Alle elezioni di metà mandato del 3 novembre i repubblicani hanno molti più soldi dei democratici, ma quasi tutto il loro vantaggio è nelle casse dei super PAC. Contando comitati di partito, principali super PAC e campagne dei candidati, i repubblicani hanno in cassa circa 1,5 miliardi di dollari contro 1,1 miliardi dei democratici. Nelle campagne dei singoli candidati però il rapporto si ribalta: i democratici sono avanti quasi ovunque. È il quadro che emerge da un'analisi pubblicata su Silver Bulletin, la newsletter dello statistico Nate Silver, a partire dalle dichiarazioni alla Federal Election Commission (FEC), l'agenzia federale che vigila sul finanziamento delle campagne elettorali.
In Texas le primarie per il Senato sono state le più costose della storia americana, con oltre 122 milioni di dollari spesi solo in spot. In California le primarie per governatore sono costate circa 316 milioni, un record per una corsa di questo tipo. In Michigan AIPAC, la principale lobby filoisraeliana degli Stati Uniti, ha speso quasi 30 milioni nelle primarie per il Senato, il suo investimento più alto di sempre in una singola corsa, senza riuscire a far vincere il candidato che sosteneva.
Finite le primarie, la spesa sta accelerando. In una sola settimana di settembre AdImpact, società che monitora la pubblicità politica, ha registrato oltre 70 milioni di dollari di spazi pubblicitari prenotati per le sfide al Senato più combattute. Restano poi 1,7 miliardi di spot già prenotati da mandare in onda prima del voto. Nelle corse al Senato più competitive i repubblicani sono avanti nelle prenotazioni e, sommando Congresso e cariche statali, il partito spenderà in pubblicità 888 milioni di dollari contro i 666 dei democratici. Il quadro cambia in fretta: in Texas il democratico James Talarico era davanti al repubblicano Ken Paxton nella spesa per gli spot ed è finito dietro in 24 ore, dopo 33 milioni di prenotazioni da parte di gruppi repubblicani.
Silver Bulletin ritiene che il peso del denaro sia sopravvalutato, almeno nelle corse di alto profilo come quelle per il Senato e per la Casa Bianca, dove la copertura gratuita di giornali e televisioni conta più della pubblicità pagata. Per i repubblicani però i soldi sono una delle poche carte rimaste. Il clima elettorale è sempre più favorevole ai democratici, i sondaggi peggiorano e il presidente Trump ha un saldo netto di approvazione negativo di 22,4 punti: il 60 per cento degli americani disapprova il suo operato, una quota più alta persino di quella registrata dopo l'assalto al Congresso del 6 gennaio. Silver Bulletin considera oggi il Senato "Lean D", cioè tendente ai democratici.
Alla fine del 2024 i comitati nazionali dei due partiti erano in condizioni simili: il Democratic National Committee (DNC), l'organo nazionale del Partito Democratico, aveva circa 22 milioni di dollari in cassa, il Republican National Committee (RNC) 38 milioni. Entrambi hanno cambiato presidente nel 2025. Ad agosto Joe Gruters ha preso la guida dell'RNC al posto di Michael Whatley, candidato al Senato in North Carolina, mentre i democratici hanno eletto Ken Martin dopo un duro confronto con Ben Wikler, presidente del partito in Wisconsin.
Da allora le casse dei due comitati si sono separate. Grazie a un flusso costante di contributi dei grandi donatori, a fine agosto l'RNC aveva 126 milioni di dollari in cassa. Il DNC oscilla fra 13 e 17 milioni da gennaio 2025 e ha 18 milioni di debiti, tra cui un prestito da 15 milioni garantito dalla sede del partito a Washington. È il prestito più alto mai contratto dal DNC in un anno di midterm e, se si sottrae il debito alla liquidità, il comitato è in negativo.
