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Troppi sondaggi: come gli esperti americani capiscono chi sta vincendo davvero
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Troppi sondaggi: come gli esperti americani capiscono chi sta vincendo davvero

Sondaggi, mercati delle scommesse e modelli non sono mai stati così tanti. Gli strateghi dei due partiti si fidano di altro: sondaggi privati, spesa elettorale, dati demografici e segnali sul campo.

Nelle settimane prima delle primarie democratiche per il Senato in Michigan, ad agosto, una lunga serie di sondaggi dava Abdul El-Sayed, candidato dell'ala sinistra del partito, avanti di oltre dieci punti sulla deputata moderata Haley Stevens. Anche i mercati delle scommesse elettorali si erano allineati: il giorno del voto Kalshi gli attribuiva il 64 per cento di probabilità di vincere con più di 15 punti di scarto, mentre per Polymarket le sue probabilità di vittoria erano del 99 per cento. El-Sayed ha vinto con meno di un punto di margine.

Quella valanga di sondaggi era almeno in parte voluta. Secondo Brad Elkins, consulente di Mallory McMorrow, candidata che si era ritirata dalle primarie a luglio, la campagna di El-Sayed aveva spinto per "inondare il campo di sondaggi spazzatura per influenzare il racconto". Le campagne non possono coordinarsi con i gruppi esterni che le sostengono, ma spesso lo fanno attraverso una sezione poco visibile dei loro siti, il cosiddetto "red box", dove indicano ai gruppi alleati quali messaggi diffondere. Secondo Elkins, nel "red box" di El-Sayed c'era scritto proprio di riempire lo spazio di sondaggi. Questo lo ha aiutato a raccogliere il voto di chi non voleva Stevens.

A circa 40 giorni dalle midterm, le elezioni di metà mandato, le informazioni per prevedere chi vincerà non sono mai state così tante: sondaggi, mercati delle scommesse, analisi indipendenti, modelli statistici. Proprio questa abbondanza rischia di rendere più difficile capire come stanno davvero le cose. In gioco ci sono centinaia di milioni di dollari scommessi sui mercati predittivi, le decisioni di spesa delle campagne e perfino la voglia degli elettori di andare a votare. Il giornalista Ben Jacobs ha intervistato per la sua newsletter una decina di strateghi dei due partiti per capire come valutano chi sta vincendo. Anche loro sono disorientati.

Democratici e repubblicani concordano su un punto: l'influenza dei sondaggi pubblici sulla politica americana e i loro difetti li frustrano. "Quasi tutti quelli che fanno questo mestiere prendono tutto con le pinze", ha detto Steve Schale, stratega democratico di lunga esperienza in Florida. Non tutti i sondaggi sono da buttare: gli intervistati apprezzano quelli dei grandi media e di alcune università, come la Marquette University, le cui rilevazioni sul Wisconsin sono considerate il riferimento nello stato. Il sondaggista democratico Zac McCrary ha detto che "non è mai stato così economico e facile fare sondaggi nel modo sbagliato, né così costoso e complicato farli nel modo giusto".

La differenza sta nel metodo. Secondo McCrary un buon sondaggio deve raggiungere gli elettori in molti modi diversi: telefono fisso, cellulare, email e panel online, con intervistatori in carne e ossa o in digitale, in inglese e in altre lingue. Senza questo sforzo chi accetta di rispondere non rappresenta l'intero elettorato. "Se cerchi le interviste più rapide ed economiche, ottieni gli elettori più coinvolti e più arrabbiati", ha detto McCrary. Non esiste una soluzione magica, solo attenzione e rigore.

Le nuove società di sondaggi sono almeno 30 secondo un conteggio, tanto che un sondaggista repubblicano si è lamentato di non sapere più "quali società di sondaggi siano vere e quali no". Il riferimento è a Median Strategies, una finta società che quest'anno ha diffuso diverse rilevazioni con i candidati di sinistra in forte crescita. I media le hanno riprese subito, prima che la frode venisse scoperta. La società ha poi sostenuto che si trattava di "un esperimento sociale". Per il sondaggista repubblicano, i lettori possono difendersi controllando la metodologia e i dati divisi per gruppo sociale: se un sondaggio dà il 40 per cento degli elettori neri favorevoli al presidente senza una spiegazione plausibile, "sai che non è vero". Un veterano democratico ha aggiunto che "troppe informazioni alimentano le illusioni": senza soldi non si vince negli stati dove il proprio partito perde da 40 anni, nemmeno con un clima nazionale favorevole.

