Il consiglio di scienziati creato a giugno dall'amministrazione Trump per stabilire se gli UFO siano la prova di una presenza extraterrestre sulla Terra non ha ancora ricevuto nessun dato nuovo dal governo. Lo presiede Avi Loeb, astrofisico dell'Università di Harvard e il più noto tra gli scienziati che cercano tracce di alieni sul nostro pianeta, che ha dato al consiglio tempo fino alla fine dell'anno per ottenere materiale significativo. Loeb non sa perché le agenzie di intelligence e le forze armate non abbiano ancora consegnato nulla. "È possibile che siano sconcertate dai dati", ha detto a Politico, che gli ha dedicato un lungo reportage. "Oppure potrebbe essere che mi stiano usando".
Il consiglio è nato dopo che il 19 febbraio il presidente aveva ordinato su Truth Social al Pentagono e alle altre agenzie di individuare e pubblicare i documenti del governo sugli alieni e sugli UAP. La sigla sta per Unidentified Anomalous Phenomena (fenomeni anomali non identificati) e ha sostituito il vecchio termine UFO, considerato ormai stigmatizzante. Il consiglio lavora sotto l'Office of the Director of National Intelligence (ODNI), l'ufficio che coordina le 17 agenzie di intelligence americane, tra cui la CIA. Deve esaminare i dati raccolti dal governo per capire se sulla Terra ci siano alieni o loro tecnologie.
A fine agosto Loeb è andato nella sede dell'ODNI, a McLean in Virginia, per accelerare la consegna dei dati. Già a luglio Aaron Lukas, numero due dell'ODNI, aveva garantito ai dipendenti e ai collaboratori esterni delle agenzie di poter condividere senza conseguenze le informazioni in loro possesso, ma al consiglio non è arrivato niente. "Fa impressione pensare che dopo mesi non abbiamo ricevuto nulla", ha detto a Politico un membro della squadra di Loeb presente all'incontro, che crede però che le cose stiano per cambiare.
Durante lo stesso incontro, il 31 agosto, l'ODNI ha comunicato al consiglio che il governo ha un piano concreto da attivare se venisse confermata l'esistenza di un'intelligenza non umana. Lo ha rivelato Jennice Vilhauer, membro del consiglio, nella sua newsletter su Substack, precisando di non sapere quali agenzie guiderebbero la risposta né in quali circostanze scatterebbe. Secondo Vilhauer il piano non significa che il governo consideri imminente una conferma, ma è un segno che la possibilità viene presa sul serio.
Il governo ha pubblicato finora sei blocchi di documenti sugli UFO (il primo è uscito a maggio, l'ultimo il 18 settembre) con video, registrazioni audio, lettere dei militari e dati a infrarossi raccolti da aerei governativi, in parte già noti. Mancano però i dati grezzi che il consiglio ha chiesto e considera indispensabili, come la velocità e la distanza degli oggetti osservati. Nel 2021 l'ODNI aveva confermato che le agenzie di intelligence avevano classificato 143 episodi come UAP e ogni anno se ne aggiungono centinaia di irrisolti, in gran parte coperti da segreto. Per questo molti membri del consiglio ritengono assurdo che negli archivi del governo non ci sia nulla da studiare.
Tra chi studia gli UAP è diffusa la convinzione che la Marina sia più disposta dell'Aeronautica a condividere i propri dati e che l'agenzia più contraria alla pubblicazione sia la CIA. "A mio parere, nemesi è la parola che avrei usato per loro in passato", ha detto a Politico Garry Nolan, professore di Patologia alla Stanford University e membro del consiglio. "Le mie fonti nel governo indicano sempre la CIA", ha detto Peter Skafish, che si occupa di antropologia culturale e fa parte del consiglio. Skafish sostiene che all'interno dell'intelligence esista un programma segretissimo i cui membri sanno dell'esistenza di tecnologie di origine non umana e che per qualunque presidente superare le resistenze alla loro divulgazione sarebbe "un'impresa molto difficile".
La Casa Bianca ha definito "completamente false" le accuse alla CIA, che a sua volta ha detto di partecipare pienamente a PURSUE, la task force della Casa Bianca per la pubblicazione dei documenti sugli UAP. Per i membri del consiglio, però, senza un intervento diretto del presidente sarà difficile ottenere i dati. La primavera scorsa l'ODNI ha creato un comitato interagenzia per gestire le desecretazioni, ma non ne ha resi noti né i membri né le procedure e non è chiaro se possa ordinare la pubblicazione dei dati contro il parere dell'agenzia che li custodisce. "Se nessuno li obbliga, perché dovrebbero consegnare qualcosa? Che vantaggio ne ricava la CIA?", ha detto Richard Cloete, che fa ricerca in informatica a Harvard ed è membro del consiglio.