A luglio Martin ha difeso la sua gestione in un saggio di 3.000 parole pubblicato su Substack, spiegando che il DNC ha scelto consapevolmente di trasformare i soldi raccolti in "più persone, organizzazione anticipata, tecnologia migliore e partiti statali più forti". Molti democratici si sono chiesti dove siano finiti quei soldi. Anche per la gestione contestata dell'analisi interna sulla sconfitta del 2024, diversi donatori hanno perso fiducia in Martin e sono restii a finanziare il partito.
Sommando al DNC anche i comitati che si occupano delle campagne per Camera e Senato (DCCC e DSCC per i democratici, NRCC e NRSC per i repubblicani), il divario si riduce. Tra dicembre 2024 e agosto 2026 la liquidità dei comitati repubblicani è salita da 52 a 233 milioni di dollari, quella dei democratici da 58 a 130 milioni. Anche il debito pesa meno di quanto sembri: DCCC e DSCC hanno estinto tutti i loro debiti dopo il 2024, quindi resta solo quello da 18 milioni del DNC.
Il grande vantaggio repubblicano è nei super PAC, i comitati che possono raccogliere e spendere cifre illimitate per sostenere un candidato purché non si coordinino con la sua campagna. MAGA Inc., il principale super PAC del presidente, a fine agosto aveva 416 milioni di dollari in cassa. Con il Senate Leadership Fund e il Congressional Leadership Fund, i fondi legati alla leadership repubblicana di Senato e Camera, si arriva a 797 milioni. I tre principali super PAC democratici, Senate Majority PAC, House Majority PAC e Democracy PAC II, ne hanno 384. Dall'inizio del 2025 quelli repubblicani hanno raccolto 834 milioni, quelli democratici 353.
Secondo una stima del New York Times, in questo ciclo elettorale circola almeno un miliardo di dollari di "dark money", fondi di cui non è obbligatorio rivelare i donatori, spesi direttamente o girati ai super PAC. Vanno a entrambi i partiti, ma i grandi donatori preferiscono i repubblicani e questo dà al partito un vantaggio consistente.
Fino ad agosto i super PAC dei due partiti avevano speso cifre simili, tenendo da parte gran parte dei fondi, ma ora la spesa sta partendo. A settembre No Going Back PAC, sostenuto da MAGA Inc., ha prenotato spot per almeno 49 milioni di dollari in sei sfide chiave, una cifra poi salita a 68 milioni. Il Senate Leadership Fund ha creato un super PAC dedicato al Texas, che ha già prenotato 14 milioni di spot per sostenere Paxton, un candidato considerato debole.
Gran parte di questi soldi dipende però da Trump. La quota maggiore è nel suo super PAC e il presidente ha un forte ascendente anche sugli altri possibili finanziatori esterni. Finora Trump non ha chiarito quanto intenda attingere al suo tesoretto. I fondi potrebbero anche arrivare con delle condizioni. Con un presidente impopolare al secondo mandato, per i repubblicani in bilico sarebbe prudente prendere le distanze da lui, ma non è nello stile di Trump lasciarglielo fare.
Sommando partiti e super PAC, i repubblicani hanno in cassa circa un miliardo di dollari contro i 514 milioni dei democratici. Il conto cambia se si aggiungono le campagne dei candidati. Negli anni i democratici hanno costruito un sistema molto efficiente per raccogliere donazioni dagli elettori comuni, basato sulla piattaforma ActBlue. I loro elettori sono anche più propensi a finanziare le campagne. I repubblicani hanno provato a imitarlo solo nel 2019, con WinRed. Quest'anno l'elettorato democratico è molto più motivato e la differenza si vede. Secondo il Cook Political Report, sito specializzato in analisi elettorali, nel secondo trimestre del 2026 gli sfidanti democratici nei collegi più competitivi della Camera hanno raccolto in media più dei deputati repubblicani uscenti e hanno più soldi in cassa.