Per gli strateghi i sondaggi migliori sono spesso quelli privati. "In questo ciclo i sondaggi pubblici sono così pieni di stupidaggini che quelli privati sono l'unica mappa di cui mi fido", ha detto un consulente repubblicano. La richiesta è tale che trovare un sondaggista con il tempo per una nuova rilevazione è diventato difficile. Le sfide chiave per la Camera vengono probabilmente sondate ogni due settimane, quelle meno competitive molto più di rado. Proprio lì però le sorprese sono più probabili: deputati uscenti che nel 2024 avevano vinto con ampio margine si trovano quest'anno in un clima politico difficile. "O li sondi una volta o non li sondi affatto. Quando lo fai ti accorgi che c'è un problema", ha detto il consulente.

Alcuni sondaggi interni diventano pubblici quando le campagne li diffondono per dare l'impressione di essere in vantaggio, creare entusiasmo e soprattutto spingere i donatori a versare soldi. "Quando escono i sondaggi interni dei democratici sono troppo rosei per i democratici e quando escono quelli dei repubblicani sono troppo rosei per i repubblicani", ha detto Kyle Kondik, analista elettorale del Crystal Ball di Sabato, una delle newsletter di previsioni più seguite. Kondik ha notato che finora sono usciti molti più sondaggi interni democratici che repubblicani, forse un segnale di come si stanno mettendo le midterm.

Anche senza vedere i sondaggi interni si può intuire cosa dicono seguendo i soldi. Sono quei sondaggi a orientare le decisioni dei comitati di partito, dei super PAC, i gruppi che possono raccogliere e spendere cifre illimitate purché non si coordinino con i candidati, e delle altre organizzazioni esterne su dove e quanto investire. Promuovere un candidato poco quotato con qualche tweet è facile, spendere soldi veri no. Secondo McCrary questi gruppi sono spietati: dei singoli candidati importa loro poco e l'unico obiettivo è arrivare ad almeno 51 seggi al Senato e 218 alla Camera, le soglie della maggioranza. "Bisogna guardare dove i due partiti coincidono", ha detto. "Se nessuno dei due tratta una corsa come competitiva, qualunque cosa dicano i sondaggi pubblici, viene da chiedersi se internamente vedano qualcosa di diverso". È il criterio con cui leggere, per esempio, la scelta dei repubblicani di ritirarsi da alcune sfide per il Senato.

La spesa delle campagne, che è pubblica, ha anche un valore predittivo. "Il modo migliore per spostare i numeri è la pubblicità a pagamento", ha detto il consulente repubblicano: se uno schieramento spende molto più dell'altro, di solito vince. Per Jesse Hunt, stratega repubblicano di lunga esperienza, il vantaggio economico conta soprattutto nelle elezioni locali, ma anche nelle corse per il Senato o per i governatori "non puoi farti travolgere". È un tema che pesa anche su queste midterm, in cui i candidati democratici raccolgono più dei rivali.

I soldi però hanno un limite. Per Rob Flaherty, vice responsabile della campagna di Joe Biden e poi di quella di Kamala Harris nel 2024, in una corsa serrata con una forte differenza di spesa il denaro può cambiare le cose, "ma interventi che ti fanno guadagnare un punto non recuperano svantaggi di 10 o 12 punti".

Alla base di tutto ci sono i dati demografici, cioè la storia di voto e la composizione di un distretto o di uno stato, che le campagne incrociano con i sondaggi per capire come un candidato possa vincere. "Mi chiedo come si vince e ricostruisco nella mia testa il modello per arrivare al 50 per cento", ha detto Schale. In Florida, ha spiegato, se un democratico non vince tra gli elettori ispanici con almeno 10 punti di margine i conti non tornano.