Il 14 settembre il Pentagono ha concesso al personale e ai collaboratori esterni una deroga che li protegge da conseguenze legali o dalla perdita del nulla osta di sicurezza se divulgano informazioni sugli UAP. L'FBI, la polizia federale, ha creato un gruppo di circa 20-25 agenti che deve cercare nelle agenzie e nelle forze armate i file non classificati sugli UAP per consegnarli all'ODNI e poi al consiglio. Secondo Alexander Wendt, politologo della Ohio State University e autore di un libro in uscita sugli UFO, dovrebbero collaborare tutti i 13.000 agenti operativi dell'FBI, ma "alcuni lo fanno con molta determinazione, altri lo prendono come uno scherzo".
Loeb sostiene l'emendamento alla legge di spesa per la Difesa, chiamato Unidentified Anomalous Phenomena Disclosure Act, con cui i senatori Chuck Schumer (democratico di New York) e Mike Rounds (repubblicano del South Dakota) insieme al deputato repubblicano del Missouri Eric Burlison vogliono creare un secondo consiglio sugli UAP. Il nuovo organismo avrebbe accesso ai dati classificati e un ampio potere di citazione, cioè la possibilità di obbligare le agenzie e le aziende che lavorano per il governo a consegnare i documenti. Loeb spera anche che lo aiutino la propensione del presidente a desecretare i file dell'intelligence e il precedente della legge che impose la pubblicazione degli atti sull'assassinio di John F. Kennedy.
L'11 agosto il segretario di Stato Marco Rubio, ospite del podcast di Katie Miller, ha detto che "ci sono cose che volano sopra le nostre installazioni militari e non sono nostre". Ha anche raccontato di aver lasciato il dossier a "qualcuno che conosci bene", cioè a Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca e coniuge di Katie Miller, che secondo Skafish spinge per la massima trasparenza. Un esperto di UAP che ha parlato con persone informate sulle preoccupazioni del presidente ha detto a Politico che Trump sembra convinto che il governo abbia prove di tecnologie non umane e vuole che la verità venga fuori.
Loeb ha preso il dottorato a 24 anni, è il presidente del dipartimento di Astronomia rimasto più a lungo in carica nella storia di Harvard e ha firmato più di mille articoli scientifici. Con il Galileo Project, che ha cofondato e dirige a Harvard, ha installato sensori dotati di intelligenza artificiale in Massachusetts, Pennsylvania, New York e Nevada per cercare nel cielo segni di tecnologia extraterrestre. I critici lo accusano però di amare la ribalta e di vedere prove di alieni prima di aver escluso le altre spiegazioni. Secondo Politico, Loeb è una scelta logica per l'amministrazione perché alle credenziali impeccabili unisce il gusto per lo spettacolo che il presidente apprezza, oltre a essere un professore di Harvard disposto a collaborare con il governo.
Del consiglio fanno parte anche un filosofo della scienza, un ammiraglio della Marina in pensione e un miliardario che lavora per riportare in vita specie estinte. Diversi membri temono per la propria reputazione, perché sugli alieni lo stigma resta forte anche tra gli scienziati. Devesh Nandal, ricercatore di Harvard che studia le stelle, teme che la partecipazione gli costi un posto da professore. Per Nolan "sono gli scettici di professione i veri impostori, perché si presentano con conclusioni già decise".
Wendt sostiene la raccolta di dati del Galileo Project ma critica duramente il modo in cui Loeb presiede il consiglio. "La buona notizia è che non riceveranno alcun dato", ha detto a Politico, convinto che la resistenza di forze armate e intelligence non si possa superare. Se invece il consiglio annunciasse la presenza sulla Terra di alieni più intelligenti di noi, secondo Wendt sarebbe quasi certamente la fine della civiltà come la conosciamo, "non per una guerra contro di loro, ma per una guerra tra esseri umani". Per preparare l'opinione pubblica vorrebbe un blackout informativo di 25-50 anni.
Wendt pensa anche che l'amministrazione abbia creato il consiglio soprattutto per ragioni politiche, come "una tattica diversiva" per distrarre l'opinione pubblica dall'Iran o da altro. Un commento pubblicato sul New York Times ha ipotizzato che Trump possa annunciare che il cosiddetto deep state sa dell'esistenza di un'intelligenza extraterrestre sulla Terra, ricordando che alcuni appassionati di UFO vorrebbero una rivelazione simile prima delle midterm, le elezioni di metà mandato. Loeb ha risposto che una prova certa di tecnologia aliena sarebbe "la più grande scoperta scientifica mai fatta" e che "la rilevanza per le elezioni di metà mandato è secondaria". Liberty Vittert Capito, che si occupa di scienza dei dati alla Washington University di Saint Louis e fa parte del consiglio, ha liquidato l'ipotesi: "Pensare che siamo noi la distrazione dall'Iran e da Epstein? Non ci affiderei la gestione del ciclo delle notizie".
Loeb ha scritto a Politico di essere "pienamente allineato" con l'approccio del governo e di voler seguire le sue indicazioni su come comunicare al pubblico eventuali informazioni su un'intelligenza non umana. "Se scoprissimo una tecnologia aliena, sarebbe la dimostrazione che non siamo in cima alla catena alimentare cosmica", ha detto. "E abbiamo davvero bisogno di questa dose di modestia cosmica".
