Il vicepresidente JD Vance sta diventando l'interprete del presidente Donald Trump. Con le midterm ormai vicine, smussa le frasi più dure del presidente o le spiega nel dettaglio, nel tentativo di convincere i conservatori insoddisfatti a votare ancora per i repubblicani. Lo ha ricostruito il Wall Street Journal, che ha raccontato anche gli incontri riservati in cui Vance ha presentato questa strategia a deputati e finanziatori del partito.
Gli esempi sono diversi. La settimana scorsa Trump aveva detto di essere "orgoglioso" di vietare l'accesso alla Casa Bianca a CNN, Politico e MS NOW, le tre testate escluse dall'amministrazione. Lunedì Vance ha corretto il tiro: "Contesto in parte la premessa, il presidente non sta vietando l'accesso ai media". Secondo il vicepresidente, negare l'accesso ad alcune testate è una scelta ragionevole. All'inizio di settembre Trump aveva promesso 5.000 dollari a ogni americano adulto se gli elettori avessero lasciato la maggioranza ai repubblicani. I democratici lo avevano accusato di voler comprare i voti. Vance è andato su Fox News a spiegare che il presidente intendeva dire che, se i repubblicani resteranno al potere e potranno continuare il loro lavoro, gli americani avranno la loro parte dei benefici.
Il tema su cui Vance si espone di più è la guerra con l'Iran. Mentre cresce la preoccupazione degli americani e aumentano i prezzi della benzina e del gasolio, il vicepresidente compare spesso su Fox News per difendere un conflitto che all'inizio aveva detto sarebbe finito in fretta. Oggi riconosce che la guerra proseguirà anche dopo le midterm. Per una parte degli elettori il conflitto viola la promessa elettorale di Trump di non cominciare nuove guerre, ed è uno dei principali motivi di insoddisfazione verso l'amministrazione. Trump sostiene di voler impedire all'Iran di dotarsi di un'arma nucleare, ma l'aumento del prezzo dei carburanti è tale che la Casa Bianca ha valutato di bloccare le esportazioni di diesel.
Tra i repubblicani la divisione dei ruoli piace. "Trump porta la chiarezza e JD offre un sostegno autentico", ha detto al Wall Street Journal lo stratega repubblicano John Ashbrook, secondo cui i due formano una coppia politica che funziona molto bene. Il conduttore radiofonico dell'Iowa Steve Deace, che ha ospitato Vance nel suo programma questo mese, ha detto che il vicepresidente "sa ridurre le cose all'essenziale in un modo che la gente capisce".
La strategia potrebbe aiutare Vance anche in vista delle presidenziali del 2028. I vicepresidenti che si candidano alla presidenza di solito si presentano come i successori naturali del presidente, per ereditare la coalizione di elettori che lo aveva portato alla Casa Bianca. La coalizione che ha eletto Trump nel 2024 però si è frammentata e Vance sta cercando di ricostruirla. Nessun repubblicano ha ancora annunciato la propria candidatura, ma la corsa dovrebbe cominciare subito dopo le midterm. Vance è in vantaggio in tutti i primi sondaggi, che spesso includono anche il segretario di Stato Marco Rubio e Donald Trump Jr. (il figlio del presidente). Quando all'inizio del mese Vance ha parlato alla convention repubblicana di Dallas dedicata alle midterm, una parte del pubblico ha scandito "48! 48!": Trump è il 47° presidente degli Stati Uniti.
Nel frattempo Vance deve affrontare un clima politico sfavorevole. I repubblicani difendono la maggioranza alla Camera e al Senato e il partito che controlla sia la presidenza sia i due rami del Congresso di solito perde seggi alle elezioni di metà mandato. Vance è anche il responsabile della raccolta fondi del Republican National Committee, l'organismo che guida il partito a livello nazionale. Da settimane gira il paese per finanziare la campagna in vista del voto di novembre.
Il vicepresidente ha ammesso in pubblico e in privato che la coalizione del 2024 si sta sfaldando. "C'è ancora lavoro da fare", ha detto lunedì in North Carolina, aggiungendo che servirà più tempo e il sostegno degli americani "per finire il lavoro". La settimana scorsa, in un'intervista a un podcast, ha chiesto ai conservatori: "Dateci solo altri due anni".
Martedì scorso, in una riunione a porte chiuse con i deputati repubblicani, Vance ha consigliato a chi affronta sfide difficili di descrivere i democratici come dei pazzi. Ai deputati che cercano la rielezione ha suggerito di ricordare agli elettori che il partito sta ancora rimediando ai problemi ereditati dall'amministrazione precedente. Hal Lambert, un importante finanziatore repubblicano che ha partecipato a un pranzo riservato con Vance durante la convention, ha detto che il vicepresidente non evita il confronto. Secondo Lambert, il messaggio di Vance è che, nonostante i disaccordi interni, i democratici sono diventati così radicali da non essere più "il partito di Bill Clinton". "Stiamo parlando di pazzi", ha aggiunto.
Due persone vicine al vicepresidente hanno detto che Vance non sta solo ricucendo i rapporti dentro il partito in vista di una possibile candidatura, ma vuole dare l'esempio a una coalizione conservatrice sempre più divisa. Per questo sta cercando anche i suoi critici a destra. Una parte dei conservatori contesta la sua idea che gli Stati Uniti debbano raffreddare i rapporti con Israele: ancora all'inizio del mese Vance ha detto che la politica estera americana in Medio Oriente non deve essere "subordinata allo Stato di Israele".
Di recente Vance ha incontrato Sid Rosenberg, conduttore dell'emittente radiofonica newyorkese 77 WABC, che lo aveva attaccato pubblicamente per la sua amicizia con Tucker Carlson. Carlson è un critico di Israele e ha ospitato nel suo podcast alcuni negazionisti dell'Olocausto. Dopo l'incontro Rosenberg, che parla spesso con Trump, ha scritto su X di aver apprezzato il tempo passato con il vicepresidente e di aver avuto l'occasione di conoscerlo meglio. Vance ha detto di non voler rinunciare all'amicizia con Carlson solo perché hanno idee politiche diverse. La settimana scorsa ha anche organizzato una cena di Shabbat a cui hanno partecipato il finanziatore repubblicano Paul Singer e Norm Coleman, presidente della Republican Jewish Coalition, l'associazione degli ebrei repubblicani.
Kevin Roberts, presidente della Heritage Foundation, il più influente centro studi conservatore, e amico stretto di Vance, ha detto che il vicepresidente offre qualcosa che i repubblicani non avevano ancora sviluppato: "un'aspirazione per il futuro, non solo del partito o del movimento conservatore, ma per l'americano comune". Secondo Roberts era necessario che un leader conservatore lo dicesse e, un po' paradossalmente, non poteva essere Trump. Roberts ha citato in particolare il discorso di Vance alla convention di Dallas, "perché la gente ha già sentito Trump dire cose del genere. Serviva qualcun altro".