Nessuno può essere sicuro dell'esito delle sfide più combattute. Per Elkins le campagne sono "un'arte, non una scienza", mentre Flaherty è più brutale: "anche le cose misurabili sono piene di stronzate". Non c'è modo di sapere con precisione quante persone vedano uno spot televisivo né quanto cambi le loro opinioni. Per la pubblicità digitale è ancora più difficile. "Mi è capitato molte volte che i sondaggi indicassero una cosa e che poi gli elettori decidessero altro", ha detto Flaherty. "Si finisce paralizzati: le informazioni sono così tante che puoi trovare quello che vuoi".

Gli strateghi guardano anche a ciò che non si può misurare, le "vibes", cioè il clima che circonda una campagna: le conversazioni tra elettori, la qualità dei candidati. La più importante è l'umore nazionale, che i sondaggisti affidabili misurano chiedendo se si preferisce un democratico o un repubblicano generico al Congresso. Nessun candidato però è generico. La capacità di entrare in sintonia con le persone o di rispondere a una domanda difficile non si può misurare. Gli strateghi guardano allora al numero di piccoli donatori, alla partecipazione e all'entusiasmo agli eventi, alla disponibilità a confrontarsi con elettori e giornalisti. "I candidati che si nascondono di solito non stanno andando bene", ha detto Alex DeGrasse, consulente del movimento MAGA. Un altro segnale è chi detta i temi della campagna: per Hunt, un repubblicano che parla di inflazione invece di rivendicare i tagli fiscali dell'anno scorso e accusare i democratici di preparare il più grande aumento delle tasse della storia sta giocando sul terreno dell'avversario.

Molti si sono rivolti ai mercati predittivi, piattaforme dove si scommette denaro sull'esito delle elezioni: PredictIt è nato in vista del voto del 2016, Polymarket nel 2020, Kalshi nel 2021 e Pascal quest'estate. Gli strateghi dubitano che abbiano un potere predittivo particolare. "Non credo che i mercati predittivi valgano molto per capire come sta andando una corsa", ha detto Flaherty. "Sono però un indicatore interessante dell'opinione prevalente, quindi se c'è una grande differenza tra i sondaggi e l'opinione prevalente, quello è interessante".

Negli ultimi cicli elettorali i mercati hanno spesso ricalcato i sondaggi pubblici. Nel 2024 Kalshi e Polymarket hanno indicato il vincitore in sei delle sette sfide per il Senato più competitive. L'eccezione è stata la Pennsylvania, dove quasi tutti i sondaggi davano in vantaggio il senatore democratico uscente Bob Casey. I mercati gli attribuivano circa il 75 per cento di probabilità di vittoria, ma Casey ha perso per 15.000 voti contro il repubblicano Dave McCormick. In Michigan la democratica Elissa Slotkin aveva quasi le stesse probabilità e ha vinto, ma per appena 19.000 voti. I mercati avevano ragione, ma resta il dubbio che una vittoria così risicata sia coerente con l'essere favorita 3 a 1 all'apertura dei seggi.

Le probabilità sono difficili da interpretare. Nel 2016 Nate Silver dava a Hillary Clinton il 71,6 per cento di probabilità di vincere e molti progressisti rimasero scioccati dalla vittoria di Donald Trump, che pure aveva circa una possibilità su quattro. Pesava il fatto che sondaggi e aggregatori avessero dato Clinton in vantaggio per tutta la campagna. Gli esiti improbabili non sono così rari: nel 2008 i New England Patriots arrivarono al Super Bowl dopo una stagione regolare senza sconfitte e gli allibratori davano loro l'80-85 per cento di probabilità di vincere, ma persero contro i New York Giants.

Prevedere un'elezione significa anticipare il comportamento di centinaia di milioni di elettori in un periodo di voto di quasi due mesi, con un risultato che spesso dipende da una fascia ristretta di persone. Nel 2020 una sfida per la Camera in Iowa, con quasi 400.000 schede, fu decisa da sei voti. Nessuno indovina sempre, conclude Jacobs, ma per fare una valutazione sensata bisogna saper riconoscere un buon sondaggio e distinguere le informazioni che contano da quelle che non contano.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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