Donald Trump ha chiesto agli elettori del Michigan di fermare Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato, come i passeggeri del volo United 93 fermarono i dirottatori l'11 settembre 2001. Durante un comizio a Port Huron, domenica 25 ottobre, il presidente ha definito più volte "jihadista" l'epidemiologo che, se eletto, diventerebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti. Ha poi evocato Todd Beamer, uno dei passeggeri che si ribellarono ai terroristi, il cui probabile obiettivo era il Campidoglio. "Venticinque anni dopo, il Michigan deve alzarsi e combattere come fece Todd per fermare un jihadista", ha detto Trump, mentre il pubblico fischiava il nome del candidato.
Il presidente ha sostenuto, senza alcuna prova, che El-Sayed voglia imporre la sharia, l'insieme delle norme morali e religiose dell'Islam, che non fa parte dell'ordinamento di alcuna giurisdizione statunitense. Ha inoltre affermato che sarebbe pericoloso consentirgli l'accesso ai segreti della sicurezza nazionale e lo ha accusato di appartenere ai Fratelli Musulmani. È un'accusa che la campagna del rivale repubblicano Mike Rogers rilancia da settimane e che è riemersa nell'ultimo dibattito: El-Sayed ha preso le distanze dall'organizzazione e non sono mai state presentate prove di suoi legami con il movimento.
"Chiunque abbia un passato di sostegno ai jihadisti verrebbe fermato ai controlli e non potrebbe salire su un aereo", ha aggiunto Trump, sostenendo che, se eletto, El-Sayed dovrebbe passare attraverso un metal detector prima di entrare al Senato. Sul palco è poi salito anche David Beamer, padre di Todd, che ha invitato a votare per Rogers e ha definito El-Sayed e i Democratic Socialists of America, la principale organizzazione socialista democratica statunitense, come "il nemico". "Il nemico è qui, in mezzo a noi", ha detto, parlando di "terroristi locali". Ha anche sostenuto che "un certificato di nascita non fa di te un americano", benché El-Sayed, come Rogers, sia nato in Michigan.
Intanto il pubblico scandiva "Let's Roll", vale a dire proprio le parole pronunciate da Todd Beamer prima dell'assalto alla cabina di pilotaggio. Rogers, intervistato domenica dalla NBC a Meet the Press, ha dichiarato di non aver "mai definito" il suo avversario un terrorista.
La risposta dei democratici: costo della vita e sanità
Secondo i democratici, questi attacchi servono solo a distogliere l'attenzione dal costo della vita, il tema centrale delle elezioni di metà mandato. "Usano l'islamofobia contro Abdul perché non hanno niente da dire sui problemi concreti delle famiglie che vivono del proprio lavoro. Sanno soltanto fomentare odio e divisioni", ha detto il senatore del Vermont Bernie Sanders durante un comizio a Grand Rapids, tenuto sempre domenica.
El-Sayed ha insistito sullo stesso punto: "Pensano che, attirando l'attenzione sul mio nome e sulla mia fede, vi faranno dimenticare che non riuscite a pagare la benzina o la spesa e che non riuscite a farvi visitare da un medico". Il candidato ha poi ironizzato sull'abitudine di Trump di chiamarlo con il secondo nome, Mohamed: "Non mi importa nemmeno che si ricordi il mio nome completo, perché dopo novembre potrà chiamarmi semplicemente senatore. Per te sarò il senatore Mohamed, amico mio". Ha scherzato anche sui commenti del presidente sul fisico degli uomini, dicendo che, una volta arrivato a Washington, starà attento: "Gli occhi puntali quassù, Donald".
Nella fase finale della campagna, Trump sta facendo sempre più leva sulla paura del comunismo, del terrorismo e dell'immigrazione. È una strategia già adottata in passato, con risultati alterni: nel 2018 insistette sulle carovane di migranti dirette dall'America centrale verso il confine statunitense, ma i repubblicani subirono lo stesso pesanti perdite alla Camera.
A Port Huron il presidente ha ripetuto che, con i democratici al potere, gli Stati Uniti finirebbero come la Francia, dove le proteste di massa sono state accompagnate da saccheggi e incendi. Ha anche attaccato Ilhan Omar, deputata democratica del Minnesota, sostenendo che usi un nome falso, un'accusa che lei nega totalmente. In Somalia, il paese in cui è nata, la gente "va in giro a spararsi addosso", ha poi aggiunto Trump. Di recente agenti federali hanno perquisito l'abitazione di Omar nell'ambito di un'indagine sulla sua famiglia.
Gli insulti alla Norvegia per il Nobel mancato
Nello stesso comizio Trump se l'è presa con la Norvegia, dove ha sede il comitato che assegna il premio Nobel per la Pace. Parlando di immigrazione, ha elogiato la Danimarca, definendola "un buon paese, un paese simpatico", e ha detto che accoglierebbe chiunque arrivasse da lì. Della Somalia, invece, ha dichiarato di averne "abbastanza". "Svezia, Norvegia, invece non credo, perché non ho ricevuto il premio Nobel", ha detto. "Quindi non voglio nessuno dalla Norvegia, non voglio avere niente a che fare con la Norvegia". Poi ha aggiunto: "Non sono innamorato della Norvegia. Francamente, la Norvegia fa schifo. È diventata un Paese di merda".
Trump sostiene di aver posto fine ad almeno otto conflitti durante il secondo mandato, nel quale ha però anche avviato una guerra contro l'Iran e rovesciato con la forza il leader del Venezuela. Il comitato di Oslo ha scelto altri vincitori per due anni consecutivi: nel 2025 María Corina Machado, leader dell'opposizione venezuelana e nel 2026 la giurista sudafricana Navi Pillay, per il suo impegno a favore della pace e del diritto internazionale. A gennaio Machado ha però consegnato a Trump la propria medaglia durante un incontro alla Casa Bianca. Domenica il presidente l'ha nuovamente ringraziata: "È stato un gesto molto gentile da parte sua. Non lo dimenticherò".
In risposta agli attacchi di Trump, oggi il Ministro degli Esteri norvegese, Espen Barth Eide, ha ribadito all'emittente pubblica NRK che il comitato è indipendente: "Lo sa benissimo. Glielo abbiamo ricordato, nel caso qualcuno se lo chiedesse, e le cose stanno ancora così". I cinque membri sono nominati dal Parlamento norvegese, ma il governo non ha alcun ruolo nella scelta del vincitore. Reuters ha ricordato che Trump aveva già usato in passato un'espressione simile per Haiti, Libia, Somalia e Yemen. L'agenzia stampa non ha però riscontrato indicazioni di un vero cambiamento della politica dell'Amministrazione Trump nei confronti degli immigrati norvegesi.
A Port Huron, al fianco del presidente, c'era la rapper Nicki Minaj, arrivata con lui a bordo dell'Air Force One. Minaj ha promesso di sostenerlo se dovesse candidarsi per un terzo mandato, benché la Costituzione vieti di essere eletti alla presidenza più di due volte. Nelle ultime settimane hanno partecipato ai comizi di Trump anche il cantante country Jason Aldean, l'influencer Jake Paul e sportivi come Richard Petty, Evander Holyfield e Mike Tyson. L'obiettivo della loro presenza è aiutare i repubblicani a recuperare il consenso tra i giovani che contribuì alla vittoria del 2024. Ma resta da capire quanto queste presenze possano davvero servire: secondo un sondaggio Washington Post-ABC-Ipsos di questo mese, l'approvazione del presidente è scesa infatti al 33%, un nuovo minimo storico.