Considerando tutte le corse per la Camera, i candidati democratici hanno raccolto 648 milioni di dollari contro i 437 dei repubblicani, che hanno anche meno liquidità e più debiti. Al Senato la distanza è ancora più ampia: 329 milioni per i democratici, 133 per i repubblicani. Aggiungendo la liquidità dei candidati a quella di partiti e super PAC, i repubblicani salgono a 1,5 miliardi e i democratici a 1,1 miliardi. Il vantaggio repubblicano resta di circa 400 milioni, ma i soldi non valgono tutti allo stesso modo: per spot televisivi comparabili i super PAC pagano spesso diverse volte quello che pagano le campagne dei candidati. Spendere di più in pubblicità non vuol dire raggiungere più spettatori.
I repubblicani hanno più soldi in cassa, ma i loro candidati ne hanno meno
Liquidità disponibile di comitati di partito, principali super PAC e campagne dei candidati a Camera e Senato. Il vantaggio repubblicano viene tutto dai super PAC: senza di loro, i democratici sarebbero avanti.
I democratici sono avanti anche nei contributi dei singoli donatori, l'unico dato sul finanziamento delle campagne che entra nel modello elettorale di Silver Bulletin. In Texas, che secondo il modello ha 12 possibilità su 100 di essere lo stato decisivo per il controllo del Senato, Talarico ha raccolto 66 milioni di dollari dai singoli donatori, Paxton 9 milioni. In Ohio il democratico Sherrod Brown ha raccolto 25 milioni più del repubblicano Jon Husted, in Alaska Mary Peltola 12 milioni più del senatore uscente Dan Sullivan e in Michigan Abdul El-Sayed 7 milioni più di Mike Rogers.
Il modello usa questi contributi come misura del sostegno popolare a ciascun candidato e per questo dà più peso a quelli che arrivano dal suo stato o dal suo collegio. Su questo fronte i due partiti sono più vicini: il 36 per cento dei contributi individuali dichiarati dai candidati democratici al Senato arriva dal loro stato, contro il 38 per cento dei repubblicani. Talarico e Brown hanno comunque ricevuto molto sostegno anche da donatori del Texas e dell'Ohio, ed è uno dei motivi per cui il modello ritiene che possano vincere in stati tendenzialmente repubblicani. Anche il nostro modello dà Talarico favorito in Texas.
In Iowa il democratico Josh Turek e la repubblicana Ashley Hinson sono praticamente alla pari. In diversi stati repubblicani è invece il repubblicano a raccogliere di più. In Florida Ashley Moody ha raccolto 5 milioni di dollari dai singoli donatori, la democratica Angie Nixon 975 mila. In Maine la senatrice Susan Collins è davanti al democratico Troy Jackson, che però è entrato tardi in corsa e non ha ancora presentato un rendiconto trimestrale alla FEC. In South Carolina Silver Bulletin si aspetta che Darline Graham, che ha preso da poco il posto di Lindsey Graham come candidata repubblicana, si avvicini all'avversaria democratica Annie Andrews man mano che si avvicina il voto.
In 16 delle 20 corse al Senato più ricche il democratico ha raccolto di più
Contributi dei singoli donatori raccolti dai due candidati, in milioni di dollari, nelle venti corse al Senato con la raccolta complessiva più alta. In Maine il democratico Troy Jackson, entrato in corsa tardi, non ha ancora presentato un rendiconto trimestrale.
I democratici stanno anche costringendo i repubblicani a spendere dove non vorrebbero. Con un candidato più forte in Texas, le decine di milioni spesi per sostenere Paxton potrebbero andare in sfide più importanti. Secondo Semafor, i repubblicani valutano di ritirare fondi da North Carolina e Georgia, due stati dove il modello di Silver Bulletin vede i democratici nettamente favoriti, per spostarli in stati tradizionalmente repubblicani.
I repubblicani hanno quindi un vantaggio netto nella spesa dei gruppi esterni ai candidati, ma i democratici lo compensano in buona parte con i soldi raccolti direttamente dalle campagne, che a parità di cifra comprano più pubblicità.
