sono divisi: tre, fra cui due di National Public Affairs per un comitato vicino ai repubblicani, danno Ricketts avanti di 2 o 3 punti, mentre due commissionati da gruppi indipendenti o vicini ai democratici danno avanti Osborn di 1 e di 7 punti. Osborn non è un democratico e il modello lo conta a parte: se vincesse, il seggio non andrebbe automaticamente ai democratici.
Nelle altre sfide contese i movimenti restano sotto i tre punti. In Iowa il democratico Josh Turek sale da 52 a 54 contro la repubblicana Ashley Hinson per un seggio lasciato libero. I tre sondaggi nuovi vanno da un vantaggio di 2 punti per Turek, in quello di New River Strategies per il Cook Political Report, a uno di 3 per Hinson, in quello di National Public Affairs. Con un margine stimato di 0,4 punti resta la gara più incerta delle 35, in uno stato tornato contendibile. In Minnesota la democratica Peggy Flanagan passa da 85 a 87 contro la repubblicana Michele Tafoya, senza sondaggi nuovi sullo stato. In Kansas il democratico Adam Hamilton sale da 44 a 45 contro il repubblicano uscente Roger Marshall.
Perdono qualche decimo le tre gare in bilico in cui i democratici sono più avanti. In Maine il democratico Troy Jackson, di cui abbiamo raccontato le contraddizioni, scende da 62 a 61 contro la repubblicana uscente Susan Collins: il sondaggio di Beacon Research e Shaw & Company per Fox News li dà pari, quello di Trafalgar Group, un istituto vicino ai repubblicani, dà Collins avanti di mezzo punto. In Texas il democratico James Talarico passa da 71 a 70 contro il repubblicano Ken Paxton per un seggio lasciato libero. È ancora lo stato con più sondaggi nuovi, sei, che vanno dal pareggio in quello per Fox News a un vantaggio di 5 punti per Talarico in quello per il Cook Political Report. In Alaska la democratica Mary Peltola resta a 71 contro il repubblicano uscente Dan Sullivan, nello stato in cui i repubblicani temono un omonimo del senatore. In Ohio e in Michigan i democratici restano a 81.
Nel complesso i democratici partono favoriti in 49 seggi e i repubblicani in 45, come il 19 ottobre, con le stesse sei gare in bilico: Alaska, Texas, Maine, Iowa, Kansas e Nebraska. Ai democratici servono 51 seggi, perché con un 50 pari la maggioranza resta ai repubblicani grazie al voto del vicepresidente JD Vance. Nella proiezione ne ottengono 53: ai 49 in cui partono favoriti si aggiungono i quattro testa a testa in cui sono avanti, mentre Kansas e Nebraska vanno ai repubblicani.
Alla Camera il generic ballot, la media nazionale dei sondaggi che chiedono agli americani per quale partito voteranno, sale da 8 a 8,2 punti di vantaggio per i democratici. I 13 sondaggi nazionali entrati nel modello vanno da un vantaggio democratico di 5 punti, in quello di Echelon Insights, a uno di 12, in quello di Verasight. I collegi in cui partono favoriti i democratici sono 227, due in più del 19 ottobre, quelli dei repubblicani 177 e i testa a testa restano 31. I seggi attesi per i democratici, cioè la media di tutte le simulazioni, salgono da 239 a 242.
Buona parte dei movimenti viene da una serie di sondaggi di Emerson College, quasi tutti per il sito Poll Vault, su dieci collegi contesi. Il caso più netto è NC-11, l'undicesimo collegio del North Carolina, quello del repubblicano Chuck Edwards: il sondaggio dà il democratico avanti di 13 punti e la probabilità democratica sale da 29 a 92 su 100, con il collegio che passa da lean R a likely D. MO-02, il secondo collegio del Missouri, quello della repubblicana Ann Wagner, sale da 42 a 69 con un vantaggio democratico di 5 punti: del collegio, dove il gerrymandering dei repubblicani si è ritorto contro di loro, abbiamo scritto venerdì. Va nella direzione opposta AR-02, il secondo collegio dell'Arkansas, quello di French Hill: Emerson dà il repubblicano avanti di 4 punti e la probabilità democratica scende da 60 a 31, da tossup a lean R.
Contano anche i sondaggi commissionati dai partiti. In OH-10, il decimo collegio dell'Ohio, quello del repubblicano Mike Turner, i democratici salgono da 12 a 48 e il collegio diventa un testa a testa, con un sondaggio del comitato democratico per la Camera che li dà avanti di 3 punti. In FL-25, il venticinquesimo collegio della Florida, quello della democratica Debbie Wasserman Schultz, i democratici scendono invece da 81 a 55 con due sondaggi di segno opposto: quello del comitato repubblicano dà avanti i repubblicani di 7 punti, quello di House Majority PAC, vicino ai democratici, dà avanti i democratici di 5.
Come sempre la proiezione è il punto centrale di una forchetta larga: nel 90 per cento delle simulazioni i democratici prendono tra 221 e 263 seggi alla Camera e tra 47 e 56 al Senato. E 97 su 100 non è una certezza. Se questa elezione si potesse ripetere 100 volte nelle stesse condizioni, in 3 casi la Camera resterebbe ai repubblicani e al Senato succederebbe in 26.
Il confronto con gli altri modelli
Tutti e sette i modelli che seguiamo danno ancora favoriti i democratici in entrambe le camere. Alla Camera la media è di 92 possibilità su 100, in una forchetta da 79 a 99. Al Senato è di 65 su 100, con una forchetta da 56 a 75.
Il nostro modello è secondo in entrambe le camere. Alla Camera, con 97 su 100, è dietro soltanto a 50+1, il sito di G. Elliott Morris, fermo a 99. Seguono l'Economist con 96 e la versione Deluxe del modello di Nate Silver su Silver Bulletin, salita da 94 a 95. Al Senato, con 74, siamo dietro solo a Silver Bulletin, fermo a 75. Subito sotto c'è 50+1, che scende da 74 a 72.
Le variazioni degli altri modelli sono piccole. Alla Camera salgono Decision Desk HQ (da 77 a 79), VoteHub (da 86 a 88) e Split Ticket, il modello pubblicato da The Argument (da 89 a 90). Al Senato scendono l'Economist (da 58 a 56), 50+1 e Split Ticket (da 65 a 64), mentre Decision Desk HQ sale da 56 a 57 e VoteHub resta a 60.
I più cauti restano Decision Desk HQ (79 su 100 alla Camera e 57 al Senato) e VoteHub (88 e 60). Sono gli unici due che oltre ai sondaggi incorporano i mercati predittivi ed è la differenza di metodo che più li tiene sotto il resto del gruppo alla Camera. Al Senato il più prudente è però l'Economist, con 56 su 100. Il settimanale britannico ha pubblicato anche un'analisi secondo cui dal 1998 i sondaggi sottostimano il partito più forte in ogni stato e, come avevamo raccontato, una correzione di questo tipo ribalterebbe il vantaggio democratico in Alaska e in Texas.
Sui seggi le stime sono più vicine di quanto dicano le probabilità. Alla Camera vanno dai 237 seggi democratici di VoteHub ai 242 nostri e di 50+1, con Decision Desk HQ e l'Economist a 238 e Silver Bulletin a 240. Al Senato tutti i modelli che pubblicano i seggi si fermano fra 51 e 52, appena sopra la soglia della maggioranza.
Il quadro resta lo stesso per tutti: Camera molto probabilmente democratica, Senato con i democratici avanti ma legati a sei gare in cui il margine stimato non supera i tre punti. A separare i modelli sono ingredienti che non coincidono del tutto e il peso che ciascuno gli assegna: alcuni usano i mercati predittivi, altri i fondi raccolti o i sondaggi interni che non vengono pubblicati.
